venerdì 22 marzo 2019

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La Sicilia fotografata al Vinitaly

Calici & Boccali

Grande successo per la Sicilia alla kermesse enologica internazionale: 159 le aziende siciliane presenti con oltre 1500 etichette. Premiato il Feudo Disisa di Monreale per il miglior bianco, e tra le novità i vini biovegani di Noto e il nuovo Treno dei Vini dell'Etna che partirà il 30 aprile


di Giusy Messina

E' effervescente la Sicilia alla 50esima edizione del Vinitaly. Già dai riconoscimenti con il primo premio come miglior bianco al Chara 2015 di Feudo Disisa nell'agro di Monreale della famiglia Di Lorenzo, un blend autoctono di Catarratto ed Insolia, ottenuto nell'ambito del 5 Stars Wines, il nuovo concorso enologico presieduto da Ian D'Agata, direttore scientifico di Vinitaly International Academy.
A Verona l'Isola siciliana ha spiccato per novità, da quelle proposte da Silvio Greco, l'artista del vetro che trasforma le bottiglie in capolavori artistici unici, al treno dei vini dell'Etna che partirà il prossimo 30 aprile per promuovere l'enoturismo sull'Isola.
Ma la vera novità sono i numeri, più delle parole, che fotografano la buona salute del comparto enologico sull'Isola. «Sono state più di 217 milioni le bottiglie di qualità prodotte in Sicilia nel 2015, con un incremento dell'8,1% rispetto al precedente» racconta soddisfatto Lucio Monte, direttore dell'Istituto Regionale Vini ed Olii di Sicilia che ha portato a Verona 159 aziende, tra storiche e giovani, con circa 1500 etichette.

Mario Di Lorenzo del Feudo Disisa con la bottiglia del miglior bianco - ph Giusy Messina

«Aziende che hanno fatto della qualità in bottiglia e degli alti standard di professionalità - aggiunge Monte- il valore aggiunto della produzione regionale». Export e promozione sono i punti chiave su cui bisogna puntare «un percorso che intendiamo condividere insieme con i produttori» continua il direttore dell'Irvos. E molto ancora resta ancora da fare sul fronte della formazione e dell'innovazione.
«Dobbiamo aiutare le aziende a fare ricerca sulla sostenibilità perché devono produrre in termini moderni ed essere contemporaneamente efficienti ed ecologiche. Ma occorre anche -sottolinea Monte - che le aziende imparino a fare sistema, perché se è importante fare un buon vino, è altrettanto importante saperlo vendere».
Al termine della kermesse veronese si sono dette soddisfatte il 90% delle aziende, l'87% ha dichiarato di aver raggiunto gli obiettivi commerciali che si era prefissato ed oltre il 70% di aver firmato nuovi contratti.
L'appuntamento con la vetrina enologica internazionale è stata l'occasione per curiosare tra gli stand, alla ricerca di sorprese.

Le donne della Tenuta di Coste Ghirlanda - ph Giusy Messina

La prima è una sfida tutta al femminile ed arriva da Pantelleria.
La Perla nera del Mediterraneo, con i suoi scenari arcaici e senza tempo, ha conquistato Giulia Pazienza, 54 anni festeggiati durante il Vinitaly, manager dell'alta finanza che ha deciso di strappare all'incuria sei ettari di terreno e di trasformarli con l'aiuto della cognata Margherita (stilista di professione) e della nipote Katherina (ingegnere architetto di 29 anni) in un piccolo paradiso pantesco.
E' nata così Tenuta di Coste Ghirlanda, un microcosmo di profumi e sapori, nata nel rispetto della terra e dell'autenticità dei luoghi, che è frutto di un lungo e minuzioso lavoro di recupero della geografia del paesaggio con la costruzione dei muretti a secco, della coltivazione ad alberello di distese di Zibibbo lungo i terrazzamenti. Dalla tenacia e dalla passione delle tre donne, insieme all'enologo Lorenzo Landi, nel 2009 è nata “Laprimavolta” di uve bianche di Zibibbo e l'anno successivo “Jardinu” dedicato al prato verde, forse l'unico nell'isola. Vini eleganti che si spingono oltre la tradizione. Il fascino, è la cifra del loro impegno. Tutto è curato nei minimi dettagli: dalle etichette che trasmettono emozione all'officina, il ristorante en plein air tra i dammusi circondati dalla bellezza antica di una natura selvaggia. E a giugno si preannuncia l'apertura di una boutique hotel in quest'isola nera, profondamente affasciante e lontana dai clamori e dalla mondanità frenetica.

