lunedì 25 marzo 2019

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Andrea Graziano: «In "fuddese" racconto il territorio più autentico "meid" in Sicilia»

Sugnu sicilianu

Forte di una lingua propria che sicilianizza i termini anglosassoni - «Il cibo buono deve arrivare a tutti» -, il fast food di qualità Fud Bottega Sicula creato dall'imprenditore catanese è arrivato a Milano. Graziano è il guru del "fud pipol", piccoli produttori che vivono della biodiversità agroalimentare: «Abbiamo messo insieme ciò che di buono fanno questi produttori»


di Giusy Messina

«Da grande avrei voluto fare il pizzaiolo, non ci sono riuscito... però ci sono andato vicino» racconta con leggerezza Andrea Graziano, catanese, ideatore di Fud Bottega Sicula, brand di successo che connette i piccoli produttori siciliani ad alto indice di qualità con il mondo della ristorazione, stravolgendo le regole del fast food. Quarantadue anni, 29 dei quali trascorsi a realizzare il suo sogno, dopo il diploma di ragioniere preso a stento, la parentesi di venditore di televisioni all'Euronics ed aver imparato a fare il “cuciniere” in giro per il mondo. Con circa 150 dipendenti a tempo indeterminato, Andrea di ristoranti finora, ne ha aperti cinque, anzi sei considerando il primo, Sale Art Cafè a Catania dove ha legato la passione di famiglia per l'arte e quella, tutta sua, per i fornelli, che ha venduto quattro mesi fa.

Andrea Graziano nel negozio Fud di Milano

L'apertura di Fud Bottega Sicula a Milano

L'ultimo, sui Navigli milanesi, è stato inaugurato, in barba alla scaramanzia, lo scorso venerdì 13 luglio. «Una scommessa che ha smosso l'orgoglio siculo – racconta – “stiamo aprendo a Milano” dicevano i produttori che a proprie spese hanno voluto esserci tutti. Ed è questo l'emblema del progetto che ci unisce. Parliamo una lingua comune che è quella di raccontare a tavola, il territorio più autentico della Sicilia, in chiave moderna. Perché l'apertura in una delle città europee più importanti, non è un viaggio alla Mecca, ma la voglia di fare un corto circuito della Sicilia degli stereotipi». Sono circa una sessantina i produttori che hanno accettato la sfida di “griffare” una pagina nuova della ristorazione siciliana che fa rima con rivoluzione. Iniziando dal linguaggio del menu che, scimmiottando l'inglese si traduce in “fuddese” ovvero la sicilianizzazione di termini anglosassoni che con una vis leggera e divertente ed anche perché no, irriverente, restituisce schiettezza al cibo. L’Am burger nel Mc Donald's siciliano, si scrive come si pronunzia. «E’ una scelta di semplicità - spiega Graziano - nata, in un momento in cui, per mangiare o bere bene dovevi essere gourmet o sommelier. Ed invece per il me il cibo buono è trasversale, deve poter arrivare a tutti».

Fud Bottega Sicula a Milano

Un panino “fuddese” fa scoprire ai siciliani e non, ma soprattutto ai giovani, una vasta gamma di prodotti e di sapori “meid” in Sicilia, spesso sconosciuti o dimenticati. Non solo panelle e parmigiana ma anche il suino nero dei Nebrodi o la provola dolce delle Madonie piuttosto che il formaggio di capra girgentana. In ogni morso, un mix di storie di passione e di dedizione di uomini e di donne che scelgono di coltivare l'alleanza con la terra, di custodire le tradizioni, tutelando con il loro lavoro, la ricchezza di biodiversità agroalimentare e zootecnica dell'Isola. «Noi di Fud non abbiamo inventato nulla, non stravolgiamo il cibo. Semmai - chiosa il numero uno - abbiamo messo insieme ciò che di buono fanno questi produttori. Con semplicità». Gli antichi sapori della nonna diventano trend con un marketing moderno ed accattivante che, giocando con le parole, trasmette uno stile di vita e di consumo responsabile e consapevole, che dà una mano, con leggerezza, allo sviluppo eco-sostenibile dei territori. Si tratta di piccole aziende a conduzione familiare che da generazioni tramandano colture e culture e che con Fud hanno acquistato una più ampia visibilità. Un'opportunità di crescita. «Molte di loro lavorano quasi esclusivamente per noi - dice Graziano - perché facciamo dei numeri interessanti con circa 600-700 coperti al giorno e di fatto gli abbiamo cambiato la vita aumentando il loro fatturato». Tante le richieste di apertura in varie parti d'Italia e dall'estero, anche dalla Svizzera, «ma - sottolinea Graziano - Fud non è un progetto replicabile all'infinito poiché il rapporto qualità-produzione dei nostri produttori non può essere alterato. Sono loro la nostra forza, la nostra più grande risorsa».

