venerdì 24 maggio 2019

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Alla scoperta della Sicilia più autentica, a passo (molto) slow

Itinerari

A bordo di un treno degli Anni 30, avvolti in un'atmosfera d'antan, abbiamo attraversato lentamente il paesaggio rurale della Sicilia per raggiungere da Palermo la provincia agrigentina più recondita: prima San Biagio Platani e poi Sant'Angelo Muxaro. Merito del primo dei 52 itinerari dei Treni storici del gusto, dedicato ai pani votivi e ai formaggi dell'agrigentino


di Giusy Messina

Da sinistra Marcello Balsamo, Giuseppe Sparacio, Giuseppe e Fabio Chiazzese - ph Giuseppe Sparacio

Ci sono viaggi che si assaporano senza fretta, dove il vero lusso è prendersi del tempo. Magari con la complicità delle atmosfere d'antan di un treno degli anni '30 che, lentamente, attraversa il paesaggio rurale della Sicilia lontana dai circuiti classici. «E' anche chiamata la carrozza delle "Cento porte" per via delle tante aperture poste accanto al passeggero che, pazienza se dovrà viaggiare su sedili in legno e non potrà ricaricare le batterie del cellulare, ma in compenso potrà abbassare il finestrino e respirare il profumo di zagara che arriva di colpo, ed ammirare il paesaggio».

L'interno della carrozza - ph Giusy Messina

Parla con l'entusiasmo di un appassionato Giuseppe Sparacio, classe '54, volontario di Treno D.O.C. di Palermo, l'associazione che dal 1985 si occupa, in regime di convenzione con le Ferrovie dello Stato, del restauro e del mantenimento del decoro dei mezzi storici facenti parte del parco rotabili della Fondazione Fs: locomotive elettriche e diesel, carrozze passeggeri, bagagliai, postali. Insieme a Sparacio ci sono anche altri cultori delle rotaie come Marcello Balsamo e Giuseppe e Fabio Chiazzese, che insieme al personale di Trenitalia e ad un rappresentante dell'assessorato regionale al Turismo ed alla Cultura, hanno accolto gli 85 passeggeri che lo scorso 28 aprile hanno voluto trascorrere una giornata di festa a bordo di uno dei Treni storici del gusto, quello dedicato ai pani votivi ed ai formaggi agrigentini, affrontando un percorso che dalla stazione centrale di Palermo li ha portati fino alla Valle dei Platani. Si tratta del primo dei 52 itinerari previsti fino dicembre per la seconda edizione dei “Treni storici del gusto” che interessa 87 comuni siciliani. Organizzata dalla Regione Sicilia con la collaborazione della Fondazione Ferrovie dello Stato, la Ferrovia Circumetnea e Slow Food Sicilia, l'iniziativa che lega cibo e cultura sulle rotaie, l'unica in Italia, porta alla scoperta dell'Isola tra natura, arte e prodotti tipici, includendo quest'anno le vie d'acqua e persino alcuni imbarchi per le isole.

Il paesaggio siciliano - ph Giuseppe Sparacio

Al fischio di partenza del primo tour si sono presentate comitive di amici, più o meno giovani, famiglie con bambini tra cui la piccola Anna, di appena 2 anni, che è diventata la mascotte del gruppo. Il tempo di prendere posto sulle vetture datate anni '30 e '50, ha preso il via la bella giornata di primavera che, come un film, ha inondato gli occhi dei passeggeri d'ell'intensità dei colori della campagna siciliana che via via scorreva sotto i nostri occhi,lentamente. Tra valli attraversate da corsi d'acqua puntaggiate dal rosso dei papaveri, dal giallo vivido della ginestre e dalle distese amaranto di fiori di sulla che si perdevano a vista d'occhio tra i campi di fichid'india, facevano capolino vecchi casolari abbandonati, qualche chiesetta rupestre e persino alcuni antichi acquedotti romani. Peccato solo che sul treno non ci sia un bar dove consumare qualcosa durante il lungo tragitto. L'assenza di rete telefonica invita a guardare fuori dai finestrini, a fantasticare sulle forme più svariate che riescono ad assumere le nuvole, come si faceva da bambini, o d'intrattenere qualche conversazione.

