martedì 13 novembre 2018

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Oriana Civile e la straordinarietà
di "una vita qualunque"

Musica

E’ la vita di Don Ciccino, il personaggio ultranovantenne nato dalla fantasia dell’artista messinese, protagonista del suo nuovo lavoro di teatro-canzone “Canto di una vita qualunque”: in scena il 5 giugno al Teatro Ditirammu di Palermo e il 22 luglio al Frazzanò Folk Fest


di Lavinia D'Agostino

Oriana Civile - ph Giuseppe Ciccia

La storia di un uomo vissuto a cavallo di due secoli per raccontare il ciclo della vita, ma non una vita speciale o sorprendente, piuttosto “una vita qualunque”, e forse straordinaria proprio per questo.
E’ la vita di Don Ciccino, il personaggio ultranovantenne nato dalla fantasia dell’artista messinese Oriana Civile, e protagonista del suo nuovo lavoro di teatro-canzone “Canto di una vita qualunque”. Oriana, considerata una delle nuove voci tra le più interessanti della Sicilia, dopo un lungo peregrinare è tornata sulle scene con questo nuovo progetto che la vede impegnata su più fronti: nel canto, nella scrittura e recitazione di testi e alla chitarra, strumento di cui è neofita.
Per il debutto ha scelto la sua provincia, quella di Messina, ed esattamente “La Dispensa” di Mirto, una piccola realtà locale dedita alla musica live, per consacrare il suo “rientro” a casa e perché «trovo sia giusto, soprattutto in questo momento di crisi – tiene a precisare l’artista - supportare le piccole realtà che si sono sempre distinte per qualità e professionalità».

Oriana Civile e Ciccio Piras in scena - ph Antonella Papiro

“Canto di una vita qualunque” segna dunque il ritorno di Oriana Civile anche a una vita un po’ più bucolica e semplice rispetto a quella della città, dove ha vissuto per dodici anni. Per anni, infatti, ha vissuto a Palermo (dove ha collaborato con tantissimi artisti come Mario Incudine, Salvo Piparo, Pierre Vaiana e Salvatore Bonafede) e poi ha girato un bel po’ d’Europa con “Arie di Sicilia”: il suo fortunato progetto da solista realizzato insieme a Maurizio Curcio, che le ha permesso di farsi conoscere oltre confine e anche oltre Oceano. A un anno e mezzo dal ritorno a Naso, il suo paese natale dove ha ritrovato «un nuovo equilibrio», Oriana è ripartita con questo nuovo progetto che la vedrà esibirsi quest’estate in molte località siciliane, a partire da venerdì 5 giugno quando porterà il suo Don Ciccino al Teatro Ditirammu di Palermo, mentre il 22 luglio sarà al Monastero di Fragalà per il Frazzanò Folk Fest.

«La genesi di questo spettacolo è del tutto fortuita – racconta Oriana Civile - . Dovevo lavorare sul ciclo della vita, ed ho buttato giù una scaletta di canzoni tradizionali che seguissero degli step precisi: la nascita, il gioco, l’amore, la fuitina, il matrimonio, la guerra, … tutte canzoni che avevo imparato a suonare con la chitarra. A quel punto, invece di seguire un stile accademico, ho pensato di scrivere un testo che legasse tutto il programma, ed è nato Don Ciccino, un uomo che non fa nulla di “straordinario”, semplicemente vive: si stupisce davanti al cambiamento della società. E’ speciale nella sua semplicità».

Oriana Civile in scena - ph Giuseppe Ciccia

E Don Ciccino, nato esattamente il 19 gennaio del 1919, racconta al pubblico, per bocca di una elegantissima Oriana, la sua vita. E lo fa come lo farebbe un contadino siciliano di oltre 95 anni e “con poche scuole”, ovvero sforzandosi di parlare in italiano davanti al pubblico, ma che inevitabile finisce per parlare il suo dialetto, quello più arcaico, quello in cui alcune parole sono talmente antiche e desuete, da essere state dimenticate. In scena Don Ciccino non racconta solo attraverso le parole ma anche, e principalmente, attraverso i canti. Quelli della sua epoca, della più antica tradizione siciliana, quelli che Oriana Civile ha imparato a conoscere anche durante i suoi studi al Laboratorio di Etnomusicologia dell’Università di Palermo.

