venerdì 20 luglio 2018

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Mario Giuffrida: «Ascolto e replico lo sguardo rivelatore dei bambini»

Laboratori

Il responsabile dell'associazione catanese Le Città InVisibili da oltre 30 anni lavora con i più piccoli educandoli, attraverso il gioco, a una crescita attiva, e si propone di fare emergere i punti di vista dei bambini per costruire con loro un mondo di saperi, immaginazioni e relazioni, come nel libro di Italo Calvino scelto come metafora di una visione simultanea


di Maria Enza Giannetto

Quando legge una storia lui, i bambini intorno sono come stregati. Quando incontrano il maestro Mario, durante uno dei suoi laboratori didattici in giro per le scuole, soprattutto a Catania, i piccoli sgranano gli occhi, spalancano le orecchie, impazienti di sentire quale nuovo racconto avrà in serbo per loro.
Il maestro Mario di cognome fa Giuffrida, ha 57 anni, ed è un educatore e animatore socioculturale. Responsabile de Le Città InVisibili, associazione di ricerca e promozione di attività socio educative, da ormai 30 anni lavora con i minori e si propone di fare emergere i punti di vista dei bambini e la costruzione di un mondo di saperi, immaginazioni, relazioni. E lo fa, anche con l’associazione, attraverso la cosa più semplice: ascoltando e replicando lo sguardo rivelatore dei bambini sul mondo e sulla realtà, proprio come in quelle “Le città invisibili” di Italo Calvino, scelte come metafora per la visione simultanea di più punti di vista.

Mario Giuffrida durante uno dei suoi laboratori

Mario, come è entrato nel mondo dell’educazione per l’infanzia?
«Nasco dalle ceneri di un ipotetico promettente avvocato. Un giorno, a pochi esami dalla laurea in Giurisprudenza, mi resi conto, grazie a una frase di Pascal, che per me era davvero difficile stare ”dentro i codici”. Potevo, quindi, intraprendere due strade: diventare un inventore di diritto e quindi creare nuovi codici, oppure cambiare totalmente vita. Avevo circa 24 anni e con un gruppo di amici decidemmo che volevamo rivoluzionare il mondo della scuola. Presi la maturità magistrale ma, mentre alcuni di quei miei amici entrarono nel mondo della scuola, io continuavo a sentirmi stretto dentro un certo tipo di istituzione».
In pratica voleva fare il maestro senza una scuola?

«A me sarebbe molto piaciuto avviare un’operazione educativa di ampio spettro, a partire, ad esempio, dalle esperienze pedagogiche di Mario Lodi. Ammetto che fare il maestro mi sarebbe molto, molto piaciuto, ma non riuscivo a vedermi all’interno del sistema scolastico. Abbiamo provato a lavorare ad un progetto di scuola aperta, ma era difficile da applicare, così, per caso, mi ritrovai a seguire un corso regionale per animatore socio culturale e lì incontrai Carla Cannizzaro, la mia prima insegnante di espressione corporea. Fu proprio perché c’era lei in quel corso che decisi di completarlo e, alla fine, è coinciso con il percorso della mia vita».

Mario Giuffrida

Come è arrivato alla ideazione di Le città invisibili?
«Ho fatto tesoro di tante esperienze positive, imparando anche a capire meglio cosa invece non funzionava affatto con i bambini e a tenermi lontano da quel “protagonismo” all’interno del mondo dell’infanzia e da quella teoria che contrastava con la pratica. Nel 2000, ho capito che era il momento di costruire qualcosa che andasse, a mio avviso, incontro a quella che era l’espressività dei bambini. Ho dato vita a Le città invisibili e lanciato subito BambinaRte un progetto sui linguaggi che, a partire dalla deformazione della parola “bambinate” siamo riuscita a creare la fascinazione dell’arte a modo dei bambini. Il progetto ha raccontato di arte, di gioco, giocattoli, audiovisivo. Ogni anno, individuavamo temi differenti, che poi dalle scuole venivano fuori per contaminare di bellezza i luoghi della città, dal Castello Ursino al Palazzo della Cultura. L'eredità di BambinaRte sta ora dentro il nuovo progetto che porto avanti da sei anni e che si chiama Lib(E)ri che riprende le linee che hanno ispirato il percorso precedente e che adesso sta investendo sempre sui linguaggi espressivi ma con un occhio più attento alla promozione del libro e della lettura».
Come sceglie i collaboratori? Da cosa capisce che condividono con lei la stessa visione dell’approccio con i bambini?

«Sono riuscito a creare un bel gruppi di collaboratori e quando si creano situazione in cui c’è la possibilità di riconoscere un minimo di contributo mi piace molto lavorare con persone che apportano la loro visione dell’arte al servizio dei bambini: illustratori, scrittori, narratori noti, ma anche giovani che hanno freschezza e molto da raccontare».

Mario Giuffrida durante uno dei suoi laboratori

Come prepara i suoi laboratori, i suoi interventi?
«Nel mio quarto di secolo di esperienza nel campo dei linguaggi espressivi, ho sempre cercato di sviluppare proposte (che spaziano dalla legalità alla creatività, dalla lettura alla scrittura, dall’arte al cinema, dal teatro al gioco, dalla formazione alla documentazione) che possano imprimere una svolta metodologica e di prospettive con percorsi finalizzati ad un processo educativo e di crescita civile e culturale, attraverso il gioco, strumento privilegiato di crescita attiva. I laboratori devono sempre offrire l’opportunità di riscoprire forme di aggregazione e di incontro per condividere con i bambini occasioni di gioco e di esperienza, perché costruire una cultura ludica serve anche ad avvicinare il mondo degli adulti all’infanzia, e comprendere i bisogni e le necessità, attraverso “un approccio basato sulla partecipazione attiva degli attori chiave di una comunità, a cominciare dalla famiglia, dalla scuola, fino ad esplorare il ruolo di promozione e di garanzia delle istituzioni locali».

Come si evita il rischio di annoiarsi, di perdere l’entusiasmo?
«Ho la fortuna di poter inventarmi percorsi nuovi in continuazione. Anche se, ad esempio, ogni tre anni potrei anche riproporre gli stessi percorsi, mi sono dato un unico imperativo categorico: quello di non replicare mai nulla e il patrimonio d’archivio delle Città invisibili lo dimostra».


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Pubblicato il 02 gennaio 2018
Aggiornato il 23 gennaio 2018 alle 13:59