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Copertina a “Rosa Spinacorta” di Ferraguti, Sicilia in alta quota grazie a Di Grado, Manili e Casano

I consigli per la lettura di Salvatore Massimo Fazio

Blog Lo speciale in casa nostra annovera il ritorno di Viola Di Grado nuovamente per La nave di Teseo con "Fame blu"; l'affresco storico sul principe Ercole Michele Branciforte di Elio Manili per Bonfirraro e il debutto in Eclypse di Arkadia per il panormita Fabio Casano con una storia a sfondo rock. Copertina a "Rosa Spinacorta", Exòrma editore, storia femminile degli Appennini emiliani di Mario Ferraguti

Il 31 marzo in arrivo una cascata di libri che chiuderà il mese aprendo ad una primavera di letture. La nave di Teseo pubblica ben sei titoli, e su tutti primeggia “Fame blu” dell’etnea Viola Di Grado. Altri siciliani della settimana sono i palermitani Elio Manili e Fabio Casano. Questa settimana copertina e contro copertina sono rispettivamente di Mario Ferraguti con “Rosa Spinacorta”, Exòrma editore, e di Eduardo Halfon con “Lutto”, edito da il Saggiatore. Attesissimo il ritorno di Laura Fusconi: la giovane autrice piacentina torna, quattro anni dopo l’esordio, con I giorni lunghissimi della nostra infanzia”, stavolta per Nottetempo Edizioni. Torna per la seconda volta nel nostro blog Stamperia del Valentino. Oltre ai due succitati ecco le case editrici che salgono in cattedra: ArkadiaBonfirraroMorellini, Sem, Marietti 1820, Gizira, Gammarò, il Saggiatore. Non manca la poesia che proprio oggi 29 marzo per Ensemble esce la nuova silloge di Valentina Meloni e l’antologia sul, pubblicata da Les Flâners edizioni

Una settimana che necessiterebbe di giorni fatti di 48 ore ma scopriamo i consigli per la lettura.

Le uscite di martedì 29 marzo

Valentina Meloni, “L’evidenza del vuoto”, Ensemble

Valentina Meloni, è nata a Roma nel 1976 e vive in Umbria dal 2007. Scrive poesie, saggi, aforismi e racconti da alcuni anni. La sua prima pubblicazione risale al 2015. Ha pubblicato cinque libri di poesia, uno di racconti e tre di fiabe illustrate. Inoltre ha dato alle stampe diverse plaquette numerate.Ha curato e tradotto dall’inglese Dendrarium del poeta bulgaro Alexander Shurbanov. Suoi testi sono stati tradotti in inglese, francese, cinese, giapponese, arabo, bulgaro, spagnolo e sono apparsi in blog, riviste e quotidiani internazionali. Scrive in riviste letterarie e culturali e nei suoi blog di eco-poesia.

