mercoledì 24 luglio 2019

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Gabriella Kuruvilla: «La Sicilia non è un luogo ma un personaggio da raccontare»

Libri e fumetti

Parla la curatrice della collana "Città d'autore" della milanese Morellini Editore la quale con "Sicilia d'autore" raccoglie 12 racconti che immergono in una terra piena di contraddizioni: «Ognuno descrive l’isola con occhi diversi: chi ci vive, chi ha scelto di andarsene, chi non è siciliano ma ha profondi legami con questa terra». Presentazioni a Palermo, Catania e Siracusa


di Salvatore Massimo Fazio

L'editore milanese Morellini, casa editrice fondata da Mauro Morellini, dal 2014 pubblica la collana “Città d’autore”, diretta dalla scrittrice e pittrice Gabriella Kuruvilla, di origini italo-indiane. Ad oggi sono uscite 7 antologie, dedicate a diverse città italiane, con l’eccezione di “Monaco d’autore”. Le novità sono le recenti produzioni, che riguardano due regioni: la prima è stata la Calabria, mentre da pochi giorni è uscita “Sicilia d’autore”. «Cerco di tenermi lontana da qualsiasi stereotipo e non giudico un autore per la sua posizione ideologica, quel che conta per me è di cosa si scrive e come lo si scrive. Mi interessa la letteratura. La scelgo, la analizzo, faccio la cernita e poi, nel caso, pubblichiamo», dice Gabriella Kuruvilla, che illustra anche le copertine di molti libri pubblicati da Morellini, tra questi, tutti quelli della collana “Città d’autore”, che hanno uno stile facilmente riconoscibile, e alcuni della collana di narrativa “Varianti”.

Nell’antologia diversi i nomi di autori già presenti nel firmamento: Simona Castiglione, che con L'età del ferro edito da Morellini, si aggiudicò diversi encomi , o Stefano Amato, il suo L'inarrestabile ascesa di Turi Capodicasa (Hacca edizioni) destò molto interesse dalla critica, ma anche il recentissimo Vedrai, vedrai pubblicato per Giunti si è ben imposto anche all'attenzione del pubblico. C'è anche la novella candidata allo Strega 2019, Emanuela Ersilia Abbadessa, con È da lì che viene la luce (Piemme edizioni) che non nasconde la sua emozione: «Ho accolto con gioia l'invito di Morellini perché grazie a questo racconto ho tirato fuori un mio ricordo particolarmente intimo legato a un luogo della Sicilia, Tindari, che per me, negli anni, ha finito col diventare il simbolo del mio legame con mia nonna». L'anarchico spiritualista Sal Costa, riemerso da un periodo di silenzio, lo ricordiamo con un inatteso successo del racconto lungo Un du'e tre del 1995 che di recente ha portato in scena, sino a seminare dubbi con Il mercante di Dio (Bonfirraro, 2019), che indaga l'assenza dai testi sacri dei diciassette anni di Gesù Cristo, ma ancora impossibile dimenticare chi è presente anche in altri volumi della collana “Città d'autore”, il catanese Gianluca Vittorio, che incalza, per questo nuovo, dato che trattasi della sua terra natia: «Per me è stato particolarmente emozionante. Il mio racconto Eas(y)trip, è una corsa tra passato presente e futuro, la mia storia, le mie origini catanesi e insieme nebroidee trovano espressione in questo piccolo un giallo estivo che è al contempo racconto e guida: Portopalo, Catania, Nebrodi e Filicudi sono lo sfondo. Il protagonista è sempre G, lo stesso G, che viene ripreso da Lorenzo Mannino, nella sua prima avventura milanese, con il corto I Catch You, quindi gioco in casa, o meglio nelle case che hanno caratterizzato, ieri come oggi, la mia vita siciliana». E ancora molti altri che incontreremo nell'intervista alla Kuruvilla.

Gianluca Vittorio con la copia di Sicilia d'autore

Il 20 giugno a Palermo partirà il tour dell'antologia Sicilia d'autore, l’appuntamento è alle 19 alla libreria Modus Vivendi, con la moderatrice Alessandra Di Maio. L'indomani, il 21 giugno, il libro approderà alle 19.30 nella città etnea alla più antica libreria siciliana, Prampolini. Infine, il 22 giugno il tour si concluderà a Siracusa, alle 19 infatti presso la Casa del libro Mascali, presenteranno Gabriella Grasso, che è anche una delle autrici, e Mario Fillioley. Agli incontri presenzieranno la stessa Kuruvilla e l'editore Mauro Morellini.

