martedì 23 ottobre 2018

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Oltre il castello, Mussomeli al di là delle tracce ancora vive di Manfredi Chiaramonte

Itinerari

Gli studenti del Liceo classico e alberghiero Virgilio il 10 giugno organizzeranno una nuova visita guidata dell'antico maniero del paese nisseno, il Nido d’aquila fuso nella rupe, ma chi ha voglia di scoprire per bene (rigorosamente a piedi) lo storico borgo troverà numerosi scorci, piazze e monumenti che ne richiamano i fasti di una volta


di Roberto Mistretta

Un fine settimana all’insegna della cultura e dell’originalità nel castello manfredonico-chiaramontano di Mussomeli. Gli studenti del Liceo classico e alberghiero dell’IIS “Virgilio”, domenica 10 giugno, per l'intera giornata, replicheranno l’iniziativa “Il castello di Mussomeli tra passato e presente/Dai Chiaramente ai Lanza” (lo hanno già fatto il 14 e il 18 maggio) accogliendo in abiti medievali i visitatori, guidandoli lungo le antiche e suggestive sale, e raccontando loro la storia del maniero, le leggende che lo circondano e la vita che qui si svolgeva. Un modo intelligente ed educativo, nell’ambito del progetto Alternanza scuola/lavoro, di coniugare l’utile al dilettevole, offrendo ai visitatori visite con ciceroni d’eccezione. A questo si aggiunga che il 19 maggio, alle 10.30, nella Sala dei baroni, avrà luogo il Primo raduno poetico città di Mussomeli, organizzato da Salvatore Cappalonga con la collaborazione di Antonio Barracato dei Narratura, con una trentina di verseggiatori provenienti da tutta l’isola e perfino da Napoli.

Il castello di Mussomeli

La visita guidata degli studenti del Virgilio al Castello di Mussomeli, foto di Giusy Bellino

E tuttavia, per il turista curioso che, oltre al maestoso castello definito dallo storico Giuseppe Pipitone Federico, “Nido d’aquila fuso nella rupe”, voglia trattenersi e conoscere anche la Mussomeli del tempo che fu, il viaggio alla sua scoperta (rigorosamente a piedi), inizia dalla centralissima Piazza Umberto I, circondata da storici palazzi, e tra questi Palazzo Tomasini e Palazzo Mistretta. Quest’ultimo edificato nella metà del XIX° secolo dal barone Mistretta su progetto dell’architetto Salvatore Costanzo. La facciata si presenta adorna di elementi decorativi: lesene e fregi in pietra scolpita.

La visita guidata al Castello di Mussomeli, foto Giusy Bellino

Piazza Umberto è dominata dalla chiesa di San Francesco d’Assisi con annesso convento, le cui origini risalgono al 1524. A quel tempo signore di Mussomeli era Giovanni Del Campo. Col suo consenso e con quello dell’Università, sorsero nella piazza dirimpetto la Porta Grande, andata completamente distrutta e che segnava l’accesso al cuore del paese, la chiesa ed il convento dove presero posto i minori conventuali dell’ordine francescano. Un secolo più tardi però, la chiesa di San Francesco era già in rovina e se ne costruì una nuova, in stile primo Rinascimento con volta a botte, affrescata nel 1890, dal pittore Salvatore Lo Re (e restaurata nel 1971 dal Maestro Pino Petruzzella), in stile pompeiano con elementi neoclassici, costituiti da putti, angeli, animali fantastici che festeggiano l’Immacolata del grande medaglione centrale.

Addentrandosi per la stretta via Barcellona, si raggiunge la chiesetta di Santa Maria della Provvidenza, che dal 1640 sorge laddove si trovava un tempo l’antica Porta Grande. Costruita con muratura di pietra informe, le lesene d'angolo, il portale e gli elementi decorativi della facciata sono in pietra da taglio. L'interno è ricoperto da stucchi decorativi di ordine corinzio. L'altare maggiore presenta una decorazione a stucco che viene fatto risalire alla scuola del Serpotta.