Elio Manili, “L’ultimo principe di Sicilia”, Bonfirraro

Un grandioso affresco storico, ma anche un potente romanzo di formazione su una grande famiglia. Quella dei Branciforte, depositari del primo titolo del Regno di Sicilia, con il privilegio di sedere accanto al viceré e accompagnarlo al duomo di Palermo per fargli prestare giuramento. Il libro ripercorre la storia di Ercole Michele Branciforte, rampollo dell’illustre casato vissuto a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo. Una storia che Manili ricostruisce con dovizia di particolari ma senza rinunciare alla scorrevolezza del romanzo, sin dall’infanzia del principino trascorsa a Palazzo Butera, «magnifica residenza signorile ubicata accanto alla passeggiata delle Cattive, nell’antico quartiere arabo della Kalsa». La dimora settecentesca nella quale il piccolo Ercole vede per la prima volta lo stemma di famiglia: il leone rampante con le zampe mozzate. Effigie di un atto eroico compiuto secoli prima dal capostipite Obizzo, giunto in Sicilia al fianco di Carlo Magno, «guerriero molto apprezzato fra i Franchi per il suo valore, il suo coraggio e la sua forza». Durante una battaglia combattuta contro i Longobardi, ricostruisce l’autore palermitano nelle prime pagine del romanzo, Obizzo «fu circondato da un nugolo di nemici che tentarono di strappargli il glorioso vessillo. Pur di non cederlo, fedele alle consegne, preferì farsi mozzare le braccia. Malgrado tale menomazione riuscì a custodirlo fra gli arti monchi. Dopo questo atto eroico, Obizzo venne soprannominato Branciforte». Una storia che il piccolo Ercole apprende dalla governante Margherita, e che gli farà comprendere come il suo destino sia fatalmente legato a quello della sua stirpe. Una consapevolezza che lo accompagnerà anche a Napoli,quando sarà chiamato alla Corte di re Ferdinando di Borbone. Senza mai dimenticare la sua Sicilia. Le vicende della famiglia, infatti, incrociano e spesso determinano quelle di una terra «ospitale ma diffidente», che per Manili conserva il fascino delle vestigia «che le civiltà succedutesi nei secoli hanno lasciato nel corso delle loro dominazioni». Così l’autore descrive l’Isola (a cui ha dedicato diversi libri, e che torna protagonista di quest’ultimo lavoro): un luogo magico che può trasmettere all’inizio «una sorta di primitiva ostilità», ma nel quale l’amore e l’odio giocano i loro ruoli al punto che «chi se ne innamora non vuole più lasciarlo e se parte finisce per avvertire la nostalgia del suo mare, della sua gente, dei colori e della bellezza dei suoi paesaggi». Una bellezza a tratti feroce, che Manili riesce a pennellare con maestria per restituirla alla fantasia del lettore, catturato dalla trama ma anche dalla maestà delle dimore, dallo scintillio delle armi, dal calore del sole.
«Questa pubblicazione rientra in un filone particolarmente ricco del nostro catalogo, quello del romanzo storico, ma entra a tutti gli effetti anche in quello dell’approfondimento e della ricerca, consegnando al lettore una storia documentata e insieme appassionante», dice l’editore Salvo Bonfirraro.«Il susseguirsi di eventi e la vita caotica che siamo stati costretti a vivere negli ultimi anni non devono farci dimenticare quanto sia importante conoscere il passato della nostra terra. Con pubblicazioni come L’ultimo principe di Sicilia,scritto magistralmente da un autore del calibro di Elio Manili», conclude Bonfirraro, «pensiamo di poter aiutare il pubblico a riscoprire l’importanza della Storia, quella con la S maiuscola, che non per caso viene definita maestra di vita».

Le uscite di mercoledì 30 marzo

Giacomo Casanova, “Avventure napoletane”, a cura di Mario Prisco per Stamperia del Valentino

Questo breve estratto dall’opera del celebre avventuriero e libertino del Secolo dei Lumi (190 pagine – euro 20), raccoglie i capitoli legati alle sue esperienze napoletane. Egli giunse nella capitale borbonica negli anni Quaranta del XVIII secolo e scrisse La storia della mia vita negli anni finali della sua esistenza. A curare il volume firmato Giacomo Casanova e dal titoloAvventure napoletane, edito da Stamperia del Valentino, è Mario Prisco il quale correda il libro di una nutrita, attenta e appassionante introduzione. Lo scenario, quello di un ciarliero quanto picaresco Settecento, vede muoversi al proprio interno re, regine, papi, nobili e prelati intrisi di libertinismo e di passione insana per il gioco d’azzardo, tra duelli – di cui fu attore anche il Casanova, su una spiaggetta di Posillipo – e intrighi di corte. È un approccio leggero a un’opera altrimenti mastodontica (la prima traduzione italiana consta di ben ventidue volumi) ma godibilissima, come lo sarebbe stata un secolo e mezzo dopo una pochade francese alla Feydeau o alla Hennequin, con la differenza che il Casanova qui riporta storie di vita vissuta, per quanto romanzate possano essere. E i personaggi con i quali il Nostro ha contatti sono ben reali e noti sullo scenario storico dell’epoca, dall’abate Galiani ai coniugi Goudar, da re Ferdinando IV a Bernardo Tanucci. Un’occasione da non perdere per calarsi in una realtà sì lontana nel tempo, ma per tanti aspetti ancora molto attuale.

 

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Le uscite di giovedì 31 marzo

AA.VV., “Angelo Vassallo. Antologia di scritti inediti sul «Sindaco pescatore»”, Les Flâneurs Edizioni

Una raccolta di testimonianze, di esperienze – dirette e indirette – sul Sindaco Pescatore, che s’intrecciano per creare una coralità che unisce tra loro uomini e donne in un denominatore comune: Angelo Vassallo. Si ripercorrono gli anni della sua amministrazione, come Sindaco di Pollica e Presidente della Comunità Montana “Alento Monte Stella”, quelli che seguirono il suo efferato assassinio, dalla costituzione della Fondazione “Angelo Vassallo Sindaco Pescatore” sino all’istituzione del Premio Letterario a lui intitolato, per riflettere su quanto accaduto e scuotere le coscienze, per gridare a gran voce che Angelo Vassallo vive.

