Federica Fina detta Kiké, la prima “Sbarbatella” di Sicilia

Calici & Boccali La giovane rappresentante della Cantina Fina di Marsala domenica 12 maggio rappresenterà per la prima volta la Sicilia alla terza edizione di “Sbarbatelle”, l'evento organizzato dall'Associazione italiana sommelier di Asti sulle colline ai confini del Monferrato, che riunisce le produttrici italiane di vino under 30

Il suo nome è Federica ma per tutti è Kikè come sorso, anzi un calice di freschezza. Perchè a lei, la cocca di casa dopo due maschi, papà Bruno, enologo di Cantina Fina di Marsala, l’azienda di famiglia, ha dedicato un vino. E sarà proprio il Kikè (90% di Traiminer Aromatico ed 10% di Sauvignon Blanc) insieme al Kebrilla, un Grillo in purezza, a rappresentare la Sicilia, domenica 12 maggio, alla terza edizione di “Sbarbatelle” che si terrà a Tenuta Marchesi Alfieri, sulle colline ai confini del Monferrato.
Promossa ed organizzata dall’Ais (Associazione italiana sommelier) di Asti, la manifestazione riunisce circa sessanta produttrici italiane di vino under 30, a cui partecipa per la prima volta anche la Sicilia, legate sì da radici nella tradizione e passione familiare, ma soprattutto da un quid di grinta e determinazione, che fa la differenza.

Federica Fina, per tutti Kikè

«Sono orgogliosa di partecipare a questa manifestazione e di rappresentare la Sicilia – dice con entusiasmo la giovane Federica-. Non è un caso che abbia scelto di presentare due vini che, se da parte rappresentano la storia della mia famiglia, come il Kikè che mi è stato dedicato, dall’altra, con il Kebrilla, racconto la storia della mia città di cui sono fiera, perché il Grillo è il vitigno principe del Marsala Doc».
Ha una parlantina inarrestabile Federica, 28 anni, che si prepara all’appuntamento con quella sua “incrollabile fiducia”, leit motiv della sua giovane vita già segnata da un grande dolore, la perdita prematura di mamma Mariella stroncata da un male incurabile, che le ha però lasciato una importante eredità: la positività. Lo sguardo le si adombra mentre parla della mamma che, quando era piccola, la vezzeggiava chiamandola con quel nome, Kikè, che sembra esserle cucito addosso.

Kikè è anche il nome di un vino della Cantina Fina, a lei dedicato

Piccola, minuta, adrenalinica, i lunghi capelli sciolti sulle spalle, gli occhi da cerbiatta, Federica si difende con il sorriso dai duri contraccolpi della vita. Sicura di ciò che avrebbe fatto da grande, ha perseguito la sua strada, laureandosi nel 2014 in comunicazione e marketing alla Sapienza di Roma a cui è seguito uno stage di qualche mese a Londra, per poi sentire i morsi della nostalgia verso la sua terra.
«Andarmene da qui? Non ci penso neanche! – dice – Certo qualche esperienza fuori aiuta, ma la mia vita ed il mio futuro sono qui, perché sono fermamente convinta della ricchezza della Sicilia e di quello che può ancora esprimere». E’ difficile darle torto mentre i colori del tramonto colorano di rosso la Riserva Naturale delle Isole dello Stagnone su cui si affaccia l’ampia terrazza dell’azienda, regalano un mix suggestivo di emozioni.
«E’ stato proprio la magia dei tramonti di cui si gode da questa collinetta – aggiunge Kikè – a far innamorare i miei genitori di questo luogo, tanto da decidere di costruire qui, nel 2005, la nostra cantina». Situata a contrada Bausa, tra Trapani e Marsala, a circa 150 metri di altezza dal livello del mare, Cantina Fina, certificata bio, imbottiglia oggi 500mila bottiglie il 30% delle quali destinate al mercato estero.

