Skrjabin e la Terra, omaggio al pianeta martoriato sulle note del compositore russo

Recensioni Organizzato dalla Camerta Polifonica Siciliana, tra poesia, canto e un limpido scorrere di note pianistiche accanto ad un vibrante violoncello, si è svolto al Museo Diocesano di Catania il concerto omaggio al compositore russo Alexander Skrjabin, nel 150° dalla nascita, che a visto protagonisti Ivana Bordonaro al pianoforte, Mario Licciardello al violoncello,  il soprano Manuela Cucuccio e la scrittrice Lina Maria Ugolini voce narrante su testi propri

Tra poesia, canto e un limpido scorrere di note pianistiche accanto ad un vibrante violoncello, venerdì 8 luglio si è svolto alla Corte del Museo Diocesano di Catania il terzo appuntamento della rassegna “Corti e Castelli”, promossa dalla Camerata Polifonica Siciliana sotto la direzione artistica di Giovanni Ferrauto e la presidenza di Aldo Mattina. Avvolto da una delicata atmosfera,  il concerto dal titolo “Skrjabin e la Terra” ha visto protagonisti Ivana Bordonaro al pianoforte, Mario Licciardello al violoncello,  il soprano Manuela Cucuccio e la scrittrice nonché musicologa Lina Maria Ugolini che ha partecipato come voce narrante su testi propri composti per la scena e raccolti in “Skrjabin e la Terra, respiri di luce e note”.

Da sinistra Ivana Bordonaro, Mario Licciardello, Manuela Cucuccio e Lina Maria Ugolini

La serata, che ha voluto omaggiare il compositore russo Alexander Skrjabin nel 150° anniversario della nascita, assumeva quindi una composita valenza, in virtù della corrispondenza tra i suoni e lo spettro dei colori, che il musicista moscovita amava, a tal punto da approdare al concetto di sensazioni coloristiche musicali. Trascorrendo da Skrjabin a Chopin, ispiratore di Skrjabin, e Rachmaninoff, suo grande amico, abbiamo  certamente apprezzato l’ampia padronanza tastieristica della Bordonaro, nel suo duttile e curato porgere, ora leggiadra nel dettato chopiniano dei Preludi op. 28  (n.1-4-10-15-22), ora perentoria  tra  andamenti accordali di Rachmaninoff (nel Preludio op. 3 n. 2)  e ben protesa al  dinamismo della Sonata n. 2 op. 19 di Skrjabin con le sue accensioni ritmiche. Al suo fianco, su dosaggi dinamici calibrati, le incisive corde violoncellistiche di Licciardello nelle Romanza per violoncello e pianoforte di Skrjabin e Sonata per violoncello e pianoforte op. 19 di Rachmaninoff.

Un momento del concerto “Skriabjn e la Terra”

Né ci è sfuggito il lucente timbro sopranile della Cucuccio, corposa nel suo molteplice tratteggiare espressivo dalla Polish song n. 13 “Moja pieszczotka” di Chopin  alla Romanza  di Skrjabin, entrambe per voce e pianoforte, alla Vocalise op. 34 n. 14 di Rachmaninoff (sempre per voce e piano), dove si esprime gaia, creatura vivente nel suo canto dell’anima alla terra, come vuole la scrittrice.  Proprio grazie a quest’ultima, abbiamo piacevolmente immaginato, filtrati  dalla sua attenta e cadenzata lettura, echi e richiami ad una natura verdeggiante e luminosa (tra nuvole, merletti di canto degli uccelli su chiome di alberi, allegria di piccoli torrenti tra ciottoli d’avorio e l’anima di un raggio di sole in seno ad una foglia gialla sull’acqua) mentre una sensazione di mistero si prigionava  dai Preludi op. 11 di Skrjabin sullo scivolare delle note in un ruscello, e gocce d’acqua cadevano  sui fili del vento, tra rivoli pianistici di Chopin, come suggerivano i testi.  Il tutto in una dimensione atemporale … “s’abbandona al tempo il pedale del piano e del forte….il silenzio del prima e del dopo” che ha sortito un gradevolissimo effetto sull’uditorio, prodigo di applausi per il bell’ensemble, a fine serata.

«Oltre che un omaggio a Skrjabin, inventore della tastiera luminosa e del rapporto luce-suono, con effetti di sinestesia, i miei testi vogliono essere un canto alla terra,  con uno sguardo alla situazione attuale  che la vede oltraggiata dall’inquinamento – ci sottolinea la Ugolini -. In merito a questo ho immaginato, in  uno dei respiri del concerto, uno scenario apocalittico con una pioggia di metallo che fa bruciare la terra, e la scarsità dell’acqua col rischio che tutto finisca. Ricordiamo in proposito che Alexander Skrjabin, da compositore visionario, nel poema Verso la fiamma immaginò che l’accumulo di calore avrebbe portato alla distruzione del nostro pianeta».

Lina Maria Ugolini

La scrittrice si sofferma poi sul valore della poesia, che definisce «rivelazione, con un valore etico ed esistenziale. Il poeta descrive la realtà e la canta in tutte le sue forme, scuotendo le coscienze, come nella letteratura russa. La poesia dunque come strumento di conoscenza dell’essere umano  e denuncia del presente».

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