sabato 20 aprile 2019

sabato 20 aprile 2019

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Viaggio in Giappone tra iper-modernità e tradizione

Globetrotter

Il viaggio del catanese Christian Scifo nel Paese del Sol Levante in cui alla tradizione dei giardini zen, dell’arte dei bonsai e dell’Ikebana, della perfezione estetica in tutti i campi, a partire dalla cerimonia del tè con la sua lentezza, eleganza e precisione dei movimenti, si contrappone la frenesia e l’iper-modernità, spesso extra-large, della vita quotidiana


di Christian Scifo

“Si trasforma in un razzo missile/ con circuiti di mille valvole/ tra le stelle sprinta e vaaa.../ Mangia libri di cibernetica/ insalate di matematica / e a giocar su Marte va…”

Con la sigla di Atlas UFO robot nella testa, un pomeriggio di giugno mi ritrovo a navigare sul sito di una nota compagnia aerea alla ricerca di offerte per andare nella terra del Sol levante e, miracolo, trovo l’offerta che fa per me: a poco più di 600 euro volo andata e ritorno da Catania per Tokyo. Fantastico! Parlo con il mio amico Giovanni che spesso mi segue nei miei viaggi. Convincerlo è facile: anche lui ha il sogno del Giappone… Si parte a Novembre!
Ubriacato dalle immagini del foliage autunnale dell’acero rosso nella testa, inizio a leggere siti e blog specializzati sulla terra nipponica. Leggo, leggo, leggo. Scopro un sito divertentissimo di tale Marco Togni, un’istituzione a quanto capisco, in fatto di dritte e consigli sul Giappone. Innamoratosi di questo Paese, dopo una prima esperienza negativa, si è stabilito proprio lì, ha sposato una giapponese ed ora vive organizzando quelli che lui chiama “Giappotour”. Scarico anche la sua guida gratuita e, su consiglio di una mia collega di lavoro, decido di comprare il libro “I love Tokyo” de La Pina (deejay radiofonica iper-affermata) che al momento della scrittura del libro afferma di essere andata in Giappone ben 43 volte (ma a Settembre era nuovamente lì). Dal libro, molto divertente, emerge la sua passione contagiosa per questo Paese, la sua gente, il suo modo di vivere, le sue bizzarrie. Continuo a fantasticare.

Christian Scifo a Kyoto davanti al Tempio d'Oro Kinkaku-ji

Dovendo recarmi in un posto con un modus vivendi così tanto diverso da quello europeo, penso infatti che sia utile informarmi il più possibile per cercare di acquisire i mezzi necessari a decodificare, almeno in parte, quello che vedrò e vivrò in soli 9 giorni. Mi tornano anche alla mente i libri di Banana Yoshimoto letti nella mia giovinezza (da “Kitchen” a “Tsugumi” e “Lucertola”) che descrivono un’umanità spersa e sola, incapace di esprimere sentimenti e vivere delle vere relazioni sentimentali ed umane, annegata dai falsi bisogni, contenta se compra un nuovo aspirapolvere. Quanta roba!
Passa l’estate, e casualmente trovo reclamizzato su un social media un corso di giapponese base a Catania… solo 10 ore per avvicinarsi alla lingua e alla cultura nipponica. Pazzesco! Non posso lasciarmelo sfuggire! Trovare un corso del genere a Catania è quanto mai difficile. Da amante delle lingue, decido di iscrivermi. Non me ne pento. In 5 lezioni, inizio ad imparare uno dei 3 alfabeti del giapponese (l’Hiragana) e una serie di frasette ed espressioni di cortesia. Non penso neanche per un momento di potere essere in grado di parlare giapponese in 10 ore, ma credo di potere capire qualcosa di più sulla gente, lo stile di vita e le tradizioni nipponiche incominciando a comprendere la “filosofia” che si cela dietro la loro lingua.

Tokyo, traffico a Shibuya - ph Christian Scifo

Arriva il gran giorno e ci imbarchiamo prima per il volo Catania- Roma (un breve “antipasto” di un’ora), e poi per il temibile volo Roma-Tokyo: 12 interminabili ore scandite da film, pasti e bevande in continuum e inutili tentativi di addormentarsi. Con uno sbalzo in avanti di 8 ore sbarchiamo a Tokyo la mattina del giorno successivo alla nostra partenza. Siamo sconvolti, ma fingiamo di essere freschi come delle rose. In aeroporto ritiriamo il router wifi affittato dall’Italia che ci permetterà di essere in rete 24 ore su 24, collegando i nostri cellulari. Rappresenterà la nostra salvezza nei giorni a seguire. Utilizzato non solo per la frivola connessione ai social media e a whatsapp (anche per chiamare casa e dare nostre notizie), ma anche e soprattutto per potere spostarsi tramite google maps (pur perdendoci a volte, nonostante tutto).

