giovedì 19 luglio 2018

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I figli di Cerere viaggio tra le eccellenze ennesi

Territori

Itinerario alla scoperta dell'Ennese e dei suoi prodotti tipici: non solo siti archeologici e reperti che il mondo ci invidia, ma anche un interessante comparto imprenditoriale che attinge alla millenaria storia agricola del territorio, ben coniugando innovazione e tradizione nel rispetto dell'ambiente: tipicità che portano alto il nome della Sicilia in tutto il mondo


di Giusy Messina

La Tenuta Gigliotto di Elio Savoca

Il risveglio al Gigliotto, ti rimette in pace con il mondo. Lo sguardo si allunga sui filari ordinati di vigneti che si estendono a perdita d'occhio nella grande vallata, sotto il cavalcavia dell'autostrada Palermo-Catania. Un mare di velluto verde tra San Michele di Ganzaria da una parte, e Piazza Armerina dall'altra, a cavallo tra due province diverse per background culturale: quella di Catania, la “Milano del Sud” per la sua effervescenza imprenditoriale, e quella di Enna, l'antica città di Kore, terra del Mito di Cerere, dea delle messi. Leggende a parte, la provincia di Enna, la più alta d'Italia, considerata l'ombelico della Sicilia, riserva non poche sorprese. Se i dati europei la vedono fanalino di coda per numero di occupati, dal nostro tour emerge una realtà imprenditoriale effervescente che alza la testa contro l'omologazione orgogliosa di affermare l'artigianalità del gusto e del binomio qualità-territorio. Pur tra luci e ombre, in primis quelle infrastrutturali, la provincia di Enna rivela un microcosmo di eccellenze diverse che restituiscono il dna di appartenenza ad un terroir ancora poco conosciuto. Ma forse proprio per questo ancora più affascinante.

Elio Savoca con i figli Sara e Giovanni

Il nostro viaggio inizia da proprio dalla Tenuta Gigliotto, situata al centro dei Monti Erei, una struttura che offre un'ospitalità sobria ed elegante a pochi chilometri da Piazza Armerina e dalla Villa Romana del Casale, sito archeologico del periodo tardo-romano, famosa in tutto il mondo per i suoi splendidi mosaici, patrimonio dell'Unesco. A dominare il paesaggio nel quale si alternano giochi di luci e colori, uliveti, campi di grano e distese di fico d'india, l'Etna: “A Muntagna”. Elio Savoca, è un signore d'altri tempi, accoglie i suoi ospiti con un bicchiere di vino rosso e le tipicità della sua azienda agricola. E' proprietario di oltre 300 ettari di un antico feudo coltivato secondo le antiche tradizioni contadine, di cui venti a vigneto. Si emoziona ancora quando mostra le foto in bianco e nero dell'antico monastero del 1300 ridotto a un rudere. Lo ha acquistato negli anni Novanta per dare forma ai suoi sogni, e piano piano lo ha trasformato in agriturismo, uno dei primi in Sicilia, con i muri di pietra e un baglio dove si affacciano balconcini stracolmi di colorati gerani. Al Gigliotto si respira l'atmosfera rurale delle antiche masserie che un tempo costellavano le campagne siciliane. Ed è qui, dai terreni di natura sabbiosa con substrati argillosi, ad un'altitudine di circa 400 metri sul livello del mare, che nascono i vini della Tenuta, 10 etichette che richiamano il territorio, come l'elegante “Conte Ruggero” da uve di Petit Verdot, omaggio al primo Gran Conte di Sicilia che liberò Piazza Armerina dai Saraceni.

Ambasciatore di queste terre, Elio Savoca è un instancabile globetrotter. Dall'America al Giappone, dalla Russia all'Europa, racconta nel bicchiere la bellezza arcaica di una Sicilia fuori dal solito clichè sole-mare. I suoi vini schiudono inediti itinerari di viaggi, conducono alla scoperta di boschi e riserve naturali, come quella di Rossomanno-Grottascura- Bellia dove ammirare le Pietre Incantate: singolari formazioni di sabbie ed arenarie fluviali risalenti a circa 5 milioni di anni fa.

