“Fuori dal coro” il “sicilian pulp” del cuoco di De Niro

Visioni Da oggi, in trenta sale di tutta Italia, sarà proiettata l'opera prima del regista terrasinese Sergio Misuraca, «un ristoratore con l'hobby del cinema» - come si definisce lui stesso - che per alcuni anni ha cucinato, sotto le direttive di Robert De Niro, per tutte le più grandi star di Hollywood

Dal film Fuori dal coro, al centro Ivan Franek

È un pulp dall’accento siciliano. Una commedia nera, un noir soleggiato. Un film degno di Quentin Tarantino, creato dal cuoco di Robert De Niro, annuncia il trailer di “Fuori dal coro”, l’opera prima del regista terrasinese Sergio Misuraca, 42 anni, che da giovanotto è andato a Los Angeles per fare cinema e si è ritrovato a preparare spaghetti aglio e olio per il suo mitico taxi driver. Tornato in Sicilia dopo qualche anno, ha aperto un ristorante messicano, ha raccolto risorse e ha insistito fino a realizzare il suo american dream. Nelle sale a partire dal 4 giugno, il film è prodotto da Sciò Produzioni in associazione con Movie Sound Editor e distribuito da Microcinema Distribuzione. Cast e troupe sono prevalentemente siciliani: oltre a Dario Raimondi e Alessio Barone che vestono i panni dei due protagonisti, ci sono Alessandro Schiavo, Ivan Franek, Aurora Quattrocchi, Emanuela Mulè, Salvo Piparo, Antonello Puglisi, Consuelo Lupo, Sergio Vespertino e Marta Richeldi.

Dal film Fuori dal coro -  Alessio Barone e Dario Raimondi

Dario e Nicola, i protagonisti del film, sono due sfacinnati, «Uno si è laureato da poco e vorrebbe fare qualcosa nella vita. L’altro ama farsi le canne e lasciare scorrere le cose» – racconta il director. Un giorno Dario accetta la proposta del “Professore”, un tipo importante del suo paese, che gli promette di “segnalarlo” per un posto di lavoro se si occuperà di portare a Roma una busta contenente dei documenti. Dopo averla nascosta, Dario parte in macchina con Nicola, e il delirio ha inizio. Il tramite della consegna si rivela a sorpresa lo zio Tony, mentre il destinatario è lo slavo Pancev, “uno strano”. Al momento clou la busta sparisce.

Il regista Sergio Misuraca

«È solo una storia – commenta il regista – non devo lanciare messaggi. Racconto esperienze di vita, si parla di una Sicilia moderna, delle difficoltà dei giorni nostri, anche se di difficoltà ne abbiamo sempre avute. È un film dalla doppia anima: da una commedia leggera si passa al noir, si sente con le musiche (firmate da un altro illustre siciliano, Lello Analfino, ndr) e si vede con la fotografia. Il mio intento era spiazzare, persino infastidire lo spettatore. Insomma, fare qualcosa di diverso. Come suggerisce il titolo, è un film fuori dagli schemi, che raccoglie tanti generi e che rappresenta una Sicilia fuori dagli stereotipi. E poi non ci sono grossi nomi, a cominciare da me che sono uno sconosciuto».

Dal film Fuori dal coro

“Quannu sugnu sballatu penso che la Sicilia sia il posto più bello del mondo”, dice Nicola a Dario mentre si trovano davanti l’infinita bellezza del loro mare prima che abbia inizio l’avventura. E al di là delle (poche) scene girate a Roma, le location sono tante e tutte siciliane.
«Sono amici molto diversi – continua Misuraca – se analizzi e rifletti, ti rendi conto di quanti problemi e magagne ci siano in questa terra, mentre se sei un po’ fuori di testa e poco lucido magari hai una visione più contenta della Sicilia che comunque è bella davvero, un posto difficile da abbandonare e che amo tantissimo. Il film è stato girato a Terrasini, Cinisi e Partinico. In genere una sceneggiatura si scrive in tutta libertà, io ho fatto al contrario: ho scritto ciò che potevo realizzare tenendo conto del budget».