Christian Scifo a Tokyo, davanti la vetrina di un negozio

Orientarsi a Tokyo è abbastanza difficile: i nomi delle strade non sono quasi mai riportati, la classica cartina (a cui, da incallito viaggiatore, sono tanto affezionato), qui non aiuta molto. Prendere la metropolitana stessa e riuscire ad uscire dalle stazioni rappresenta un’impresa eroica. Dall’aeroporto di Narita prendiamo un treno espresso per arrivare al nostro hotel che si trova a Shinjuku, quartiere ultramoderno nella zona nord ovest di Tokyo. La sola stazione della metro e dei treni confonde per dimensioni e complessità: da dove si esce? Appaiono davanti ai nostri occhi una decina di possibilità di uscita le cui indicazioni si confondono con quelle delle varie linee della metro e delle varie compagnie di trasporti che gestiscono treni che passano dalla stessa stazione… Aaaaaargh!
Nei giorni seguenti inizieremo a farci l’abitudine e ad orientarci sempre meglio… perdersi ogni tanto, dicono che faccia parte del bello dell’esperienza...

Tokyo, un market della stazione metro Character - ph Christian Scifo

La visita di Tokyo va a quartieri e non a singole attrazioni turistiche. Per apprezzare la città si passa da Shinjuku, una sorta di luna park dai mille neon sempre accesi con ristoranti e locali di ogni tipo sempre aperti (o quasi), ad Asakusa, quartiere più antico e tradizionale in cui andare a vedere il bel tempio Sensoji, dedicato alla dea della misericordia Kannon (lo shintoismo è la religione più diffusa in Giappone) a cui si arriva attraversando una grande area piena di stand in legno in cui vendono souvenir di ogni tipo: dalle bamboline kokeschi, alle spade katane e agli onnipresenti gattini portafortuna (qui chiamati maneki neko).

Visitiamo anche Harajuku con il suo tempio shintoista Meiji Jingu dedicato all’imperatore Mejii e a sua moglie; la sua Takeshita Dori, stradina piena di negozi che vendono abbigliamento gotico o in stile manga, affollata da giovani super trendy, e il suo elegante Omotesando, viale signorile con bei negozi e centri commerciali. Passiamo da Shibuya, dove andiamo a vedere la statua del cane Hachiko, luogo di pellegrinaggio di tutti i turisti (e non solo), e il famoso super-affollatissimo incrocio in cui, al sincronizzato scattare dei semafori pedonali, la strada si inonda di persone che lo attraversano in ogni direzione (anche in diagonale).

Tokyo, un gruppo di studentesse - ph Christian Scifo

Tokyo ha mille facce (molto più di Londra o New York ) e non basta una settimana a vederle tutte. Andiamo a Ginza, l’elegantissimo quartiere della moda dove ammiriamo i palazzi realizzati da architetti di fama mondiale: si va da Hermes costruito da Renzo Piano, ad Armani progettato da Fuksass, per passare poi al favoloso edificio di De Beers disegnato da Jun Mitsui. Le vetrine sono studiatissime, il bello regna sovrano ed una popolazione edochiana (così si chiamano gli abitanti di Tokyo) super fashion passeggia per i viali di questa versione extralarge delle italiche via Montenapoleone/ via dei Condotti.
La nostra visita della capitale nipponica prosegue andando a Ueno, altro quartiere della città che vanta la presenza di un bellissimo parco, all’interno del quale ci sono il Tokyo National Museum, il Tokyo Metropolitan Art Museum e il National Museum of Western Art. Non mancano edifici storici da visitare quali il tempio Kiyomizu Kannon, il santuario Toshogu e il tempio Kanneij… certo i templi shintoisti si somigliano un po’ tutti.

