Nino Genovese: «”Scirocco e Zagara” nasce dal bisogno di raccontare un disagio»

Libri e Fumetti L’editore Carlo Frilli ha voluto aprire l'anno in cui la Fratelli Frilli Editori festeggia il 20° anniversario pubblicando il nuovo romanzo del medico anestesista di Barcellona Pozzo di Gotto - scoperto nel 2004 dall'editore toscano Gordiano Lupi - che con la prima avventura del maresciallo dei carabinieri Gianluca Mariangelo, ambientata nella provincia di Messina, inaugura il suo esordio nel genere noir

Comincia venerdì 7 febbraio da Sassari, dove vive e opera la sua agente Marcella Brianda, della BieMme servizi letterari, il tour di presentazioni di “Scirocco e Zagara” (Fratelli Frilli Editori), l’ultimo romanzo di Nino Genovese, direttore artistico del Gioiosa Book FestivalUn romanzo che più siciliano non si può, già dal titolo, con cui l’editore Carlo Frilli ha voluto aprire il 2020, anno in cui la casa editrice festeggia il ventesimo anniversario (ad ottobre tre giorni di eventi a Genova), dando immediata visibilità allo scrittore isolano.

Lo scrittore Nino Genovese

A scoprire e lanciare Nino Genovese, quando non aveva neppure vent’anni, è stato il lungimirante fiuto dello scrittore/editore toscano Gordiano Lupi. Da allora, senza mai allontanarsi troppo dalla sua Barcellona Pozzo di Gotto, questo giovane medico non s’è più fermato, e tra una seduta in sala operatoria e un parto d’urgenza, continua a inventare storie: «Prima o dopo completerò anche Un cesareo tira l’altro, un pamphlet già iniziato che descrive con un sorriso le allucinanti condizioni di lavoro a cui siamo costretti a far fronte noi anestesisti/rianimatori siciliani».
Con l’esordio nel noir di Nino Genovese, anche la provincia di Messina diventa terra d’elezione per ambientarvi delitti di carta, tra le granite di Barcellona e il salmastro spumoso di Lipari.

«“Scirocco e Zagara” nasce dal bisogno di raccontare e raffigurare su carta un disagio o un pensiero, sentimenti che trovano sfogo solo quando sono davanti al cursore lampeggiante del pc. Resto nel mio studio con la sola compagnia di un toscanello ammezzato, rigorosamente giallo, e le dita che viaggiano veloci sulla tastiera. Spesso mi chiedono perché scrivo, la risposta è semplice: per scacciare via i fantasmi della vita e non rimuginare su ciò che ci è stato tolto».
L’autore accenna appena ai morsi che la vita reale non risparmia a nessuno quando addenta e strappa brandelli della propria esistenza. Quando perfino un medico rianimatore misura la propria impotenza, e si affida alla scrittura per ritrovare coi suoi personaggi quella chiave di lettura che tutti vorremmo, quella in cui alla fine ogni cosa trova il suo posto nella vita.

«Sono un anestesista rianimatore, una di quelle figure professionali che vivono nell’anonimato delle notti trascorse tra morte e dolore, tra un cuore che riparte e uno che non ripartirà nonostante i nostri sforzi. Sono rianimatore per gli altri, ma narratore per me stesso, perché quando si chiudono le porte del complesso operatorio, il dotor Genovese va a dormire e Nino torna libero di esprimersi. Il cinico e freddo anestesista di provincia lascia il posto al padre innamorato dei tramonti ammantati di fuoco».
E nel fuoco liquido del mare di Barcellona e dell’isola di Lipari trova inizio questa prima avventura del maresciallo dei carabinieri Gianluca Mariangelo, che proprio non li sopporta i cadaveri, al punto che di fronte a un corpo morto non riesce a trattenere i conati.