I vagoni Anni 30 - ph Giuseppe Sparacio

«Ognuno di noi ha un motivo per cui si è innamorato dei treni - racconta Marcello Balsamo, 57 anni, volontario del Treno D.O.C. -. Per ciò che mi riguarda ha fatto sempre parte della mia vita fin da bambino, quando mio padre, che a Palermo abitava vicino alla stazione Lolli, mi portava sempre a vederli. Abbiamo messo in pista ben 10 rotabili, riportandoli al loro splendore». Giuseppe Chiazzese, 65 anni, mostra con orgoglio l'orologio a taschino, ancora funzionante, che il papà Matteo comprò nel '42 quando entrò in ferrovia. Un frammento di memoria che si rinnova nella passione che condivide con il figlio Fabio, 28 anni, anche lui volontario dell'associazione. I soci fanno i mestieri più svariati, ma nei ritagli di tempo si ritrovano nel deposito locomotive di Brancaccio a scarteggiare, ripulire, dipingere, sistemare i treni d'epoca che oggi sono tornati di moda.

Gli Archi di Pasqua di San Biagio Platani - ph Giuseppe Sparacio

Tra una chiacchiera e l'altra arriviamo a Campofranco, nella provincia dei castelli, quella nissena. Non c'è possibilità di proseguire per Aragona- Caldara, la nostra tappa finale, a causa del blocco di un passaggio a livello. Ma lo staff non si perde d'animo. In appena 20 minuti, il tempo di sgranchirsi le gambe, arrivano due pulman che ci portano fino a San Biagio Platani. Ci abbiamo impiegato un'ora e mezza, più del doppio del tempo se la strada ferrata non fosse stata interrotta. Ma questa è un' altra storia, l'altra faccia di una Sicilia potenzialmente vocata al turismo ,che però non decolla per le carenze infrastrutturali che si trascinano un decennio dopo l'altro.

Gli Archi di Pasqua di San Biagio Platani - ph Giuseppe Sparacio

A San Biagio Platani, comune commissariato per mafia da circa un anno, ci accolgono i vigili che hanno aspettato pazientemente sotto il sole cocente insieme alle guide. Ad accoglierci anche gli splendidi Archi di Pasqua, sintesi di sacralità e maestria artigianale dei sanbagesi, che realizzano vere e proprie opere d'arte en plein air con i prodotti della terra. In primis il pane, che viene lavorato e modellato a forma di fiori, di frutta, di facce simboliche. Un rito che nasce e si rinnova nel solco di una tradizione risalente al '700, quando i contadini in segno di devozione al Cristo risorto offrivano le primizie della campagna. A fronteggiarsi, artisticamente, i membri delle due confraternite: i Madunnara e i Signurara che danno vita ad una competizione vivacissima e colorata che si conclude la notte del Sabato Santo, quando ciascuna confraternita allestisce la parte del corso che le compete.

Carmelo e Salvatore Navarra - ph Giusy Messina

E' l'artista Carmelo Navarra, autore di santi e miti inneggianti la fertilità, che disegna i bozzetti su grandi tele. Le donne, con la loro fantasia, le arricchiscono di colori e colture naturali: piselli, lenticchie, alloro, canne, grano, datteri ed i semi di pepe nero, per segnarne i contorni. «Per tre mesi, nei magazzini delle confraternite - spiega l'artista - si lavora senza tregua, dalle 20 fino anche alle tre del mattino, per realizzare questi capolavori a cui partecipano tutti, dagli 80enni ai bambini di 6 anni, senza distinzione sociale». Sul corso sono riprodotte due cattedrali, una dedicata al Cristo, l'altra alla Madonna «che quest'anno è nera contro ogni forma di razzismo» ci spiega Salvatore Navarra.