Laura Fusconi, “I giorni lunghissimi della nostra infanzia”, Nottetempo Edizioni

So già tutto in questo istante, riesco a vedere il contorno della mia vita come quando capitano quelle giornate pazzesche d’inverno e in fondo al cielo lucidissimo si vedono le Alpi”. In due diversi paesi della provincia di Piacenza, nel pieno degli anni novanta, tre bambini vivono e raccontano, ognuno dal proprio punto di vista, una lunghissima giornata. Susanna, Annalia e Matteo incrociano esperienze, storie familiari, dolori. Sono solo bambini, eppure hanno già una perdita e una ferita con cui fare i conti, hanno già conosciuto la rabbia, il senso di impotenza, la commozione e la speranza. Susanna, Annalia e Matteo non si arrendono, cercano di trovare il loro posto in un mondo adulto che non comprendono del tutto, ma che li condiziona.
Dopo il fortunato esordio di Volo di paglia, Laura Fusconi in questo romanzo lirico e teso, condotto con grazia vivace e quieta ferocia, si conferma narratrice di talento, dal timbro e dal tocco unici.

Fabio Casano, “I tre anelli del diavolo”, Arkadia

Dres, ex alcolista, membro e fondatore dei Toothed Pussy – una band che aveva avuto un fugace successo tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta, prima di disintegrarsi a causa delle tendenze autodistruttive dei suoi componenti e un manager imbroglione -, oggi riciclatosi compositore di musiche per cartoni animati e programmi televisivi, viene invitato a trascorrere le vacanze estive nella villa di campagna del suo vecchio amico Blade, icona del rock britannico e leader del gruppo Whanders, storica band degli anni Sessanta. In realtà, l’idea è quella di registrare insieme un disco di ballate tradizionali, qualcosa a metà strada tra Murder Ballads di Nick Cave e American Recordings di Johnny Cash. Ma, nonostante le intenzioni di Dres, il progetto iniziale prenderà una piega inaspettata mentre l’incontro con Dawn, la figlia della tuttofare Rosie, cambierà per sempre il rapporto di amicizia con il padrone di casa e la sua stessa vita.

Guglielmo Forni Rosa, “L’amore impossibile. Filosofia e letteratura da Rousseau a Levì-Strauss”, Marietti 1820

L’amore impossibile è l’amore vero, che non si estinguerà mai perchè non si consuma nella quotidianità dell’esistenza. Così, anche fra filosofia e letteratura esiste un rapporto complesso, difficile, a volte uno scambio di ruoli, perchè le più audaci costruzioni filosofiche, che contraddicono la normale percezione delle cose, sono in definitiva delle creazioni, che producono un mondo parallelo in cui sarebbe difficile vivere, mentre il grande romanzo a volte ci colpisce così a fondo, in zone tanto segrete, che vediamo in esso la rivelazione di una verità della nostra stessa vita, che non avevamo saputo riconoscere. È chiaro che quando Rousseau afferma: “Non c’è niente di bello se non ciò che non esiste”, vuol dire anche: “Non c’è niente di vero, non c’è niente di buono, se non ciò che è soltanto ideale”. Un poco più tardi, nelle sue confessioni, Goethe ha scritto che si trattava per lui di “produrre nella vita una seconda vita per mezzo della poesia”. Ed è là che filosofia e letteratura si ricongiungono: da Goethe a Thomas Mann, da Dilthey a Cassirer lo “spirito” è una sfera onnicomprensiva di possibilità effettive di esperienza, ma, sorgendo da queste, le supera e le approfondisce verso una verità ultima.

