martedì 18 settembre 2018

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DuemilaDiciotti, odissea nel Mare Nostrum

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Lo stallo della nave Diciotti, pagina buia di un'Italia ostaggio delle deriva populista che al grido di “non sbarca lo straniero” ha trasformato il Mare Mediterraneo nella nuova linea del Piave, ha sancito che l'Europa comunità di progresso, di cui l'Italia è Stato fondatore, non esiste più


di Gianni Nicola Caracoglia

La piccola odissea che i migranti raccolti dalla nave Ubaldo Diciotti della Guardia costiera italiana hanno vissuto in questi giorni, dal balletto del salvataggio fra Malta e Italia, e la successiva situazione di stallo che per 5 giorni ha tenuto bloccati al porto di Catania, per direttiva impartita dal ministro degli Interni Matteo Salvini, prima 177 migranti, poi scesi a circa 150 dopo che i minori non accompagnati hanno avuto il permesso di scendere dalla nave, permesso accordato dopo la “moral suasion” venuta dalla lettera che il Procura dei minori della città etnea aveva mandato al Ministero, segna un altro spartiacque nella difficile e talvolta drammatica gestione della questione immigrazione.

Lo stallo della nave Diciotti, pagina buia di un'Italia sempre più ostaggio delle deriva populista che al grido di “non sbarca lo straniero” ha trasformato il Mare Mediterraneo nella nuova linea del Piave (sostituendo l'imperiale esercito austro-ungarico con una masnada di diseredati della Terra), ha sancito una volta e per tutte che l'Europa unita, di cui l'Italia è Stato fondatore, non esiste più, quella comunità di progresso che personaggi come l'italiano Altiero Spinelli, che ne pose le basi col suo Manifesto di Ventotene, e poi i francesi Jean Monnet e Paul Schuman o il belga Paul-Henri Spaak pensarono per riparare ai danni enormi creati dai nazionalismi che portarono alla rovina europea nell'ultimo conflitto mondiale.
Oggi l'Europa torna a dividersi inneggiando nuovamente ai nazionalismi, anzi ai sovranismi come si dice oggi, in nome della sicurezza dei confini che sarebbe la causa di tutti i mali di cui soffre l'ex mondo civilizzato in cui viviamo. Non si può che definire ex mondo civilizzato un Paese come l'Italia che si permette di sequestrare una nave della Guardia costiera del suo stesso Paese, sottraendolo per giorni ai suoi compiti, per semplici e meschine ragione ideologiche, se non per semplici calcoli elettorali di chi ha ordinato il tutto (il ministro Salvini), ragioni che non riesco proprio a capire cosa possano avere a che fare con la sicurezza del Paese.

I ragazzi eritrei sulla Nave Diciotti al porto di Catania, foto di Antonio Parrinello

Non ci stupiamo se poi una procura, in questo caso quella di Agrigento nella mani di Luigi Patronaggio (personaggio che già si è occupato di mafia a Palermo dall'omicidio di don Pino Puglisi al caso Dell'Utri e che ad Agrigento ha fatto dimettere il prefetto Diomede per lo scandalo Girgenti Acque) è stata costretta a iscrivere nel registro degli indagati addirittura lo stesso ministro Salvini che ha causato lo stallo ispirandosi al “no way” di stampo australiano (senza aver stretto accordi con nessuno Stato in maniera preventiva), ipotizzando il sequestro di persona. Certe cose, in Italia, con le leggi esistenti, non le può, quindi non le deve fare nessuno. Neanche un esponente del governo, perché non siamo una monarchia assoluta o peggio non siamo la Libia Paese da cui transitano i traffici dei migranti, in balia delle fazioni tribali di turno. Non si può per ragioni ideologiche definire a priori illegali, clandestini gli eritrei, da sempre protetti a livello internazionale perché il loro Paese è una dittatura in guerra più o meno perenne con l'ex casa madre Etiopia, eritrei maggioranza del carico umano di nave Diciotti, proprio gli eritrei che sono stati falcidiati dalla strage del naufragio di Lampedusa del 3 ottobre 2013 (360 solo eritrei affogati e riportati in superfice). Ce lo siamo scordati che dopo quella strage il 3 ottobre è diventata giornata della memoria e dell'accoglienza?