Lampadario in Mais a San Biagio Platani - ph Giuseppe Sparacio

L'ingresso è segnato da due grandi archi trionfali arricchiti di lampadari di mais, inanellato a mano uno per uno, di fiori realizzati con calze da donna, per un tripudio barocco di forme e di colori. Ma gli Archi di Pasqua quest'anno sono soprattutto il segno di un'identità ritrovata. «Sono l'unica cosa che ci appartiene - continua con orgoglio Salvatore che ha solo 23 anni - perchè dopo i fatti che ci hanno sconvolto ed offeso, abbiamo capito che dovevamo reagire, rimboccarci le maniche a dare una spinta nuova alla nostra rinascita». Rinascita che risiede ne “La creatività di un popolo”, il movimento nato dai giovani, diventato un tutt'uno con la festa che quest'anno si protrarrà fino al 2 giugno. «Non abbiamo alcun finanziamento pubblico, solo alcuni sponsor privati, e ai visitatori chiediamoun contributo di un euro per cominciare a comprare il materiale che ci servirà il prossimo anno».

Alle ore 14.30 risaliamo sul pulman che ci porta alla scoperta Sant'Angelo Muxaro, un “gioiello” dei Monti Sicani nota per la sua grande necropoli sicana e la famosa Tomba del Principe, un raro esempio di tomba a camera circolare con la volta a cupola (detta a tholos). A darci il benvenuto, il giovane sindaco Angelo Tirrito (27 anni) ed alcuni assessori della sua altrettanto giovane giunta (l'età media è di 35 anni): Marinella Paci, assessore al Turismo, al Territorio e all'Ambiente, e Gianluca di Benedetto, assessore alla Cultura e alle Politiche Europee.

Da sinistra Angelo Tirrito, Salvo Paolo Mangiapane, Marinella Paci e Gianluca Di Benedetto

Giovane e green. L'amministrazione comunale di questo piccolo paese (circa 1350 abitanti) nel cuore della Valle del Platani è la prima a puntare sull'energia verde. Da giugno gli uffici comunali, la scuola, l'illuminazione pubblica e il museo archeologico, saranno alimentate da energia proveniente da fonti rinnovabili. Tra i primati di questo piccolo comune, anche quello di essere il primo della provincia agrigentina ad aver ricevuto un finanziamento di 15 mila euro per la diffusione di connessioni Wi-Fi gratuita nei luoghi pubblici. Ma Sant'Angelo Muxaro ha anche un alto valore naturalistico, con la presenza di più di 200 cavità di interesse speleologio, tra cui Grotta Ciavuli, di natura carsica, lunga circa 1 chilometro con un laghetto al suo interno. «Il nostro territorio - spiega il primo cittadino - offre al turista la possibilità di vivere un'esperienza a stretto contatto con la natura, guidato da esperti, lungo i sentieri di campagna che stiamo recuperando. Un turismo lento, lontano dal chiasso delle mete più conosciute, ma che rivela il cuore della Siciia più autentica, anche nel gusto».

A proposito di "gusto", veniamo accolti da Salvo Paolo Mangiapane, uno dei 20 masterchef d'Italia, della governance di Slow Food Sicilia, che ci guida nel laboratorio dedicato ai formaggi agrigentini. Nel piatto ci ritroviamo un'armonia di sapori: la ricotta, il pecorino semistagionato accompagnato al miele di Sant'Elisabetta (un altro piccolo comune dell'agrigentino), il caciocavallo di razza modicama, presidio Slow Food, ed i pani votivi di San Giuseppe.

Pani votivi  - ph Giuseppe Sparacio

«Vi abbiamo proposto dei prodotti che vengono realizzati ancora artigianalmente - spiega Mangiapane -, come un allevatore di Cammarata che alleva cento pecore e produce una forma a settimana». Assaggi di tradizione, ma anche simboli di resilienza contro le multinazionalli del gusto.
Magiapane intriga i visitatori svelando curiosità e aneddoti circa le origini del termine "caciocavallo" e, inutile a dirsi, schiude le porte a nuove prospettive di viaggi che intrecciano storie di uomini e di luoghi. La “chiocciola” si congeda in dolcezza, offrendoci un cannolo farcito di ricotta genuina.