Judith Kasper, “Trauma e nostalgia. Per una lettura del concetto di Heimat”, Marietti 1820

La parola tedesca Heimat viene comunemente considerata intraducibile in altre lingue. Ogni suo corrispettivo – patria, paese natale, home, homeland – sembra in generale sin troppo determinato per mantenere tutte le connotazioni dell’originale, che oscilla tra pubblico e privato, tra l’appartenenza a una comunità sociale e politica e quella più intima che riguarda il legame con la casa e il focolare.
Il nazionalsocialismo ha fatto della Heimat uno dei suoi più importanti cavalli di battaglia e ne ha assunto e orientato il concetto per immaginare uno spazio razzialmente omogeneo. Con i campi di sterminio e i con i crimini commessi in suo nome, la parola ha conosciuto un periodo di totale infamia e discredito, finendo per uscire nel secondo dopoguerra dal lessico dei concetti politici.
In questo saggio vengono chiamate a raccolta le riflessioni filosofiche di Benjamin, Schmitt, Heidegger, ma anche i contributi poetici di autori come Hölderlin, Celan e Bachmann, per analizzare l’irreparabile trauma che da allora segna lo spazio del nostro abitare sulla terra. Judith Kasper è docente di Letterature comparate alla Goethe Universität di Francoforte sul Meno. Si occupa di teoria letteraria ed estetica, studi sulla Shoah, filologia e psicoanalisi e teoria della poesia. Ha insegnato all’Università di Bologna e ha lavorato all’Istituto di Filosofia dell’Università di Verona.

Sergio Blanco, “Zoo”, il Saggiatore

Un uomo e un gorilla si scrutano a vicenda, unendo i palmi delle proprie mani attraverso un vetro sottile. Una distanza di nove milioni di anni li separa l’uno dall’altro: il tempo in cui una minuscola e accidentale variazione nel genoma di un grande primate ha permesso ad alcuni discendenti di comporre sinfonie, dipingere opere d’arte e camminare sulla Luna, mentre altri diventavano più grossi e muscolosi e venivano braccati fin quasi all’estinzione. Ora, uno davanti all’altro nel vecchio padiglione di un giardino zoologico, ogni differenza tra loro sembra svanita, in un dialogo muto al di fuori della storia.
Zoo è il racconto dell’incontro tra un drammaturgo, un gorilla e una veterinaria, e dei sorprendenti incroci tra le loro tre esistenze. Arrivato allo zoo per scrivere un testo sulle scimmie, Sergio – alter ego dell’autore – si imbatte in Tanzdo e ne resta affascinato. Guidato dalla dottoressa Rozental, che studia il gorilla da quando è arrivato dopo essere stato salvato da un’epidemia, Sergio tenterà da quel momento di costruire con l’animale un legame attraverso le arti, riuscendo infine a farlo appassionare a Stendhal, Schubert, Fellini e Bacon. Ciò che per la dottoressa è un risultato strabiliante sarà però solo l’inizio di un inaspettato ribaltamento: a mano a mano che il rapporto tra i due si intensifica, infatti, Sergio riconoscerà sempre più in Tanzdo un suo simile, fino a provare per lui una passione inedita e travolgente, in un’evoluzione narrativa che metterà in discussione ogni certezza e distinzione tra umano e animale, civiltà e mondo selvaggio. Sergio Blanco scrive un’opera visionaria sull’incontro tra arte e natura, scienza e finzione, qui presentata con la prefazione dell’etologo Roberto Marchesini. Un testo che invita a proiettarci oltre le colonne d’Ercole della nostra razionalità per raggiungere una verità più vera, anche solo per un istante; come riuscire a toccare un’altra parte di sé, a lungo dimenticata, attraverso un vetro trasparente.

Daniele Pasquini, “Un naufragio”, SEM

Una tempesta tropicale stravolge le vite insipide e monotone di Valentina e Tommaso, due giovani sposi precocemente invecchiati a causa degli stereotipi e delle aspettative che la società ti sventola sotto il naso raggiunti i trenta. Il loro volo di ritorno è in rotta di collisione esattamente come la loro relazione, ma miracolosamente i due si salvano e allo stremo delle forze riescono a raggiungere un approdo. È presto evidente che l’isola sulla quale naufragano è deserta. Comincia quindi una lotta per la sopravvivenza, Valentina e Tommaso devono liberarsi di tutto ciò che è superfluo: sapranno cogliere questa seconda possibilità che il destino ha riservato loro?

