domenica 18 agosto 2019

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Duran Duran, amarcord Anni 80 a luce di smartphone

Recensioni

A Taormina, prima tappa del tour italiano, in un Teatro Antico stracolmo di fan, Simon Le Bon e soci hanno incastonato le perle dei ricordi nel telaio dell’ultimo “Paper Gods”, ma c'è stato spazio anche per un omaggio a David Bowie tra le note di "Planet Earth", mentre “Save a prayer” è stata inserita tra i bis


di Domenico Trischitta

Luglio 1987, Stadio della Favorita di Palermo. Trent’anni fa chi scrive si unì, scettico, a un gruppo variegato di coetanei e a qualche ragazzo più giovane in piena tempesta ormonale duraniana. In macchina con saccenteria istruivamo quelli sulla creatività del “nostro” rock anni Settanta, che ci aveva forgiati con pagine memorabili di suite malinconiche e assoli di chitarra all’ultimo sangue. Morale della favola, del brit pop degli anni Ottanta non rimarrà nulla, neanche i video d’autore che erano la forza di auto promozione di questi gruppi che curavano il look in maniera esasperata, ma poco da dire dal punto di vista musicale.

Simon Le Bon a Taormina - ph Fb Duran Duran

Il concerto ci smentì in maniera clamorosa, Le Bon e compagni reggevano due ore di concerto, suoni raffinati, luci sfavillanti, una maniera di gestirsi sul palco da veri frontman del live. E notavamo, per la prima volta, che la funzione del leader cantante era supportata da un’altrettanta presenza scenica degli altri componenti del gruppo, insomma non erano da meno John Taylor e soprattutto Nick Rodhes, anche se rifaceva il verso estetico di David Sylvian dei Japan. Durante il viaggio di ritorno ascoltavamo in silenzio l’entusiasmo dei diciottenni, le loro ragioni, lo spirito di appartenenza ad una generazione che si esprimeva con i loro idoli, con i loro colori e movenze che rappresentavano bene un’epoca di benessere consumistico, che ci illudeva che in futuro sarebbe andata sempre meglio. Insomma, se più di una voleva sposare Simon Le Bon, aveva le sue buone ragioni, una sorta di icona rassicurante da bravo ragazzo, lontana anni luce dall’inquietudine che provocavano i miti del glam un decennio prima, Bolan e Bowie su tutti.

Nick Rodhes - ph Fb Duran Duran

Trent’anni dopo gli ultra cinquantenni sono di nuovo in pista, fanno il sold out al teatro antico di Taormina (organizzato dalla “Musica da bere” di Carmelo Costa), che apre il tour italiano e li porterà anche in un’altra location da brividi, l’Arena di Verona. I Duran Duran in tour per promuovere, apparentemente, il nuovo lavoro “Paper gods”, ma soprattutto per verificare se la loro resa scenica è sempre coinvolgente, se la loro musica è riuscita a trasformarsi e ha saputo cogliere lo spirito dei tempi. Sembrerebbe di sì, questa miscela di house disco e funky è la vera innovazione del loro sound, ma in uno scenario naturale come quello di Taormina la nostalgia dei tempi andati impone delle riproposte, dei viaggi emozionali che ci riportano a quel gruppo degli anni Ottanta, che oltre a confezionare video musicali perfetti proponeva un brit pop frizzante ed energetico. Ed è un ricongiungimento atteso da troppi anni, quello di Simon e compagni con il pubblico siciliano.

John Taylor - ph Fb Duran Duran

Trenta minuti di esibizione delle Bloom twins che scaldano gli animi e preparano il campo alla band inglese che conquistò il mondo con look e immagine pulita, perfetta dagli States al Giappone, come era avvenuto con i Beatles. La voce di Le Bon regge bene, lui stesso gigioneggia in italiano cercando lo scambio con il pubblico, reggono bene anche i due Taylor superstiti e Rhodes. E poi l’intelligenza di incastonare le perle dei ricordi nel telaio dell’ultimo lavoro “Paper Gods”, chiaramente l’accattivante “Pressure off”, ma anche “Only in dreams”. Ma sono le celeberrime “The reflex”, “Hungry like the wolf”, “New moon on Monday”, “Notorius”, “A viev to a kill” ad accendere gli animi nostalgici dei duraniani della prima ora, c’è tempo e spazio anche per omaggiare Bowie con le note di “Space Oddity” inserita tra quelle di "Planet Earth", il loro primo grande successo. E “Save a prayer”? Non potevano che riservarla, per rispetto dell’Etna e dello Jonio che stavano alle spalle, alla fine del concerto, tra i bis, ma è "Rio" che ha chiuso in meno di due ore l’esibizione della band di Birmingham. Ma questa volta il pubblico ha risposto con la fredda luce degli smartphone, e non con le calde fiammelle degli accendini, come trent’anni prima alla Favorita di Palermo. Anche questo è il segno dei tempi.

Duran Duran a Taormina - ph Fb Duran Duran


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Pubblicato il 06 giugno 2016





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