martedì 23 ottobre 2018

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Oi Dipnoi: «Pontos è il mare che ci scorre dentro e che unisce i popoli»

Musica

Il progetto musicale degli etnei Valerio Cairone, Mario Gulisano e Marco Carnemolla pubblica con l'etichetta ungherese NarRator Records il secondo album che racchiude le esperienze maturate negli ultimi anni in contesti internazionali. La formazione, che da Natale a fine gennaio sarà in Australia, presenta il nuovo disco in anteprima a Catania martedì 19 dicembre


di Lavinia D'Agostino

I pesciolini arcaici siciliani sono tornati, questa volta per un lungo viaggio attraverso i mari, carichi di un bagaglio importante, frutto dell’esperienza degli ultimi quattro anni. Si tratta degli Oi Dipnoi, il progetto musicale di Valerio Cairone, Mario Gulisano e Marco Carnemolla che si ispira nel nome a quegli antichi pesci dotati di “doppia respirazione” e quindi capaci di vivere sia in acqua che fuori, che martedì 19 dicembre presentano in anteprima al Palazzo della Cultura di Catania il loro ultimo “Pontos”: 14 tracce in uscita a gennaio ancora una volta con l’etichetta ungherese NarRator Records (che già nel 2015 aveva pubblicato “Bastrika”) e che saranno distribuite in tutto il mondo.

Da sinistra Marco Carnemolla, Valerio Caimone e Mario Gulisano

Pontos, che in greco antico significa “mare profondo”, è un grande viaggio in musica che attraversa tutta l’Europa fino ad arrivare all’Australia, continente in cui gli Oi Dipnoi stanno per tornare per una serie di date che li terrà impegnati dal 27 dicembre fino a fine gennaio.
«In Australia parteciperemo ad alcuni importanti festival folk – racconta Marco Carnemolla, basso fretless, voce e composizioni - si parte con il Woodford di Brisbane, e dopo 4-5 giorni ci sposteremo a Melbourne dove faremo un paio di date fuori dai festival. Successivamente saremo al Cygnet Foolk festival in Tasmania, poi a Sidney con un altro paio di date e infine all’Illawarra Foolk festival. I festival australiani sono dei veri e propri happening circoscritti in aree campeggio in cui per tre o quattro giorni il pubblico si gode la musica che si alterna nei vari stage, nell’ultimo ce n’erano addirittura tredici».

Negli ultimi quattro anni gli Oi Dipnoi hanno viaggiato in lungo e in largo per il mondo, portando la loro musica oltre i confini europei ed entrando in contatto con realtà musicali e sociali molto diverse, che hanno arricchito il loro background. E in Pontos, che gode di una elegante copertina disegnatada Gigi Greco (mentre le illustrazioni interne sono dell’ungherese Viktória Szijjártó) che ritrae i tre musicisti a bordo di una barchetta sopra lo sguardo vigile di Nettuno, c’è tutto questo.
«In particolare nell’ultimo anno abbiamo viaggiato moltissimo attraversando molti oceani – prosegue Carnemolla- questa cosa ci ha molto influenzato, nei rapporti personali, nella musica e in ciò che abbiamo intenzione di fare in futuro. Tutte queste esperienze ci stanno cambiando, perché stiamo conoscendo tante persone e moltissimi musicisti di ogni parte del mondo (cileni, serbi, australiani, canadesi…) con molti dei quali abbiamo stretto delle solide amicizie che sono anche opportunità di confronto e scambio, oltre che di arricchimento personale. Tutto questo è racchiuso in Pontos che a differenza del precedente Bastrika, gode di un respiro più ampio. Nel precedente disco, infatti, Valerio Caimone (il polistrumentista, virtuoso dell’organetto, nda) era l’autore di tutti i pezzi, mentre in Pontos abbiamo lavorato tutti insieme alla composizione della musica, pur riconoscendo che Valerio è un elemento importantissimo della formazione perché è il classico musicista che compone facendo suonare lo strumento».