Sabina Macchiavelli, “Chissenefrega degli anni ’80”, SEM

Classe 1964, nata a Bologna, Sabina Macchiavelli oggi vive sull’Appenino modenese. Dopo La bambina del lago, romanzo – scritto a quattro mani – con il padre Loriano Macchiavelli, ci propone Chissenfrega degli anni ’80, un diario semi-sentimentale di una ventenne che vive nella Gran Bretagna di quegli anni. Un romanzo dalla scrittura vivace, un tuffo nella memoria dell’autrice, che la riporta a quegli anni in cui era dottoranda presso l’University of South Wales di Cardif

Claudio Gavaioli, “La strana fine del venditore di case”, SEM

«La testa di Lorenzo Rossi è piegata in modo innaturale. Il vestito grigio di sartoria rovinato. Una pozza di sangue scuro, quasi nero, si allarga dietro la nuca». La polizia ha chiuso il caso: suicidio.  Max Foschini, agente immobiliare modenese, ha appena appreso della morte del suo socio, ma è certo che dietro ci sia un’altra verità. Inizia così una detective story tra mafie del cemento, polizia corrotta, escort, ricatti e soldi sporchi di sangue. Come se non bastasse, Max deve fare i conti con una vita personale allo sbando: la compagna vuole lasciarlo e poi c’è l’ingombrante Mirella, l’anziana madre, terrore delle badanti, che fa di tutto per non essere chiusa in una casa di riposo.

Francesca Laureri, “Parma”, Morellini

Dal 2015 Città creativa Unesco per la gastronomia, dal 2002 sede dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare e nel 2020 Capitale Italiana della Cultura; Parma sembra non perdere occasione per ribadire la sua unicità. Città ricca di architetture di prestigio, come il Teatro Regio e il Parco Ducale, a Parma si percepisce un’atmosfera elegante e internazionale che la contraddistingueva già ai tempi della dominazione francese.La guida racconta le tante ricchezze del territorio circostante, dai gioielli artistici della collezione Magnani-Rocca o del Labirinto di Franco Maria Ricci, ai paesaggi naturali della Bassa o dell’Appennino, passando per i Castelli del Ducato e per località indissolubilmente legate a piacevolezze della gola o del corpo.

Libro copertina: “Rosa Spinacorta” di Mario Ferraguti, Exòrma edizioni

Il romanzo, ambientato nella Bassa parmense dopo la Seconda guerra mondiale, tratteggia la figura di una delle ultime donne allevate e istruite nei conventi, in segreto, per vestire la Madonna miracolosa. Mario Ferraguti, tra gli organizzatori del Festival di Antropologia della Montagna, ha percorso l’Appennino per anni alla ricerca di storie. Il rito della vestizione delle statue della madonna, diffuso in tutta Italia, ha origini medioevali, affonda le sue radici nella mitologia pagana, viene poi ripreso nel ‘500 e ha la sua massima espansione nel ‘700. Nei primi anni del ‘900 viene proibito da papa Pio X, ma rimane radicato nel folklore popolare, spesso con la connivenza del clero locale. Una o più donne della comunità venivano scelte e istruite per eseguire il rito segreto della vestizione della statua della madonna, che per il resto dell’anno era custodita nuda lontano dagli sguardi di tutti; solo allora la madonna poteva essere mostrata alla comunità dei fedeli durante i momenti di liturgia solenne.
Parte del romanzo si basa sulla storia vera di una ormai anziana signora, Tecla, che da bambina orfana viene accolta dalle suore che le danno riparo, e diventa la prescelta che vestirà la “Regina”, la Madonna dalla rosa spinacorta. Il romanzo narra l’apprendistato forzato, l’annullamento del corpo, il farsi trasparente di chi ha in sorte la vestizione del Sacro. Tecla è destinata a rimanere sola con la sua paura dell’inferno, “di quelli che ci si finisce con tutte le scarpe ai piedi”.
Mentre quella Regina, che è la sua unica compagna nella stanza segreta, è solo un pezzo di legno dagli occhi senza vita, un corpo di legno capace di miracoli, il corpo della ragazzina invece è vivo ma lei è costretta a negarlo, a distruggerlo pezzo dopo pezzo, arto dopo arto, come un nemico di cui vergognarsi. Perché chi vede e veste la madonna nuda deve accettare di essere invisibile, smettere di esistere. Poi la vicenda si complica, Tecla rimane incinta, il suo corpo esplode come per vendetta. Cacciata dal convento inizia un viaggio rocambolesco, portando con sé la statua della madonna, in un denso paesaggio umano e naturale, alla ricerca di un pittore che dovrà realizzare per lei un ex voto: Antonio Ligabue.