Tokyo, una commerciante di Character Street - ph Christian Scifo

Curiosità sul viaggio: continuamente, da quando siamo arrivati in Giappone, vediamo persone che girano con la mascherina davanti a naso e bocca (mi sembrano degli alieni). Ho letto che lo fanno come forma di rispetto per non contagiare gli altri quando sono raffreddati, ma questa spiegazione non mi convince molto. Riceviamo infatti conferma da un paio di giapponesi con cui ci incontreremo più avanti nel nostro soggiorno, che in realtà lo fanno anche per non essere contagiati, soprattutto quando si trovano in posti affollati come metropolitane o centri commerciali… l’avevo immaginato.
Riprendiamo il racconto del viaggio. Dopo Ueno, andiamo a fare un giro per la zona di Marunouchi, la cui visita inizia dalla Tokyo metro Station, stazione tra le più grandi ed importanti di Tokyo, nella cui zona commerciale (ebbene sì, le grandi stazioni a Tokyo hanno una zona shopping centre) visitiamo la Character Street: una vera a propria strada al coperto con una ventina di negozi di gadget di alcuni dei personaggi e mascotte più famosi del Giappone, e qualche negozio specializzato in manga. Qui abbiamo la conferma che in questo Paese tutti impazziscono per i fumetti: assistiamo ad uno spettacolino con dei pupazzi di fumetti a noi sconosciuti e in dimensione umana che tutti i giapponesi adulti si fermano a guardare e fotografare cercando di toccare i loro beniamini, come se fossero dei bambini. A Marunouchi si trova anche il palazzo imperiale a cui si può accedere solo con un tour guidato che va prenotato in anticipo. Leggiamo sulla guida che non ne vale molto la pena.

Nikko, santuario Toshogu - ph Christian Scifo

Interrompiamo brevemente il nostro soggiorno a Tokyo con una gita di un giorno a Nikko, sito patrimonio dell’UNESCO a due ore di treno dalla capitale. In una parola sola: Imperdibile! Eccezione a quanto detto prima, e cioè che i templi shintoisti sono tutti uguali. Nikko altro non è che un luogo sacro di culto nel nome del sincretismo tra shintoismo e buddismo. Sulla strada per arrivare alla zona dei templi si attraversa il paesino e poi un bellissimo ponte in legno, il ponte Shinkyo. Il gioiello del sito è rappresentato dallo splendido santuario Toshogu con in suoi portali istoriati (nelle stalle sacre c'è anche la raffigurazione delle famose tre scimmie "non vedo, non sento, non parlo") e la sua pagoda a cinque livelli. Si resta senza fiato. Nell'area sacra di Nikko tra le altre cose vediamo anche il tempio Rinnoji con la sua bellissima sala dei tre budda: da non perdere!

Nikko, dettaglio del tempio Rinnoji - ph Christian Scifo

Dedichiamo un ultimo giorno alla visita di Tokyo e decidiamo di prendere la monorotaia che, sfrecciando tra i grattacieli, ci porta, attraverso un ponte avveniristico (il cosiddetto Rainbow bridge), ad Odaiba, quartiere isola artificiale sul porto di Tokyo. Troviamo un altro quartiere super moderno, ma questa volta molto arioso; si vede il mare con il ponte da cui siamo arrivati e una replica della statua della libertà (una caduta nel kitsch che fa pendant con la copia in piccolo della Tour Eiffel che abbiamo intravisto nei giorni precedenti nello skyline della città). Centri commerciali (primo tra tutti il Deck’s), ristoranti giapponesi ed occidentali e l’edificio della Fuji TV si susseguono lungo un bel viale che costeggia il mare in un’assolata domenica mattina. Mi viene in mente Banana Yoshimoto che in “Tsugumi” scrive “Nelle città senza mare... chissà a chi si rivolge la gente per ritrovare il proprio equilibrio... forse alla Luna...”. Proprio vero, il mare rilassa, rigenera e dà aria ai nostri pensieri.

Nikko, le tre scimmiette nelle stalle sacre del santuario Toshogu - ph Christian Scifo

Il pomeriggio arriva il pezzo forte del viaggio: ci incontriamo con il mio professore di giapponese, il ventiseienne Yasu (abbreviativo di Yasuhiro) che si sta laureando in lingue del Mediterraneo. Ci vediamo alla stazione Tochomae dove arriva, come preannunciato, con la sua amica Momoko, giapponese di Tokyo che ha vissuto a Milano per un anno e lavorato come designer per Fiorucci. Prendiamo la metro e scendiamo ad Iidabashi, quartiere non segnalato in nessuna delle nostre guide. I nostri due ospiti ci portano un po’ in giro, prendiamo insieme un tè verde accompagnato dai mochi (dolcetti di farina di riso) e pasta di fagioli rossi (molto buona) e chiacchieriamo delle nostre impressioni sul Giappone e sui giapponesi. Per finire, tramite l’ausilio di google maps (lo usano anche loro che sono autoctoni, e Giovanni ed io ci sentiamo meno stupidi), ci portano in un ristorante all’ottavo piano di un palazzo (a Tokyo, infatti, la città si sviluppa in verticale e ci sono negozi ed attività commerciali varie in ogni piano dei palazzi) dove ci lanciamo in una sorta di barbecue in stile giapponese: lo yakiniku. Utilizzando una piastra riscaldata al centro del tavolo sormontata da una cappa aspiratrice, arrostiamo la carne e le verdure che ci portano e mangiamo fino a scoppiare con la formula all you can eat. Ottimo e divertente!

