“Hammamet” di Gianni Amelio, c’è poco oltre il Craxi umanizzato di Favino

Buio in sala Più che una biografia, il film vuole essere la raffigurazione narrativa di un periodo doloroso (esilio/latitanza) nella gabbia dorata tunisina, il profilo psicologico di un politico che non riesce a rassegnarsi alla sua fine ingloriosa. Dopo il Buscetta di Bellocchio, Favino riesce ancora nel processo complesso che è l’umanizzazione di personaggi scomodi o negativi. Ma oltre Favino, poco: gli altri personaggi si muovono un po' brancolanti in una trama senza un vero spessore.

Dal 9  gennaio nelle sale cinematografiche italiane Hammamet  il nuovo film di Gianni Amelio. Il film la cui sceneggiatura è dello stesso Amelio e di Alberto Taraglio, racconta gli ultimi mesi di vita ad Hammamet di Bettino Craxi, ex presidente del Consiglio e leader del Partito socialista italiano fino al 1993. Più che una biografia, il film vuole essere la raffigurazione narrativa di un periodo doloroso (esilio/latitanza) nella gabbia dorata tunisina, il profilo psicologico di un politico che minato nel corpo ma non nello spirito non riesce a rassegnarsi alla sua fine ingloriosa.

All’inizio del film, il poliedrico schermo gigantesco offre alla sala gremita del 45esimo Congresso del PSI all’ex Ansaldo di Milano, i discorsi dai toni granitici e stentorei. Lui, così gigantesco e potente e con un seguito nutrito di fedeli non teme niente e nessuno neanche le perplessità dell’ex ed amico di partito che venuto dal basso e cresciuto in politica insieme a lui si mostra preoccupato (da amministratore scrupoloso) per gli illeciti di partito.

“Hammamet” di Gianni Amelio, Pierfrancesco Favino è Bettino Craxi, foto di Claudio Iannone

Ma Craxi quasi lo deride affermando che il  sistema di corruzione è comune a tutti i partiti e che il dilagante metodo applicato rientra nei peccatucci della politica. Da Milano ad  Hammamet  il salto è breve e Craxi, affetto da una spinta forma di diabete ed in gravi condizioni di salute per una neoplasia renale, affronta il suo presente protetto da guardie armate (offerte da Ben Alì dittatore dell’epoca tunisino) e  si dibatte tra nostalgia di Patria, desiderio di ricorrere alla sanità italiana e le opportunità a farlo. Nonostante un cast di buon livello, però, la storia zoppica  risultando noiosa ed a tratti surreale e catturando più la curiosità che il vero interesse da parte del pubblico.

Pierfrancesco Favino (Craxi) è il vero pilastro del film. Con una somiglianza che non è solo quella ottenuta con lunghe sedute di trucco specializzato di Andrea Leanza e Federica Castelli ma anche quella più laboriosa e complessa che si fonda su una mimica facciale e posturale ineccepibile. La sua  interpretazione è perfetta nel riprodurre il carisma, l’aurea sdegnosa ed impenitente che era propria di Craxi.

“Hammamet” di Gianni Amelio, Pierfrancesco Favino è un somigliantissimo Bettino Craxi, foto di Claudio Iannone

Facendo il pari con l’interpretazione di Tommaso Buscetta nel film “Il traditore” di Marco Bellocchio, Favino sembra riuscire, come non altri, nel processo estremamente complesso che è l’umanizzazione di personaggi scomodi o negativi. Ma oltre Favino, poco: gli altri personaggi si muovono un po’ brancolanti in una trama senza un vero spessore. Tranne Giuseppe Cederna (Vincenzo Balzamo?) attivista da lunga data del PSI  ed amico di un tempo e Renato Carpentieri nelle vesti di un avversario politico italiano (democristiano) che lo va a trovare e che lo invita a dichiararsi colpevole che tanto poi si sa l’Italia ha una memoria corta, tutte le altre figure appaiono poco credibili e teatralmente caricate: l’esasperante premura della figlia chiamata Anita (Livia Rossi) troppo presente e quasi asfissiante  ma soprattutto quella di Fausto (Luca Filippi), il figlio del dirigente amico di Craxi  a cui il percorso narrativo  affida il compito di giustizia/nemesi storica che tallona lui ogni giorno per le sue colpe ma anche lo spettatore che alla fine non ne può più.

“Hammamet” di Gianni Amelio, Giuseppe Cederna con Favino, foto Claudio Iannone

“Hammamet” di Gianni Amelio, Renato Carpentieri con Favino, foto Claudio Iannone

“Hammamet” di Gianni Amelio, Pierfrancesco Favino con Livia Rossi, foto Claudio Iannone

Ad Hammamet  arriva  anche l’amante (Patrizia Caselli? Ania Pieroni?) interpretata da Claudia Gerini di cui l’ex presidente conserva nell’esilio dorato numerosi rotocalchi con la sua foto in copertina. Il film è stato girato negli stessi luoghi in cui Bettino Craxi passò gli ultimi sei anni di vita, a cominciare proprio dalla vera villa dei Craxi dalla casa in Tunisia, dove morì il 19 gennaio del 2000 e la cui location non  sarebbe stata possibile se i toni non fossero stati così mitigantemente  assolvitori.

“Hammamet” di Gianni Amelio, Pierfrancesco Favino con Cluadia Gerini, foto Claudio Iannone

Nel film che non vuole riportare i meri fatti di cronaca e lo si capisce dalla mancanza esplicita delle identità, il regista,  afferma di voler raccontare gli spasmi dolorosi di un essere umano e a non indurre ad un facile giudizio su un politico.

“Hammamet” di Gianni Amelio, Pierfrancesco Favino con il regista Gianni Amelio, foto Claudio Iannone

Egli invita a fare piuttosto una riflessione su una brutta pagina della storia politica italiana dove la corruzione era dilagante ed il sistema condiviso (… rubavano tutti!);  ma la lettura per chi all’epoca c’era e quindi  era alle vicende contemporaneo, risulta ambigua e fin troppo benevola per accoglierla senza pregiudizio; piuttosto stupisce che un regista come Amelio che ha sempre saputo  ibridare la memoria personale degli individui con  il momento sociale e politico delle sue storie, abbia potuto conferire  una nuance così  garantista ad una storia che non può appellarsi solo al versante privato di un uomo, ma a cui dovrebbero riconoscersi le grandi responsabilità di chi  ha segnato  gravemente la storia del nostro Paese e che con questo deve comunque  farne i conti anche nelle ricostruzioni delle immagini della memoria.

 

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