Mandrarossa Vineyard tour, festa della vendemmia

Calici & Boccali La kermesse di Cantine Settesoli, nata per far vivere la vendemmia a giovani e famiglie, ha anche l'obiettivo di destagionalizzare il turismo a Menfi, una zona in cui si può godere di un paesaggio mozzafiato e accoglienza autentica. «Non vendiamo solo vino - dice il presidente Giuseppe Bursi - ma tutto il territorio per far conoscere una Sicilia ancora vergine»

Grappoli d’uva matura corrono dritti in lunghi filari a spalliera verso il mare, affondando le radici nella sabbia, in un paesaggio sospeso tra la pineta e le acque cristalline. E’ Menfi con la sua vendemmia, che qui è una festa, ad aver aperto le porte all’accoglienza autentica, tra ricette della nonna, sfide gastronomiche e bicchieri di vino vero, organizzate in occasione del Mandrarossa Vineyard tour.

I vigneti affacciati sul mare di Menfi

I vigneti affacciati sul mare di Menfi

La kermesse, promossa ed organizzata da Cantine Settesoli per far vivere la vendemmia con forbici e cestini a giovani e famiglie, in un’atmosfera agreste ed informale, tra escursioni naturalistiche, passeggiate in mountain bike, a cavallo e, per i più temerari, in deltaplano, ha una formula easy che conquista. Tanto da far registrare in soli due giorni oltre tremila presenze tra turisti, visitatori, ma anche esperti e giornalisti che da otto anni si danno appuntamento in questa cittadina di 12mila abitanti, in provincia di Agrigento, con 11 chilometri di spiaggia caratterizzata dalle dune di sabbia, dall’antico borgo marinaro di Porto Palo, da ben 23 anni insignito della Bandiera Blu, e da una cultura contadina che qui è civiltà della vite.

Il Mandrarossa, il brand di punta di Cantine Settesoli attorno a cui si snoda il tour tra vigne e mare, è soprattutto la storia di successo di un pugno di contadini coraggiosi che nel terremoto del Belìce avevano perso tutto. «Si sono rimboccati le maniche – racconta Roberta Urso, P.R e responsabile comunicazione di Settesoli – ed una decina di viticoltori di Cantine Settesoli, nata nel ’58, decise di rimpiantare i vigneti. Nell’ottobre del 1965 la prima vendemmia».

Roberta Urso, P.R. e responsabile comunicazione di Settesoli

Roberta Urso, P.R. e responsabile comunicazione di Settesoli

Quello fu solo l’inizio di un lungo viaggio. Oggi è diventata una realtà consolidata: la più grande cooperativa vitivinicola d’Europa, con 30 cultivar diverse su 6mila ettari di terreno con vigneti localizzati su tre province e dieci comuni, che coinvolge circa 5mila famiglie e che rappresenta ben il 40% dell’export siciliano di vino.
Più che una cooperativa, Cantine Settesoli è una comunità di persone che coltiva piccoli appezzamenti di terreno, ognuno con la sua diversità ampeolografica, altimetrica, che disegnano la geografia di un territorio e di un paesaggio incontaminato. Sintesi dell’armonia tra l’uomo e la natura, che rappresenta il leit motiv della qualità del bon vivre per il “Menfishire”. In questi ultimi anni si è sviluppato un turismo di nicchia dove il vero lusso è godersi il relax in compagnia di un buon calice di vino, gustando piatti sinceri, nella tranquillità della campagna siciliana che si protende verso l’azzurro del mare.
«Il Mandrarossa Vineyard tour ha anche l’obiettivo di destagionalizzare il turismo. Non vendiamo solo il vino, ma tutto il territorio con l’intento di far conoscere una Sicilia ancora vergine, se vogliamo, dove la sostenibilità ambientale fa la differenza» dice Giuseppe Bursi, da due anni alla guida di Cantine Settesoli che quest’anno festeggia i primi vent’anni di Mandrarossa. Un traguardo importante, ma anche una nuova partenza con l’esplorazione di altri territori, come quello di Linguaglossa, sull’Etna, dove evrranno prodotti due vini: l’inaugurazione, entro dicembre di quest’anno, di una barricaia e una sala degustazione immersa nella bellezza del paesaggio con vista mare, oltre al restyling di una delle prime etichette di Mandrarossa, Feudo dei Fiori, un bianco ottenuto da uve 50% Grecanico ed il 50% Chardonnay.

Giuseppe Bursi, da due anni alla guida di Cantine Settesoli

Giuseppe Bursi, da due anni alla guida di Cantine Settesoli

Ricerca e sperimentazione sono la base del successo dei vini Mandrarossa che nascono dal progetto di mappature delle terre, di selezione dei vigneti e delle cultivar, di differenti tipologie di suoli, tra cui quelli calcarei ad altissimo potenziale. Il Bertolino Soprano Siciliano doc bianco 2017 e Terre del Sommacco Sicilia doc rosso 2016, monovarietali calcarei, sono l’espressione dell’accurato lavoro condotto dal team di agronomi e di enologi insieme all’Università di Palermo e a Pedro Parra, l’esperto di suoli cileno, teso ad ottimizzare il miglior rapporto suolo-vitigno. Una scommessa impegnativa, iniziata nel 2014, che interessa due vigne per complessive 75 ettari, selezionate fra 500 ettari vitati per la produzione Mandrarossa. Sono stati condotti test dell’elettroconduttività ad una profondità di circa 1,50 metri per l’individuazione della varietà ideale da impiantare su un determinato tipo di suolo, sulla base delle caratteristiche della mappatura realizzata. “Fare la differenza con uno stile autentico, radicalizzando il rapporto tra vino e territorio” è il new deal di Cantine Settesoli per competere sui mercati.

