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Antonino Barraco: dalla rivoluzione del "Grillo" al premio del Vinitaly

Calici & Boccali

Domenica 15 aprile, in occasione dell'inaugrazione del più importante salone dedicato all'enologia, il produttore marsalese, capofila nella difesa dei vecchi metodi di produzione dei bianchi del suo territorio, riceverà il premio “Benemerito della vitivinicoltura italiana”


di Giusy Messina

Alla fine Nino, vigneron di Marsala, ce l'ha fatta a mettere insieme le ragioni del cuore e quelle della ragione. Domenica 15 aprile a Verona, in occasione dell'inagurazione del Vinitaly, Antonino Barraco (per tutti Nino) riceverà il premio “Benemerito della vitivinicoltura italiana” per aver contribuito a promuovere e valorizzare la cultura vitivinicola italiana, assegnato dal 1973 ai grandi interpreti del mondo enologico italiano.

Antonino Barraco

Eppure all'inizio non è stato così semplice: da una parte la sua passione per i vini naturali, dall'altra il desiderio di papà Enzo di vedere laureato il suo unico figlio. E Nino lo ha accontentato, laurendosi in Scienze politiche. Proprio in quegli anni di studio Nino accarezzava l'idea di fare il sindacalista, per mettersi al fianco dei più deboli, ma la passione per le microvinificazioni è stata per lui come una voce di sirena, ammaliatrice e seducente.
La voglia di fare «il vino con l'uva come si fa in Borgogna» è più forte di tutto. Così, ormai imbrigliato nella maglia del vino, Nino decide di parlarne al padre.
«All'inizio era disperato- ricorda Nino Barraco- anche perchè lui per una vita aveva fatto il mezzadro e sognava per me un futuro diverso. Ma di fronte alla mia determinazione, capì che non c'era nulla da fare. Ed invece di una mano- aggiunge ridendo- me ne ha dato quattro».
E così una dozzina di anni fa Nino ha iniziato da zero, comprando un piccolo vigneto. Oggi nei suoi 13 ettari distribuiti tra Marsala, Petrosino e Castelvetrano, “alleva” le sue uve. Produce circa 35mila bottiglie e con orgoglio, buon senso e tanta cocciutaggine, ed è anche diventato un punto di riferimento.
Ogg infatti, all'età di 42 anni, ha acquistato quella credibilità necessaria per imprimere, insieme ad un gruppo di piccoli produttori, una svolta nel Consorzio della DOC Sicilia. La rivoluzione del “Grillo”, come è stata definita, una sfida culturale. Il suo appello a difendere i vecchi metodi nella produzione dei bianchi del suo territorio è stato raccolto dal Consorzio che lo scorso dicembre ha così avviato l'iter per modificare il disciplinare recependo l'appello di Nino Barraco e di altri colleghi, come Renato De Bartoli.

Antonino Barraco con il padre tra i suoi vigneti di Marsala

«Il futuro del vino è nell'ossidativo - spiega Barraco- da marsalese, il fatto che si riesca a dare visibilità idonea al Grillo ossidativo con la vendemmia tardiva è un valore aggiunto. La base è quella del Marsala pre-british, per intenderci, (ovvero pre-Woodhouse, colui che creò il Marsala a metà della fine del '700) che restituisce credibilità alla storia del vitigno e maggiore riconoscibilità del suo territorio di provenienza».
Nella sua azienda Nino coltiva solo vitigni autoctoni: Grillo, Catarratto e Zibibbo per i bianchi, e Pignatello e Nero D'Avola per i rossi. Lo fa in maniera artigianale perchè vuole che il vino sia schietto come lui. Anche le etichette, semplici e dirette, raccontano senza tanti giri parole ciò che si trova in bottiglia. Un'interpretazione della cultura del vino che nasce già in vigna, dove non utilizza concimi chimici, e continua in cantina. Nessun impiego del legno né in fase di vinificazione né in fase di maturazione (salvo che per i vini ossidativi) in modo da mantenere il più possibile integri i profumi e i sapori riconducibili al vitigno e al territorio. Macerazione sulle bucce anche per i bianchi, fermentazioni spontanee compresa quella malolattica, nessun ricorso a lieviti selezionati, uso limitatissimo di solfiti. Le sue bottiglie oggi arrivano fino in Australia, Canada, Nord Europa e Inghilterra, ma è il mercato francese che lo rende particolarmente contento. «Oggi a Parigi quando si beve un vino naturale, si beve italiano - dice soddisfatto - . Siamo stati un modello di avanguardia, basti pensare al lavoro straordinario che hanno fatto i viticultori friuliani».

Antonino Barraco a lavoro in vigna

Domenica, dopo la premiazione in quella che è la vetrina più prestigiosa dell'enologia nazionale, Nino ritornerà a casa, dalla moglie Angela, che con lui condivide quella che è una scelta di vita, tra le sue vigne di fronte al mare, per ricominciare a fare quel mestiere durissimo che è l'artigiano del vino.
«Non ho rimpianti - dice Barraco - ma ogni giorno è un nuovo inizio”.



© Riproduzione riservata
Pubblicato il 09 aprile 2018
Aggiornato il 12 aprile 2018 alle 20:17





Giusy Messina

Palermitana, classe '63, ama profondamente la sua Isola. Il suo motto di vita è: con leggerezza si possono dire cose importanti. Si occupa di enogastronomia, storie, luoghi e territori, per raccontare una Sicilia nascosta e preziosa. Ha collaborato con il quotidiano L'Ora, La Repubblica, Cult. Ha scritto la prima guida de Il Movimento del Turismo del Vino in Italia, per la Sicilia. È giornalista pubblicista dal 1996.


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