L'editore Mauro Morellini

Kuruvilla, come nasce l'idea di creare questa collana?
«Avevo pubblicato Milano fin qui tutto bene, per Laterza. In quel romanzo raccontavo il mutamento della città attraverso lo sguardo di quattro personaggi che abitavano quattro zone diverse. Fu quello l'incipit che fece nascere l'idea, a me e all’editore, di creare una collana in cui –in ogni antologia- si chiedeva, a diversi autori, di descrivere una zona: inizialmente di una città e, negli ultimi due casi, di una regione. I luoghi scelti dovevano essere differenti e diventare, essi stessi, dei protagonisti attivi della storia: per creare così un affresco collettivo, dipinto da pennellate diverse, per genere e stile. Il primo libro fu “Milano d'autore”, la città dove sono nata e dove ha sede la casa editrice, poi da lì sono venuti a cascata tutti gli altri. L’unico non ambientato in Italia è “Monaco d’autore”».

Gabriella Kuruvilla

Come è stato impostato e perché una città europea?
«A Monaco c'è una comunità di scrittori italiani, che ha scelto di trasferirsi lì. Il loro sguardo sulla città è, al tempo stesso, quello dell’emigrante e dell’abitante. Un doppio sguardo, quindi, decisamente interessante.»

I primi volumi furono dedicati alle città, poi vedono la luce le regioni. E nascono così antologie più estese? Come mai questo cambio?
«Fu una scelta dell'editore, quella delle regioni, nella fattispecie Calabria e Sicilia: territori che, effettivamente, non si possono ridurre a una sola città, simbolica. Anche in questo caso è stato chiesto a più autori di raccontare diverse zone, mantenendo il loro stile. Non tutti gli autori, in questo caso come negli altri, abitano il territorio che descrivono: alcuni ci sono nati e ancora lo vivono ma altri hanno scelto di trasferirsi altrove, spesso per motivi di lavoro, e altri ancora ne hanno fatto esperienza come turisti. Tutti, comunque, hanno un legame particolare con il luogo che diventa protagonista delle loro storie, ma diverso è il loro modo di guardarle: c’è lo sguardo interno, quello che da interno è diventato esterno e, infine, quello esterno o, semplicemente, straniero. Sempre, comunque, la narrazione non è solo geografica ma è, soprattutto, emotiva: perché lo spazio da oggetto diventa soggetto, un personaggio da raccontare. Con cui ogni autore entra in relazione in maniera differente. Da sottolineare pertanto che nel caso delle due regioni, sembrava francamente riduttivo fermarsi a una singola città. Sarebbe anche stato difficile, per esempio, scegliere tra Catania e Palermo. Se non facendo un contest».

In questo momento italiano carico di incertezze politiche, avete posto il veto ad eventuali accostamenti politici di autori?
«È vero che la letteratura è spesso anche politica, ma la selezione non è stata fatta in base alle appartenenze politiche degli scrittori. Quello che importa, fondamentalmente, è il valore letterario dell’opera».

Tu e l’editore, Mauro Morellini, sarete in Sicilia dal 20 giugno.
«Si, il 20 saremo a Palermo, ala libreria Modus Vivendi, che proprio quel giorno compie 22 anni. L'indomani, il 21, a Catania, nella libreria più antica di Sicilia, Prampolini, e il 22 chiuderemo il tour a Siracusa presso la Casa del Libro Mascali.»

Geograficamente è stata “toccata” tutta la Sicilia con presenza di autori delle nove province?
«No, non sono state toccate tutte le aree: le più narrate sono proprio quelle in cui andremo a presentare il libro».

Sal Costa

Dunque chi sono i 12 autori e di quali aree della Sicilia?
«Emanuela Ersilia Abbadessa, candidata allo Strega di quest'anno, vive a Savona ma è catanese: ha scritto un racconto legato alla sua infanzia, ambientato a Tindari. Stefano Amato, Giusi Norcia e Gabriella Grasso sono nati a Siracusa, luogo scelto per le loro storie: solo Stefano ci abita ancora, Giusi si è appena trasferita a Catania mentre Gabriella vive e lavora a Milano. Vanessa Ambrosecchio e Lietta Valvo Grimaldi sono di Palermo, ma quest’ultima racconta un particolare viaggio a Enna. Catania è stata scelta da chi ci è nato: Sal Costa e Simona Castiglione, che però vive a Padova. Gianluca Vittorio, anch’esso catanese, ha optato per un (easy) trip dell’isola. Vito Ribaudo, milanese di nascita ma siciliano per origini e affetto, ha scritto una storia del passato, che si svolge a Mistretta. Gli “stranieri“ siamo io, milanese di origini italo-indiane e Massimo Laganà, calabrese che vive a Bergamo e lavora a Milano e che ha scelto di ambientare la sua storia, che tratta il tema dell’immigrazione, a Lampedusa. Ognuno descrive l’isola con occhi diversi: chi ci vive, chi ha scelto di andarsene e torna a periodi chi non è siciliano ma ha dei profondi legami con questa terra».