Tokyo, Omoide Yokocho

Il giorno dopo prendiamo lo Shinkansen, treno superveloce che viaggia a circa 300 km/h e che in 2 ore e 40 minuti ci porta a Kyoto, l’antica capitale del Paese del sol levante. In maniera strategica prenotiamo i posti nel “lato giusto” per potere vedere il Monte Fuji durante il viaggio (una dritta trovata su un sito on line) ed ammiriamo il fantastico panorama. Ad aspettarci al nostro arrivo una stazione apparentemente tradizionale in cui si innesta però una parte iper-moderna che si estende in altezza per 11 piani. Annesso alla stazione l’immancabile shopping centre. Kyoto nel suo insieme è più europea, e per visitarla ci si deve spostare da una parte all’altra usando gli autobus (la metro copre solo una piccola parte dell’area urbana) per andare a vedere le singole attrazioni. Dopo un rapido check-in in hotel, iniziamo la vista della città dall’iper-fotografato Fushimi Inari, tempio shintoista caratterizzato da un lunghissimo e tortuoso viale delimitato da centinaia di torii arancioni (una sorta di portale di ingresso ad ogni area sacra). Lungo la strada che porta al santuario troviamo anche tante statue di volpi che rappresentano il dio Inari, protettore del raccolto di riso, e che proteggono lo stesso luogo sacro. L’esperienza è bellissima. Vediamo tante ragazze e ragazzi in Kimono o in Yukata che si scattano foto e selfie per immortalare la loro giornata nel luogo sacro. L’insieme dei colori dei loro vestiti è bellissimo! Il sentiero di torii si inerpica per il monte, immerso in un bosco lussureggiante e in parte ornato da alberi con i colori autunnali: dall’acero rosso alla ginkgo, le cui foglie virano al giallo.

Kyoto, ragazze in kimono al tempio Fushimi Inari - ph Christian Scifo

Completata la visita, ci spostiamo di nuovo in città ed andiamo a vedere il Tempio Kiyomizu Dera, famoso per la sua struttura sostenuta da palafitte di legno. Il tempio domina una splendida valle e offre una vista magnifica della città. Uscendo dal tempio passiamo per le pittoresche vie Ninenzaka e Sannenzaka, zeppe di negozi tipici. Purtroppo in Giappone in autunno i siti di interesse turistico e i negozi tipici annessi chiudono intorno alle 17.30, quindi non riusciamo a dedicare a questa parte il tempo che meriterebbe. Stanchi, ma ancora baldanzosi, ci rechiamo nella zona di Gion per cercare di vedere le geishe. Infatti le stradine di quest’area della città, con case tipiche in legno e ristoranti molto carini, sono la meta di business men giapponesi che vi si recano in taxi (fermi fuori alcuni ristoranti) in compagnia delle geishe. Ne riusciamo a vedere solo una: non è bella ma ha un outfit pazzesco, degno del film “Memorie di una geisha”. Appagati, ceniamo e ritorniamo sfiniti in hotel.

Kyoto, ragazze in kimono al tempio Fushimi Inari - ph Christian Scifo

Fino a questo momento ho fatto solo pochi riferimenti al cibo giapponese, mentre io nei viaggi do sempre grande importanza all’esperienza culinaria. Il Giappone è un Paese con una grande tradizione gastronomica. Il cibo qui non è solo sushi e sashimi, ma noodles, udon (delle specie di tagliatelle orientali) zuppa di miso, riso con tempura di pesce o verdure accompagnato da salsette varie, yakuniku, gyoza, la pregiatissima carne kobe e tanto altro ancora. Denominatore comune di qualsiasi pasto è la cura e l’estetica della presentazione. In generale si mangia bene e si può spendere molto poco…. Anche solo 7-8 euro per un pasto.