Passeggiate a cavallo durante il Mandrarossa Vineyard tour

Passeggiate a cavallo durante il Mandrarossa Vineyard tour

Il Mandrarossa vineyard tour è stata anche l’occasione per mettere a confronto le buone pratiche del sistema italiano del vino con Storie e territori di successo: i protagonisti si raccontano, un’antologia di storie di fatica e d’identità di chi, attraverso le mosse vincenti di marketing territoriali e di riscoperta del patrimonio di biodiversità, ha creato e alimentato la reputazione, partendo dai vini, del territorio di appartenenza.
Si sono così’ avvicendati, con la guida del giornalista di enogastronomia Andrea Gabbrielli, gli interventi di Aldo Lorenzoni, direttore del Consorzio di Soave, Graziano Nicosia, vicepresidente del Consorzio DOC Etna, Mario Cuccia, presidente dell’azienda agricola toscana San Felice, Stefano Cinelli Colombini, amministratore delegato della Fattoria Barbi di Montalcino, Giuseppe Di Martino, dell’omonimo pastificio, il guru dell’antica pasta di Gragnano IGP di Napoli, e l’assessore regionale all’agricoltura Edy Bandiera.
Racconti di ieri e le sfide di oggi. A passo con l’evoluzione 2.0 per un mercato del vino senza frontiere e a portata di smarthphone è stato il filo conduttore dell’ intervento dell’enologo Angelo Minelli, unico italiano wine specialist della squadra di Wine Search, una sorta di Google dedicato al nettare di Bacco. Nata nel ’99, la società neozelandese che conta 38mila distributori e circa 60 milioni di offerte, compara gratuitamente prezzi guidando, da una parte il consumatore ad una scelta consapevole, e dall’altra le aziende supportandole a meglio posizionare il proprio prodotto nei mercati all’estero.

Rosa Erba, Valeria Raciti, Andrea Lo Cicero e Annella Patti Signorelli

Rosa Erba, Valeria Raciti, Andrea Lo Cicero e Annella Patti Signorelli

Tra le novità del tour 2019, il Mandrachef, la sfida gastronomica tra Valeria Raciti, la 32enne di Aci Castello “Masterchef d’Italia 2019” e Andrea Lo Cicero, ex rugbista, testimonial di Mandrarossa. I due chef hanno rielaborato le ricette della tradizione custodite dalla Brigata delle Signore, le mattatrici della manifestazione fin dall’esordio.
«Siamo orgogliose di farne parte – dice Annella Patti Signorelli, insegnante di 54 anni con la passione per i fornelli -. Siamo 15 donne dai 30 ai 75 anni e siamo onorate di essere parte integrante della manifestazione. Con noi anche le nostre figlie». Tra loro si tramandano ricette e segreti, come quello di L’ovu incannulato, un cannolo diverso dal solito, approntato dalle donne d’un tempo, quando in in un tempo in cui mancavano i frigoriferi, si creava l’involucro con una frittatina di uovo dove poi veniva avvolta la ricotta di pecora.
Ed ancora La Rota, una cialda friabilissima a forma di ruota realizzata con farina di Russello, passata nell’olio caldo, e i cui raggi vengono riempiti di dolcissima ricotta.Tutti i banchi d’assaggio sono stati presi d’assalto: da quello con pane e l’olio di Nocellara del Belìce, la cultivar d’eccellenza del territorio, a quello con i formaggi abbinati al miele, dalle olive alle busiate con salsa di pomodoro fatta in casa.

La rota preparata dalla Brigata delle Signore

La rota preparata dalla Brigata delle Signore

«Il Mandrarossa Vineyard Tour ci ha cambiato la vita – aggiunge Anarella – perchè veniamo chiamate da più parti a proporre i piatti della tradizione menfitana, come ad esempio la pasta con il broccolo che facciamo con un trito di aglio, cipolla, uva passa e pinoli e l’aggiunta dalla vastedda del Belìce (il nostro formaggio tipico), e i primi ad apprezzare – dice ridendo – sono stati i nostri mariti, perchè abbiamo imparato a curare anche la presentazione».
Da un anno alcune di loro hanno creato l’associazione “La Sicilia racconta”, attraverso cui declinano la cultura della cucina siciliana in ogni piatto.

L'ovu incannulato della Brigata delle Signore

L’ovu incannulato della Brigata delle Signore

Mandrarossa Vineyard tour 2019 volge al termine. Dalla Pineta Pilella l’odore delle immancabili sarde grigliate arriva fino alla spiaggia delle Ciache bianche, dove sono in molti ad ammirare lo spettacolo del tramonto, ovviamente in compagnia di calice di vino.

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