mercoledì 17 luglio 2019

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"Sicilia libertaria", da 38 anni a Ragusa si compie un miracolo laico

Media

Dai missili a Comiso al Muos, tante le battaglie del giornale anarchico nato nel gennaio 1977 nella città iblea e che da allora non ha mai smesso le pubblicazioni. Anzi, è molto letto anche all'estero e vanta traduzioni in spagnolo e francese. Il responsabile Pippo Gurrieri: «Grazie ai volontari della redazione è diventato un mezzo cercato dai lettori che amano bellezza e libertà»


di Aldo Migliorisi

"Non sono l'uno per cento ma credetemi esistono" *
*Leo Ferré, Les Anarchistes

Sicilia libertaria, giornale grazie a Dio anarchico, è una di quelle cose difficili da spiegare: com'è possibile, cioè, che una pubblicazione senza finanziamenti, pubblicità, padrini o padroni, con una diffusione che va oltre i confini regionali arrivando anche all'estero, esista da quasi quarant'anni; e che dopo tutto questo tempo, grazie solo ai propri sostenitori e abbonati, abbia un deficit di poco più di seicento euro.

Il primo numero di Sicilia libertaria del gennaio 1977

Evidentemente parliamo di miracoli. Laici, ma pur sempre miracoli: un esempio di quanto le proprie idee possano essere realizzabili, vive, appassionanti. Per rendersene conto basterebbe scorrere qualche cifra: fondato a gennaio 1977, mensile dal 1987, una nuova veste grafica dal 2003, dal 2011 con due pagine a colori, nessuna interruzione nella pubblicazione. Numeri di quelli che a un qualsiasi convegno sulla crisi dell'editoria lascerebbero a bocca aperta relatori, astanti e tradizionali becchini che affollano questi riti funebri. Stiamo discorrendo di un periodico scritto, impaginato e confezionato solo da volontari e fatto a Ragusa da persone che, evidentemente, definire pazze è poco. Non a caso si tratta di anarchici. I quali, comunemente, oltre che folli, sono di solito definiti bombaroli, terroristi e chi più ne ha più ne metta. È la stessa fabbrichetta di luoghi comuni che da sempre funziona per marchiare e rinchiudere in un recinto chi ha una pelle, un sesso, un'etnia, un pensiero diverso: stupida, cattiva e soprattutto pericolosa. La realtà, come al solito, è un po’ diversa; e se proprio volessimo dare un’etichetta agli anarchici forse, come si faceva nell’Ottocento, si potrebbe usare quella di utopisti. E l’utopia, citando Eduardo Galeano “È all'orizzonte. [...] Mi avvicino di due passi, lei si allontana di due passi. Cammino per dieci passi e l'orizzonte si sposta di dieci passi più in là. Per quanto io cammini, non la raggiungerò mai. A cosa serve l'utopia? Serve proprio a questo: a camminare". E quindi ecco un'altra cosa difficile da spiegare: gli anarchici sono gli unici che, nel tempo, sono rimasti fedeli a pochi principi fondamentali, quelli che Fabrizio De André, ad esempio, descriveva così ”Anarchico vuol dire semplicemente che uno pensa di essere abbastanza civile da riuscire a governarsi per conto proprio, attribuendo agli altri, con fiducia - visto che l’ha in se stesso - le sue stesse capacità".

L'ultimo numero dello scorso febbraio

La redazione si riunisce attorno ad un Macintosh con il quale, ogni mese, undici volte l’anno, si prepara la rivista: composizione, scelta dei titoli e delle foto. È qui che da tutta la Sicilia, da molte regioni italiane, a volte da diverse città d'Europa e dal Sudamerica, arrivano gli articoli. Interviste esclusive (memorabile quella a Ciccio Busacca); pubblicazioni d’inediti (Caterina Bueno volle regalare al giornale un proprio scritto sul suo recupero di “Battan l’otto”, uno dei più famosi canti dal carcere degli inizi del Novecento); corrispondenze degli indios Mapuche del Cile in lotta per la loro sopravvivenza, dalla Grecia, da Kobane, Venezuela, Francia, Chiapas. Diverse le inchieste: sulle sette, lo sfruttamento della manodopera nelle serre, le malformazioni ad Augusta solo per citarne alcune. Notizie e storie che hanno difficoltà a farsi spazio nei fogli ufficiali e che su Sicilia libertaria hanno sempre trovato ospitalità. Non è raro che i suoi articoli siano tradotti e pubblicati su pubblicazioni spagnole o francesi.

Oltre al lavoro redazionale c'è la piegatura delle milleduecento copie che sono poi imbustate, suddivise per bacini postali d'appartenenza e, alla fine, spedite in tutta Italia (il grosso in Sicilia; Toscana, Emilia Romagna e Lazio le regioni con più abbonati), alcune anche all'estero e in PDF. Il mensile è inviato gratuitamente a cinquantadue biblioteche pubbliche siciliane e ai detenuti che ne fanno richiesta (attualmente sono circa trenta), si trova negli archivi storici di Ginevra, Marsiglia, Madrid, Barcellona, Vienna e all'Istituto Internazionale di Storia Sociale di Amsterdam, il più grosso archivio mondiale del movimento operaio e socialista. Il tutto è fatto senza compenso e anzi, a volerla dire tutta, a volte sono gli stessi collaboratori che contribuiscono di tasca propria al bilancio del giornale.