Libro contro copertina: “Lutto” di Eduardo Halfon, il Saggiatore

Una famiglia costretta a una fuga senza fine, dall’Europa dei campi di concentramento e poi dal Guatemala. Un mistero che circonda un annegamento. Segreti che prendono for-ma nella malia delle acque di un lago. Lutto è l’opera più significativa di uno dei massimi scrittori di lingua spagnola: un’immersione letteraria nell’infanzia, nella memoria, nella perdita e nel silenzio, che ci spinge sulla soglia di una rivelazione: che il senso del nostro presente abiti nel dolore del passato. Il protagonista Eduardo Halfon (come l’autore stesso) torna al suo paese natale per scoprire la verità su Salomón, fratello di suo padre annegato da piccolo nel lago vicino alla loro casa d’infanzia. La sua famiglia ha deciso di non parlarne mai, di far scomparire quella vicenda e quel dolore dalla propria vita: la ricerca del protagonista si snoderà invece nei luoghi e nei tempi, a ricostruire la storia di una famiglia vissuta e fuggita ovunque nel mondo (Guatemala, Miami, Polonia, Berlino, New York), per poi ritrovarsi intorno a quel lago, luogo magico e scuro.

Carrellata a sei titoli per La nave di Teseo

Viola Di Grado, “Fame Blu”

In una Shanghai tentacolare e aliena che contiene ogni altra città e ogni altra storia, in cui le culture e i simboli dell’Asia si mescolano all’Europa, la ricerca dell’amore diventa un percorso vertiginoso in se stessi che annienta ogni tabù, ricordandoci i nostri sogni più bizzarri e potenti. Dopo aver perso il fratello gemello, un’italiana solitaria lascia Roma e si trasferisce a Shanghai, la città dove lui sognava di vivere e aprire un ristorante. Lì, mentre insegna italiano ai cinesi, incontra una ragazza enigmatica: Xu. Anche Xu è in fuga da un passato turbolento: un padre violento, una madre evanescente, una famiglia numerosa che la voleva maschio. Accomunate da una solitudine che somiglia a una fame implacabile, le due ragazze si avvicinano sempre più l’una all’altra, divise tra il bisogno di affetto e la tentazione oscura di superare il limite oltre il quale il linguaggio si disgrega e l’eros diventa divoramento. Tra fabbriche tessili abbandonate e mattatoi degli anni ’30 scoprono una dimensione estrema in cui mordersi, appropriarsi dell’altra, è parte essenziale del rito amoroso.

Anne Youngson, “Vediamoci al museo”

Anne Youngson racconta una vicenda ricca d’umanità e amore e affronta in modo lucido e senza paura i temi della perdita, della vecchiaia e delle conseguenze delle nostre scelte. Nel 1964 il professor Glob aveva dedicato un suo libro sull’Uomo di Tollund, una mummia conservata nel museo di Silkeborg, protagonista della famosa poesia di Seamus Heaney, oltre che alla figlia anche a una classe di ragazze inglesi che gli avevano scritto entusiaste per le sue scoperte. Oltre cinquant’anni dopo una di queste studentesse, Tina Hopgood, intrappolata in una vita che non ricorda di aver scelto, e provata dalla morte di una cara amica, scrive una lettera al professore Glob, non tanto per avere risposte quanto per cercare di mettere ordine tra i suoi pensieri e le sue paure. A risponderle è Anders Larsen, il direttore del museo di Silkeborg, che ha da poco perso la moglie e la speranza nel futuro. Lo scambio epistolare che comincia dopo quel primo, fortuito, contatto cambierà la vita di entrambi. Nelle numerose lettere che si susseguono Tina e Anders arrivano a fidarsi l’uno dell’altra, confessando idee, sogni, timori e raccontandosi le loro vite così diverse ma anche accumunate da interessi e passioni. Ma, all’improvviso, le lettere di Tina smettono di arrivare, gettando nella disperazione Anders. Fino a che punto sono disposti a spingersi per scrivere una nuova storia per se stessi?

Paola Mastrocola Luca Ricolfi, “Manifesto del libero pensiero”

Chi ha paura della libertà d’espressione? Paola Mastrocola e Luca Ricolfi cercano la risposta a una domanda che si è insinuata pericolosamente nelle nostre vite. La censura autoritaria di un tempo si è trasformata in un follemente corretto che piega la lingua alle mode del momento, tra parole innocenti messe sotto accusa e surreali neologismi “inclusivi”, e in una cultura della cancellazione che rilegge il passato con lo sguardo di oggi. Così, nella giungla di internet e della gogna globale che ha bandito l’ironia e il dialogo, dilaga un clima inquisitorio e intimidatorio imposto da autoproclamati Custodi del Bene. Mastrocola e Ricolfi lo raccontano, ne individuano le cause storiche e propongono rimedi, fino a comporre un vero e proprio manifesto per restituire la libertà alla parola oppressa dei nostri tempi.

