Rosso Alcantara, luna vermiglia e fiamme infernali rileggono Dante

Recensioni Con la regia di Giovanni Anfuso, alle Gole ha debuttato (sotto l'eccezionale luce della luna rossa pre-eclissi) la messinscena dell'Inferno dantesco nel suggestivo scenario naturale delle rocce scoscese e dei dirupi attraversati dai vorticosi corsi d'acqua del fiume condiviso da Mojo e Castiglione. Per tre week end consecutivi la "selva oscura" rivive in uno dei più suggestivi angoli di Sicilia

Come ci siamo sempre immaginati, grazie alla potenza evocativa dei versi del nostro Sommo Poeta, l’Inferno di Dante? Certamente sullo sfondo di uno scenario naturale di rocce scoscese e dirupi immensi levigati dai secoli e attraversati da vorticosi corsi d’acqua. Come le Gole dell’Alcantara, dove ha debuttato il 27 luglio uno spettacolo davvero singolare, adatto a tutti, l’Inferno di Dante per la drammaturgia e regia di Giovanni Anfuso con repliche per tre week end consecutivi fino al 2 settembre, in tre diversi orari, alle ore 21, alle ore 22 e alle ore 23.

le Gole dell'Alcantara come l'Inferno dantesco

Giovanni Santangelo è Dante, Angelo Dagosta è Virgilio

Il palcoscenico naturale (e complice la straordinaria “luna rossa” che si preparava all’eclissi) ha davvero coinvolto gli spettatori, immergendoli da subito direttamente nel vivo dello smarrimento nella selva oscura, con il primo canto recitato per intero, che ha avuto un sapore molto poetico, a dispetto della famosa definizione crociana riguardo alla sua presunta impoeticità. L’effetto (merito degli attori, tutti bravissimi, e della voce narrante di Liliana Randi) è stato poi molto efficace durante tutta la rappresentazione, grazie a una declamazione dei versi danteschi molto attenta appunto all’aspetto fonico della parola e all’incessante ritmo della terzina.

Effetto fonico dirompente, ma non da meno è stato quello visivo, merito di una azzeccata scelta registica, con danzatori, suonatori di timpani e artisti del fuoco, che, grazie al sapiente gioco di luci, hanno restituito l’anima più profonda dell’atmosfera infernale: basti pensare all’icastica scena dell’ingresso di Dante e Virgilio nella Città di Dite, quando, all’improvviso, un fragore di uragano ha annunciato l’arrivo di un angelo meraviglioso (Vittoria Vaccaro) che, avanzando serenamente sulle fredde acque del nostro Alcantara, ha schiuso ai pellegrini la via.

Da sinistra Ulisse-Camillo Sanguedolce e il Conte Ugolino-Davide Sbrogiò

Giovanna Mangiù è Francesca da Rimini

Poi i grandi personaggi della Commedia, lì, tutti interi, con il loro dramma immutabile e il loro lacerante dolore (anche se ci è mancato forse un po’ Farinata degli Uberti): oltre ai protagonisti, Dante (un Giovanni Santangelo convincente) e Virgilio (sempre bravo Angelo D’Agosta a dare il giusto accento di toccante malinconia al personaggio), Francesca da Rimini (una dolce e fiera Giovanna Mangiù), Ulisse (un riflessivo Camillo Sanguedolce) e il Conte Ugolino (un sofferto Davide Sbrogiò). Grande chiusa con l’apparizione di Lucifero, l’angelo più bello divenuto demonio, interpretato dalla brava Martina Magnano.

Luciano Fioretto è Caronte

E quindi uscirono a riveder le stelle. E di stelle, tra le meravigliose rocce delle Gole dell’Alcantara, ne brilleranno ancora tante nelle prossime notti d’estate, tra diavoli, dannati e Caronte dagli occhi di bragia col suo remo minaccioso…

Liliana Randi e Davide Sbrogiò

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