sabato 25 maggio 2019

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Zafon, la scommessa profumata di due "architetti di città"

Imprese

Livia Realmuto e Daniele Di Marzo sono una coppia di architetti che ha avviato in un "campo pilota" di Baucina, paesino alle porte di Palermo, la coltivazione del prezioso zafferano, il delicatissimo fiore viola scomparso da queste terre in cui veniva coltivato già nei primi dell'800. Ma il progetto dei due giovani pionieri dell'oro rosso siciliano è più ampio...


di Giusy Messina

«Lo zafferano ci ha cambiato la vita e adesso viviamo seguendo il ritmo delle stagioni. Si pianta ad agosto, in piena estate, e poi in autunno, clima permettendo, raccogliamo i fiori». L'oro rosso di Sicilia ha stravolto la quotidianità di Livia Realmuto e del marito Daniele Di Marzo, architetti palermitani, rispettivamente di 36 e 38 anni, che da due anni hanno scoperto la passione per la coltivazione dello Zafon, come viene chiamato a Baucina, un piccolo comune con poco meno di duemila abitanti alle porte del capoluogo dell'Isola.

Daniele Di marzo e Livia Realmuto con il raccolto

Con piglio deciso, incuranti di chi all'inizio della loro avventura li guardava con scetticismo, i due professionisti hanno deciso di scommettere nella coltivazione di questa spezia preziosa.
Sulla scia della loro esperienza professionale nel campo dell'architettura, hanno applicato lo stesso procedimento nel settore agricolo. Step by step: dalla ricerca antropologica sul territorio alla progettazione, fino alla realizzazione di un "campo pilota” nei duemila metri quadrati di quello che una volta era un terreno da pascolo della famiglia.

Il campo pilota in contrada Suvarita a Baucina

Architettura ed agricoltura insieme hanno dato la spinta a un cambio di prospettiva. «Lavorando con alcune aziende del luogo sui fondi di sviluppo rurale - racconta Daniele - siamo venuti maggiormente a contatto con la realtà agricola del territorio, che già conoscevamo perchè la famiglia di Livia è originaria di Baucina. Pur non avendo un'idea romantica della campagna, con mia moglie ci siamo chiesti cosa potevamo fare di diverso per far crescere questo territorio e creare, anzi ricreare, un attrattore che desse un valore in più alle produzioni locali».

I fiori di zafferano coltivati da Livia e Daniele

Quel “quid” era custodito nella memoria degli anziani del paese. Bastava trovare la giusta chiave per far riaffiorare i ricordi. “Gli architetti di città”, come venivamo apostrofati in paese, iniziano a documentarsi e scoprono che già nei primi dell'800 a Baucina si coltivava lo zafferano. A bordo di una vecchia Fiat percorrono le trazzere di campagna alla ricerca di chi potesse avere memoria. Ed alcuni, effettivamente, mantengono vivo quel ricordo: un tempo in queste terre la coltivazione di zafferano era una coltura diffusa negli orti delle famiglie, e i bulbi venivano tramandati da padre in figlio, di generazione in generazione.

Grazie a questi racconti, al ricordo di profumi e colori, le immagini si fanno più nitide. «Mia cugina mi ha raccontato che sua madre ne faceva così largo uso - sorride Livia - da metterlo persino nel latte!».
Lei, con i suoi grandi occhi pieni di luce e di sole, saprebbe riconoscerli tra mille sfumature di viola quelli che chiama «i miei fiori». Li accarezza con lo sguardo, li sfiora con le dita. Attorno a lei il piccolo Francesco, 6 anni appena, che è già bravo ad estrarre con delicatezza i tre stimmi dal prezioso fiore. L'essenza è tutta lì. Servono 200 fiori per fare 1 grammo di zefferano.
Seduti attorno al tavolo della cucina, Daniele e Livia, insieme con la madre Rita e papà Giuseppe, rinnovano spesso quel rito della “sfioritura” che era stato dimenticato. «E' il rito di un mondo antico che non puoi cambiare - aggiunge Livia- ma lo puoi solo proiettare».