Giovanni Boldini, “Acquerelli e pastelli”

In occasione della prima retrospettiva che Parigi dedica al grande artista ferrarese (dal 29 marzo al Petit Palais), arriva in libreria un volume imperdibile per riscoprire la vita e l’opera di un indimenticato maestro dell’arte italiana. Considerato universalmente come uno degli interpreti più sensibili e fantasiosi dell’elettrizzante fascino della Belle Époque, Sgarbi lo definisce anche come “un anti-accademico e insieme un pittore classico”. Nato a Ferrara nel 1842 e vissuto poi a Parigi a fianco degli Impressionisti fin dal loro esordio, Boldini fu l’unico italiano che, superato il provincialismo, non si fece seguace ma anticipatore. L’Impressionismo fu un’arma che non volle usare, pur non rinunciando al confronto con la vita moderna. Ma di Parigi egli intuì l’essenza cosmopolita, e fu pittore essenzialmente cittadino. Così, Ottocento e Novecento sono, nella sua poetica, indicazioni convenzionali, prive di un riscontro reale. Boldini non è mai un ritardatario, ma un pittore del Novecento prestato all’Ottocento, in un perpetuo controtempo. Impressionismo, Futurismo, Espressionismo, ogni tendenza si fonde dietro le lenti dei pince-nez boldiniani in un cocktail di forme in cui il mestiere e il virtuosismo consentono di attingere a profondità insondate.

Elena Basile, “In famiglia”

Una storia di speranza incarnata da donne forti e fragili insieme, che tengono le redini di una famiglia imperfetta, come forse lo sono tutte, e capace per questo di sorprenderci in ogni momento. Giovanna ogni sera percorre le vie attorno casa, a Napoli, in un esercizio quotidiano utile al suo cuore affaticato. Mentre cammina pensa a Mario, suo marito, un ex giudice. I due si sono conosciuti da ragazzi: riflessivo e astratto e malinconico lui, curiosa e irrequieta e selvatica lei. Senza particolare passione, ma grazie all’ostinazione di Mario, il matrimonio si compie e la famiglia, che va a vivere in uno spazioso appartamento al Vomero, presto si allarga: arriva Alfredo, bambino insicuro e inquieto, e qualche anno dopo Emanuela, delicata e bella, di cui Alfredo è gelosissimo. Elena Basile descrive i rapporti inestinguibili che incatenano i personaggi di una famiglia tra competizione, affetto e passioni oscure, mentre inseguono una serenità mai veramente vissuta.

Marco Fortunato, “Tre Frasi del padre”

Un vibrante, colto e appassionato saggio che affronta il tema della natura nefasta del mondo, pervaso e dominato dalla triade forza/potere/violenza, esercitata dai singoli e dalle collettività, dalle istituzioni come dal sapere; ma considera anche la residua possibilità di introdurre in esso una nota di non conflittualità, di distensione e di mitezza, anche a costo di un ritiro spinto fin quasi alla sparizione. Alcune delle frasi pronunciate dai nostri genitori quando siamo bambini o ragazzi ci colpiscono più di altre e lasciano segni impor- tanti che, a volte, solo dopo anni riusciamo a comprendere. Il filosofo Marco Fortunato analizza tre frasi che “il padre” – suo padre – gli disse durante l’infanzia e che lui memorizzò indelebilmente, avendone colto subito, sia pure un po’ oscuramente, la grande importanza. Ora che anni di vita, letture e studio gli permettono di apprezzarne i significati in modo più chiaro, dedica un ampio commento a ognuna di queste frasi per evidenziarne la densità, enucleandone le molteplici valenze di ordine filosofico, esistenziale, etico, estetico e politico. Riconosce nella prima frase un riferimento alla sfera tematica del potere, nella seconda a quella dell’io, mentre la terza parla fondamentalmente di quell’“oggetto” alto e nobile che è la malinconia. L’analisi delle tre frasi si dipana e raggiunge le sue conclusioni intrattenendo un costante rapporto critico con diversi grandi autori, fra i quali Adorno, Benjamin, Heidegger, Leopardi, Rensi, Šestov, Simone Weil, Guardini, Cioran, Freud.

