In “Bona crianza” di Marco Corrao vita e riti del tonnaroti di Bonagia

Musica Il brano del cantautore di Capo d'Orlando anticipa il nuovo album "Pietre su pietre" - racconto di una Sicilia, terra amata ed odiata, madre severa con chi la abbandona e forse ancor più severa con chi rimane - in uscita il 3 giugno. La canzone, già inserita nella colonna sonora del film "Diario di tonnara" di Giovanni Zoppeddu, che ha curato anche il video, si rifà alla figura di Momo Solina, morto nel 2007, per molti “l’ultimo grande rais” della Tonnara di Bonagia

E’ edita dall’Istituto Luce Cinecittà e fa parte della colonna sonora di “Diario di tonnara”, un fortunato docufilm sulle tonnare siciliane e sarde con la regia di Giovanni Zoppeddu. La canzone si intitola “Bona crianza”, scritta e interpretata da Marco Corrao, il cui clip è un video d’animazione, realizzato dallo stesso regista del film, da oggi su YouTube. Il brano, proposto in una versione inedita, anticipa il nuovo album del cantautore siciliano, dal titolo “Pietre su pietre” (Maremmamo Records/Ird), la cui uscita – spostata a causa dell’emergenza sanitaria mondiale – è prevista per il 3 giugno prossimo.

La canzone, come il film, racconta la vita e i riti dei “tonnaroti” che lavoravano nella tonnara di Bonagia (Trapani); parla di un mestiere antico ed ecosostenibile e delle preghiere del rais che con “bona crianza” (ovvero con rispetto ed educazione) pregava il mare e chiedeva scusa ai tonni prima della mattanza. In particolare il brano si rifà alla figura di Momo Solina, capociurma carismatico, rispettato e amato, morto nel 2007 all’età di 88 anni. Un’icona, per molti “l’ultimo grande rais” della Tonnara di Bonagia. “Diario di tonnara”, in selezione ufficiale al Festival del Cinema di Roma 2018, ha raccolto numerosi riconoscimenti nei festival italiani ed è ancora programmato nei circuito cinematografico d’essai.

“Pietre su pietre” è il terzo album da solista di Marco Corrao. Il titolo vuole evocare l’immagine della costruzione del sentiero di una vita, una pietra dopo l’altra. Così nell’album si alternano storie e percorsi di vita, autobiografici o raccontati. Nove canzoni originali, di cui otto inedite, i cui testi, tutti firmati da Corrao, sono a volte ermetici e interpretativi, a volte semplici e diretti. Il tutto è ambientato in Sicilia, terra amata ed odiata, ricca di forti contrasti, madre severa con chi la abbandona e forse ancor più severa con chi rimane.

La produzione artistica e dello stesso Corrao con Ottavio Leo. Insieme i due firmano anche le musiche dei brani, caratterizzate da atmosfere riverberate, elettronica e armonie semplici. Un concetto stilistico prettamente legato al mondo dell’altfolk americano e canadese con qualche incursione nel panorama British. Chitarre elettriche distorte, tremoli, riverberi, effetti anni 70 misti ad elettronica moderna. A volte basso, a volte contrabbasso e poi batterie o percussioni, e ancora pianoforti, organi, sintetizzatori e banjo.

Originario di Capo d’Orlando, nel Messinese, Marco Corrao è cantautore, chitarrista, produttore e direttore artistico musicale. Ha alle spalle tour internazionali negli Stati Uniti, in Svezia, Danimarca Inghilterra. Vanta collaborazioni importanti con Eugenio Finardi, Francesco Cafiso, Giuseppe Milici, Moni Ovadia, Alex Valle, Riccardo Tesi e oriana Civile. E’ produttore di colonne sonore per l’Istituto Luce Cinecittà Titanus. E’ stato ospite insieme con Gabriele Giambertone della Festa del Cinema di Roma per il documentario “Diario di tonnara” di Giovanni Zoppeddu e del Torino Film Fest per il film “Bulli e Pupe” di Steve della Casa e Chiara Ronchini. Ha all’attivo 2 dischi da solista: Twin Rivers (2013), che segna l’uscita dall’ambito blues, e il più autorale Storto (2016). Un terzo lavoro discografico è Liggenni (2018), scritto e interpretato con Mimì Sterrantino. Ha prodotto insieme a Sara Romano e Massimo Donno “Un brano a Testa 2.0”, rassegna in omaggio a Gianmaria Testa, evento che si è tenuto nell’auditorium della sede Rai di Palermo.

Marco Corrao

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