Le sentinelle del mare,
da Catania a Santa Maria La Scala

Itinerari Itinerario lungo la fascia costiera Ionica alla scoperta di ciò che resta di un antichissimo ma avanzato sistema difensivo fatto di torri, fortezze e garitte. Solo una parte delle oltre duecento strutture che cingono il periplo dell’isola, e che per lungo tempo hanno rappresentato un efficace sistema di avvistamento e segnalazione

In un qualsiasi tratto costiero siciliano, osservando con sguardo attento il profilo della costa, quasi certamente scoveremo una torre, una garitta o un castello. E poi una successiva, contigua alla prima, e poi un’altra, e un’altra ancora. Non è una coincidenza, ma ciò che resta di un avanzato sistema difensivo risalente al XV-XVII secolo. Un sistema finalizzato a svolgere una duplice funzione: difesa costiera del territorio e cintura sanitaria (volta a tutelare la popolazione da malattie estremamente contagiose).

La Torre di Ognina - ph CTA Sicilia

Le cronache storiche raccontano che tale sistema permetteva alla sentinella, o “torriere”, di comunicare il pericolo avvistato mediante un efficace sistema di segnalazioni che consentiva alle torri (e garitte) di far transitare il messaggio di allerta alla popolazione e alle autorità locali. Le medesime cronache stimano che tale sistema di dialogo tra torri consentiva di veicolare i messaggi sino all’estremità opposta in circa 60 minuti, nei periodi di massima efficienza.
Un sistema dialogico affascinante ricco di curiosi aneddoti che ben si presta per un itinerario che si snoda lungo le oltre duecento strutture che cingono per intero il periplo dell’isola con le loro differenti peculiarità.
Partendo dalla città di Catania, attraverso un percorso che si dipana lungo il tratto costiero in direzione Messina, possiamo ammirare il sistema difensivo torriero che da Ognina arriva fino a Santa Maria La Scala.
Le torri siciliane erano strutture semplici ma svolgevano funzioni complesse. Erano costruite generalmente su tre livelli, il più basso serviva come deposito ed era quello maggiormente rinforzato, il sopraelevato ospitava la piccola guarnigione, generalmente composta da 2-3 elementi, mentre il terzo livello corrispondeva ad una “terrazza” dall’alto della quale il “torriere” poteva vigilare sul territorio e sul mare circostante.

Il ruolo di “torriere” era particolarmente ambito, accessibile ai ceti bassi e molto considerato nella comunità, anche perché era autorizzato ad essere armato anche “fuori servizio”: un privilegio concesso, di norma, solo ai nobili e ai cavalieri.
Naturalmente a tale onore corrispondevano non pochi oneri: nel periodo di maggior rischio di incursioni piratesche i turni di guardia erano intensi e durissimi. Ogni mancanza, ritardo, o peggio, assenza del “torriere” aveva conseguenze gravissime, con pene che andavano dal licenziamento, alla reclusione, fino anche all’impiccagione.

Catania, Castello Ursino

Il “sistema” difensivo siciliano era composto non solo dalle torri ma anche da altre strutture, come i castelli, i forti e le garitte.
Il Castello Ursino di Catania, oggi nel cuore storico della città, testimonia la profonda influenza che il periodo spagnolo ebbe sullo sviluppo di questo quartiere sorto attorno a quello che era il centro politico, amministrativo e militare della città, e che ospitava molte delle famiglie “vicine” al re o vicerè. Fondato da Federico II nel XII secolo, fino al 1669 era affacciato proprio sul mare, posizionato com’era in cima a un promontorio. Poi la drammatica colata lavica che riversò su Catania più di un milione e mezzo di metri cubi di lava, lo allontanò dal mare di oltre un chilometro e mezzo.Il castello oggi rappresenta una fortezza di eccezionale valore storico e architettonico, ma all’epoca del suo massimo splendore costituiva il caposaldo del sistema di difesa della città. Dall’alto delle sue torri circolari era possibile controllare un’ampia fascia di territorio: da Acireale al fiume Simeto.Percorrendo il litorale in direzione nord, attraverso il “lungomare” di Catania che ne segna l’estremo confine a est, in piazza Europa spicca un piccolo sollevamento lavico con una curiosa struttura in pietra scura. Si tratta di un cubo realizzato in pietra lavica, facilmente riconoscibile per lo strano tetto a cuspide: è una garitta, la punta avanzata del sistema di avvistamento isolano, strettamente collegata alle torri e alle fortezze. Questo tipo di strutture sono dei veri e proprio monumenti da proteggere e tutelare, e svolgevano un ruolo determinate nel sistema difensivo: poste proprio a ridosso del mare consentivano un controllo ravvicinato, specie nella penombra serale, contro eventuali tentativi di sbarco e invasione.

