Acireale, dietro le quinte del più bel Carnevale di Sicilia

Tradizioni Sono giornate febbrili nella "cittadella" da poco intitolata al compianto carrista Giovanni Coco, perché centinaia di artigiani lavorano senza sosta per mettere a punto i carri allegorici che dal 17 febbraio saranno protagonisti di uno degli eventi di punta dell'Isola: il terzo Carnevale d'Italia, dopo Venezia e Viareggio, per il quale quest'anno è stato instituito un ticket

Dici Acireale e subito la mente corre alla sua famosa gelateria ma, soprattutto, all’evento che sul finire dell’inverno richiama ogni anno folle di turisti provenienti dall’Italia e dall’estero per assistere, nell’incantevole scenario barocco del suo centro storico, “al più bel Carnevale di Sicilia”.

Uno dei carri del Carnevale di Acireale 2019 - ph Sophia Huang

La genesi della festa del Carnevale si perde nella notte dei tempi, il suo inizio veniva deciso da calcoli astronomici legati al ciclo del sole. Con il concilio di Nicea del 325 d.C, l’evento venne codificato collegandolo a quello della Santa Pasqua. Il Carnevale anticamente era caratterizzato da feste in maschera, danze, banchetti e baccanali che coinvolgevano tutto il popolo. Le disparità sociali erano annullate, e spesso veniva eletto un effimero “sovrano” della festa che si concludeva nella notte del martedì grasso che precedeva il mercoledì delle ceneri. Si dava l’addio al Carnevale, dal latino carnem levare, ed iniziava il periodo della sobrietà e penitenza a tavola: la Quaresima.

La festa del Carnevale ad Acireale ha lontane radici che affondano nel medioevo, quando il popolo acese usava mascherarsi, per mantenere l’anonimato, ed andare in giro per vicoli e piazze a fare scherzi e divertirsi. Le più famose maschere di quell’epoca erano l’Abbatuzzu e u Baruni. Dopo la sosta forzata a seguito al terremoto del 1693, con la ricostruzione e ripresa della città avvenne anche quella del carnevale, che nel 1880 vide sfilare i primi carri allegorici. Bisogna arrivare al 1929, con l’istituzione dell’Azienda autonoma di Acireale, per vedere codificata l’organizzazione e la costruzione dei carri in cartapesta come lo conosciamo oggi.

Uno degli artigiani della cartapesta a lavoro - ph Sophia Huang

Questo evento nel corso dei decenni ha acquisito una tale fama e notorietà che lo ha portato al essere il terzo Carnevale più importante d’Italia dopo quelli di Venezia e Viareggio. A differenza di quest’ultimo, il Carnevale di Acireale è, per motivi logistici, costituito da carri più piccoli per consentire il passaggio attraverso il centro storico. Nei carri vengono rappresentate figure e temi allegorici, spesso legati all’attualità riletta in forma satirica, con personaggi pubblici spesso rappresentati in modo grottesco che, grazie a sistemi che mettono insieme meccanica ed idraulica, riescono a muoversi di continuo adattandosi al circuito cittadino, coè cambiando di dimensioni nelle piazze o nei grandi spazi. Il risultato è sempre di grande fascino, soprattutto di sera, quando il popolo del re burlone sfila accompagnato da spettacolari e scenografici effetti, migliaia di luci e suoni.

L'insegna della Cittadella del Carnevale dove vengono costruiti i carri - ph Sophia Huang

Una peculiarità che caratterizza il Carnevale di Acireale è che da circa 30 anni i carri vengono costruiti nella “Cittadella del Carnevale”, un complesso di capannoni di proprietà della Fondazione Carnevale Acireale, di cui il comune è compartecipe, intitolata a Giovanni Coco, geniale ed indiscusso maestro carrista recentemente scomparso. Questo luogo è il cuore pulsante del carnevale acese, dove per buona parte dell’anno lavorano i centinaia di artigiani dell’allegria, ognuno con una propria specialità.

