domenica 16 giugno 2019

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Roberto Strano: «La prima cosa da fare è fotografare con gli occhi»

Fotografia

Il fotografo catanese (calatino d'adozione), fotoreporter in giro per il mondo, durante un incontro a Mistebianco ha snocciolato un po' i segreti della sua arte: «Il rapporto diretto con le persone ti aiuta a capire molte cose. Preferisco la pellicola ma il mezzo è secondario;prima bisogna uscire senza macchina fotografica e guardare, fotografare con la testa»


di Laura Cavallaro

Un obiettivo che non ha paura di immortalare istanti, momenti anche scomodi della vita reale quello di Roberto Strano, ospite a Misterbianco per l’evento promosso dall’associazione “Camminare, camminare, camminare” la quale ha come scopo principale quello di promuovere le eccellenze siciliane e tutti quei fotografi che, come spiega il presidente Santo Palmeri, si sono distinti sul territorio per il loro lavoro. Catanesedi nascita, calatino d'adozione ma cittadino del mondo, 45 anni, Strano si sposta in lungo e in largo per raccontare con la sua macchina fotografica storie di vita. Nel 2002 vince il prestigioso Premio Canon Giovani Fotografi con il progetto “De Senectude”, dove eterna i volti degli anziani da soli o in gruppo fra sorrisi e sguardi malinconici. L’anno dopo sarà la volta del concorso europeo Human Work grazie al quale inizia a esporre in Germania, Spagna, Romania e Italia.

Roberto Strano, foto Laredo Montoneri, New York, 2015

Fondamentale nel suo percorso è anche l’incontro con Denis Curti, direttore dell’agenzia fotografica italiana Contrasto, e di Ferdinando Scianna, fotografo dell'agenzia Magnum. Oltre che autore di reportage e di fotografia sociale, Strano è stato anche direttore della fotografia in diversi film e docente, ha all’attivo ben due pubblicazioni: “Guardami dentro” del 2007, in cui servendosi della pellicola a colori racconta uomini e donne affetti da patologie mentali e il più recente “Strade senza ritorno”, dove affronta il delicato tema delle morti in strada. «Gli incidenti stradali sono la prima causa di morte fra i giovani dai 18 ai 24 anni – sottolinea –, si tratta di un lavoro lungo quasi vent’anni. Henri Cartier-Bresson era solito affermare che il tempo va trattato con rispetto, anche se oggi purtroppo le tempistiche si sono dimezzate. Basti pensare che quando fotografo il Papa nei suoi viaggi, le immagini scattate vengono trasferite, attraverso il satellitare, direttamente in agenzia e scelte in tempo reale mentre una volta occorrevano almeno 15 giorni per realizzare questo tipo di servizi».

Roberto Strano, foto scattata nella metropolitana di New York

Sono molti gli scatti in cui si ravvisano dettagli, che sia una scarpa o una mano riversa sulla strada, ma anche totali di auto distrutte, sbalzate dall’altra parte della carreggiata, delle linee bianche lungo l’asfalto, di vite spezzate fra le lamiere. Non solo dunque i momenti successivi all’evento tragico, quando si effettuano i rilevamenti, ma anche il dolore dei famigliari mentre la bara è posta ai piedi dell’altare o quando decine di palloncini bianchi sono pronti a spiccare il volo e l’unica cosa che resta è una foto da stringere fra le mani. «Mi sono chiesto se fosse giusto raccontare queste storie, da giornalista e fotografo credo di avere la responsabilità di scuotere le coscienze». Più delle sue parole è l’intensità delle immagini ad arrivare diretta, in cui i soggetti sono esaltati dall’utilizzo del bianco e nero e le canoniche leggi della composizione sovvertite. Palmeri al numeroso pubblico intervenuto spiega: «La peculiarità di Roberto Strano è quella di avere un suo stile e un suo linguaggio». Sia che ci si trovi davanti alla povertà o a un corpo morto il fotografo è chiamato a rispettare il soggetto, è una regola questa alla quale Roberto Strano non vuole rinunciare nei suoi scatti. Ad avvalorare questa posizione sono le parole del critico Pietro Collini che parla dell’artista siciliano come colui che non solo non estetizza il dolore, ma che “tratta i suoi soggetti con molta umanità, cercando di salvaguardarne la dignità”.