Un panino fuddese: il Baffalo burgher

Nato nel 2012 in via Santa Filomena, nel capoluogo etneo quando Andrea acquista un locale dove aveva fatto il cameriere, Fud Bottega Sicula era una pizzeria, un wine bar, un posto dove i clienti tra, uno stuzzichino e l'altro, sostavano prima di andare al Sale Art Café. Con l'architetto André Thomas Balla e la giornalista Elisia Menduni prende vita il concept innovativo di Fud che sia nel design che, nell'offerta gastronomica di prodotti di eccellenza a prezzi accessibili ed anche nella proposta conviviale che fa della tavola il luogo prediletto dell'incontro tra persone, anche sconosciute, riaffermando il plusvalore dell'ospitalità tipica di casa nostra, rompe gli schemi. «Si sedeva il professionista trentenne e la famiglia con i bambini, il 70enne ed il ragazzino ed anche il punkabbestia con il cane - racconta Graziano - senza formalismi». Per chi arriva in ritardo c’è sempre un posto nel lungo tavolo al centro dove reimparare a parlarsi e a conoscersi, in un'atmosfera giocosa, senza tecnicismi né formalità. Premiato nel 2014 da Gambero Rosso come miglior locale di street food, Fud - «contro ogni disfattismo che qui regna sovrano» - come dice lui stesso - sbarca a Palermo, nel cuore della città, a piazza dell'Olivella. Ma è solo una delle scommesse di Andrea Graziano che faceva le dirette su internet quando ancora non c'era facebook, ha aperto uno dei primi blog di cucina, Caponetaweb e, in tempi non sospetti ha fatto cucinare insieme gli chef stellati dell'Isola presentandoli al grande pubblico e lanciando quello che oggi, è un format di successo.

Instancabile e curioso, nel 2016 apre nella sua città, Fud-Off , dove, con la regia in cucina della giovane chef palermitana Valentina Chiaramonte, propone le tapas con aperitivi e cocktail e quest'estate al Nautoscopio nel capoluogo siciliano, il Fud-Bocs, per panini al profumo di mare. E proprio al Nautoscopio giovedì 6 settembre ha messo su la grande festa per le nuove nozze del trombettista augustano Roy Paci con la psicologa Giovanna Schittino, originaria di Lascari nel Palermitano, coinvolgendo il meglio degli chef stellati siciliani e non solo i quali hanno offerto ai novelli sposi un loro piatto rivisitato. Istrionico e lungimirante, precursore del successo del cibo di strada, Andrea Graziano ha creato a Milo, alle pendici dell'Etna, tra le terrazze ed i vigneti di Barone di Villagrande, l'evento “Straordinario”, giunto quest'anno alla quarta edizione con sedici aziende di vino siciliano, dodici tra produttori e maestri dello street food, ottocento partecipanti, venti chef provenienti da tutta Italia.

“Insieme” è la chiave del successo di questo brand orgogliosamente siciliano che forma ed informa il fud pipol, produttori e collaboratori, ad essere protagonisti della mission di Fud. Stage aziendali d'inglese, corsi di social web, di gestione aziendali ed anche dice, ridendo, «bevute ed un personal trainer di cross fit» per imparare a fare squadra. Nessuno escluso, senza barriere né pregiudizi. «Sono criticato perché con noi lavorano persone che vengono dall'Uganda o dalla Liberia su cui investiamo molto in quanto dobbiamo insegnargli la lingua, un mestiere. Ma che –spiega - una volta formati, sono motivati a rispettare il lavoro».

Controcorrente. Una voce, la sua, fuori dal coro della rassegnazione fatalista. «Manca la voglia di far crescere un comparto, di mettere insieme i produttori e di far decollare la Sicilia, che non ha nulla da invidiare a nessun'altra regione - dice con amarezza -. Come un gallerista propone la vendita dei quadri facendo conoscere i pittori, allo stesso modo ho creato connessione tra i produttori in un posto già disconnesso. Quando qualcuno dice che le cose non si possono fare, molto spesso è perché non si è neanche tentato di farlo». Ogni tanto essere portatori sani di “fudd..ia”, sarebbe già un atto di coraggio contro l'immobilismo.


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 07 settembre 2018
Aggiornato il 12 settembre 2018 alle 13:03





Giusy Messina

Palermitana, classe '63, ama profondamente la sua Isola. Il suo motto è: con leggerezza si possono dire cose importanti. Si occupa di enogastronomia, storie, luoghi e territori, per raccontare una Sicilia nascosta e preziosa. Ha collaborato con il quotidiano L'Ora, La Repubblica, Cult. Ha scritto la prima guida de Il Movimento del Turismo del Vino in Italia, per la Sicilia. È giornalista pubblicista dal 1996.


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