“Pani e cipudda”, il lato popolare ed elettronico di Alfio Antico

Musica Da venerdì 28 febbraio sarà disponibile in digital download e sulle migliori piattaforme streaming “Pani e Cipudda” (Al-Kemi/AlaBianca – distr. Warner/Fuga), il secondo singolo, dopo "Pancali cucina", che anticipa l’uscita di "Trema la terra", il nuovo disco del maestro italiano del tamburo, il lentinese Alfio Antico. L'album, prodotto da Cesare Basile, uscirà il 13 marzo

Da venerdì 28 febbraio sarà disponibile in digital download e sulle migliori piattaforme streaming “Pani e cipudda” (Al-Kemi/AlaBianca – distr. Warner/Fuga), il secondo singolo del maestro italiano del tamburo, il lentinese Alfio Antico, che anticipa, dopo “Pancali cucina” della fine del 2019, l’uscita del nuovo disco “Trema la terra”, prodotto da Cesare Basile. Megghiu pani e cipudda a casa to che pesci e carni a casa d’autri – Proverbio siciliano. Il brano è costruito su un bordone unico che modula aprendosi in maggiore ma che si sviluppa sullo stesso manto di percussioni, note e rumori provenienti dal mondo reale. In questo brano, Alfio Antico rimane sempre popolare ed elettronico insieme mentre la filastrocca insiste quasi a ricercare un effetto ipnotico sull’ascoltatore. Il testo tesse le lodi di una vita semplice, umile e morigerata in contrasto con le storture dell’ostentare e dell’opulenza. Si tratta di una elaborazione del proverbio siciliano: “Megghiu pani e cipudda a casa to, che pesci e carni a casa d’autri“.

Il video, realizzato da Melqart, è diretto da Giuseppe Lanno, e vede con Antico le attrici Lydia Giordano, Irene Girotti e Gretel Juncos. La fotografia è di Simone Tacconelli.

Il brano fa parte di Trema la Terra (Al-Kemi/AlaBianca – distr. Warner/Fuga), album in uscita il 13 marzo, che unisce le radici musicali di Alfio Antico ad elementi elettrici ed elettronici, inserti rumoristi e sonorità che guardano al grande panorama della world music contemporanea. Tutto al servizio della parola e delle storie raccontate dall’autore.

Alfio Antico è forse l’ultimo depositario di un sapere tradizionale, della cultura pastorale, che ha appreso con un rapporto diretto, e quindi non solo musicale. Allo stesso tempo è anche un innovatore, sia per le sue liriche originali sia per la tecnica strumentale, con l’invenzione del trillo (particolare utilizzo dell’attrito del dito sulla pelle per fare risuonare i sonagli), ancora oggi studiata e imitata.

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