Roberta D'Urso della Cantina Settesoli - ps Giusy Messina

La Sicilia del vino guarda al futuro mantenendo il suo cuore nelle radici. La Cantina Settesoli, la più grande d'Europa con 24 milioni di bottiglie e 6mila ettari di vigneto nella provincia di Agrigento (tra Menfi, Montevago e Santa Margherita Belice), ha scelto di declinare in chiave fresca, moderna ed immediata, gli antichi vitigni della nostra terra: quelli a rischio di estinzione. E' il caso del Perricone o Pignatello che la Settesoli propone nella linea alta di Mandrarossa Igt in versione “rosè” che piace per la sua mineralità e freschezza.
«C'è voglia di territori,o e noi intendiamo proporlo ai giovani con un pizzico di leggerezza» spiega Roberta D'Urso, pr dell'azienda.
Tra le novità dell'azienda un Nerello Mascalese marino che nasce a Menfi, dove le vigne lambiscono il mare...

Tra i bicchieri del Vinitaly ci si stupisce per un vino che si reinventa, a dispetto dei secoli di storia. E' il caso del Mamertino, il vino prediletto da Giulio Cesare, nato dal blend di Nero D'Avola, Nocera e Nerello Mascalese. La giovane azienda Antica Tindari della famiglia Martino di Patti, propone, tra le novità, il “Don Giovanni”: un Nocera in purezza. L'azienda, aperta all'ospitalità con un antico casale immerso nella natura, con una vista mozzafiato sul panorama delle Eolie, punta molto al mercato estero dove esporta circa l'80% della sua produzione.
«I nostri vini - dice Christian Martino, caporedattore del Sole 24 Ore e vignaiolo per passione - colpiscono per l'unicità»

Stefania Busà di Feudo Rudinì - ph Giusy Messina

Un accurato lavoro di selezione di vitigni autoctoni è alla base di alcuni importanti successi nel settore. Ne sa qualcosa Stefania Busà, amministratrice dell'azienda pachinese "Feudo Rudinì", nell'estrema punta meridionale della Sicilia orientale. Culla di quel Nero D'Avola che qui è tutelato dalla DOC nella tipologia “Eloro Pachino”.
Tra muri a secco e terreni argillosi o di origine vulcanica, nascono i vini di Feudo Rudinì dove Saro e Giuseppe Di Pietro, rispettivamente suocero e marito di Stefania, lavorano con passione e professionalità per ottenere vini di grande qualità che hanno ottenuto riconoscimenti importanti. Al Vinitaly hanno presentato il restyling delle etichette e la valigia già pronta per conquistare il Giappone e l'America. «E' da un anno che ci puntiamo - continua con piglio deciso Stefania Busà - i giapponesi sono consumatori molto esigenti e scrupolosi. E noi forti della forza straordinaria della nostra identità storico-culturale possiamo conquistarli».

Giovanna Caruso di  Caruso & Minini -ph Giusy Messina

Al Vinitaly si incontrano più generazioni di produttori. Aziende e passioni che si tramandano di padre in figlio, lasciato un'importante impronta nel mercato. E' il caso di Giovanna Caruso, 27 anni, della Caruso & Minini di Marsala, in provincia di Trapani. Al di là della sua fulgida bellezza, la giovane ha talento e caparbietà. «Quest'anno al Vinitaly per la prima volta - dice con entusiasmo- presentiamo una linea biologica al 100% sia bianco che rosso DOC Sicilia. Dodicimila bottiglie sono il primo passo con l'obiettivo di convertire tutta l'azienda».
La cura della produzione riguarda ogni minimo dettaglio: dalla vigna alla cantina fino alle etichette realizzate con la carta da zucchero, nel pieno rispetto dell'ambiente. Il brand dell'azienda, che quest'anno al ProWein di Dusseldorf ha presentato le mini bottiglie di Insolia e di Nero D'Avola per un bere sano e responsabile, è «Difendere la realtà dei vitigni autoctoni dell'Isola con l'intento di raccontare nel bicchiere un pezzo di Sicilia».

La nuova generazione della famiglia Vaccaro - ph Giusy Messina

New look al Vinitaly anche per l'azienda di Giacomo Vaccaro, 45 ettari nella valle del Belice, nel cuore della DOC Salaparuta, che ha rinnovato sia le bottiglie che lo spazio espositivo con un design minimal, rispecchiando i nuovi codici interpretativi improntati alla semplicità ed alla trasparenza della new generation. Sono i figli Carmelo e Catia, rispettivamente enologo e responsabile marketing, insieme ai cugini, ad occuparsi dell'azienda nata negli anni '70. «Anche se abbiamo scelto una nuova immagine- spiega Carmelo Vaccaro- vogliamo dare continuità al lavoro della nostra grande famiglia che ha creduto e crede nella forza di questo territorio». Più che un pensiero la loro è una scelta di vita: autenticità è il leit motiv che si ritrova anche nel bicchiere. Tra le loro novità, un Nero d'Avola in versione rosato ed un accattivante quanto fresco blend di Catarratto e Zibibbo.