Nino Genovese (a destra) con alcuni colleghi durante una pausa a lavoro

«Ho deciso di ambientare la storia nella mia Barcellona Pozzo di Gotto, nota per la cronaca mafiosa e per l’omicidio di Beppe Alfano. Ma la mia città non è solo questo. Nonostante i mille problemi che la affliggono, io mi sento barcellonese e sento un fermento culturale e umano forte, una voglia di cambiamento che non tarderà a farla rinascere. Il mio compito, come quello di ogni cittadino, è di migliorare noi stessi e le nostre azioni per un bene comune. Sono innamorato delle nostre meravigliose spiagge di Spinesante e della vista delle Eolie. Sono paesaggi che vanno vissuti, così come va vissuta Lipari, città in cui ho lavorato e dove tanti amici mi aspettano a braccia aperte. Ma per chi questa fortuna non ce l’ha, ho provato a raccontare e a descrivere questi luoghi dell’anima, dietro input del mio nuovo editore, Carlo Frilli, che ama la nostra isola e da tempo ha inserito nel suo catalogo autori siciliani».

“Scirocco e Zagara”, titolo non a caso fin troppo evocativo della Sicilia, si apre col ritrovamento del  cadavere di un prete, noto alle cronache per i suoi centri di accoglienza. Il religioso viene ritrovato nella piscina della sua lussuosa villa. Le alte sfere ecclesiastiche chiedono una rapida risoluzione del caso, ma il maresciallo Mariangelo, affiancato dal brigadiere Fascia, non è aduso a sopportare condizionamenti da chicchessia e metterà in naso tra prostitute e mafiosetti che vorticano attorno al progetto di accoglienza per orfani.
Dopo avere lavorato all’ospedale di San Giovanni in Fiore (Cs), a 1200 metri di altitudine – «Lì ho visto per la prima volta la neve e quell’ambientazione montana mi ha suggerito la trama di un noir in fase di elaborazione, il cui titolo provvisorio è Tracce di sangue sotto la neve» -, Nino Genovese è rientrato in Sicilia.  Col suo storico editore toscano, Edizioni Il Foglio di Gordiano Lupi, nel 2017 ha pubblicato Il nonno è un pirata/Il diadema, la lancia e l’uncino  e, nel 2019, Il Nonno è un pirata/Il guardiano del tempo, romanzi per ragazzi ispirati dal suo amatissimo nonno Turi: «Dobbiamo fare tesoro dei racconti dei vecchi – dice -, in loro c’è la saggezza di chi conosce il mondo e gli uomini».

Col racconto “Discesa” si è aggiudicato il Premio assoluto al concorso letterario “Mariano Pietrini” organizzato dall’Associazione CaLeCo di Caltagirone, mentre col racconto “Zanne” è stato inserito nell’antologia “Mosche contro vento” (Morellini 2019). Sempre nel 2019 ha sfiorato la vittoria al concorso “Tutti i sapori del giallo” organizzato a Langhirano (Parma) in collaborazione con Il Giallo Mondadori e si è classificato secondo col racconto “La morte in uno specchio”, ambientato a Gioiosa Marea.

Ho iniziato a pubblicare i miei primi scritti con Gordiano Lupi, nel 2004 – conclude Nino Genovese -.  Devo a lui molta della mia crescita. Mi ha tolto dalle mani degli sciacalli degli editori a pagamento e mi ha consigliato le prime letture per poter crescere. Non si scrive, se non si legge. Poi sul mio cammino ho incontrato molte altre persone: Salvo Zappulla, Andrea Franco, Enrico Luceri e Nicola Verde, che mi hanno consigliato saggiamente di cestinare molte cose. Ho iniziato a sentire la mia maturità quando ho avuto la consapevolezza dell’importanza di cestinare. Poi ho incontrato Marcella Brianda e Carlo Frilli, due persone che, ancor prima di essere professionisti dell’editoria, sono dotate di uno spessore umano incredibile. E così “Scirocco e Zagara” ha trovato casa».

Nino Genovese nel 2004 con l’editore Gordiano Lupi

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