venerdì 14 dicembre 2018

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Sul Sentiero dei Vuturuna per tornare ad ammirare il volo dei grifoni

Natura

Dopo 50 anni di silenzio, un progetto del Parco dei Nebrodi e Lipu ha reintrodotto nella valle del Rosmarino il grifone, un avvoltoio che si era estinto nel 1965. A distanza di 13 anni dal successo dell'impresa, è nato un percorso naturalistico che ripercorre la storia gli antichi grifoni, e li unisce idealmente alla nuova colonia che volteggia libera nei cieli di Alcara Li Fusi


di Giovanni Musumeci

Quando nei film si vedono in lontananza volteggiare su un unico punto stormi di uccelli “maledetti”, si ha certezza che qualcosa di drammatico è successo. E infatti la scena successiva è quasi sempre raccapricciante. Al cinema il silenzio che odorava di morte era interrotto dagli schiamazzi degli avvoltoi che lottavano ferocemente fra loro per essere i primi ad ingozzarsi delle carcasse degli animali o dei corpi degli sventurati malcapitati.
L’avvoltoio non ha di certo l’elegante e nobile figura dell’aquila, i suoi movimenti a terra sono sgraziati, agisce in gruppo e spesso attende che la “vittima” sia morta, prima di assalirla. Volendo ragionare in termini strettamente naturalistici, gli avvoltoi occupano l’ultimo anello della grande catena alimentare. Sono uccelli esclusivamente necrofagi che, nutrendosi di carogne di cui lasciano solo poche ossa, svolgono l’importante compito di “agente sanitario venuto dal cielo” impedendo la putrefazione delle carcasse ed il diffondersi di epidemie.

La valle del Rosmarino con Alcara Li Fusi sullo sfondo - ph Giovanni Musumeci

Per le sue peculiarità, nella cultura occidentale questo animale è associato alla vigliaccheria, a chi approfitta dei momenti di debolezza e delle disgrazie altrui. Ma c’è un luogo in Sicilia dove questi uccelli sono rispettati e ben voluti per il loro utile lavoro di “spazzini”: la valle del torrente Rosmarino e il gruppo montuoso delle Rocche del Crasto, nel Parco Regionale dei Nebrodi, che fino agli Anni 60 era l’habitat-rifugio di una rara colonia di circa 25 Grifoni (Gips Fulvus) che, grazie alla particolare natura dei luoghi, era da tempo stanziale in questo territorio. Questa colonia di avvoltoi rappresentava una “specie relitta, testimonianza di tempi ormai passati” come ebbe a scrivere Angelo Priolo, ingegnere di professione e ornitologo per passione.

Il panorama dei Monti Nebrodi - ph Giovanni Musumeci

Questi Grifoni erano riusciti a sopravvivere in quest’angolo dei Nebrodi adattandosi ai margini della pastorizia patriarcale e l’allevamento del bestiame. Gli anziani nel loro antico dialetto li chiamavano “i vuturuna”, cioè i veleggiatori, per via della loro tecnica di volo che sfrutta le correnti calde ascensionali che sfiorano le ripide pareti delle Rocche. Era bello vederli volare quando si esibivano con le enormi ali distese in spettacolari evoluzioni. Tra tutti, un grifone maschio in particolare era facilmente riconoscibile dagli altri, perché portava al collo il “ricordo” di un incontro con due pastori che lo avevano catturato mentre stava mangiando, e che prima di liberarlo gli legarono al collo una campanella.
Da quel giorno il povero “Noè”, così è stato chiamato questo Grifone da Giuseppe Stazzone, autore del romanzo “Il silenzio della roccia”, conviveva con il suono della campanella che avvertiva i pastori della sua presenza.
Angelo Priolo era un profondo conoscitore sia della biologia dei Grifoni, che andava regolarmente ad osservare e fotografare, che dei luoghi dove stanziava la piccola colonia. La sua conoscenza dei sentieri e dei luoghi di quello che poi divenne Parco, era tale che veniva chiamato per condurre ornitologi, giornalisti e scienziati a fare la conoscenza degli ultimi Grifoni della Sicilia.

