mercoledì 24 ottobre 2018

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Scuola superiore di Catania, 20 anni di eccellenza che viene da Sud

Formazione e talenti

Ospite l'ex presidente della Normale di Pisa Salvatore Settis, che ha chiesto più impegno a Roma per progetti innovativi nelle aree del Sud Italia che fanno ricerca innovativa, l'importante istituzione accademica dell'Ateneo di Catania ha celebrato i suoi primi due decenni di attività. Il presidente Francesco Priolo: «Premiamo esclusivamente il merito»


di Salvo Fallica

Un modo concreto per rilanciare il Sud d'Italia è quello di puntare sulla ricerca e sull'istruzione, su una visione culturale di ampio respiro ed una formazione di alto livello. Un esempio dell'affermazione di questo modello è la Scuola Superiore di eccellenza dell'ateneo di Catania, guidata dal presidente Francesco Priolo. In venti anni la Scuola Superiore etnea è divenuta la più importante del Sud d'Italia, ha creato rapporti di collaborazione con la Normale di Pisa ed altre scuole superiori d'eccellenza nazionali e nel contempo con alcune delle più importanti università del mondo, con prestigiosi centri di ricerca e di studio.

Pergamene agli allievi che hanno completato gli studi alla Scuola Superiore di Catania

La celebrazione della festa dei venti anni della Scuola superiore catanese ha mostrato ed ha raccontato i punti essenziali della filosofia e della metodologia programmatica ed operativa di questo ente culturale. Punti che con un'ampia intervista l'autorevole scienziato e presidente della Scuola, Francesco Priolo, aveva già condensato tempo fa in un'ampia intervista a SicilyMag, che ha suscitato un dibattito positivo anche sui social network. A dimostrazione che l'opinione pubblica è sempre più attenta alle storie originali, alla dimensione della cultura legata alla vita, alle esperienze innovative che mostrano come anche in Sicilia e nel Sud si possono ottenere risultati notevoli. Dunque, una evidente sfida ai luoghi comuni ed agli stereotipi sull'immobilismo del Sud.

Francesco Priolo, presidente della Scuola superiore di Catania

Nelle tante aree del Mezzogiorno d'Italia, nei tanti Sud d'Italia, vi sono molte difficoltà ed ostacoli seri allo sviluppo culturale, sociale ed economico, ma i diversi casi di eccellenza presenti soprattutto in alcune aree della Sicilia Orientale, della Puglia e di altri pezzi di Meridione dovrebbero spingere il governo nazionale ad incentivare lo sviluppo di progetti innovativi in queste zone del Paese. Ed inoltre, le eccellenze potrebbero fungere da emulazione positiva per i territori. La 'lectio magistralis' del grande archeologo e lucido intellettuale Salvatore Settis, già presidente della Scuola Normale di Pisa, durante l'evento di celebrazione dei venti anni che si è svolto nello scenario della 'Corte' della 'Villa San Saverio', sede della Scuola Superiore etnea, è stata molto efficace anche per far comprendere come le questioni culturali siano fondamentali per la crescita civile, sociale ed economica di un Paese. E di come in Italia, invece, soprattutto le scelte sbagliate dei governi di diverso colore politico degli ultimi 20 anni - compresi quelli tecnici -, abbiano indebolito lo 'Stato' che possiede il più grande patrimonio culturale del mondo.

Salvatore Settis durante la serata celebrativa dei 20 anni della Scuola superiore di Catania

Alcuni dati possono essere utili a comprendere questo nodo cruciale dei ritardi italiani. In rapporto al Pil l'Italia è uno dei paesi europei che meno investe in cultura, superato in proporzione anche dalla piccola Lettonia, mentre dovrebbe essere quello che spende di più in questo delicato ed importante ambito.