Evidentemente sì. L'Italia sarebbe un Paese dove la legge esiste e andrebbe rispetatta. Uso il condizionale perché l'esito della vicenda giudiziaria in questione è già scritto. Qualora l'incartamento della Procura di Palermo, che potrebbe diventare titolare dell'inchiesta in quanto coinvolge esponenti governativi, se non dovesse giudicare Catania competente territorialmente, dovesse a fine iter arrivare al tribunale dei ministri e questo dovesse chiedere alla camera di competenza, il Senato in questo caso, l'autorizzazione a procedere riceverà un secco no perché saranno gli stessi parlamentari, in questo caso i senatori, a proteggere il loro rappresentante, insabbiando tutto. Ma questo conta fino ad un certo punto perché quello che nessuno cancellerà è che non si decide la politica nazionale con una diretta facebook per conquistare i favori (leggi voti) di chi nel migliore dei casi, i migranti li vorrebbe morti in fasce prima che si possano riprodurre. Animali da tastiera che sui social scrivevano il nome della Diciotti a numero (18) senza sapere manco di che stavano sbraitando, ignorando che si trattasse di una nave della Guardia costieran del loro Paese, “insultandola” a modo loro come nave di “ong” perché è passato il concetto malato che le Organizzazioni non governative sono associazioni criminali. Peccato che la famosa inchiesta catanese sulle Ong sia destinata all'archiviazione per mancanza di fondamenti: i famosi taxi del mare non esistono.

Ognuno cerca il favore di chi vuole ma per favore manteniamo le distanze fra chi all'umanità non vuole rinunciare e chi ha dimenticato ogni barlume di civico progresso. E non sarà certo lo spauracchio che il partito politico della Lega voli nei consensi delle prossime elezioni (europee o nazionali che siano) a farci cambiare idea. Non sarà certo l'alleanza politica con gli ungheresi di Orban, a salvare l'Europa e di conseguenza l'Italia, perché i sovranisti di Visegrad (Ungheria, Repubblica ceca, Slovacchia, e Polonia), non solo in questa fase sbafano di fondi europei ricevendo molto più di quanto danno ma in cambio “ringraziano” con un secco no a qualsiasi aiuto a risolvere, a carattere europeo, il problema della gestione dei flussi migratori accettandone “zero”, e sottolineo “zero”, dei ricollocamenti purtroppo non più obbligatori ma volontari.

I sovranisti di turno dimenticano una cosa fondamentale: l'Italia, anzi la Sicilia non è solo porta dell'Europa, è soprattutto linea di confine fra il Terzo Mondo e il cosiddetto mondo “ricco”. Il Mare Nostrum è anche mare loro, dell'Africa e dell'Asia mediorentale che nessuno aiuta veramente. Non lo fanno gli americani, con il loro colonialismo economico pressoché intatto, non lo fanno i cinesi che stanno comprando l'Africa senza creare sviluppo, non lo fanno le ex potenze coloniali europee, inglesi e francesi, non lo fanno i russi, i quali anzi appoggiando il regime di Assad, sono tra i responsabili della diaspora siriana. Il Mare Nostrum dovrebbe essere un affare delle Nazioni Unite, non europeo. Ma con un presidente americano Trump che lascia in gabbia i bambini figli degli immigrati centroamericani, e gli inglesi che pensano solo a uscire dall'Ue per guardarsi in faccia tra loro, questa resterà una pia illusione.

Quello che fortunatamente non è morto al porto di Catania - dove quei migranti, per gran parte eritrei hanno trovato un esito a loro favorevole (Papa Berglio, l'odiato pontefice dai sovranisti, ne ha chiesti un centinaio tramite la Conferenza episcopale italiana e addirittura l'Albania ha chiesto di averne alcuni, quegli albanesi che un quarto di secolo fa erano considerati gli invasori e che oggi ringraziano per come sono stati aiutati dagli italiani) -, è il buon senso e lo spirito umanitario di cui la nostra gente è ancora in possesso e le manifestazioni di solidarietà ai migranti ne sono stati un segno.
Stanley Kubrick in “2001 odissea nello spazio” ci mostra l'uomo uguale a se stesso nella preistoria come nel futuribile, vittima della tecnologia da lui stesso creata, e le cui sorti sembrano dipendere da un monolite venuto da chissà dove. La vicenda della nave Diciotti ci insegna che ancora nel 2018 l'uomo è lì con tutti i suoi limiti, schiavo della democrazia social da lui steso creata. A Catania, almeno, un monolite che ci protegge c'è, e si chiama Etna.


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 26 agosto 2018
Aggiornato il 27 agosto 2018 alle 23:38




Gianni Nicola Caracoglia

Una laurea in Scienze Politiche, una vecchia passione (mai sviluppata) per la carriera internazionale e una grande passione (poi sviluppata) per il giornalismo, in particolare per la musica e gli spettacoli. Ho diretto per 16 anni l'agenzia Blu Media, adesso dirigo SicilyMag.it. E coltivo un sogno: prima o poi andare in Brasile. "Socialmente" sono presente su Twitter, Facebook e Instagram.


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