«Per la costruzione di Don Ciccino – spiega Oriana Civile - mi sono molto ispirata alla figura di mio nonno (Don Pippinu) perché per me è stato una stella Polare, una guida. Ma Don Ciccinu non è lui, semmai è la mia personale elaborazione del lutto. Quanto al repertorio musicale ho attinto ai canti tradizionali della vita agro-pastorale siciliana: filastocche, ninna nanne, il canto tradizionale delle donne di Milena, la lamentazione funebre di Caronia dal repertorio di Annunziata d’Onofrio. In scaletta ho inserito anche il canto nuziale tradizionale di Naso (il cui testo si ritrova anche tra gli scritti di Giuseppe Pitré) che però manca di melodia, e quindi mi sono permessa di adattargli la musica del canto tradizionale di Saponara, che gli calza a pennello».

Ciccio Piras - ph Antonella Papiro

E in questa cavalcata storica non poteva mancare, ovviamente , un omaggio alla Balistreri «Delle canzoni di Rosa ho inserito la mia preferita – aggiunge Civile – L’amuri ca v’haju»
In “Canto di una vita qualunque” Oriana Civile non è sola. Al suo fianco, alla chitarra e all’organetto, l’amico musicista di vecchia data, Ciccio Piras: cantante, cantautore, chitarrista ed organettista: Insomma un musicista poliedrico dalle mille risorse, che vanta tra le sue tante collaborazioni anche quella con Eugenio Bennato.

«La maggior parte dello spettacolo è per voce e chitarra – continua Oriana - ma non mancano brani eseguiti per voce sola. Con Ciccio Piras ci conosciamo da più di 10 anni, abitavamo nello stesso palazzo ma non ci conoscevamo. Poi una sera una cipolla fu galeotta: mi serviva per cucinare…. Da allora abbiamo fatto tante cose insieme, e tra tutte ricordo ancora la fantastica esperienza dei Be-Folk: suonavamo musica demenziale inedita (testi e musica di Ciccio) e ci siamo divertiti un sacco. Poi con Ciccio abbiamo proprio condiviso un percorso, l’università, il laboratorio di etnomusicologia insieme… insomma, la nostra è un’amicizia che dura da anni, e quando ho pensato a questo spettacolo non ho avuto dubbi: solo lui poteva accompagnarmi».

Gli applausi a La Dispensa di Mirto - ph Giuseppe Ciccia

Che il grande amore di Oriana Civile sia la musica, non ci sono dubbi, ma ogni tanto le piace andare a braccetto anche con il teatro. Non è raro vederla in scena nei panni dell'attrice, ultimamente per “Di mafia si muore sempre tre volte”, spettacolo teatrale della giornalista Marina Romeo sulle donne vittime di mafia. In scena Oriana Civile (insieme a Beatrice Damiano e Salvatore Barone) interpreta tre donne che hanno combattuto la mafia: Serafina Battaglia, la prima donna a infrangere il muro dell’omertà mafiosa; Francesca Serio, madre di Turiddu Carnevale e attivista della sua epoca; e la piccola Graziella Campagna, la ragazzina di Saponara uccisa da un latitante.
«Si ma non sono un’attrice – sorride solare Oriana Civile . Le attrici hanno studiato, mentre per me recitare è quasi una cosa spontanea».

E se le chiediamo di guardare al futuro, Oriana non ha dubbi: «A Naso ho ripreso il contatto con la natura, la terra e l’orto, la dimensione bucolica della vita che a un certo punto mi è mancata. Oggi sono felice ed ho intenzione di rimanere qui, dove ho riscoperto il senso di appartenenza a una piccola comunità. Un disco? Non lo escludo, anche se “Canto di una vita qualunque” è nato per i live: non cammina solo sulla musica, ma soprattutto sull’empatia che si crea in sala con il pubblico. Diciamo che è uno spettacolo che va vissuto nel rapporto diretto con le persone».


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 04 giugno 2015
Aggiornato il 05 giugno 2015 alle 21:18





Lavinia D'Agostino

Palermitana classe '78, vive a Catania per scelta. È convinta che due cose la leghino a questa città: l'accoglienza e l'allegria. È iscritta all'Ordine dei Giornalisti dal 2000 ed è giornalista professionista dal 2014. Nel tempo libero ama conoscere, parlare e cucinare.


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