Dal 2008, e dunque dal manifestarsi della crisi economico-finanziaria internazionale e la conseguente contrazione della spesa pubblica, l'Italia si è distinta in negativo per i tagli alla cultura. Solo nel 2008, ha ricordato Settis, fu tagliato un miliardo di euro. Dal 2009 ad oggi – Settis ha citato dati della presidenza del Consiglio -, gli investimenti in questi ambiti sono passati dallo 0,9 allo 0,5% del Pil. Potremmo anche aggiungere che tutto questo è avvenuto ed avviene mentre a livello italiano è sempre maggiore l'attenzione dell'opinione pubblica a temi quali i beni culturali ed ambientali, argomenti che 20-30 anni fa erano poco discussi e che invece oggi sono molto seguiti sulle tv (basti pensare ai programmi di successo di Alberto Angela ed a “Petrolio” di Duilio Giammaria su Rai Uno), sui giornali, sui siti web, sui social media. E' come se la politica non si accorgesse del mondo che cambia.

Settis, se pur ha premesso che è presto per giudicare il nuovo governo nazionale, ha messo in evidenza il fatto che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha dedicato a questi temi pochissime parole. E con ironia, colta dal numeroso pubblico presente all'evento, ha sottolineato che Conte non ha detto nulla su come il suo governo intenda intervenire sulla cultura, sulla ricerca, sulla formazione, non ha dato né indicazioni sulle risorse necessarie né sul metodo.

L'intervento di Settis, incentrato sull'articolo 9 della Costituzione italiana e dunque sul diritto alla cultura, ha spaziato dalla storia al diritto, dalla filosofia ai beni culturali, con un approccio multidisciplinare ed interdisciplinare. Mostrando come la cultura non sia uno sguardo nostalgico verso il passato ma costruzione del presente, e che non è la storia ad essere maestra di vita, ma la vita ad essere maestra per la storia. Le domande poste al passato, l'ermeneutica degli eventi già trascorsi, non nascono da esigenze del passato ma da questioni che noi nel presente poniamo al passato. L'intervento di Settis è stata anche una lezione sulla storia ed il metodo, sulla storiografia e la filosofia della cultura, sull'importanza dell'interazione fra cultura e vita.

La sua presenza è stata anche la dimostrazione ulteriore di come la Scuola Superiore di Catania interpreta la sua missione, una realtà ben radicata nel territorio che guarda al mondo esterno. Una visione che valorizza i talenti locali in una ottica globale.

E qui torniamo al presidente Francesco Priolo che nella sua storia individuale racchiude la filosofia medesima della Scuola Superiore di Catania. Scuola ideata e voluta 20 anni fa dall'allora rettore Enrico Rizzarelli. Priolo formatosi a Catania e negli Stati Uniti, tornato a Catania ed affermatosi sul piano della ricerca e sul piano accademico con i suoi studi nell'ambito della Fisica della materia, è il modello di uno studioso che unisce locale e globale. Uno studioso che mostra come molte ricerche d'avanguardia nell'ambito della scienza possano essere condotte con successo anche nel profondo Sud. E di come Catania sia diventata un centro di studi e ricerche di livello internazionale.

E' anche importante ricordare che storicamente l'ateneo di Catania ha avuto una grande tradizione nell'ambito degli studi umanistici, dall'ambito letterario a quello filosofico. La Scuola Superiore d'eccellenza ha dunque fuso in maniera multidisciplinare queste culture in un ambiente molto stimolante sul piano della formazione. Gli studenti delle varie branche del sapere “vivono” la Scuola Superiore, ed hanno modo di confrontarsi fra di loro.

Ricorda Priolo: «E' molto bello che il giurista si confronti con il chimico, lo studioso di fisica con quello di lettere. I 'colloquia' con i grandi protagonisti della cultura internazionale - noi abbiamo avuto come relatori anche premi Nobel - aiutano a sviluppare ulteriormente lo spirito critico, la contaminazione fra le culture, ed a confrontarsi con il mondo».