Da lì, scendendo una scalinata si raggiunge via Fuori le mura, quartiere noto tra i locali come “muru ruttu”, che merita una passeggiata davvero salutare. Percorrendo strade lastricate con pietra lavica e ciottoli di fiume, il tempo sembra essersi fermato e chiudendo gli occhi si ha la sensazione di tornare indietro nei secoli.

Panroama di Mussomeli, foto di Franco Amico

Risalendo in via Barcellona si raggiunge la maestosa chiesa madre dedicata a San Ludovico, che col suo campanile a vela si erge sui tetti dai coppi rossi. L’originale tempio, il primo di Mussomeli, venne edificato nella seconda metà del XIV° sec. da Manfredi III e fu dedicato a San Giorgio, protettore della famiglia Chiaramonte. Rifatto nel Settecento, all'interno sono conservate opere di valore: i quadri di S. Ludovico del XV sec. e San Pietro Martire del XVI sec., la statua lignea della Madonna del Soccorso del XVIII sec. collocata sopra l'altare maggiore e quella di San Giuseppe attribuita al Bagnasco. Da visitare anche la suggestiva cripta. Adiacente la chiesa madre, troviamo l’oratorio dell'arciconfraternita del Ss. Sacramento costruito alla fine del XVII secolo, dove è conservata la grandiosa urna che la sera del Venerdì Santo viene portata in processione dai confrati e la cinquecentesca pergamena istitutiva della confraternita, ovvero la Bolla con cui Papa Giulio III (al secolo Giovanni Maria Ciocchi del Monte), ne approvò l’istituzione. Si possono altresì ammirare le tuniche ricamate in oro, gli stendardi, i calzari, le lanterne e le insegne del cinquecentesco sodalizio.

Dedicata a San Ludovico la Chiesa madre di Mussomeli, foto Gaetano Di Maria

Un centinaio di metri più sotto, ecco la chiesa di Santa Margherita di impianto trecentesco, fu la seconda chiesa di Mussomeli ad essere edificata dopo quella di San Giorgio. Fu però ricostruita all'inizio del ‘700. Al suo interno si conservavano bellissimi stucchi appartenenti alla scuola del Serpotta, l'organo, il pulpito, la balaustra e i mobili della sacrestia in legno, ma l’umidità ha provocato sfaceli e la chiesa è chiusa al culto ed al pubblico da parecchi decenni.

Percorrendo altre viuzze interne che si dipanano tra case in pietra (largo Arcidiacono Amico e via Minneci), si raggiungono due palazzi nobiliari: Palazzo Minneci e Palazzo Sgadari.

Palazzo Minneci fu costruito nella prima metà del XVIII secolo dal Sac. Baldassarre Minneci in stile tardo barocco, col suo prospetto impreziosito da cornici, portali e mensole in pietra intagliata. I balconi, con ringhiere a petto d'oca, poggiano su mensole di pietre scolpite. All’interno si trova il cortile da cui si immette nelle sale nobili.

Palazzo Sgadari a Mussomeli

Palazzo Sgadari fu edificato nel XVIII secolo e presenta paraste, parapetti dei balconi, cornici e mensole in pietra intagliata. Dal 2013 ospita il museo archeologico dove sono esposti i numerosi reperti di cui la città è ricca. Nel museo è presente anche una saletta dove si possono ammirare gigantografie realizzate dal maestro Melo Minnella e una sezione dedicata ai paramenti cerimoniali delle confraternite. Nel gennaio del 2015 vi è stato aperto il Centro studi dedicato ai Giudici, letterati originari di Mussomeli, che custodisce opere, lettere e carteggi originali.

Via Generale Cascino a Mussomeli, foto di Antony Catania

Proseguendo lungo via Minneci si raggiunge la Torre civica, fatta costruita da Don Cesare Lanza (padre della celeberrima Baronessa di Carini), alla fine del 1500. Ricostruita Agli inizi del ‘900 vi fu installato l’ottocentesco orologio a tre quadranti dagli originali congegni meccanici tuttora visibili all’interno. Non distante si trova il palazzo per antonomasia di Mussomeli che domina Piazza Roma, Palazzo Trabia, detto anche il palazzo del principe. Il manufatto originario fu edificato nel 1600 per volere di Don Ottavio II Lanza. Il piano terra dal 1892 è sede del circolo “Trabia Paolo Emiliani Giudici”.