Gli stimmi estratti dai fiori di zafferano

In contrada Suvarita Livia e Daniele lo scorso anno hanno piantato 5mila bulbi di crocus sativus. Nel "campo pilota" si lavora rigorosamente a mano: dalla piantumazione alla raccolta dei fiori, delicatissimi. «Bisogna reciderlo alla base quando è chiuso, di buon mattino - spiegano i coniugi Di Marzo - stare attenti alla pioggia che lo danneggia e all'ape che lo sporca. Coltivato con l'ausilio di piccoli attrezzi e senza alcun supporto chimico, lo zafferano ha bisogno di un clima costante autunnale in un range che deve oscillare tra i 15 e i 9 gradi di temperatura».
Un lavoro faticoso e costante, che da ottobre a novembre non conosce tregua. «Ogni giorno dopo aver lasciato Francesco a scuola, andiamo a Baucina -continua Livia-. Proprio l'altro giorno, sotto la pioggia torrenziale, abbiamo raccolto 1300 fiori. Una quantità importante per il nostro laboratorio, che ci fa ben sperare che via via possa diventare una nuova realtà produttiva». Il progetto di Livia e Daniele, attualmente work in progress, mira a coinvolgere anche le piccole e medie aziende del territorio. Perché la loro sfida è "fare sistema".

Daniele e Livia lavorano a mano sul campo

«Quest'anno abbiamo intenzione di avviare delle sperimentazioni aggiungendo nel formaggio, nei salumi o anche nelle mandorle di produzione locale, il nostro zafferano - racconta con orgoglio Daniele -. Il territorio cresce solo se lo facciamo insieme. Adesso ci sono altri giovani che ci chiedono consigli su come piantarlo, coltivarlo, raccoglierlo».
Ormai il tempo dello scetticismo è alle spalle. Livia e Daniele stanno provando a fare impresa in modo innovativo, utilizzando quei strumenti legislativi che consentono lo sviluppo di reti locali e permettono di accorciare la filiera con gli altri attori del tessuto produttivo ed economico.

Zafferano appena raccolto

Restando in Sicilia, tornando sui campi che furono dei loro antenati, Livia e Daniele sono due giovani in controtendenza. «A Baucina abbiamo trovato una vena aurifera senza neanche una cava - dice Daniele scherzando, ma non troppo -. La mia generazione, quella nata tra gli Anni 70 ed 80, è in fuga dalla Sicilia. Molti nostri colleghi sono stati costretti a emigrare pur di lavorare».
E la coltivazione zafferano è piccolo tesoro, da recuperare e custodire per non gettare la spugna, per non dovere fuggire all'estero. «Più che passione provo rabbia - dice Livia tutta d'un fiato-, abbiamo dimenticato che questa è la terra dei Florio, grandi imprenditori che hanno dato luce alla Sicila. Pionieri di un'economia fiorente che ha visto la nostra Isola protagonista. C'era da fare, ed hanno fatto. Hanno inventato anche il tonno in scatola, e noi oggi dobbiamo avere il coraggio di dimostrare quello che sappiamo fare, di ripartire dall'imprenditoria. Questa terra ha tutto ciò che serve perché i giovani non scappino. Noi vogliamo che un giorno nostro figlio Francesco possa scegliere di rimanere qui, in Sicilia».

Livia Realmuto nel campo pilota di Baucina

Il profumo dello zafferano appena raccolto si propaga per lo studio. Sulle pareti ci sono le immagini di alcune opere progettate da Livia e Daniele, come il centro direzionale di Santa Ninfa.
Architetti ed artigiani della terra, Livia e Daniele hanno un'unica visione. «Ci immaginiamo maturi, nel 2020, nella nostra azienda di zafferano che - assicura Daniele - sarà traino per la valorizzazione di Baucina. Un laboratorio di progetti e di esperienze condivise che restituisca identità ad un territorio ricco di testimonianze archeologiche e di storia, ma che oggi stenta a farsi conoscere e a decollare».

Il logo disegnato da Livia Realmuto


Zafferano e arte s'intrecciano nel loro progetto per dare un diverso appeal a un percorso di riqualificazione socio-culturale di questo piccolo paesino alle porte di Palermo che ha nella festa di Santa Fortunata la sua unica e massima espressione. La signorina dello "Zafferano Suvarita” racchiusa tra i petali lilla del fiore, nata dalla matita di Livia, non è soltato il logo di un'azienda in itinere. E' il simbolo di una Sicilia che non si arrende alla crisi, si rimbocca le maniche e dimostra quello che sa fare.


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 16 novembre 2017
Aggiornato il 24 novembre 2017 alle 12:09





Giusy Messina

Palermitana, classe '63, ama profondamente la sua Isola. Il suo motto è: con leggerezza si possono dire cose importanti. Si occupa di enogastronomia, storie, luoghi e territori, per raccontare una Sicilia nascosta e preziosa. Ha collaborato con il quotidiano L'Ora, La Repubblica, Cult. Ha scritto la prima guida de Il Movimento del Turismo del Vino in Italia, per la Sicilia. È giornalista pubblicista dal 1996.


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