Il murales dedicato al compianto Giovanni Coco - ph Sophia Huang

«Dietro questi carri di cartapesta – racconta Rosario Scalia, 26 anni – si nasconde un lungo impegno di progettazione e realizzazione che ci coinvolge quasi tutto l’anno. Ogni gruppo è composto da una squadra di artigiani: fabbro, meccanico, elettricista, elettromeccanico, pittore, falegname e modellatore. Ho iniziato seguendo mio padre e sono il più giovane del gruppo, mi interesso della modellazione e del colore».

Rosario Scalia, giovane carrista di 26 anni - ph Sophia Huang

Gli fa eco Santo Grasso, 50 anni, uno degli anziani del gruppo: «Ho cominciato con il maestro Giovanni Coco, lavoro la cartapesta che creo incollando vari strati di carta, il cartone romano. Di solito iniziamo a creare le mani ed i piedi che poi vengono assemblate con le restanti figure del carro. Ad inizio estate ogni gruppo presenta i bozzetti del futuro carro ad una speciale commissione tecnico-artistica formata da cinque componenti, che ha il compito di valutare lo stile e la coerenza con la filosofia del Carnevale che ha come mascotte una donna-gattina adagiata su una maschera. Per il resto, il tema del carro allegorico è libero».

Santo Grasso, tra i veterani costruttori di carri - ph Sophia Huang

Alla cittadella, nelle settimane che precedono il Carnevale, l’attività diventa febbrile. Vengono ultimati i lavori per plasmare la cartapesta, ritoccare e colorare i personaggi, sistemare e collaudare i movimenti e le luci. Gli spazi diventano sempre più angusti man mano che il carro viene assemblato, e più viene completato più sembra animato di vita propria con i suoi scenografici effetti creati per la gioia e lo stupore di adulti e bambini. Seduto in un angusto angolo del capannone c’è Antonino Longo, 74 anni: «Ormai sono vecchio per fare i carri, ma ci tengo a dire che questo non è un “lavoro”, ma una passione che non tiene conto degli orari. Ogni carrista ha un suo lavoro che svolge al mattino, ci sono agricoltori, studenti, camionisti, marmisti, carpentieri… qualcuno è anche disoccupato, ma ogni pomeriggio e sera vengono volontariamente qui, per dedicarsi alla creazione del carro insieme agli altri del gruppo. Meno male che ci sono anche i giovani che rappresentano il futuro di questa tradizione».

La testa di un leone in cartapesta attende di essere completato - ph Sophia Huang

In un altro capannone incontriamo un giovane intento a ritoccare un personaggio che abbiamo già visto raffigurato in un murales sul muro di cinta della Cittadella: Giovanni Coco. Il ragazzo è Camillo Coco, figlio di Giovanni: «Quest’anno io e mio fratello Salvatore abbiamo voluto inserire papà nei personaggi del nostro carro per farlo sfilare per le vie del Carnevale, la sua grande passione, tanto che con i suoi carri ha partecipato due volte anche al Carnevale di Viareggio».

Camillo Coco, che ha inserito il papà Giovanni nel suo carro - ph Sophia Huang

Ogni anno la commissione sceglie un gruppo di artisti che, in incognito, ovvero mescolati alla folla, sono incaricati di giudicare i nove carri durante la sfilata e assegnare i vari premi del Carnevale.
Quest’anno, per la prima volta, per assistere al Carnevale di Acireale si pagherà un ticket d’ingresso giornaliero
, e il programma si presenta ancora più ricco delle precedenti edizioni con artisti del calibro di Renzo Arbore e l’Orchestra italiana, The Kolors, Cristiano Malgioglio, Bianca Atzei e tanti altri ancora che dal 17 febbraio al 5 marzo allieteranno “il più bel Carnevale di Sicilia”, così definito anche dal prestigioso giornale inglese The Guardian che nel 2017 lo ha inserito fra i 10 più belli d’Europa.

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