La Torre civica vista dal basso, foto Gian Paolo Cacciatore

Ad un centinaio di metri di distanza, sorge la chiesa di San Gioacchino e Sant’Anna (i genitori della Madonna) detta dei Monti. Costruita nel 1567 conserva al suo interno un crocefisso ligneo, opera di frate Umile da Petralia, noto per scolpire i volti di Gesù soltanto durante estasi mistiche. Dietro l’organo, nel ballatoio, è possibile ammirare anche un imponente quadro del 1639 che misura 5 metri per 3, arricchito da una preziosa e ricercata cornice d’epoca, che viene attribuito al pittore Amico. L’opera davvero grandiosa che ricorda la scuola di Rembrandt (1606-1669), ritrae l’ascensione di Maria con in primo piano San Gioacchino e Sant’Anna (i suoi genitori) e quindi San Francesco e Sant’Antonio, un tripudio d’angeli a farle corona e Dio Padre che l’accoglie in cielo. Presso l’attiguo ex convento è ospitata la biblioteca comunale che conserva una sezione di libri antichi e restaurati.

Proseguendo verso sud troviamo la chiesa di Sant’Antonio Abate le cui prime notizie risalgono al 1563 che conserva “La bottega di Sant’Eligio”, una grande tela che misura 305 cm per 200 e che nel 150° anniversario dell’Unità di Italia, fu scelta per essere trasferita alla Reggia di Venaria Reale (Torino), dove dal 17 marzo all’11 settembre 2011, andò ad arricchire la mostra internazionale dedicata all’unificazione d’Italia che si componeva di 350 opere, scelte su tutto il territorio nazionale, per rappresentare l’arte italiana prima dell’unificazione d’Italia.

Da Piazza Manfredi Chiaramonte si prosegue fino ad arrivare al santuario della Madonna dei Miracoli (chiesa di San Domenico), dove è custodita la veneratissima statua della Patrona di Mussomeli realizzata dal Biangardi. Di fronte alla chiesa, un enorme pannello in ceramica dell’artista Pino Petruzzella, racconta in sintesi la storia di Mussomeli. Si tratta del tempio più venerato di Mussomeli. Qui l’8 settembre del 1530 si registrò il miracolo del paralitico guarito dalla Madonna. Dell'avvenuto miracolo si conservano negli archivi ecclesiastici, documenti ufficialmente trascritti che riportano testimonianze giurate a seguito del processo richiesto dalla confraternita spontaneamente costituitasi. Il processo si tenne il 6 settembre 1596. E tra i tantissimi che in questi secoli hanno pregato ai piedi della Madonna dei Miracoli, vanno ricordati due credenti d’eccezione: Alberto II sesto re di Belgio e la sua regale consorte, Paola Ruffo di Calabria, che il 19 aprile 2014, in visita privata al santuario, furono nominati confrati onorari del secolare sodalizio di Maria Ss. dei Miracoli.

La Madonna dei Miracoli patrona di Mussomeli foto Felice Stagnitto

Adiacente al santuario sorge il ben conservato (e restaurato) chiostro di San Domenico a servizio dell’ex convento, fondato da Giacinto Langela nel 1721. Oltre alle suggestioni proprie del settecentesco chiostro, un cenno merita il ritrovamento di un grandioso un telo in iuta (14 metri per 12), che raffigura la Crocefissione di Gesù e veniva esposto nell’Ottocento ed agli inizi del Novecento il Giovedì e Venerdì Santo, a coprire il coro del santuario.

