Addio a Lillo Venezia, voce del giornalismo irriverente

Sugnu Sicilianu Un'altra vittima illustre del Covid-19 in Sicilia. Se ne va a 70 anni Lillo Venezia, giornalista indipendente e refrattario i sorprusi del potere e della mafia. Ci mancherà di lui l'arma graffiante dell'ironia. Non a caso è stato direttore del settimanale satirico "Il Male"

Il triste annuncio è arrivato alle 13.42 da un post della sorella Enza: «Con enorme dolore devo comunicarvi che mio fratello, Lillo Venezia, non c’è più».

Se ne è andato così, a 70 anni, Calogero “Lillo” Venezia, mazarese di nascita ma catanese d’adozione, giornalista che della indipendenza, anche irriverente nei confronti del potere dominante, aveva fatto la sua cifra stilistica. A portarselo via il maledetto Coronavirus che non guarda in faccia nessuno.

Una vecchia foto in bianco e nero di Lillo Venezia

Il giornalismo siciliano perde una voce fuori dal coro di quelle che oggi ormai si fatica ad avere in un’epoca di giornalismo allineato e corretto. Un uomo che si espresso anche in ambito culturale avendo fatto parte della prima era di Catania Jazz, associazione concertistica siciliana tra le più conosciute in Italia, oltre essere anima con Paolo Consoli e Andrea Pennisi delle numerose Feste di Lapis, happening culturali che hanno lasciato il segno a Catania.

Lillo Venezia, però, era sopratutto un uomo che, pieno di amici, non risparmiava un sorriso e una battuta a nessuno, mai.

Forte e sentito il ricordo di Riccardo Orioles il quale, nel ricordare la comune esperienza ne “I Siciliani” di Pippo Fava (e con Fava aveva condiviso anche l’esperienza nel Giornale del Sud), ne sottolinea la militanza, anche politica.  Militanza espressa anche con i giornali con cui ha lavorato, da “Lotta continua”, a “Il Male” che ha diretto nel 1979, a “I siciliani”, a “Casablanca”, giornale antimafia.

Toccante il ricordo di Andrea Pennisi, per anni con Paolo Consoli suo compagno di avventure nell’editoria locale catanese, dal magazine “Quo vadis” allo storico pieghevole “Lapis”, la voce di ciò che accadeva a Catania e nelle città limitrofe, nell’era in cui internet e facebook erano ancora lontani a venire. Pennisi spinge sul versante della satira graffiante di cui Venezia è stato maestro, lui che è stato in cella quando era direttore del settimanale satirico “Il Male”.

Fabio Tracuzzi che ha lavorato con lui sia nel Giornale del Sud sia ai Siciliani di Fava, lo ricorda con commozione in un fondo pubblicato dal quotidiano La Sicilia e ripreso su Facebook.

E gli ultimi due post facebook, lo scorso 14 marzo, nello spazio di due minuti, condensano tutta l’essenza di Lillo Venezia, la verve politica irriverente…

… e l’amore infinito per la musica.

Buon viaggio Lillo, ci mancherai.

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