Le uscite di domenica 3 aprile

Massimo Giuntoli, “Cronache Molkayane”, Gizira Edizioni

Massimo Giuntoli: «È scontato affermare che la Molkaya rappresenti l’ennesima espressione dell’intramontabile desiderio di immaginare un altrove. Ma, al di là dell’aver scelto di “rifugiarmi” in un altrove bizzarro e nonsense, quello esplorato nelle Cronache molkayane si è fin da subito rivelato – agli occhi stupiti e disillusi di chi scrive – non propriamente idealizzato. Si è al contrario manifestato come un altrove irrimediabilmente imperfetto, a partire dalle dinamiche relazionali dei propri abitanti, che, per quanto assurdi e stravaganti, non sono affatto immuni da sentimenti e comportamenti che risentono delle debolezze proprie dell’animo umano (ovvero della specie loro gemella, che abita l’indirettamente evocato e non meglio definito Antialtrove». La ragazza obliqua riceve l’oggetto verde, nel teatro più piccolo mai costruito attrice e spettatrice si alternano sulla scena, il cappello di vek conserva i ricordi alla giusta temperatura, la dama in discesa non tornerà mai più a salire. Questi e molti altri accadimenti hanno luogo nei territori della Molkaya, la cui estensione varia a seconda dell’umore delle popolazioni che vi abitano. Gente dedita alla fabbricazione di inutensili, capace di parlare lingue dai significati multipli. Cronache Molkayane è il primo libro che racconta di una terra della quale in pochi hanno fatto esperienza e di cui mai nessuno ha osato scrivere.

Le uscite di lunedì 4 aprile

Vito Molinari, “La mia Rai”, Gammarò

Dalla prefazione di Aldo Grasso: “Vito Molinari è il regista che ha diretto la trasmissione inaugurale della televisione italiana, il 3 gennaio del 1954. Basterebbe questo per fare di lui uno dei padri fondatori della nostra televisione, per aver cambiato, da quel fatidico giorno, la nostra vita quotidiana, i nostri destini. […] Con il suo alto artigianato – che significa saper fare bene le cose, impegnarsi con coscienza professionale, dimostrare sempre uno spiccato senso del gusto –, Molinari ha vissuto l’intera evoluzione della regia televisiva, dalle fasi pionieristiche alle sperimentazioni seriali. E la sua qualità la si apprezza maggiormente oggi in un frangente storico in cui la regia televisiva è praticamente sparita, soffocata dalle rigide regole dei format e dalla sciatteria formale che attraversa quasi tutte le trasmissioni”.

L’autore

Vito Molinari è nato nel 1929 a Sestri Levante, in provincia di Genova. Nel 1953 partecipa al periodo sperimentale della televisione: il 3 gennaio 1954 dirige la trasmissione inaugurale della TV. Da allora è stato regista e spesso coautore di oltre 2000 trasmissioni tv di generi vari. Oltre che in televisione e in radio Molinari è stato attivo in teatro: ha diretto una sessantina di operette, spettacoli di prosa e di rivista in molte città italiane. È stato condirettore con Maner Lualdi del Teatro Sant’Erasmoa Milano. Ha scritto La vita è una barzelletta per Enrico Beruschi.Con lo chansonnier Gian Gilberto Monti ha scritto e diretto spettacoli sulle canzoni satiriche, sui cantautori francesi. Ha scritto un testo sul cinema muto: Il teatro del silenzio per il Piccolo Teatro di Catania; uno sulla vita di Totò: Centodieci e lode, con Angela Luce (per il Teatro Totò di Napoli, 2007); la commedia Meneghino e Moncalvo contro i tiranni.
Ha diretto trecento Cinebox e cinquecento Caroselli (Carosello d’oro per Orologi Longines). Ha diretto collane di dischi di operette per Meazzi (1960); ha realizzato una storia discografica dell’operetta; ha ideato, scritto e diretto la serie di 60 dispense e i CD di Operette, Commedie musicali e Musicals per Fratelli Fabbri; 40 dispense e dvd sui Caroselli per il “Corriere della sera” e “Gazzetta dello sport”. Ha ottenuto i maggiori premi del settore. Ha scritto: TuttoGovi in collaborazione con Mauro Manciotti. (Marietti, 1990); Le mie grandi soubrettes; I miei grandi comici (Gremese 2018). Presso Gammarò ha pubblicato La Rita Smeralda, il suo primo volume di racconti (2018), Carosello… e poi tutti a nanna (2019, Paolo Fregoso, genovese (2020); Vite maledette: autobiografie apocrife (2020).

 

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