Il Pergolesi di Jesi riapre con la “Notte per me luminosa” dei siciliani Betta e Oliveri

Oltremare La 54esima stagione lirica del teatro marchigiano si affida per la riapertura post-Covid, il 29 ed il 30 maggio, all'opera del compositore ennese Marco Betta, su soggetto e testo del palermitano Dario Oliveri, opera che si ispira al più celebre romanzo cavalleresco italiano, “L’Orlando furioso”, protagonisti i suoi fantastici personaggi e lo stesso autore, Ludovico Ariosto

Il Teatro Pergolesi di Jesi riparte esattamente da dove, lo scorso autunno, dovette interrompere la sua programmazione subito dopo la felice inaugurazione, per effetto del DPCM anticovid di sospensione degli spettacoli aperti al pubblico. Si riparte dunque dal cartellone della Stagione Lirica di Tradizione, che giunge quest’anno alla 54esima edizione, e dall’opera che doveva andare in scena a novembre 2020, ora riprogrammata sabato 29 maggio 2021 alle ore 19 e domenica 30 maggio ore 16, con un’anteprima giovani giovedì 27 maggio ore 16 cui prenderanno parte 120 ragazzi delle scuole del territorio.

Si tratta di una novità assoluta per il cartellone lirico jesino: l’opera contemporanea del 56enne compositore ennese Marco Betta dal titolo Notte per me luminosa. Scene liriche da personaggi dell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto”, su soggetto e testo del palermitano Dario Oliveri, docente universitario di storia della musica, scritta nel 2016 su commissione della Fondazione Teatro Comunale di Modena, Teatro dell’Opera Giocosa di Savona, Fondazione Teatri di Piacenza. La Fondazione Pergolesi Spontini la propone in una nuova produzione e con un nuovo allestimento, realizzato dal proprio laboratorio scenografico a Jesi. 

“Notte per me luminosa” di Marco Betta

Dirige il M° Marco Attura sul podio della FORM Orchestra Filarmonica Marchigiana, la regia è di Matteo Mazzoni, le scene di Ginevra Fusari e Alice Gentili allieve del corso di Scenografia Accademia di Belle Arti di Macerata; light designer è Ludovico Gobbi, video designer Luca Attilii. In scena tre cantanti lirici e un attore: cantano Giacomo Medici nel doppio ruolo di Orlando/Pastore, Aloisa Aisemberg quale Medoro/Astolfo e Margherita Hibel interprete di Angelica, la voce recitante è quella Michele Bandini nel ruolo di Ludovico Ariosto. 

Marco Betta

L’opera è ispirata al più celebre romanzo cavalleresco italiano, “L’Orlando furioso”, protagonisti i suoi fantastici personaggi e lo stesso autore, Ludovico Ariosto. Il compositore è Marco Betta, ennese trapiantato a Palermo, autore di opere, musica sinfonica e da camera, e di lavori per il teatro e il cinema, che ha studiato composizione al conservatorio di Palermo sotto la guida di Eliodoro Sollima e che si è perfezionato con Armando Gentilucci e Salvatore Sciarrino. Dal 1994 al 2002 è stato direttore artistico del Teatro Massimo di Palermo. Insegna Composizione al Conservatorio di Palermo ed è accademico effettivo dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. I suoi lavori sono stati eseguiti, tra l’altro, al Teatro alla Scala, Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, Accademia Chigiana di Siena, Arena di Verona, dall’Orchestra Sinfonica della RAI e dall’Orchestra Regionale della Toscana. La musica di Betta, che si è sempre nutrita della memoria storica di antiche culture mediterranee, fondendo tradizione classica e modernità, si unisce in questa occasione alla narrazione poetica che Dario Oliveri ha immaginato attorno agli ultimi istanti della vita dell’Ariosto, in una notte di prima estate del 1533.

“Notte per me luminosa”, con parti recitate e cantate, è un’opera che si alimenta di altre opere, poetiche e musicali, da Monteverdi a Calvino, da Borges ad Erasmo da Rotterdam e Manuel de Cervantes. In scena sono quattro personaggi, Angelica, Orlando, Astolfo e Medoro, con la fugace apparizione di un Pastore. Tali personaggi sono evocati dai sogni e ricordi di Ludovico Ariosto e dunque cantano e agiscono sulla scena, ma non sono personaggi “reali”. A differenza, s’intende, di Ludovico Ariosto che invece è l’unico essere umano presente nell’opera. È questa, tra l’altro, la ragione per la quale è anche l’unico a parlare anziché cantare. 

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