La caditoria della Torre di Ognina - ph CTA Sicilia

Procedendo ancora sul lungomare di Catania, adagiato sulle lave dette del “rotolo”, si arriva al borgo di Ognina. Questo piccolo borgo marinaro, oggi tra i più veraci ed originali della città, ha una storia di assoluto rispetto: Lognina è stato uno dei porti della urbe tra i più importanti, già utilizzato nella prima colonizzazione calcidese nel VI secolo a.C., fu un importante scalo navale e commerciale in epoca romana. Una gradinata in pietra lavica segna l’ingresso al Santuario di Santa Maria dell’Ognina, un piccolo gioiello artistico con una storia che parte dal XI: prima abbazia basiliana, successivamente chiesa e santuario. Oggi è un piccolo scrigno ricco di cose da vedere, tra cui le tele della scuola di Polidoro da Caravaggio (XVII secolo). Da una delle navate laterali della chiesa si accede alla piccola torre merlata che a fatica si vede dall’esterno. Osservandola da vicino, si riconosce subito un dettaglio che stupisce e incuriosisce: sulla parte esterna del muro in coccio e malta, sporge una paratia in muratura di forma rettangolare con un varco verso il basso. Si tratta di una caditoia, una tipica struttura medievale realizzata allo scopo di difendere i tentativi di irruzione. La storia racconta che la torre di Ognina sorgeva più alta e era lambita dal mare, ma le colate laviche ne modificarono quote e assetto. Anche questa torre entrò a fare parte del “sistema” di avvistamento, data la sua posizione strategica rispetto alla Catania del tempo.

Il Castello di Aci Castello - ph CTA Sicilia

Proseguendo sul litorale della “scogliera”, una strada panoramica che congiunge la città e il mare, si arriva al bellissimo castello Normanno di Aci Castello, una formidabile struttura medievale dell’XI secolo, possente e perfettamente integrato nella roccia di una rupe vulcanica, che fa parte di un articolato arcipelago composto da diversi faraglioni, risultato di sollevamenti marini datati attorno i 600.000 anni fa. Un potente contrafforte in conci lavici dà il benvenuto al Castello, un unico e immenso “monolite grigio scuro” spettacolare e scenografico. Si racconta che anticamente il Castello era interamente circondato dalle acque del mare e collegato alla terraferma mediante un ponte levatoio. Il Castello era uno degli elementi fondamentali nella funzione di controllo e di raccordo della costa antistante Catania, segnava inoltre la struttura di riferimento di una antica baronia, ed estendeva i suoi domini sino l’odierna Acireale.
Di questo bellissimo manufatto colpisce la posizione protesa sul mare, propriodi fronte gli omerici faraglioni dell’Arcipelago dei Ciclopi. Purtroppo all’interno del Castello è rimasto ben poco: restauri poco filologici ne hanno stravolto gli ambienti e annebbiato l’identità, ma visitandolo si ha chiara la sensazione di inviolabilità che ne faceva il più importante e inespugnabile castello della zona etnea.

