Julie-Anne Stanzak: «Pina Bausch avrebbe amato il mare e la gente di Siracusa»

Danza Parla la danzatrice americana, erede della celebre coreografa tedesca scomparsa, che è arrivata nella città aretusea, chiamata dal Fiorile delle arti e delle culture, per realizzare la camminata pubblica The Nelken Line, evento che si è tenuto il 30 giugno: «Ho trovato nei giovani fame di movimento, di dare intensità al mondo interiore, coinvolgendo corpo, anima e mente»

“Danza, sulla tua strada che danza” è il verso di una canzone di Ivano Fossati per Mia Martini. Mi viene in mente mentre guardo le prove di Nelken Line e ascolto la coreografa dare agli allievi del laboratorio di danza la spiegazione dei gesti, della “linea dei chiodi di garofano”. La linea della camminata che Pina Bausch inventò e che una sua danzatrice, Julie Stanzack, ha rilanciato nel progetto Join! The Nelken – Line lanciato dalla Pina Bausch Foundation di Wuppertal. Julie-Anne Stanzak: due occhi, cristalli di ghiaccio e trasparenze di luna, brillano nell’abbaglio di luce di Siracusa e gettano riflessi sul più meravigliato dei sorrisi; un corpo flessibile come un giunco, fatto di spigoli d’armonia; braccia e mani che disegnano aria e voce mentre mi dice «La poesia della natura è dentro di noi, è la nostra passione».

Julie-Anne Stanzak a Ortigia

Lo sguardo, però, si fa severo perché è
lo stesso sguardo ereditato da una maestra eccezionale, da una danzatrice che ha concentrato nei nervi e nei muscoli, nelle linee del viso la dedizione a un mestiere vissuto come una passione. Lo sguardo di Pina Bausch, la divina. Julie Stanzak ne è l’erede naturale: eterea, fragile, forte, concreta come Pina. Lo faccio notare e Julie con malcelata timidezza, mi fa cenno di sì. E quando le chiedo cosa la rende simile a Pina Bausch e cosa invece la rende diversa, Julie sembra l’immagine riflessa di Pina: «Dopo averla conosciuta mi ripetevo sempre: vorrei essere come lei! Ci accomunano il desiderio di conoscere gli esseri umani, la perseveranza, la speranza, la passione per la poesia, soprattutto dei persiani e di Rumi. Pina ha quasi scientificamente voluto penetrare ogni confine di sé stessa e degli altri: in questo sono simile a lei. Pina Bausch è stato un esempio di caparbietà e di curiosità, di pervicace ricerca della bellezza. Di mio c’è il mio modo di vivere sempre in viaggio e con la voglia di condividere il mio lavoro. Tanti hanno conosciuto la danza di Pina Bausch attraverso i video, da Internet, dalla voce di qualcun altro o sui libri, mentre io voglio teatri e spettatori. Ho la grande necessità di condividere la mia esperienza».

Pina Bausch

E così Julie Stanzak arriva a Siracusa per rifare la camminata di Pina Bausch a dieci anni dalla morte, avvenuta il 9 maggio del 2009. Siracusa, la città che l’ha celebrata grazie all’associazione Fiorile delle Arti e delle culture e alla sua presidente Cristina Riccati. La camminata conclude un fitto calendario di eventi nel nome di Pina Bausch, l’inventrice del Tanztheater Wuppertal, l’esperimento più innovativo del concetto di danza come teatro. Immettere il teatro nella danza per Pina Bausch volle dire negli anni ’70 rompere con la tradizione del balletto romantico e ricercare la sintesi tra gesto, musica, palcoscenico. Le coreografie di Pina Bausch sono la rottura della quarta parete per mezzo dei movimenti del corpo, un inno all’energia e alla metamorfosi della natura, all’esaltazione dell’individualità contro la massificazione delle emozioni: «La danza è l’estensione della nostra anima in movimento», sottolinea Julie Stanzak. L’Inda ha ricordato il 3 giugno la rivoluzionaria danzatrice con la proiezione dei suoi primi “stuck”, i “pezzi” di teatro danza dedicati al mito di Ifigenia e di Orfeo e Euridice. Lo scorso giovedì è stato proiettato al Castello Maniace il film “Pina” di Wim Wenders, uno dei registi innamorati della Bausch. Gli altri sono stati Federico Fellini che la volle in “La nave va” e Pedro Almodovar che inserì una sua performance in “Parla con lei”. Alla Sicilia Pina Bausch dedicò nel 1989 uno dei suoi più intensi e “scandalosi” lavori, “Palermo, Palermo”. Così ricorda Julie Stanzak quel periodo nell’isola «Per Pina la Sicilia era mangiare, sentire, mettere dentro il cuore. Nei mesi in cui abbiamo girato a Palermo ho avuto l’occasione di conoscere la Sicilia, ma non ero mai stata a Siracusa. Ora sono felice di essere qui, perché credo che anche a Pina avrebbe fatto piacere camminare in questa città così piena di mare e di gente ospitale. Tutta la Sicilia per me è un’attrazione. La Sicilia è un paradiso in sé. Sono qui da otto giorni e mi sembra tutto incredibile. Anche la fame dei giovani attori dell’Inda che ho incontrato in due giorni di stage. Hanno fame di movimento, fame di dare intensità al loro mondo interiore, coinvolgendo corpo, anima e mente. Come ero io quando incontrai Pina Bausch».