Emanuela Ersilia Abbadessa

Hai notato, analizzando i brani, se vi sono differenze ambientali tra gli autori?
«Scappo da qualunque tipo di classificazione riguardante sia la personalità di un individuo sia il suo modo di scrivere, se viene legato al suo Paese di origine. Si tratta spesso di pregiudizi, con cui c’è il rischio di attaccare agli scrittori – e alle loro opere - delle etichette false. I tre autori di Siracusa, per esempio, hanno scritto racconti molto diversi, sia per forma che per contenuto. A unirli c’è solo il fatto che, tutti e tre, hanno deciso di ambientare le loro storie lì dove sono nati. Stefano Amato descrive — praticamente in presa diretta — cos’ha significato per lui trasferirsi alla Borgata dopo aver perso ogni speranza di andare a vivere in Ortigia; Giusi Norcia racconta la storia d’amore tra due giovani donne attraverso un viaggio dentro la città, tra vie sotterranee e corsi di acqua; mentre Gabriella Grasso narra Fontane Bianche, vista da un’emigrante e da un emigrato. Gli sguardi sul luogo sono dunque molteplici: non cambiano solo quelli degli autori ma anche quelli dei protagonisti delle loro storie, spesso addirittura dentro la stessa storia».

Gabriella Grasso

La cernita dei racconti e degli autori come è avvenuta?
«In entrambi i casi, in base al valore letterario della loro opera. Che, per essere pubblicata nell’antologia, deve saper raccontare un luogo, facendolo diventare un personaggio della storia: un soggetto, oltre che un oggetto (o un semplice scenario)».

Stefano Amato

In Sicilia d'autore che sfaccettature dell'isola emergono?
«Ne escono racconti che non sono da cartolina, ma che ti immergono in una terra piena di contraddizioni. Descrivono i suoi “bianchi” e i suoi “neri” ma anche le sue differenti sfumature. La Sicilia, che nel passato era vista soprattutto come terra di mafia, nel corso degli anni è diventata un ambita meta turistica: luogo che elargisce con generosità bellezza e cultura. In questi racconti però non c’è mai solo una sua “visione”: viene indagata nei suoi molteplici aspetti, per dipingerne i diversi volti. Tra i temi trattati, in maniera molto differente, c’è anche quello dell’immigrazione: lo ritroviamo nel mio, in quello di Massimo Laganà e in quello di Gabriella Grasso. In generale, sia in questa antologia che nelle altre, escono dei racconti dei luoghi che, più che geografici, sono emotivi. Ma mai edulcolorati, o scontati.»


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 20 giugno 2019
Aggiornato il 28 giugno 2019 alle 21:00





Salvatore Massimo Fazio

Nato a Catania nel 1974, scrittore, filosofo e pittore. Si laurea con una tesi di estetica presso l’Università degli Studi di Catania dal titolo “Cioran e Sgalambro: un confronto”. Esordisce nel 2005 con I dialoghi di Liotrela. L’albero di Farafi o della sofferenza, edito da C.U.E.C.M, un dialogo tra un filosofo, un demiurgo e un uomo di autostrada, elaborato insieme al poeta e scrittore Giovanni Sollima. Nel 2009 esce il racconto Villa Regnante per i tipi di enricofolcieditore. Insonnie, C.U.E.C.M. 2011, è il suo capolavoro indiscusso, strutturato in tre parti nella forma della prosa, della poesia e dell’aforisma, nel quale coinvolge il lettore sulle grandi tematiche etiche ed ontologiche dell’uomo, scarnificandone i concetti precostituiti con un nichilismo definito cognitivo che si scaraventa con smania distruttiva contro la filosofia accademica, la procreazione in un mondo occidentale dove tutto crolla costantemente verso l’edificazione del niente. Nel 2016 viene pubblicato da Bonfirraro Editore, l’addio al nichilismo, omaggiando con suicidio letterario i suoi due maestri, il titolo suscita subito qualche disagio e parecchie polemiche nell’area intellettuale italiana: Regressione suicida, dell’abbandono disperato di Emil Cioran e Manlio Sgalambro. Gestisce il blog letterario Letto, riletto, recensito


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