mariaFausta: «Dopo “Million Faces” sono pronta per la svolta rock»

Musica In questi giorni di ritiro forzato nella sua Spadafora, la cantautrice messinese sta ultimando il nuovo album, atteso per novembre, con il quale sorprenderà molti. I primi due singoli estratti, infatti, sembrano tracciare un approccio a metà tra Siouxsie Sioux e Pj Harvey: «E' vero che ho studiato al Conservatorio - dice la cantautrice -, ma sono cresciuta nel rock e nel prog. Da ragazzina amavo suonare ai motoraduni»

Milioni di volti, più uno. Inedito e sorprendente. Nel ritiro forzato nella sua Spadafora, sul versante tirrenico della provincia messinese, Maria Fausta Rizzo sta ultimando il suo secondo disco. Uscirà, come il primo, a firma mariaFausta, il nome che ha scelto per segnare la sua carriera solista. Un percorso intrapreso dopo le numerose esperienze vissute tra Francia e Italia e gli album realizzati con la progressive band Spell Trio, di cui è stata leader e cantante/violinista.

La cantautrice messinese mariaFausta, nome d’arte di Maria Fausta Rizzo

Tre anni dopo “Million Faces” – riuscitissimo esordio in cui si era divertita a mescolare pop, blues, jazz, musica orchestrale e elettronica – l’artista messinese è adesso pronta a sorprendere tutti con una svolta rock. I due primi singoli estratti, grintosi e graffianti, sembrano tracciare un approccio a metà tra Siouxsie Sioux e Pj Harvey. «Il rock è uno stile di vita – racconta – un modo di pensare. Io col rock ci sono cresciuta. E volevo che questo aspetto avesse spazio nella mia produzione».

Diplomata in violino al conservatorio Corelli di Messina, poi in jazz al Cmdl in Francia e in direzione d’orchestra a Vicenza: leggendo il tuo curriculum confesso che non me lo sarei aspettato…
«E’ vero che ho studiato al Conservatorio ma questa “deviazione” – dice ridendo – l’ho sempre avuta, sin da ragazzina. A 14 anni accendevo il distorsore della chitarra e suonavo ai motoraduni…».

Come stai vivendo questa pausa forzata dovuta all’emergenza epidemiologica?
«Al momento, per la mia attività non cambia molto. La quarantena è una cosa a cui sono abituata quando realizzo un disco. Certo c’erano dei concerti in programma che abbiamo dovuto rimandare».

Mi racconti cosa è successo dopo l’uscita di “Million Faces”?
«Dopo il disco abbiamo fatto parecchi concerti. C’è stata una bella risposta del pubblico e ancora oggi mi arrivano feedback positivi. Sono inoltre tornata a scrivere per il teatro. Dopo “Doll is mine”, ho realizzato la musica di “Non domandarmi di me, Marta mia”, un progetto presentato all’Istituto di Cultura francese poi diventato una pièce con la bravissima attrice Elena Arvigo».

mariaFausta in uno scatto di Martha Micali

E questa virata verso il rock quando è maturata?
«In “Million Faces”, essendo il mio primo disco, ho voluto affrontare tanti lati di me. In realtà, anche nel prossimo ci saranno molte cose differenti. Ma sono tutte quelle che mancano nel precedente. Come ti dicevo, sono cresciuta nel rock e nel prog, quindi volevo scrivere dei pezzi che fossero vicini a questo mia lato, sia come interprete che come compositrice».

Alla fine dello scorso  novembre hai fatto uscire il primo singolo estratto dal nuovo album, “I’m Betting on You”.
«Parla dell’alienazione che c’è oggi. Di tutti i nostri valori che vengono banalizzati e di come perdiamo spesso la strada. Una confusione generale alla quale rispondo con la ricerca della speranza, che per me risiede nella bellezza, nella vita stessa, nell’amore. Non nell’amore stereotipato, ma in quello del senso più grande della parola. Oggi più che mai dobbiamo riscoprire l’importanza delle piccole cose».

Qualche giorno fa è uscito il secondo singolo, “Adrenaline Rush”. Anche questo, come per il precedente singolo, accompagnato da un videoclip in bianco e nero diretto da Martha Micali.
«Sì, l’idea di usare il bianco e nero è legato allo stile musicale più rock. “Adrenaline Rush” è il mio modo di intendere l’adrenalina. Ma non quella positiva. Adrenalina come mancanza di controllo che ti rende vulnerabile».

Rispetto alla ricchezza sonora del primo album, in questi brani diventano protagonisti chitarra, basso e batteria.
«Sì l’assetto è quello tipico della band live. Avevo bisogno di questa carica. Certo, nei brani ci sono anche momenti più leggeri o di elettronica. Ma sentivo in maniera esagerata la necessità di avere il suono della chitarra in primo piano, della batteria, di quella massa sonora che ti può dare solo lo strumento. Anche il beat, come in “Adrenaline Rush”, è più spinto. Sono pezzi più istintivi rispetto a quelli del primo album. Molti sono stati scritti suonando la chitarra acustica, che non è il mio strumento principale, mentre i brani del precedente disco erano nati al piano o al violino».

E a livello vocale verso che tipo di soluzioni ti sei spinta?
«Sono sempre io, ma la voce ha seguito la direzione della musica. E’ stata una cosa naturale. Ho cantato questi nuovi brani come sentivo di doverli cantare. Sicuramente non c’è nessun tipo di virtuosismo esagerato. Ho puntato di più sull’espressione».

Quando potremo ascoltare il nuovo disco?
«Ancora non abbiamo preso una decisione definitiva, vorremmo farlo uscire entro quest’anno e mi piacerebbe fare anche una stampa in vinile. La collaborazione con Elisabetta Galletta, che si sta occupando della parte manageriale, mi consente intanto di dedicarmi esclusivamente all’aspetto artistico. Mi trovo molto bene con lei. E’ una questione di intenti e allo stesso modo funziona con la band. Nella musica è così: i rapporti, prima di tutto, sono umani. Devi trovare le persone che vedono le cose come le vedi tu. E con Elisabetta mi sto trovando davvero molto bene».

Date le premesse, immagino che con i tuoi musicisti – Antonio Amante Reynolds alla chitarra, Massimo Pino al basso e Stefano Sgrò alla batteria – abbiate una gran voglia di portarlo dal vivo.
«Assolutamente sì. E’ un disco carico di energia. Non sono una di quelle che si porta le basi ai live. Quindi dal vivo il disco prenderà un’altra forma. Tra noi c’è un’energia che è pazzesca e non vediamo l’ora di poterlo suonare».

A che punto è la produzione?
«Il disco, in realtà, era già finito ma ho voluto aggiungere altre due cose che mi sono venute in mente negli ultimi tempi. Mi sono detta: “Perché no?”. Tra l’altro, probabilmente questi due nuovi brani apriranno ai cambiamenti che arriveranno con il disco successivo. Così è stato anche per il primo, in cui c’erano alcuni pezzi che aprivano la strada a questo album».

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