Il Bastioncello di Acitrezza -ph CTA Sicilia

Procedendo sempre sul bel lungomare si giunge, anche a piedi, alla frazione di Acitrezza, un vivace borgo marinaro contraddistinto dai Faraglioni e dalla piccola isola Lachea proprietà, per lascito nobiliare, dell’Università di Catania. Insieme costituiscono un piccolo gioiello ambientale e naturalistico, lo skyline caratteristico di Acitrezza, nonché la punta di diamante della Area Marina Protetta Isole dei Ciclopi.
Anche ad Acitrezza c’è una torre d’avvistamento, ma non si vede. Nota come il Bastioncello, la piccola torre “appadronata” – ovvero costruita su iniziativa privata-, sorge ancora intatta sebbene circondata da piccole abitazioni. Trovarla è una vera sfida, ma ne vale la pena perché riserva piacevoli sorprese. Dopo il recupero del Comune la struttura è venuta fuori come il piccolo gioiello che è: costruita attorno al XVIII secolo aveva una gemella che fu abbattuta. Entrambe le torri controllavano l’antico scaro di pescatori voluto dalla nobile famiglia dei Principi Riggio. L’interno dell’unica torre rimasta è stato ben recuperato, e sono ancora visibili le nicchie a muro, dei veri e proprio armadi incassati che erano utilizzati come ripostiglio per le armi e le munizioni, e un sistema ingegnoso di recupero dell’acqua piovana assicurava un’adeguata scorta anche in caso di riparo forzoso. Sopra la verticale della porta, oggi elevata a quota stradale – ma un tempo sopraelevata ad un’altezza di circa 4 mt -, si scorgono dei “mensoloni” intagliati in pietra lavica scurissima, una volta utilizzati come base di appoggio per consentire alle sentinelle di sporgersi oltre il muro.

Capomulini, Torre Sant'Anna - ph CTA Sicilia

Proseguendo sulla strada provinciale in direzione di Messina, su una strada oggi asfaltata che in molti tratti coincide con l’antica strada consolare “Valeria” di epoca romana, a pochi chilometri si giunge nella frazione di Capomulini, un piccolissimo borgo di antichi e prestigiosi natali, già porto di riferimento in epoca Romana. Qui, nascosta sul promontorio, si erge la torre di Sant’Anna, risalente probabilmente all’XI secolo, integrata nel sistema difensivo nel XVII secolo dall’architetto militare Camillo Camilliani, principale artefice delle fortificazioni costiere della Sicilia su specifico incarico del vicerè Marcantonio Colonna. La torre si erge su un rupe lavica protesa sul mare all’interno della Riserva della Timpa, dalla cui sommità si gode di una vista mozzafiato. Purtroppo della torre quadrangolare rimane ben poco perché è stata malamente “annessa” al faro della marina che ne ha stravolto l’antica bellezza. Della struttura originale rimangono i mensoloni angolari e la base della torre a scarpa, rinforzata per resistere ai colpi dei primi cannoni utilizzati dalle marine dell’epoca.
Procedendo verso Acireale, vale la pena visitare la Riserva Naturale Orientata della Timpa: una profonda depressione geologica che dall’alto della strada provinciale sprofonda verso il mare, con altezze anche superiori agli 80 metri. Da qui si dipana la piccola “via spagnola”, realizzata attorno al 170 , che scende fino alla frazione marinara di Santa Maria La Scala. Il percorso si mostra in tutta la sua bellezza con una successione di piccoli e tortuosi tornanti di chiara impostazione medievale ed anse strettissime che consentivano di poterla tenere sotto controllo armato con relativa facilità. Il percorso in discesa offre una vista mozzafiato sui piccoli borghi marinari di Santa Maria La Scala e Santa Tecla, ma nelle giornate più limpide la vista spazia sino a Taormina e la Calabria.

Acireale, Fortezza del Tocco - ph CTA Sicilia

Lungo questo percorso si incontra la Fortezza del Tocco, un terrazzamento fortificato da cui si controllava un altro ampio tratto di costa. In particolare il piccolo approdo naturale, importante scalo di pesca oltre che commerciale, caratterizzato da un fondale sabbioso e la presenza di sorgenti di acqua dolce. Lo scalo era particolarmente ambito dai pirati, turchi soprattutto, che si addentravano anche nell’entroterra procedendo a ruberie e rapimenti. La fortezza viene detta del “Tocco” per la pratica di segnalare con un “tocco” di cannone il pericolo ai residenti, praticamente un “invito” a mettersi al sicuro, ma anche – e soprattutto – richiamo per la milizia civile ad accorrere in difesa. L’itinerario si conclude a Santa Maria La Scala: con una passeggiata sulla strada che attraversa il borgo e sfiora le piccole abitazioni, si sbuca su una piccola cala sabbiosa. Qui, difronte lo scaro del paese affollato di barche e lance da pesca, su un dosso vulcanico si staglia un’ultima garitta, quella in pietra lavica.

Questo itinerario è proposto da


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