Il chiostro di San Domenico, foto di Felice Stagnitto

Un centinaio di metri a valle ecco la chiesa di San Giovanni Battista che conserva la commovente statua dell'Addolorata di Francesco Biangardi realizzata nel 1875 e altre mirabili opere tra cui San Calogero, oggetto di culto popolare. Secondo una recente teoria, qui si ritroverebbero anche simboli templari. Sia chiaro: se davvero all’interno di questa chiesa risalente primi anni del XVII secolo (fu costruita su una precedente chiesetta di cui si hanno notizie fin dal 1558), siano presenti davvero simboli dei templari, sono valutazioni che lasciamo agli studiosi in materia. Di certo di croci che potrebbero appartenere allo storico ordine fondato nel 1120 per assicurare l’incolumità ai pellegrini che si recavano in Terrasanta, ve ne sono parecchie, ma va anche chiarito che, per le croci templari non c'è unicità, perché nel corso degli anni ne sono state adottate di diversi tipi e forme, e spesso neanche in maniera univoca. E tuttavia, al di là delle suggestioni provocate da libri e film di successo (su tutti Il codice da Vinci), nella chiesa di San Giovanni Battista, sarebbero presenti dei segni, a partire proprio dalla denominazione: San Giovanni infatti è il protettore dell’ordine dei Cavalieri Ospitalieri e Cavalieri Gerosolimitani, ordine nato a Gerusalemme intorno all'anno 1050. Altri segni si rintraccerebbero in quadri e dipinti. In un grande quadro sono raffigurati i santi Pietro Nolasco e San Giovanni De Matha, il primo fondatore dell’ordine della Mercede, ovvero il riscatto pagato ai saraceni che prendevano i pellegrini in ostaggio. L’altro santo è fondatore di un ordine con le stesse finalità. Inoltre, se si osserva l’affresco del soffitto, nell’ultimo riquadro si notano i fondatori dei templari.

Al di là se tali segni templari sono autentici, nella chiesa di San Giovanni sono custoditi altri capolavori come la tela della Vergine con S. Elisabetta (1600) attribuita a Pietro D'Asaro meglio noto come il Monocolo di Racalmuto, il quadro della Madonna della Misericordia del 1780 del pittore Giuseppe Crestadoro ed il Crocifisso da alcuni attribuito a Fra Umile da Petralia, che, a seconda da dove si guarda, cambia espressione e simboleggia: la Sofferenza, la Morte e la Resurrezione. Si conservano anche due interessanti tele di Fra’ Felice di Sambuca che raffigurano La morte del giusto e La morte del peccatore.

Un baglio nel quartiere Matrice a Mussomeli, foto Felice Stagnitto

Da visitare anche il santuario della Madonna delle Vanelle, aperto al culto il 7 settembre 1635 e la cui fondazione è circondata da una leggenda: il principe di Cattolica Eraclea, Vicario generale del Regno, intorno al 1630 si salvò da un torrente in piena che lì scorreva, dopo aver invocato l’intervento della Madonna. Fu lui a promuovere in seguito l'edificazione del santuario, in ottemperanza al voto fatto in pericolo di vita.

Poco distante sorgono la chiesa di Sant’Enrico (costruita tra il XVII e XVIII sec.), il cui interno è ricoperto da una fitta decorazione a stucco di ordine corinzio e quella di Santa Maria del Gesù (le cui origini risalgono al 1613), con annesso Museo della Memoria. Le spettacolari decorazioni tardo barocco in stucco della volta e delle pareti della chiesa, furono completate nel 1857. Tra le opere custodite, va citata una grande tela settecentesca rappresentante l'Assunzione, attribuita a Guglielmo Borremans. Di interesse anche il quadro di Sant'Ignazio di Loyola del 1795, e la statua lignea di San Giuseppe, opera di fine '700, dello scultore palermitano Girolamo Bagnasco.

Altre chiese da visitare sono la Madonna del Monte Carmelo (Edificata nel 1574, nella prima metà del XVIII° secolo fu nuovamente ricostruita), con l’antico quartiere e l’ex orfanatrofio.

Ed ancora: Palazzo La Rizza costruito in pietra da taglio. Sul portone d’ingresso da dove si accede al cortile interno, è impresso lo stemma della famiglia. Il salone ha volte affrescate dal pittore palermitano Giovanni Meli. Dietro il palazzo si trova il suggestivo porticato nel quartiere Monti dove si trova anche piazza Katabba. Una visita la merita anche il Vecchio Ospedale (quartiere Carmelo), costruito alla fine dell’800 dalla famiglia Longo, edificio in stile neoclassico, a due elevazioni. L'ingresso è decorato con quattro colonne di ordine dorico, le due centrali sono ripetute nell'atrio, dove si trovano due grandi nicchie. La parte superiore presenta elementi di ordine ionico e un timpano con occhio centrale, la pietra da taglio sagomata costituisce la decorazione della facciata. E nei pressi si trova una stradina dedicata ad un altro personaggio illustre di Mussomeli: Bonaventura Bonfante.

