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La generazione di Gaber ha perso, noi possiamo ancora pareggiare

Blog Il 2022 si porta con sé alcuni grandi vecchi i quali, ciascuno nel proprio campo, hanno lasciato un segno indelebile. Se fosse vissuto, di quella schiera avrebbe fatto parte anche Giorgio Gaber il quale invece l’1 gennaio di vent’anni fa, un po’ troppo presto uscì di scena. E se "La razza in estinzione" da "La mia generazione ha perso", non lasciava spazio alla speranza, "Io non mi sento italiano", uscita postuma, lasciava intravedere la luce in fondo al tunnel

Il 2022 che se ne va oggi si porta con sé alcuni grandi vecchi i quali, ciascuno nel proprio campo, hanno lasciato un segno indelebile. Poco prima di ferragosto se n’è andato Piero Angela, il volto buono della televisione che voleva formare oltre che informare. L’8 settembre se n’è andata la Regina Elisabetta, colei che sembrava eterna nel perpetuare il sogno di tanti della favola della monarchia; l’altro ieri se n’è andata il suo contraltare, la regina del punk Vivienne Westwood, la stilista che con una spilla da balia al labbro della prima su una t-shirt lanciò la sua sfida politica e di stile.

Nello stesso giorno della Westwood se n’è andato Pelè, O Rei del calcio, artista dello sport prima ancora che atleta, capace di essere amato da tutti coloro che hanno sofferto per i gol subiti dal genio brasiliano. Neanche il tempo di riprendersi ed ecco l’annunciata dipartita di papa Ratzinger, colui che da giovane prelato progressista diventò conservatore in reazione alla voglia di cambiamento che il ’68 infuse anche nella Chiesa ma che 10 anni fa finì per essere rivoluzionario uscendo di scena come nessuno mai, finalmente conscio che quel cambiamento invece era necessario ma che non toccava a lui portarlo avanti.

Se fosse vissuto, di quella schiera di grandi vecchi farebbe/avrebbe fatto parte anche Giorgio Gaber il quale invece l’1 gennaio di vent’anni fa, un po’ troppo presto uscì di scena, e ancora l’Italia che lo amò non si è del tutto ripresa dallo shock. Cantava in “La razza in estinzione”, tratto da “La mia generazione ha perso” uscito sei mesi prima della sua scomparsa: “La mia generazione ha visto / Migliaia di ragazzi pronti a tutto / Che stavano cercando / Magari con un po’ di presunzione / Di cambiare il mondo / Possiamo raccontarlo ai figli / Senza alcun rimorso / Ma la mia generazione ha perso”.

Oggi, in un’epoca in cui lo sport nazionale è portare le lancette della storia all’indietro “in memoria” di un’identità italiana che fondamentalmente non è mai esistita, dove la solidarietà nazionale è andata a farsi benedire ed ognuno, da Nord a Sud, pensa a sé stesso e al proprio cortile di casa, dove la politica ha fallito la propria missione di essere strumento al servizio di un popolo diventando un mostro che si autoalimenta, di primo acchito verrebbe quasi da condividere le parole di Gaber e ribadire che anche la nostra generazione ha perso.

Poi, però, Gaber, con le parole di Sandro Luporini, postuma ci lasciò “Io non mi sento italiano”, e la luce in fondo al tunnel tornò a farsi vedere. “Mi scusi Presidente / Ma ho in mente il fanatismo / Delle camicie nere / Al tempo del fascismo / Da cui un bel giorno nacque / Questa democrazia/ Che a farle i complimenti / Ci vuole fantasia / Io non mi sento italiano / Ma per fortuna o purtroppo lo sono”. … “Mi scusi Presidente / Ma questo nostro Stato / Che voi rappresentate / Mi sembra un po’ sfasciato”. …  “C’è un’aria incandescente / Si scannano su tutto / E poi non cambia niente / Io non mi sento italiano / Ma per fortuna o purtroppo lo sono” … “Questo bel Paese / Forse è poco saggio / Ha le idee confuse / Ma se fossi nato in altri luoghi / Poteva andarmi peggio” … “Mi scusi Presidente / Lo so che non gioite / Se il grido “Italia, Italia” / C’è solo alle partite / Ma un po’ per non morire / O forse un po’ per celia / Abbiam fatto l’Europa / Facciamo anche l’Italia / Io non mi sento italiano / Ma per fortuna o purtroppo lo sono”.

I tempi supplementari sono sempre possibili. Uno scatto d’orgoglio e la nostra generazione, figlia dell’Europa prima ancora che dell’Italia, potrebbe, se non vincere per il momento, almeno pareggiare.

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