Al centro di questa avventura strabiliante c'è Pippo Gurrieri, fondatore, direttore responsabile, militante anarchico e cuore di Sicilia libertaria; sicuramente l'unico che potrebbe spiegare e raccontare questa impresa alla quale ha dedicato, come lui stesso afferma, «buona parte della mia vita». Pippo ha pubblicato il primo numero a ventidue anni e ora che è vicino ai sessanta, e il mensile è arrivato quasi al numero 350, continua sempre a lavorarci. «Far vivere un periodico per così tanto tempo, in un centro come Ragusa che è una piccola città dove gli anarchici, pur avendo una gloriosa tradizione, non sono molto numerosi, comporta un impegno fuori dal comune e necessita di una solidarietà e una collaborazione costante da altre parti dell'Isola e dell'Italia - racconta il nostro -. Queste condizioni hanno permesso alla nostra pubblicazione di vivere, superando le difficoltà incontrate, sia di tipo economico e di distribuzione, che repressivo. Pur privilegiando le tematiche del territorio siciliano – politiche, storiche, culturali – la rivista dà ampio spazio all'attualità ed è attenta a quello che succede nel Mondo e in particolare nell'area del Mediterraneo. Anche per questo motivo è apprezzata e seguita da lettori non solo anarchici. Alcuni temi rappresentano la carta d'identità del giornale: tra questi l'antimilitarismo e l'anticlericalismo».

Pippo Gurrieri

«Due pagine su sei sono dedicate alle "battaglie culturali", con rubriche fisse molto seguite di musica, cinema, libri, siti web, economia, alle quali si aggiungono articoli di storia, biografie di anarchici siciliani. Il fronte culturale è ritenuto altrettanto importante che quello politico: molti dei lettori e dei collaboratori sono coinvolti in attività specifiche di tipo artistico; e la cultura è un aspetto significativo della nostra vita» afferma il direttore. «Il giornale è nato come strumento per l’esterno - non a caso il nome fa riferimento non agli anarchici ma ai libertari – che si rivolge a un lettore amante della bellezza e della libertà; e da qui l’apertura a poesia, disegni, musica, cinema».

L'attrice di Giarratana Loredana Cannata testimonial di Sicilia libertaria

Nella sua storia, il mensile ha attraversato tutte le fasi dell’evoluzione tipografica: ciclostile, composizione a piombo, offset, fotocomposizione, digitale. E, strano a dirsi, pur essendo un giornale siciliano sin dal nome, è nato in Piemonte. «L’idea della rivista – racconta Gurrieri – è scaturita dalla volontà di fare un bollettino che aprisse un dibattito su anarchismo e lotta di liberazione nazionale. Compilato e stampato nei primi anni a Torino dove mi trovavo per motivi di lavoro, l'iniziale diffusione a Ragusa ci spinse a realizzare un periodico vero e proprio. Anima di "Sicilia libertaria", per i primi suoi vent’anni di vita, fu Franco Leggio, editore militante e importante punto di riferimento per il movimento anarchico di lingua italiana per oltre cinquant’anni».

Franco Leggio nel 1985, storico promotore di Sicilia libertaria

Qualsiasi tentativo di raccontare quarant’anni di storia di questo giornale è oggettivamente complicato. La sua vita è stata, ed è tuttora,ricca, intensa: dal ruolo centrale assunto durante le lotte contro i missili a Comiso negli anni Ottanta, periodo in cui divenne quasi monotematico e distribuito porta a porta, all'attuale impegno nella battaglia contro il Muos di Niscemi. Nel tempo alcune cose sono cambiate. «All’inizio – ricorda Pippo Gurrieri - eravamo sicuramente più concentrati sulla Sicilia poi, dopo i primi 4/5 anni, è iniziata una maggiore apertura all’attualità e nel corso degli anni si sono definite meglio rubriche e collaborazioni continue».

Turiste giapponesi leggono Sicilia libertaria

Nel gennaio scorso gli autori di questo miracolo laico si sono incontrati per l'annuale assemblea redazionale. A dispetto di ogni logica che li vorrebbe pienamente soddisfatti di questi primati da Guinness, i presenti hanno iniziato a tirare fuori proposte di rinnovamento, ampliamento delle pagine, inserti monotematici, potenziamento del sito web (www.sicilialibertaria.it) e dei social network del giornale, nuove collaborazioni. Questa voglia di porsi altri traguardi, il non volersi accontentare dei pur ottimi risultati ottenuti, di solito è considerato indice di buona salute o di sana follia: dipende dal punto di vista. Sicuramente, come diceva Galeano, è un modo per camminare verso nuovi orizzonti; nonché concreto esempio di cosa significhi essere degli utopisti. Perché pazzo è chi si rassegna, non chi è innamorato di un'idea esagerata di libertà.


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 02 marzo 2015
Aggiornato il 26 gennaio 2017 alle 16:54





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