Gli strumenti del disco sono quelli che da sempre contraddistinguono la formazione catanese: organetto su tutti, e poi tamburi, marranzani, zampogna, basso e contrabbasso, ma anche flauto di canna e qualche percussione creata con oggetti comuni, come la Gym ball utilizzata da Carnemolla nel brano “Ponte dell’Ovest”, di cui è autore (e che si inserisce nella trilogia di brani dedicata ai punti cardinali insieme alle precedenti Polo Sud e Est, scritte per altre formazioni). Quattordici brani per lo più strumentali dove però non mancano le voci, come nella melanconica e intimista “Ciatu” composta da Mario Gulisano, e “Suez” in cui un canto della tradizione svedese è interpretato dal quartetto femminile Kraja e vede anche la partecipazione degli archi delle statunitensi Laura Cortese & the Dance Cards grazie a una collaborazione nata con il progetto I Art.

«La verità è che noi non siamo dei cantanti – continua Carnemolla – quindi quando c’è l’esigenza di esprimere un testo ci concediamo di inserire le parole, ma in genere cerchiamo di sopperire a questa cosa diversamente, magari attraverso dei cori. E poi l’espressione musicale ci permette una improvvisazione, quasi jazzistica se vuoi, che è la nostra cifra».
Ma in Pontos c’è anzitutto il mare, e forse non poteva essere diversamente per tre catanesi doc che vivono il rapporto con il mare in modo intimo e viscerale, quasi carnale.
«Pontos ha il sapore del mare che ne è filo conduttore – dice Mario Gulisano, tamburello, marranzano, cajon, dumbek, voce e composizioni -. In questo disco c’è tutto l’amore per la nostra città, Catania, per le nostre spiagge e anche per l’Etna che la sovrasta. È il mare che ci scorre dentro, che non possiamo dimenticare, che non smette mai di rimescolarsi. Ma anche il mare che ci unisce agli altri mondi, così rendendoci al contempo isola in mezzo ai popoli. In questo disco il mare è inteso come veicolo, non come qualcosa che ti blocca e ti isola, ma che anzi ti collega ad altri popoli bagnati dal mare. Il Mediterraneo è sempre stato questo, no?»

Oi Dipnoi live a Budapest nel 2017

Oggi gli Oi Dipnoi, che hanno scelto questo nome «perché come musicisti ci sentiamo costretti a cambiare respiro e vivere “nel fango” per poter sopravvivere in questi tempi di siccità per tutta la cultura» disse Mario Gulisano in una vecchia intervista rilasciata a Gianni Nicola Caracoglia, hanno deciso di uscire da quella melma investendo sulla loro musica, e sono riusciti a respirare a pieni polmoni.
«In questi anni abbiamo capito che per affrancarci musicalmente dovevamo uscire fuori da quest’isola – spiega Mario Gulisano -. Pur rimanendo ancorati alla Sicilia, dove viviamo, siamo riusciti ad avere un respiro più ampio rivolgendo il nostro sguardo anche ad altri palcoscenici che rappresentarono l’unica alternativa concreta di lavoro per gli artisti siciliani. In Sicilia purtroppo sono pochissimi quelli che riescono a vivere solo di musica, quindi l’unica alternativa è rivolgersi lì dove c’è un mercato, come l’Australia dove ancora si vendono i dischi».

Ricerca, esplorazione, sperimentazione. Sono queste le parole d’ordine degli Oi Dipnoi che in questo nuovo disco offrono un viaggio in musica che a partire da sonorità tipicamente siciliane presenti in brani come Ciatu, il tradizionale Zagara e Lilla Tarante (l’unione di due tarantelle originali degli oi Dipnoi), arrivano fino alle sonorità del centro Europa (con il valzer Zoe ) alle ballate celtiche (Scottish), trasportando gli ascoltatori in un viaggio in musica che attraversa la Grecia e l'Ungheria fino ad approdare con Oceania nella tanto amata Australia (dove è stato composto), con un susseguirsi di brani che trovano in Bastrika il cordone ombelicale con il precedente disco: «In sanscrito significa “mantice” ma anche “respirazione” – conclude Carnemolla - e non a caso è anche il titolo del precedente disco, perché è il centro del nostro progetto musicale. E' un brano scritto da Valerio dopo l'uscita del precedente disco, e contiene tutto quello che serve».


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 19 dicembre 2017
Aggiornato il 22 dicembre 2017 alle 20:29





Lavinia D'Agostino

Palermitana classe '78, vive a Catania per scelta. È convinta che due cose la leghino a questa città: l'accoglienza e l'allegria. È iscritta all'Ordine dei Giornalisti dal 2000 ed è giornalista professionista dal 2014. Nel tempo libero ama conoscere, parlare e cucinare.


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