Le sorelle Paternò che hanno proposto a Vinitaly vini biovegani - ph Giusy Messina

Per la prima volta al Vinitaly anche i vini biovegani delle sorelle Marilina e Federina Paternò, di Noto. La prima azienda nell'Isola ad aver puntato da circa un anno e mezzo su nuova realtà enologica. In due non hanno neanche 50 anni ma, in compenso, hanno le idee molto chiare.
«Produciamo vini senza l'aggiunta di albume né di caseina -racconta Marilina Paternò- proprio per consentire alle persone che hanno delle intolleranze di bere in modo sano, privo di allergie». Ambasciatrici del territorio per Lega Ambiente, la nouvelle vague dell'enologia siciliana, è proprio il caso di dirlo, è in fermento...

Novità in vigna anche per le aziende storiche come Barone di Villagrande, dal 1727 una delle più rappresentative dell'Etna Doc.
«Circuito zero iniziando già dalla concimazione del terreno con letame di asino dell'azienda Asilat, che si trova nel nostro territorio - spiega Barbara Liuzzo, direttore commerciale dell'azienda di Milo –. Il nostro obiettivo è quello di valorizzare a 360 gradi tutte le migliori risorse del nostro territorio». L'azienda, che abbina la sua immagine ai disegni di Alfredo Guglielmino, il noto illustratore catanese, punta ad una rivoluzione lenta ma in sintonia con il desiderio di cambiamento. «Dobbiamo fare sempre più rete con le aziende dell'Etna che devono darsi un obiettivo da coltivare - continua Barbara Liuzzo -. Esportare il marchio Etna può essere vincente». E la loro azienda, immersa tra i vigneti a 700 metri sul livello del mare, è un piccolo e raffinato wine resort che già apre le porte al turismo internazionale e a quanti intendano vivere un'esperienza sensoriale.

Barbara Liuzzo di  Barone di Villagrande - ph Giusy Messina

Creativa e multimediale, invece, l'azienda Firriato che al Vinitaly si è raccontata con il film documentario “Una storia di vino” che declina l'azienda nei tre terroir d'elezione dell'Isola. Da Favignana all'Etna fino ai vigneti sulle colline trapanesi, l'azienda della famiglia Di Gaetano apre le porte all'accoglienza. «L'obiettivo è quello di esaltare il valore enologico dei diversi contesti - spiega Federico Lombardo, responsabile marketing dell'azienda- è su questo che abbiamo deciso di investire». Tre modi diversi di vivere una “wine experience” indimenticabile, dal mare delle Egadi sino all'Etna, passando dai vigneti di Trapani. E a quanti hanno partecipato al concorso a premi per vincere un soggiorno di una settimana alle Tenute di Calamoni, nell'ultima decade di giugno, non resta che aspettare... pazientemente.

Giovanni Scilio, presidente delle Strade del Vino dell'Etna - ph Giusy Messina

Per chi invece vuole provare emozioni ad alta quota, può optare per il nuovo Treno dei Vini dell'Etna che partirà da sabato 30 aprile. «Sarà possibile scoprire in tutta libertà le cantine più belle -spiega Giovanni Scilio, presidente delle Strade del Vino dell'Etna - il wine bus porterà i visitatori nelle aziende che intendono conoscere: un'esperienza nuova da vivere in assoluto relax. Il wine bus, infatti, ogni due ore passerà ad ogni fermata, consentendo quindi agli avventori di fermarsi per visitare, o anche mangiare per chi lo vorrà, nelle cantine o in uno dei numerosi ristoranti tipici» (info www.circumetnea.it).

 Elio Savoca, presidente Movimento del Turismo del Vino in Sicilia - ph Giusy Messina

L'appeal della Sicilia tra i wine lovers trova conferma nelle parole di Elio Savoca, presidente del Movimento del Turismo del Vino in Sicilia.
«Una recente ricerca ha sottolineato come la Sicilia oggi sia in assoluto la regione più menzionata su Instagram, celebre social network utilizzato per pubblicare soprattutto foto di viaggi. Anche questo è un dato incoraggiante nel perseguire l'obiettivo della promozione enoturistica. Il vino non è solo un bene di semplice fruizione privata - ha concluso Savoca-, ma significativo elemento di un comune patrimonio di tradizioni da evocare: il territorio viene promosso ed apprezzato attraverso il suo prodotto d'eccellenza».


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 18 aprile 2016





Giusy Messina

Palermitana, classe '63, ama profondamente la sua Isola. Il suo motto è: con leggerezza si possono dire cose importanti. Si occupa di enogastronomia, storie, luoghi e territori, per raccontare una Sicilia nascosta e preziosa. Ha collaborato con il quotidiano L'Ora, La Repubblica, Cult. Ha scritto la prima guida de Il Movimento del Turismo del Vino in Italia, per la Sicilia. È giornalista pubblicista dal 1996.


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