Da instancabili e curiosi viaggiatori proseguiamo per il piccolo centro accompagnati dagli assessori che, nonostante sia già pomeriggio non rinunciano a farci visitare le chiese dalla facciata di tufo, il museo archeologico che custodisce le copie (gli originali sono al British Museum di Londra) di alcuni dei preziosi anelli d'oro rinvenuti nelle tombe del territorio. C'è ancora il tempo per scattare delle foto e visitare parte della necropoli, ma la giornata sta volgendo al termine.

Uno dei tesori del Museo archeologico di Sant'Angelo Muxaro -  ph Giuseppe Sparacio

Risaliti sul pulman, come nelle gite scolastiche, si procede alla conta dei partecipanti. Da Aragona il treno ci riporta a casa. Durante il viaggio c'è chi schiaccia un pisolino, incentivato dalle luci soffuse in stile liberty, chi commenta la gionata appena trascorsa pensando già alla prossima meta. Alle 21, come da programma, arriviamo puntuali alla stazione centrale di Palermo. Forse è l'eccezione che conferma la regola, ma il treno d'epoca nonostante proceda lentamente è in perfetto orario...

Domenica 19 maggio partiranno due nuovi itinerari de "I treni storici del gusto". Da Messina centrale partirà alla voltà di Cefalù una locomotiva elettrica d'epoca e carrozze degli anni '30 "Corbellini" e "Centoporte", per un viaggio lungo le coste tirreniche attraverso storia, arti, tradizioni, che offre paesaggi e scenari di forte intensità, risalendo i pendii dei parchi dei Nebrodi e Madonie. Dalle vaste aree a pascolo si producono salumi di suino nero dei Nebrodi e formaggi storici come il maiorchino, i caci figurati (inuzzi, murriti, cavadduzzi, palummeddi) e la provola dei Nebrodi, la provola delle Madonie. Sono più a valle le produzioni di vastedda palermitana, cascavaddu e caciocavallo di cinisara. La tappa a Capo d'Orlando offre l'occasione di conoscere nel Museo della Canna da zucchero una coltivazione siciliana ormai desueta e di godere un panorama mozzafiato dal seicentesco Santuario di Maria Santissima. Lo Spazio LOC è un interessante Laboratorio di ricerca dell'arte contemporanea, mentre la Fondazione Famiglia Piccolo a Calanovella è spazio di cultura legato a due importanti personalità delle poesia e letteratura siciliana, Lucio Piccolo e Giuseppe Tomasi di Lampedusa.

Da Palermo centrale partirà invece Il treno delle conserve e dei formaggi nel Val di Mazara , una locomotiva diesel d'epoca con carrozze "Centoporte" degli Anni 30.
Partinico, prima tappa del viaggio, è poco lontano dall'invaso artificiale del Lago Poma, alimentato dalle acque del Fiume Jato. Siamo ai piedi dei rilievi che conducono all’antica città di Iaitas, fondata dalla popolazione indigena degli Elimi e, più verso l’interno, a Piana degli Albanesi, importante centro delle comunità arbereshe siciliane.
Alcamo è la seconda tappa del viaggio, dove si vuole sia nato il poeta medievale Cielo d’Alcamo. Qui viene proposto un itinerario di visita molto interessante tra chiese e conventi,che custodiscono opere d’importanti pittori e scultori che hanno operato in Sicilia come i Gagini, Giacomo Serpotta, Bartolomeo Berrettaro, Guglielmo Borremans, e una visita al Museo etnografico, agricolo, pastorale e artigianale ospitato nelle sale castello trecentesco dei Conti di Modica.
Prenotazioni e informazioni su www.fondazionefs.it



© Riproduzione riservata
Pubblicato il 13 maggio 2019
Aggiornato il 21 maggio 2019 alle 14:02





Giusy Messina

Palermitana, classe '63, ama profondamente la sua Isola. Il suo motto è: con leggerezza si possono dire cose importanti. Si occupa di enogastronomia, storie, luoghi e territori, per raccontare una Sicilia nascosta e preziosa. Ha collaborato con il quotidiano L'Ora, La Repubblica, Cult. Ha scritto la prima guida de Il Movimento del Turismo del Vino in Italia, per la Sicilia. È giornalista pubblicista dal 1996.


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