La Dea di Morgantina

Un polmone verde al centro della Sicilia che racchiude singolari testimonianze archeologiche come il parco di scavi di Morgantina ed il Museo di Aidone. Esempio eccellente di professionalità e passione di una classe dirigente regionale che spesso non è in grado di valorizzare i propri “gioielli”. La visita val bene la ripida salita che bisogna affrontare per arrivare al museo custodito nell'ex convento dei Cappuccini del '600 sulla sommità del colle orientale della cittadina di Aidone. Meta di circa 60mila visitatori l'anno, raccoglie i reperti ellenistici rinvenuti nell'area di Morgantina dagli Anni 50 ai nostri giorni con un percorso museale ben strutturato che porta il visitatore in un viaggio a ritroso nel tempo. Raccontando, tra utensili di uso comune ma anche addobbi, monili, i famosi “Argenti”, anfore e reperti funerari, la storia di un luogo e delle sue genti. Ma gli occhi dei visitatori sono tutti per lei, la Dea di Morgantina: maestosa nelle sue bianche vesti dall'effetto bagnato, lascia di stucco per la sua bellezza imponente. La sua storia rocambolesca accende la fantasia: trafugata nel 1977 dai tombaroli e venduta al Museum di Paul Getty di Malibù in California è tornata a “casa” trent'anni dopo. Chi rappresenta veramente? Forse Cerere? Un fitto mistero ancora l'avvolge...

Andreas Domer

In attesa che venga svelato, affoghiamo i dubbi nelle delizie di Isi e Andreas Domer, una famiglia tedesca che ha aperto un piccolo bar proprio di fronte al Museo. E' una storia di emigrazione al contrario: dalla Germania alla Sicilia dove arrivarono 25 anni fa in bicicletta. «Per decelerare il nostro ritmo di vita - racconta Andreas al bancone mentre la moglie lavora nel laboratorio al piano superiore - nel 2013 abbiamo deciso di trasferirci qui definitivamente». La loro è una petit boutique per gourmet con una vasta proposta di gusti di gelato ricercati: all'olio di oliva prodotto da Andreas, o piuttosto quello alla manna o alla liquirizia. Difficile scegliere... Specialità della casa, i biscotti di cicerchia, un legume simile al cece che rischiava di estinguersi, e tornato sulle tavole grazie ad un attento lavoro di recupero della tradizioni colturali.

Liborio Ganci

Ad Aidone il passato è attuale. Lo chef Liborio Ganci, patron del ristorante “Vecchia Aidone” ripropone a giovani palati la ricetta della polenta di cicerchia fritta, un must della cucina cosiddetta “povera” dalla tradizione millenaria tornata in auge. Liborio, dopo un paio di stage formativi in giro per l'Italia, undici anni fa ha deciso di tornare nel suo paese d'origine per aprire il suo ristorante. Qui, in un ambiente caldo ed accogliente, gioca la sua scommessa proponendo una cucina tipica, dal gusto autentico. Come il ragù bianco di maialino Nero dei Nebrodi con pasta fatta in casa. O anche i Tortelli fuori dalla Norma con pasta sfoglia ripiena di melenzane (precedentemente grigliate e condite con basilico e pecorino) il tutto amalgamato con passata di pomodoro e servito con ricotta salata. Qui è fondamentale la scelta delle materie prime: rigorosamente di stagione e a chilometro zero.

Delizie uniche ci attendono proprio dietro l'angolo, come i formaggi che qui profumano di leggenda. E' il caso del Piacentinu ennese, formaggio DOP impreziosito da stimmi di zafferano inventato nel 1090 su ordine del Conte Ruggero di Altavilla per combattere la depressione della moglie Adelasia), fiore all'occhiello dell'azienda Centro-Form di Giuseppe Caruso di Aidone. Per lui, l'arte casearia non ha segreti: «Non inventiamo nulla - dice- rimaniamo fedeli alle pratiche che ci sono state tramandate. Di nostro, solo professionalità e passione». E la tenacia di restare a produrre in questo territorio.