Priolo insiste su un altro punto fondamentale: «La Scuola Superiore è fondata esclusivamente sul merito, gli studenti vengono scelti perché sono bravissimi, perché superano un concorso. Sono giudicati da una commissione esterna. Possono concorrere non solo coloro che hanno ottenuto il massimo voto alle superiori, il concorso è aperto e autenticamente democratico, basato sulla meritocrazia. Gli studenti vengono valutati solo sul piano della loro preparazione e delle loro capacità intellettuali, per quello che esprimono nelle prove scritte ed orali. E viene premiato lo spirito critico, la capacità di innovazione. Gli studenti brillanti emergono, senza dogmatismi preconcetti».

Molto bello il passaggio sulla libertà di espressione e la meritocrazia. Passaggio sul quale si è soffermato ampiamente anche il rettore Francesco Basile, che ha spiegato: «L'università è il luogo dei saperi e della libertà critica. La Scuola Superiore è un modello di eccellenza culturale, di eccellenza nella formazione di alto livello, un modello di libertà e di spirito critico. Siamo orgogliosi dei risultati raggiunti dalla Scuola Superiore che noi come università di Catania sosteniamo in maniera aperta e visibile. Anzi, è un modello che vogliamo estendere all'intera università di Catania. Certo nell'ateneo con i suoi 40.000 studenti è più difficile rispetto alla Scuola Superiore che è una realtà numericamente più piccola, ma noi stiamo lavorando per migliorare l'intero ateneo. Vi sono risultati positivi, stiamo creando le condizioni affinché giungano altri risultati importanti. Dobbiamo puntare ad essere sempre più competitivi a livello nazionale ed internazionale, dobbiamo migliorare il rapporto con il mondo del lavoro e delle imprese. L'università, la ricerca, la cultura, sono gli elementi fondamentali per la rinascita del Sud».

Francesco Basile, rettore dell'Università di Catania

All'evento fra gli altri hanno partecipato anche il presidente della Regione Nello Musumeci ed il sindaco di Catania Salvo Pogliese. Era presente anche il leader di ST Microelectronics Italia Carmelo Papa. E non è un caso perché negli anni '90, durante «La stagione positiva della primavera di Catania - come ha ricordato Musumeci - gli enti locali in sinergia con l'università ed il mondo dell'impresa innovativa contribuirono concretamente alla nascita della Scuola Superiore di eccellenza. Una sinergia positiva ed armonica che ha proiettato Catania in una dimensione internazionale». Si pensi alla collaborazione fra la ST Microelectronics, gli enti locali e l'università che contribuì al decollo del polo della microelettronica che è tutt'ora il più importante del Sud d'Italia. Solo la StM (il cui stabilimento etneo è guidato dal manager Caizzone) dà lavoro a 5000 persone in maniera diretta ed altre migliaia nell'indotto. Per far ripartire il Sud occorre ripartire da questo modello hi-tech, ed ampliarlo a tutti i settori. Con una visione dello sviluppo sostenibile, integrando alta tecnologia, cultura, agricoltura, agro-industria e turismo. Non a caso il rettore Basile ha spiegato che uno dei suoi obiettivi è quello di rafforzare in vari ambiti il rapporto fra l'università di Catania ed il mondo delle imprese, l'ateneo ed i vasti territori. Perché la formazione universitaria e culturale è un bene della collettività. E' giusto nell'era globale aiutare i cervelli ad affermarsi nel mondo ma lo è altrettanto fare in modo che i giovani possano trovare lavoro nei territori dove vivono e studiano. Anche in questo modo la Sicilia può avere possibilità di crescita innovativa, altrimenti altre occasioni saranno sprecate.

Priolo e Basile con i nuovi allievi della Scuola superiore di Catania

Ai 20 anni della Scuola superiore di Catania è dedicato il volume “Visioni. In viaggio con la Scuola Superiore di Catania” scritto dal giornalista etneo Giorgio Romeo.


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Pubblicato il 16 luglio 2018
Aggiornato il 20 luglio 2018 alle 16:45



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