Una scena di Fuori dal coro

E a proposito di soldi, il coro torna con tutta la sua forza perché parliamo di una produzione indipendente che non ha incassato finanziamenti pubblici, un “piccolo miracolo” che si è avverato grazie anche al sacrificio di tanti. «Si tratta di un film autoprodotto – spiega Sergio Misuraca -: molti fanno cinema e poi aprono ristoranti, anche qui ho fatto al contrario. E poi tanti hanno lavorato gratis, altri hanno messo a disposizione le proprie attrezzature. Tutti hanno dato di più di quello che mi aspettavo. È stato davvero complicato e certe volte ci chiedevamo: “riusciremo a finirlo?”. Una doppia soddisfazione quella di un film così piccolo distribuito in 30 sale di tutta Italia».

Una scena del film con Aurora Quattrocchi

E se l’idea di “Fuori dal coro” viene fuori circa 6-7 anni fa e prende forma dopo cinque cortometraggi e tante notti passate a scrivere, l’amore per il cinema di Misuraca risale a molto tempo prima. E forse non è un caso se “Pulp Fiction” è l’ultimo film che ha visto in Italia prima di partire, e il primo film che ha rivisto a Los Angeles appena arrivato. Era il 1994, dopo un po’ ha imparato a cucinare e subito cominciarono a manifestarsi i segni del destino. Come quel giorno in cui Robert De Niro entrò nel ristorante dove lavorava, gli chiese di scambiare una banconota con delle monete per il parchimetro, e poi divenne il suo “capo”. Così Sergio dai fornelli del ristorante “Toscana” passa a quelli di “Ago”, locale di proprietà del suo mito e di altri giganti di Hollywood.

Dal film Fuori dal coro

«All’inizio ho vissuto la città come un luna park. Poi l’idea e la speranza di fare cinema le ho parcheggiate, ma mai abbandonate. Dovevo sopravvivere, pagarmi l’affitto. E mi sono ritrovato a lavorare in sala da “Pane e cioccolata”, come il film con Nino Manfredi che, guarda caso, racconta proprio di un cameriere emigrato. Il cinema era dappertutto, ovunque riconoscevo i luoghi dei film. Poi andavo al mare e giravano “Baywatch”, abitavo nel quartiere in cui si facevano le riprese di “Melrose Place”. De Niro? All’inizio non l’ho riconosciuto. Quando mi sono avvicinato e l’ho visto, beh… mi ha fatto un certo effetto. Non ho avuto un rapporto diretto, sono stato un ascoltatore silenzioso. È una persona molto riservata e seria a cui piace il cibo semplice. E in quel periodo mi sono visto sfilare davanti tante altre star: Morgan Freeman, Madonna, Christopher Lambert… proprio da “Ago” c’è stata la festa per la Notte degli Oscar, quando Kim Basinger vinse il premio come migliore attrice non protagonista per “L.A. Confidential”. In quel ristorante venivano anche tanti produttori a fare le loro riunioni di lavoro».

Ivan Franek in una scena del film

Eppure, nonostante quel Pulp Fiction che aveva segnato il suo arrivo in America, Tarantino non l’ha mai incontrato, e dopo quattro anni è rientrato. «Mi sento un ristoratore con l’hobby del cinema – conclude il regista – il mio ristorante è aperto da 16 anni, ed è vivo e vegeto. Sono un autodidatta, nel cinema e nella cucina. Ho imparato dopo aver visto tantissimi film e mi ha aiutato rivederli in lingua originale: hanno uno spessore diverso, cogli tante sfumature in più. A Los Angeles non ci sono più andato, ma tornerò e cercherò di fare vedere il film a Robert De Niro. Progetti futuri? Stare bene».

Da giovedì 4 giugno “Fuori dal coro” sarà proiettato in 30 sale di tutta Italia: il 4 giugno il cast presenterà il film al cinema Metropolitan di Palermo; il 5 giugno, alle ore 20.30, l’attore Antonello Puglisi incontrerà il pubblico catanese al cinema Alfieri, prima della proiezione del film.

Le sale siciliane che programmano il film:

CATANIA Cinema Alfieri e Uci Cinemas
CALTANISSETTA Supercinema
CINISI Cinema Alba
PALERMO Metropolitan e Uci Cinemas
MAZARA DEL VALLO Cinema Rivoli
MESSINA Cinema Iris e Uci Cinemas
BAGHERIA Cinema Capitol
CANICATTI’ Cinema Odeon
CASTROFILIPPO Cinema Planet
CEFALU’ Cinema Di Francesca
MARSALA Cinema Golden
PARTINICO Cinema Empire
RAGUSA Cineplex
SCIACCA Badia Grande
TERMINI IMERESE Cinema Eden
TRAPANI Cinema Diana

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