Giuseppe Caruso

Nonostante le difficoltà infrastrutturali che rendono questa provincia ancora più marginale, l'azienda, che esiste da oltre un secolo, negli anni si è dotata di nuove strumentazioni tecnologiche per rispondere alle esigenze dei consumatori, coniugando tradizione ed innovazione. «All'inizio non è stato facile - ricorda Giuseppe- i camion non volevano neanche salire qui a caricare i nostri prodotti. Con il tempo, abbiamo conquistato credibilità e mercati, ed è aumentato il nostro potere contrattuale. Adesso siamo presenti anche nella grande distribuzione sul territorio nazionale, ma non dimentichiamo che il segreto del successo è nel clima di queste terre, nella qualità del pascolo dove le nostre pecore e capre brucano in libertà erbe dolci come il trifoglio». A Giuseppe piace giocare con le forme e le taglie, meglio se “large”, come il pecorino da 821 kg degno del Guinnes dei primati.

Gaetano e Alessandro Cipolla

Ma nell'Ennese non ci sono solo formaggi e “resilienza” è il filo conduttore che lega le storie di chi ha deciso di non mollare. «Molte volte mi chiedono di aprire un ufficio commerciale a Milano. Ma che senso ha, mi ripeto. E' qui la mia azienda, sono qui le mie radici. Certo le soddisfazioni non mancano, ma quando mi presento con i miei prodotti e dico che vengo da Enna, i clienti mi guardano con una certa curiosità. Una volta assaggiate le carni di nostra produzione, la diffidenza lascia posto all'incredulità ed al compiacimento».
A parlare è Gaetano Cipolla, proprietario dell'azienda Mulinello di Assoro, eccellenza della produzione e trasformazione di carni di “Suino nazionale”. Un'azienda all'avanguardia che tutela sia la salute dell'animale che quella del consumatore. L'azienda Mulinello è presente sul mercato nazionale con tre linee, tra cui una dedicata al Suino Nero dei Nebrodi, uno dei 232 presidi Slow Food. Custode di saperi e sapori dalla forte connotazione culturale, come la Salsiccia Pasqualora (che deriva dall'usanza di utilizzare alcuni tagli della carne di maiale proprio nel periodo della settimana santa), Gaetano trasmette il suo sapere al giovane figlio Alessandro, che lo accompagna in giro per mondo. Ed è così che le carni dell'azienda Mulinello, orgoglio del territorio Ennese, sono presenti anche sulle tavole giapponesi.

Carla La Placa - ph  Alessandro Costa

La determinazione è alla base della rivoluzione agricola ennese. Con piglio deciso e dopo anni di studio fuori dall'Isola, molti giovani tornano ad occuparsi delle aziende di famiglia, imprimendo una connotazione ancora più “green” per uno sviluppo ecosostenibile del territorio. Più che una moda è una vera e propria esigenza di dare centralità alla Madre Terra. Carla La Placa è una di loro, erede dell'azienda agrituritistica San Giovannello di Villarosa, territorio crocevia delle zolfatare nissene ed ennesi a cui è stato dedicato un singolare museo nei vagoni in disuso dell'ex stazione ferroviaria, ha fatto della tutela della biodiversità la sua mission. Dopo aver studiato ceramica a Caltagirone, si è buttata a capofitto, e da autodidatta, nella ricerca dei legumi antichi, coma la lenticchia nera, la fava larga di Leonforte e la cicerchia di Aidone. Ma lei è soprattutto una seed saver, una conservatrice di semi: preserva dall'estinzione cultivar autoctone del territorio siciliano come i grani Timilia ( o Tumminia) e Russello, per ritrovare il gusto di mangiare sano. Dal campo alla tavola, nel suo agriturismo si gustano le ricette della nonna come la frascatula, una polenta di verdure, o il pitirru, una insalata di cereali. New generation di imprenditoria agricola 2.0, Carla miscela le opportunità del web alle radici della memoria. Un sito e-commerce da una parte per la commercializzazione globale dei prodotti locali e, dall'altra, il contatto diretto con le persone, per “seminare” la consapevolezza di una nuova cultura del benessere.

