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Fonderò il partito di me stesso

Blog Non nel senso di un partito col mio nome, ma con me unico iscritto. E tutti gli italiani dovrebbero fare altrettanto: 60 milioni di partiti dei singoli. Un partito che ci ripari dagli inganni della democrazia delegata (c'erano una volta destra e sinistra), senza vendere l'anima ai monopolisti delle coscienze

C’erano una volta la destra e la sinistra. Conservatori o progressisti. Rigore, sicurezza, gerarchie, iniziativa individuale, concorrenza oppure solidarietà, diritti, giustizia sociale, uguaglianza, etc.

E la ricordate la destra di un tempo? Il circolo dei notabili, conservatori e anticomunisti, ma galantuomini; le signore imbellettate per la festa del prefetto o la beneficenza ai “poveri”, ma ligie al bon ton e alle buone maniere. Nessuno di loro avrebbe inneggiato come oggi al sacrificio di vite umane, nessuno avrebbe ripudiato il vangelo di Cristo!

E la sinistra? Le sezioni del PCI, scuole popolari di cultura e di etica, teatro di dibattiti appassionati. E gli “intellettuali”, quando ancora esistevano, e con lo stesso PCI litigavano, resistendo a ogni limitazione del pensiero, ribellandosi ad ogni incancrenita ortodossia. Ma avessero saputo, sia l’operaio della sezione sia l’intellettuale, del Jobs Act o della “buona scuola”, o della sedicente sinistra odierna prona alla finanza e ai poteri forti, sai che urla e che bestemmie!

Mai così polverizzato e al tempo stesso omogeneizzato come oggi, il quadro degli schieramenti e delle opinioni. Odio, contumelie, botte da orbi, spalmati come una ripugnante melassa (o uno spettacolino per i tonti) sopra una comune acquiescenza allo status quo, sopra una comune incapacità a fronteggiare le tragiche emergenze (povertà crescente e insopportabili squilibri sociali, dissesto ambientale, flussi migratori) del presente. Colpa di Berlusconi? Di D’Alema? Di Renzi? Dei 5stelle o della Lega? Della società liquida? Non ci resta che piangere? E rimpiangere il “mondo di ieri”?

Io non piango e non rimpiango. Scruto il positivo nel presente. Forse questa “liquidità” è la nostra ricchezza, è il retaggio della nostra storia. E il segreto e il fascino della “italianità” è stato ed è il nostro essere individui anarchici e fluttuanti che non sanno o non vogliono esser “massa”, che non intendono annullare quell’irripetibile coagulo di umori, interessi, predilezioni, esperienze, esigenze che ci rende orgogliosamente “singoli”, che ci fa modulare “la musica dell’uomo solo”. Non siamo animali da branco, siamo orsi solitari. E portatori sani di pensiero critico, inadatti al consenso. Quando l’Italia non esisteva, fu il suo non esserci il segreto della sua supremazia intellettuale: nel Medioevo, nel Rinascimento furono la frammentazione e la fluidità degli assetti politici la sua straordinaria ricchezza: la sua pluralità, la rigogliosa vegetazione di idee e forme artistiche eterogenee e non assimilabili, la contiguità di modelli i più diversi e provvisori di convivenza civile. L’Italia era un coacervo di esperimenti, un fecondo caos; e se i suoi poeti la sognavano unita, non era certo per consegnarla alla burocrazia e all’esercito piemontesi. Il loro era un sogno, come il castello d’Atlante o gli incanti di Alcina. E il sogno non conosce “destra” e “sinistra”, appartenenza e coerenza: ci fa finalmente liberi, antagonisti rispetto all’amorfo uomo “da riunione”, da comitato o partito, avversi al Leviatano delle norme e degli accorpamenti.
Perciò oggi fonderò il mio “partito”, che prevede un solo iscritto. E vi invito a fare lo stesso: sessanta milioni di italiani, sessanta milioni di “partiti”. Dopo di che, si vedrà come convivere, senza gli inganni della democrazia delegata, senza vendere l’anima ai monopolisti delle coscienze.

Dico davvero o per celia? Fate voi, e buon Conte bis.

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