All’ingresso di Mussomeli, accanto al Belvedere, si trova la ottocentesca e suggestiva cripta della Madonna del Riparo.

La cripta della Madonna del Riparo, foto di Gianpaolo Cacciatore

Infine una sosta merita la fontana dell’Annivina con decorazioni in pietra scolpita che riproducono due serpenti con testa di drago, lo stemma di Mussomeli, una conchiglia e motivi fitoformi.

Non mancano neppure importanti siti archeologici. Due i maggiori. A Polizzello, frazione che si trova ad una decina di km sulla strada per Villalba, si trovano numerose grotte con tombe a camera, l’acropoli con gli edifici di culto, l’abitato sul terrazzo ai piedi dell’acropoli (VIII-VII sec. a.C.). Oggetto di varie campagne di scavo, i reperti rinvenuti a Polizzello, tra i quali il meraviglioso esemplare di elmo cretese, sono conservati nel museo di Caltanissetta. Si tratta di un elmo databile al VII-VI secolo a.C., ed è un manufatto pressoché unico, identico ad un altro elmo, che proveniva da una collezione privata di Arkades, a Creta, e fu acquistato dal museo delle Arti e dell’Industria di Amburgo, dove vennero esposti insieme. A seguito del ritrovamento dell’elmo a Polizzello, si ritiene che i cretesi abbiano raggiunto e si siano insediati oltre che nell’area centro-meridionale della Sicilia, anche a Polizzello, da qui l’ipotesi tutt’altro che remota, di contatti tra Creta e la Sikania, ben prima dell’avvio della colonizzazione greca di fine VIII e della fondazione di Gela nel 688 a.C., ad opera di un contingente misto di Rodii e Cretesi.

Altro importante sito si trova in contrada Raffe, sulla strada per Bompensiere. Qui si si possono ammirare testimonianze di forme di civiltà risalenti al periodo della penetrazione nell'interno della Sicilia dei Greci e dei Romani. Si tratta di un sito che, parimenti a quello di Polizzello, nei decenni passati è stato saccheggiato dai tombaroli ed il ricco materiale archeologico rinvenuto ha preso la via di ricche collezioni private. Pochi i reperti che hanno conosciuto la via dei musei. A Raffe si trovano i resti di un abitato a terrazze costruito all'interno di un muro di fortificazione, utilizzato tra il VI° e il IV° secolo A.C.

Altro sito degno di nota è anche la grotta di Chelli, una misteriosa caverna con veduta e finestra panoramica che si trova a nord del paese.


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 18 maggio 2018





Roberto Mistretta

Roberto Mistretta è giornalista e scrittore, scrive noir durissimi alternati a delicate fiabe e romanzi per ragazzi. Vive in Sicilia, a Mussomeli (Caltanissetta), la Villabosco dei suoi romanzi. Laureato in Giornalismo, scrive per il quotidiano "La Sicilia" e riviste culturali. Lettore onnivoro dall’asilo, adora Robin Wood, in particolare le serie che hanno per protagonisti Dago e Nippur di Lagash. Colleziona film, francobolli e gli albi di Diabolik e Zagor (ha grande simpatia per Cico), e ama gli altri eroi di casa Bonelli. Quando il lavoro, i libri e la famiglia non lo assorbono del tutto, si dedica alla terra e produce frutta e ortaggi biologici. Negli scampoli di tempo, si dedica anche all’insegnamento degli studenti nell’ambito di progetti culturali scolastici. Ama Fabrizio De Andrè, Lucio Battisti, Giorgio Gaber e i cantautori italiani anni ’70 e ‘80, che alterna a Mozart, Beethoven, Ciaikovskij. Si riconosce nell’ingenua testardaggine di Forrest Gump e spera un giorno vivere in un Paese normale, coi politicanti di professione che sbraitano e si accapigliano, confinati nell’isola dei noiosi.


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