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Manoocher Deghati

Fotografia Sabato 6 ottobre a Palermo incontro con il pluripremiato fotoreporter iraniano, domenica 7 finissage della mostra del World Press Photo

Dall’Iran alla Francia in esilio. Per il regime, con quella macchina fotografica sempre in spalla, era un personaggio scomodo. Lui però voleva abbattere la censura e le barriere, raccontare l’orrore davanti ai suoi occhi attraverso l’obiettivo, mostrare davvero com’erano i campi di battaglia prima che fossero messi in ordine per le foto ufficiali. Si è beccato due proiettili per aver scattato nonostante tutto. Pochi in confronto ai tanti premi che Manoocher Deghati ha collezionato però in 40 anni di carriera. Sabato 6 ottobre, alle 18.30, il pluripremiato fotoreporter iraniano racconterà tutto quello che il suo obiettivo ha catturato in giro per il mondo durante l’ultima public lecture della mostra internazionale di fotografia che, per il secondo anno, è stata ospitata a Palazzo Bonocore in piazza Pretoria 2, a Palermo, grazie all’impegno di Cime di Vito Cramarossa e che fa parte del programma ufficiale di Palermo Capitale Italiana della Cultura. Durante la serata sarà presentato #VieniaFotografareinPuglia, il progetto che vede la partecipazione di due ambassador d’eccellenza. Oltre a Manoocher Deghati, che qualche anno fa ha scelto la Puglia come sua dimora stabile, ci sarà anche Francesco Pistilli, vincitore della categoria “general news” WPP 2018 e autore di un suggestivo reportage sulla Puglia. Apertura straordinaria fino alla mezzanotte.

Uno scatto di Manoocher Deghati - World Press Photo

Uno scatto di Manoocher Deghati – World Press Photo

Domenica 7 ottobre, a partire dalle ore 18, infine, serata conclusiva per il World Press Photo con la proiezione di tutte le foto vincitrici del premio dal 1955 ad oggi. Nato in Olanda 63 anni fa, il concorso di fotogiornalismo più famoso al mondo ha visto in gara 4.548 fotografi di 125 paesi. La premiazione della giuria, presieduta da Magdalena Herrera direttrice della fotografia a Geo France, è avvenuta lo scorso 12 aprile ad Amsterdam. A seguire rinfresco offerto da Bioesserì, mescita di vini rossi e bianchi di Mandrarossa e degustazione guidata di caffè a cura di Morettino.

Uno scatto di Adam Ferguson per il The New York Times

Uno scatto di Adam Ferguson per il The New York Times

Chi è Manoocher Deghati, pluripremiato fotoreporter iraniano
Creatore e direttore dell’unità fotografica di Nazioni Unite (UN-OCHA/IRIN) e di AINA Photojournalism Institute in Afghanistan, direttore fotografico per Agence France Press (AFP) e Associated Press (AP), Manoocher Deghati pubblica regolarmente i suoi lavori fotogiornalistici su National Geographic Magazine. Docente Masterclass per World Press Photo Amsterdam, nel 1984 ha vinto il primo premio del concorso nella categoria “news feature” con un reportage sulla guerra tra Iran e Iraq, mentre nel 1986 si aggiudicato il terzo posto nella categoria “daily life” con una foto che ritrae le donne rivestite di Chador che partecipano ai funerali di un leader della rivoluzione. Per sei anni, inoltre, ha fatto parte della giuria internazionale del concorso World Press Photo. Ha collaborato e collabora ancora con testate prestigiose come Time, Life Press, Newsweek, Figaro e Marie-Claire.

Nato in Iran nel 1954, Manoocher Deghati è un cittadino del mondo che, grazie alla sua macchina fotografica, ha documentato in maniera crudele e viva i momenti più drammatici della storia recente di Iran e Francia, ma anche Los Angeles e Costa Rica, informando attraverso le immagini il pubblico internazionale a dispetto delle distanze geo-grafiche e culturali. Ha fotografato i conflitti in Libano, Nord Irlanda, Stati Uniti, Panama, El Salvaor, Nicaragua, Guatemala, Honduras, Kuwait, Bosnia, Sudan, Somalia, Libia, Egitto, Israele e Palestina, Algeria, Marocco, Turchia, Arabia Saudita, Siria, Bangladesh, Etiopia, Filippine, Kenia, Sierra Leone, Uganda e Abu Dhabi.

Nel 1996 è rimasto gravemente ferito per West Bank mentre documentava il conflitto israelo-palestinese a Ramallah, sulla riva occidentale del Giordano. Rimpatriato in Francia, ha trascorso due anni in terapia fisica all’ospedale Invalides per veterani di guerra. Un episodio simile si è ripetuto nel 2000 durante la parentesi lavorativa parigina con AFP, quando è rimasto nuovamente ferito in occasione della visita del Primo Ministro francese Lionel Jospin a Ramallah, in Palestina. Creatore e direttore della unità fotografica d’UN-OCHA/IRIN, l’Agenzia Stampa Umanitaria delle Nazioni Unite a Nairobi, ha ricoperto anche il ruolo di osservatore internazionale delle Nazioni Unite in occasione delle elezioni della Loya Jirga nel 2000. Tra i premi conquistati anche il primo premio per il Fuji Price e il Georges Benderheim. Inoltre, tra gli innumerevoli riconoscimenti internazionali ricevuti negli anni, è stato anche sei volte “Miglior foto del mese” per l’AFP.

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