La prima crociata

Eventi Sabato 12 e domenica 13 dicembre a Palermo, una delle "serate speciali" di Mimmo Cuticchio

Per tutto il periodo di massimo splendore dell’Opra, gli spettacoli dei pupi componevano un grande mosaico in cui solo la Storia dei paladini di Francia si rappresentava per 371 serate consecutive.Il lungo ciclo veniva interrotto di tanto in tanto, soltanto dalle cosiddette “serate speciali” che si srotolavano in un’unica rappresentazione e raccontavano la storia di un eroe, un santo, un brigante: Mimmo Cuticchio ha recuperato questa tradizione e composto un ciclo di spettacoli che andrà avanti nei week end fino all’Epifania, nel Teatrino di via Bara all’Olivella, a Palermo.

Questo week end – sabato 12 e domenica 13 dicembre, alle ore 18.30 – tocca all’episodio che pesca nella Gerusalemme liberata del Tasso e racconta “La prima Crociata” con dovizia di duellie battaglie. Lo spettacolo è diretto da Mimmo Cuticchio. La compagnia è formata da: Mimmo, Giacomo e Tiziana Cuticchio e Tania Giordano. Al piano a cilindro: Mimma Giordano.

I paladini di Mimmo Cuticchio

La prima crociata è uno spettacolo dalla doppia anima: quella rinascimentale e quella che rilegge – all’interno della tradizione popolare dell’Opra – la grande poesia epico-cavalleresca. Nel 1096 i Normanni di Sicilia partecipano alla prima Crociata, per liberare la Terrasanta dai musulmani: li guida Tancredi, figlio di Emma d’Altavilla, sorella minore di Roberto il Guiscardo e di Ruggero I, e dunque cugino di re Ruggero. Nella Gerusalemme liberata di Torquato Tasso, Tancrediè un guerriero invincibile, amato da due principesse musulmane: da Erminia, figlia del re d’Antiochia, e da Clorinda, fortissima guerriera avversaria, figlia del re moro d’Etiopia, nata cristiana, ma affidata in fasce all’eunuco egiziano della madre, Arsete, che l’aveva sostituita con una negretta. Arsete era fuggito con la bimba bianca e bionda in Egitto, le aveva fatto da padre e l’aveva cresciuta nella fede musulmana. Vedendola partire per la guerra, consapevole “del gran rischio … ove ella gía” (XII, 19), per dissuaderla le svela il segreto della sua nascita. Clorinda, sentendosi morire, perdona e chiede non solo perdono, ma anche il battesimo.

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