Un maledetto e triste giorno del 1965, nei cieli della valle non si videro più volare i Grifoni, né si sentì più suonare la campanella di Noè. “Una sciocca ed inutile operazione di disinfestazione”, come ebbe a scrivere Fulvio Pratesi, li aveva uccisi tutti. Una miope campagna nata con lo scopo di “purgare il territorio” dalle volpi con bocconi avvelenati alla stricnina aveva prodotto una strage. Non solo di volpi, ma anche di corvi, cani ed anche avvoltoi che si erano cibati delle loro carcasse.
Angelo Priolo fu testimone, suo malgrado, dell’agonia e morte degli ultimi Grifoni di Sicilia. Alcuni individui vennero prelevati, imbalsamati ed immortalati in un diorama, dove viene rappresentata la scena del disgraziato evento, visibile nel Museo di scienze naturali di Randazzo, ideato e curato da Angelo Priolo, che donò anche la sua notevole collezione di uccelli.

Il diorama del Museo di scienze naturali di Randazzo - ph Giovanni Musumeci

Nella valle seguirono 50 anni di silenzio, come ha ben narrato Giuseppe Stazzone nel suo romanzo sulla fine dei Grifoni. Nel 2001 l'Ente Parco dei Nebrodi, in collaborazione con la Lipu (Lega italiana protezione uccelli), diede vita ad un progetto scientifico di reintroduzione di nuovi Grifoni provenienti dalla Spagna. Ai piedi della Rocca Traora che domina l’abitato di Alcara Li Fusi venne costruita una grande e speciale gabbia di acclimatamento. Passarono alcuni mesi di sorveglianza e studi, finché una notte i biologi silenziosamente aprirono la gabbia. All’alba i Grifoni, dopo qualche tentennamento, presero pian piano ad uscire per entrare in contatto con il nuovo territorio. La paura del fallimento del progetto e di una loro fuga per luoghi lontani era palpabile.

La gabbia di acclimatamento ai piedi della Rocca Traora - ph Giovanni Musumeci

Un successivo censimento stabilì che dei 50 grifoni introdotti, solo 5 mancavano all’appello. La maggior degli uccelli aveva preso “possesso” degli anfratti e guglie della Rocca, costituendo una nuova colonia. Agli inizi del 2005 venne ufficialmente annunciata alla comunità scientifica il successo del progetto con la nascita dei primi pulcini di Grifone sulla Rocca.
Da questa storia, ricordata dal diorama del museo e dal romanzo di Giuseppe Stazzone, ha preso forma l’idea di un grande progetto chiamato “Il Sentiero dei Vuturuna”, un percorso che unisce idealmente gli antichi Grifoni del diorama di Randazzo con i nuovi che volteggiano liberi sui cieli di Alcara li Fusi, nella valle del Rosmarino.

Sul Sentiero dei Vuturuna - ph Alberto Privitera

Un sentiero lungo 70 Km (ideato da chi scrive con la collaborazione di alcuni amici del Club Alpino Italiano), che utilizza antiche trazzere, sentieri recenti ed altri abbandonati, collegati tra loro con tracciati inediti. Un sentiero, in quattro tappe, che è allo stesso tempo un immaginario volo di ritorno degli antichi vuturuna verso le Rocche, un viaggio (trek nella lingua Boera significa viaggio) nella natura, storia e cultura dei luoghi racchiusi nel parco dei Nebrodi. Un progetto che, dopo anni di ricerche e "collaudi" (l’ultimo nel 2017 per ultimare la segnatura del sentiero con i colori rosso-bianco tipici del Cai), si è finalmente realizzato quest’anno con la partecipazione dei soci del Cai di Acireale, Catania e Ragusa.
Lo scorso agosto la prima partenza ufficiale sul “Sentiero dei Vuturuna”: da Randazzo verso Alcara li Fusi, “accompagnati” dal volo di numerosi Grifoni. Un'esperienza incredibile!

Grifone in volo - ph Alberto Privitera
Da questa lunga gestazione è nato anche un libretto, “Carnet di Marcia”, che viene consegnato ad ogni escursionista che decide di cimentarsi ne "Il Sentiero dei Vuturuna", in cui è descritto il sentiero, il diorama, la storia dei luoghi e i territori attraversati, l’ospitalità e le difficoltà logistiche di chi percorre questo affascinante sentiero immerso in un territorio così peculiare e diverso dal resto della Sicilia, che anche gli arabi, durante la loro dominazione, lo definirono un'isola nell’isola.


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 08 ottobre 2018
Aggiornato il 06 novembre 2018 alle 13:17





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