La tenuta di Cantina Fina, a Marsala

Merito di mamma Mariella, che ha precorso i tempi. «Fu mia madre, laureata all’Isef ed insegnante di sostegno – racconta divertita – che con il suo inglese scolastico fece le prime commissioni all’estero del nostro vino. Adesso tocca a me, e infatti a breve andrò in America per approfondire meglio l’inglese».
Quando apre le porte di “Casa Fina” gli occhi di Kikè si illuminano. I vini, i vigneti distesi a perdita d’occhio in uno scenario mozzafiato in cui si vedono all’orizzonte le isole Egadi e la barricaia sotterranea, sono il frutto di quello che, senza mezzi termini, la giovane Kikè, definisce «Il risultato di un grande lavoro di squadra. Abbiamo attraversato momenti difficili, ma insieme ce l’abbiamo fatta. Questa la nostra forza».
E c’è un ricordo, in particolare, che stigmatizza il legame profondo tra i componenti della famiglia Fina: «Tutti e cinque attorno ad un tavolo ad etichettare a mano le nostre bottiglie, quando ancora non avevamo l’etichettatrice». Attualmente sono 15 i vini prodotti dalla Cantina Fina, espressione di quella svolta epocale di cui fu fautore il grande Giacomo Tachis, padre del rinascimento enologico italiano e consulente esterno all’Istituto Regionale Vini e Oli di Sicilia.
«Mio padre, enologo e responsabile della cantina sperimentale e di microvinificazione dell’Istituto, lo conobbe nel ’95, e per trent’anni furono legati da un rapporto di stima e fiducia» racconta Federica. Grazie a questa collaborazione per Bruno Fina si apre una nuova realtà: la Sicilia continente del vino. E quiandi accanto ai vitigni autoctoni decide di dare spazio anche a quelli internazionali. «Piccoli terroir – sottolinea Kikè – per ogni tipo di varietà».

La famiglia Fina, papà Bruno con i suoi tre figli

Con Bruno lavorano anche gli altri due filgi maggiori: Marco, che si occupa del commerciale e dell’amministrazione, e Sergio, enotecnico. Ma è Federica l’anima social, tanto che soltanto su uno dei suoi profili personali conta ben 5mila follower. «Ne sono davvero orgogliosa – dice ridendo soddisfatta – e sul profilo aziendale son ben oltre 21mila. E pensare che ho imparato tutto da sola. Ma giuro, non faccio nulla di speciale: racconto di me e dei miei vini con spontaneità. D’altronde, il vino è la mia vita, ci sto dentro a 360° con tutta la mia passione».

La stessa che ci mette quando fa da Cicerone ai winelover che visitano la Cantina Fina (da lunedì al venerdì, e nei weekend solo su prenotazione). Soci del Movimento Turismo del Vino, da tre anni a questa parte nei mesi di luglio e agosto la Cantina Fina ospita la rassegna musicale “Kebrillerà”, ideata da Federica, aperta a giovani musicisti emergenti: tre serate di musica live tra calici e cucina, che lo scorso anno ha visto partecipare anche i Tinturia in qualità di ospiti. E per l’eleganza e la cura dei dettagli la Cantina Fina è scelta anche dalle coppie per festeggiare il giorno delle nozze. Puro talento creativo quello della “sbarbatella” Kikè, sempre in fermento. Tra il corso di sommelier, la palestra e i viaggi di lavoro, trova anche il tempo di seguire l’associazione Donne del Vino della Sicilia (la più giovane tra le 24 socie), per le quali cura la comunicazione a mezzo social.

Federica Fina nel vigneto

«Un’esperienza motivante ed entusiasmante – dice Federica – che sto vivendo grazie a Lilly Fazio che mi ha introdotta nell’associazione. Ammiro il lavoro di queste signore del vino e volevo dare il mio personale contributo». Va di corsa Kikè perchè come scrisse qualcuno “chi corre per amore non si stanca mai”.
E lei è innamorata del vino, che ha imparato a conoscere da bambina accompagnando papà Bruno negli assaggi. «Prima assaggiavo dalla pipetta – racconta -, il mio primo vero bicchiere l’ho sorseggiato a 18 anni e da allora non mi sono più fermata, perché mi incuriosisce conoscere e confrontarmi con altre realtà».
Tra ginestre e palmizi, dalla terrazza della cantina si vedono gli ultimi bagliori del giorno che, come nella pennellata di un pittore, donano sfumature varipinte allo straordinario scenario dell’isola di Mothia, in quello skyline che, con una punta di romanticismo, Kikè definisce «Orizzonte Fina». Lo dice con in mano un calice del suo vino preferito: il “Mamarì”, un Igp Sauvignon dedicato alla sua stella preferita.

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