Roberto Strano, foto del progetto De senectute con cui ha vinto il premio Canon 2002

Roberto Strano inoltre è uno dei pochi fotografi italiani a essere esposto alla Permanente al Museo “Franco Fontana” di Modena insieme ai più accreditati autori internazionali: Bragaglia, Man Ray, Cartier-Bresson, Capa, Sander, Ghirri, Toscani, Scianna, Fontana, Fontcuberta, Hamilton, Doisneau, Berengo Gardin, Giacomelli e Avedon. Eppure, traspare con forza la semplicità e modestia di quest’uomo orgoglioso della sue origini: «Mi piace parlare di nomi che hanno dato lustro alla nostra Isola e alla fotografia, penso agli studi della famiglia Interguglielmi, ai fratelli Scafidi che immortalarono gli sbarchi in Sicilia e riuscirono a fotografare il bandito Giuliano a Enzo Sellerio, Letizia Battaglia, Ferdinando Scianna. Un altro punto di riferimento importante per me è stato Giuseppe Tornatore che prima di diventare cineasta fu fotografo».

Roberto Strano con Giuseppe Tornatore

Nel 2014 per i mondiali di calcio in Brasile ha realizzato una mostra con una serie di scatti rubati all’interno delle favelas a Fortaleza. «Ho lavorato sotto copertura per due anni – spiega il fotografo calatino –. In quell’occasione si prevedeva la più alta incidenza di abusi sessuali di tutti i tempi su bambini dai quattro ai dieci anni, con un’affluenza del turismo sessuale europeo pari al 70-80%. In quel periodo ho trascorso molto tempo a São Bernardo do Campo e San Paolo, riuscendo a entrare anche a nord-est nelle aree più pericolose del Brasile. Contrariamente a quanto si possa credere molti degli abusi sui minori non si consumano nelle baracche ma nella capitale all’interno di lussuosi alberghi. Non bisogna dimenticare che dietro questi traffici c’è sempre un grande interesse economico, per questo molti giornali italiani ed esteri hanno avuto difficoltà a pubblicare il servizio». In questi casi quando il pericolo è alto, una buona organizzazione del progetto risulta fondamentale: «È un elemento imprescindibile – osserva – e un aspetto a cui dedico ampio spazio anche durante i miei workshop. Prima di un’inchiesta preparo degli schemi, raccolgo fonti e agganci sul luogo».

Roberto Strano, reportage Angeli violati, Forte Aleza, Brasile, 2012-2014

Sebbene preferisca la pellicola, in determinati frangenti non si preoccupa tanto del mezzo quanto del risultato: «Consiglio di non essere mai troppo radicali nelle scelte e usare il mezzo che si ritiene più idoneo in quel momento. Io lavoro con la Leica, la Holga ma anche con le usa e getta, fondamentali durante un servizio che ho realizzato all’interno di un covo di narcotrafficanti. Le ho nascoste nei pantaloni e in una frazione di secondo mi hanno permesso di immortalare le armi presenti in una stanza mentre lo spacciatore dormiva. Il fotoreporter basa il suo lavoro sull’istinto, ecco perché sulla mia Leica da anni non ho più l’esposimetro, e anche se la paura di non ritornare più a casa dai miei figli c’è, non posso fare a meno di portare avanti la mia missione». Il medium diventa quindi mero accessorio: «Uscite sempre senza macchina fotografia e guardate, fotografate con gli occhi e con la testa. Anche nelle favelas sono riuscito a mettere a disposizione di molti ragazzi le mie conoscenze, nonostante avessimo a disposizione solo mezzi rudimentali, un confronto sano che mi ha permesso di ricevere molto in cambio. Per me la fotografia è contenuto, cultura e racconto non può dunque che colpirmi la libertà di pensiero di questi ragazzi per nulla contaminati dalla tecnologia, che riescono in maniera magistrale a realizzare una composizione».

Strano al centro fra Letizia Battaglia e Joseph Koudelka, ottobre 2018

Come insegna Eugène Atget “i piedi sono i migliori obiettivi”, per documentare non si può che stare dentro la scena: «Il rapporto diretto con le persone ti permette di capire molte cose soprattutto che dietro un dramma se ne nasconde uno più grande. Ci sono nel mondo zone talmente povere, in cui l’unico modo per sopravvivere è scegliere uno dei tuoi figli da vendere. Il destino di questi bambini è segnato dalla prostituzione o, con un medico compiacente, dal traffico d’organi. Non stupisce quindi sentirgli dire che talvolta la mattina dopo svegli sentano la necessità di sparare a qualcuno, traditi dalle loro famiglie, abusati hanno dentro tanta rabbia repressa. Ecco, la fotografia mi ha insegnato il rovescio della medaglia forse la lezione più importante in questo lavoro».

Strano, a destra, con Tony Gentile e Ferdinando Scianna


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 23 maggio 2019
Aggiornato il 30 maggio 2019 alle 22:27





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