Julie-Anne Stanzak con gli allievi dell'Inda

Nata negli Stati Uniti, Julie Stanzak esordisce giovanissima al Minneapolis Childrens Theatre e alChicago Lyric Opera Ballet. Trasferitasi in Europa ha cominciato a ballare con il Dutch National Ballet di Amsterdam fino all’incontro con Pina Bausch nel 1986. Da allora ha partecipato a tutti i suoi spettacoli e adesso, con seminari ed eventi come Nelken Line, continua a onorarne la memoria e l’arte.
A Siracusa Julie Stanzak ha tenuto in tre giorni laboratori gratuiti e aperti a tutti: scuole e compagnie di danza e di teatro del territorio, danzatori e non professionisti di ogni età, dai bambini agli anziani. Laboratori per preparare la camminata Nelken Line a Siracusa che si è tenuta domenica 30 giugno. La città così è stata inserita in questo progetto di eccellenza e di condivisione artistica che ha interessato molte città europee (la più lunga Nelken Line è stata a Dublino) e italiane tra cui Torino, Perugia e soprattutto Roma, che per Julie Stanzak è l’esperienza più vicina a quella di Siracusa con un percorso di circa 2 chilometri e mezzo. La camminata siracusana è partita dal Castello Maniace in Ortigia, ha tagliato le viuzze dell’isola, si è imbarcata su un battello per raggiungere lo Sbarcadero Santa Lucia. Un percorso accompagnato da improvvisazioni jazz-blues eseguite dal vivo dalla ragusana Tinto Brass Street Band e terminato con il partecipato e felice “AnnaKiti Melina Tour” dei Qbeta. Un percorso che collega la città vecchia a quella nuova, il centro storico alla periferia. «E’ stato un percorso obbligato – dice Stanzak – scelto da me e da Cristina Riccati perché a Siracusa c’è un grande castello, il mare, le barche, il porto. Abbiamo la possibilità di entrare nel cuore di una città e permettere al pubblico di assistere».

Stanzak con gli allievi della scuola siracusana Danza e danza

Alla Nelken Line hanno partecipato oltre sessanta performer, provenienti da Siracusa, Catania e Ragusa; tra di loro gli artisti del Collettivo Sicilymade (nato a Catania nel 2011 il gruppo sperimenta danza, teatro e arte visiva con l’intento di superare le barriere tra danza e teatro), gli allievi della Masterclass dell’Inda, gli studenti del Fiorile. Julie ha raccomandato agli artisti di indossare begli abiti. Un particolare che rende l’idea di una ricercatezza dei particolari tradotta in ricerca della bellezza nel rapporto tra uomo e arte, tra gesto e spazio. «Per Pina lo spazio è limite e vuoto da riempire nello stesso tempo. Lei ha riempito il palcoscenico di limiti, a Palermo i sassi, nelle camminate i garofani. Il palcoscenico è un’opportunità per fare del movimento lo stato dell’anima da cui nasce. Quando il movimento entra in uno spazio accade un fatto straordinariamente umano».

La Nelken Line a Siracusa

La camminata è attraversamento metaforico oltre che fisico, fatto di gesti ripetitivi, un mantra mimico, suggestionato dal linguaggio totemico degli indiani d’America: «
Premetto che tutte le compagnie legate alla scuola di Pina fanno questa camminata sui garofani. Dà inizio alla camminata una donna che racconta le quattro stagioni, ripetendo anzi immaginando i gesti degli indiani del Nord America. Pensate a un indiano che in un bosco deve parlare con un altro indiano di cui non conosce il linguaggio: comincia allora a fare gesti con le braccia e con il corpo. La primavera è disegnata con il pollice e l’indice in orizzontale che rappresentano l’erba ancora piccola; l’estate con il gesto delle mani in alto a significare l’erba alta e il sole. L’autunno con le foglie cadenti è un gesto in tre atti e infine l’inverno con le mani strette al corpo a indicare i brividi di freddo. E poi si ricomincia, sempre con la stessa sequenza. I passi, i gesti, il blues sono stati sin dall’inizio di questo spettacolo una fascinosa combinazione: abbiamo verificato che il pubblico non voleva stare in piedi ma ci imitava, seguendo le nostre mani e le note. Così ho pensato con la Fondazione Pina Bausch di far avvicinare quanta più gente a gesti così facili e pieni di poesia. Ho fatto persino un tutorial in modo che tutti, anche i colleghi di un ufficio, possano farli».

Una danza naturalistica con al centro il simbolo del garofano. Un simbolo accidentale: «Pina prima di questo spettacolo ha forse visto un vastissimo campo di fiori in Cile. Ma non sono sicura se fossero realmente garofani o papaveri. In ogni modo è un campo di fiori e ho immaginato che lei avesse visto in quel campo un palcoscenico. Tante volte le sue impressioni della natura sono divenute palcoscenico e scenografie». Siracusa è stata una scenografia teatrale pittorica perfetta con i suoi diversi orizzonti, con i suoi elementi d’acqua e di pietra, con la storia antica delle vie di Ortigia e quella moderna delle note di uno dei suoi figli più talentuosi, Peppe Cubeta. Siracusa, per un attimo, sembrava l’elegia in danza di un altro cammino fatto di alberi, quello di Rilke a Duino. Infatti se chiedo a Julie Stanzak cosa è la danza, lei con un lampo negli occhi e l’esile braccio che si alza verso il soffitto della sala prove dell’Inda risponde così: «Danza è quando guardiamo l’acqua che si muove, l’albero che muove le sue foglie. Danza è quando guardiamo il sorriso di qualcuno».

I garofani simbolo della Nelken Line di Bausch e Stanzak

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