Le sorelle Turco

E nella terra di Demetra le donne scendono letteralmente in campo. A Enna le quattro sorelle Turco, insieme alla madre Delizia, hanno deciso di rimboccarsi le maniche dopo la morte prematura del padre. Silvia, Tiziana, Anna e Gea ( quest'ultima presidente regionale di “donne in..campo” della CIA) si dedicano all'azienda agricola ereditata dai nonni. Duecentocinquanta ettari dove coltivano, biologicamente, ulivi per la produzione dell'olio extravergine che di recente ha avuto il riconoscimento IGP Sicilia, e anche cereali antichi. Una parte della loro azienda è dedicata all'allevamento della linea vacca- vitello allo stato brado, ma si caratterizza anche per la produzione dello zafferano di prima categoria, l'“oro rosso” di Sicilia,che qui conserva un profumo particolarmente intenso perché appena raccolto viene conservato sotto vetro per mantenere le qualità edonistiche. «Un lavoro meticoloso e delicato -spiega Silvia Turco -. Mi occupo personalmente della raccolta che dura pochissimi giorni». Non solo un'impresa al femminile, quella delle sorelle Turco è anche una scelta di vita, etica. «Abbiamo il dovere di lasciare ai nostri figli un mondo sano e migliore, un ecosistema dove l'uomo vive in armonia con la natura. Non abbiamo nessun diritto di stravolgerlo».

Giuseppe Zuccalà

Lungo le vie del gusto, il nostro viaggio prosegue alla volta di Barrafranca, dove scopriamo, con sorpresa, l'unica azienda di tartufo del Mezzogiorno. Giuseppe Zuccalà, micologo ricercatore esperto di tartuficoltura, consulente dell'azienda Tartufo Siciliano, dopo anni di esperienza lavorativa al Nord, ha deciso di tornare nella sua terra natale per realizzare la prima tartufaia siciliana. Non ha dubbi sullo sviluppo del progetto economico per gli agricoltori siciliani «che - spiega -devono diversificare le colture puntando a produzioni di pregio. L'idea è quella di diffondere la cultura del tartufo in Sicilia con la realizzazione di tartufaie sul territorio regionale ed imporre all'estero il marchio del tartufo autoctono siciliano». Il prezioso tubero bianco, già noto nell'800 e citato nel Gattopardo da Tomasi di Lampedusa, ha già conquistato i mercati di Londra, della Germania ed anche degli States.
E restando a Barrafranca è imperdibile la golosa tappa alla “Spizzicheria” di Calogero e Doriana Giunta, che propongono ai loro clienti deliziose le arancine allo zafferano ed al tartufo, rigorosamente siculo.

Le cassatelle di Agira di La Dolciaria

Non potevamo concludere il nostro tour senza annoverare le “perle” di Agira. Insignite del prestigioso premio “Luigi Veronelli”, le cassatelle vantano una tradizione millenaria che risale alla dominazione spagnola. Si tratta di un grande raviolo di pasta frolla che custodisce un impasto di cacao, di mandorle e di ceci tostati. Al Sicily Outlet Village, La Dolciara di Salvatore Gagliardi ci accoglie tra l'inconfondibile profumo di cannella, e l'assaggio è un godimento del palato senza eguali. «Ma a fare la differenza - ci svela Salvatore - è l'utilizzo di mandorle locali, che ci vengono conferite intere da tanti piccoli produttori, che noi provvediamo a schiacciare e a separare». E accompagnate da un bicchiere di Patrisanto di uve di Moscato bianco delle Tenute Gigliotto, le cassatelle di Agira ci invitano a ritornare....


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 13 maggio 2016
Aggiornato il 20 maggio 2016 alle 21:00





Giusy Messina

Palermitana, classe '63, ama profondamente la sua Isola. Il suo motto di vita è: con leggerezza si possono dire cose importanti. Si occupa di enogastronomia, storie, luoghi e territori, per raccontare una Sicilia nascosta e preziosa. Ha collaborato con il quotidiano L'Ora, La Repubblica, Cult. Ha scritto la prima guida de Il Movimento del Turismo del Vino in Italia, per la Sicilia. È giornalista pubblicista dal 1996.


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