Kyoto, Nishiki Market - ph Christian Scifo

Il giorno dopo il primo approccio con Kyoto prendiamo il treno ed andiamo a visitare un altro sito dichiarato Patrimonio dell’Umanità. A soli 45 minuti dalla città, Nara è una delle antiche capitali del Giappone e, come Kyoto, è stata culla dell’arte, della letteratura e della cultura giapponese. Il primo tempio che vediamo è il Kofukuji. Nella Casa del Tesoro Nazionale sono esposte numerose statue buddiste di grande valore; all’interno del muro di cinta si erge una pagoda a cinque piani che si riflette nelle acque dello stagno Sarusawa. Dal tempio Kofukuji inizia il Parco di Nara, popolato da tantissimi cervi, presenti in tutte le foto delle brochures su Nara. Loro rappresentano il punto di attrazione principale per moltissimi turisti che li nutrono con biscotti venduti sul posto stesso: si fanno accarezzare e arrivano a spingere e a inseguire i turisti che iniziano a nutrirli affinché continuino. Cervi a parte, assolutamente da vedere è il bel tempio Todaiji, vera attrazione principale di Nara, che ospita, tra le altre cose, uno splendido Buddha gigante. Lì vicino ci sono i magnifici giardini Isuien e Yoshikien in stile giapponese, in cui la perfezione di forme, disposizione e colori non possono che farci rimanere incantati.

Kyoto, Nishiki Market - ph Christian Scifo

Arriva il nostro ultimo giorno a Kyoto e decidiamo di visitare il Nishiki Market, un bel mercato coperto in cui si susseguono tantissimi negozi aperti da centinaia di anni. Di fronte a molti di quelli in cui si vendono specialità alimentari, i proprietari invogliano i passanti, turisti e non, ad assaggiare le leccornie più disparate: dagli spiedini di calamari, a tè e tisane varie. Vediamo cibi fuori dal comune e alcuni assaggini fatti alle 10.00 del mattino ci lasciano perplessi.

Kyoto, castello Nijo-jo - ph Christian Scifo

A seguire ci rechiamo al Palazzo imperiale, famoso perché rappresenta la quintessenza della semplicità architettonica. Insieme a tante scolaresche e turisti facciamo un bel giro nei giardini che lo circondano e vediamo i vari padiglioni e cortili del palazzo. Vicino al palazzo reale visitiamo il castello di Nijo-jo, la residenza di Kyoto del primo shogun dell'epoca Edo, i cui interni sono adornati da centinaia di pannelli dipinti con ciliegi in fiore, elementi botanici, peonie, tigri…. Bellissimo! Suggestivo il corridoio che "scricchiola" ad ogni passo, voluto dallo shogun per sentire sempre se qualcuno si stesse avvicinando.

Kyoto, Palazzo reale - ph Christian Scifo

Ultima perla di Kyoto che riusciamo a vedere è il tempio d'Oro, il Kinkaku-ji uno degli edifici più visitati del Giappone. Ricoperto da una foglia d'oro, che ha un significato simbolico di purificazione da ogni tipo di inquinamento o pensiero negativo, il tempio è circondato da un bellissimo giardino giapponese impreziosito da un laghetto. I nostri occhi e la nostra mente a questo punto si sono riempiti fino a scoppiare di immagini, sensazioni e pensieri da metabolizzare. Riprendiamo lo Shinkansen e arriviamo a Tokyo in cui passeremo l’ultima notte in Giappone, prima di prendere il volo di rientro l’indomani.

Kyoto, Tempio d'Oro Kinkaku-ji - ph Christian Scifo

Ora, tornato a casa, riordino le idee e metabolizzo, scrivo quest’articolo e penso a tutto quello che ho visto: dai bagni supertecnologici con tavola copri WC riscaldata e bidet multifunzione incorporato, alla folla impressionante all’incrocio di Shibuya, ai volti tristi che schivano gli sguardi altrui dei business men di Tokyo (sempre di corsa e spesso con la mascherina), all’affettata gentilezza dei commessi dei negozi, alla totale alienazione di una popolazione la cui maggioranza (specie a Tokyo) vive sempre guardando il cellulare evitando l’interazione sociale, al fenomeno degli hikikomori, giovani che scelgono di ritirarsi dalla vita sociale, spesso a causa del contesto familiare (nella famiglia giapponese il padre è generalmente assente e la madre iperprotettiva), e della grande pressione della società giapponese verso autorealizzazione e successo personale (il numero dei suicidi nel 2017 è di 16,7 ogni 100.000 persone).

Tokyo, ragazzo alla stazione metro Character street - ph Christian Scifo

Certo il Giappone è anche il Paese dei giardini zen, dell’arte dei bonsai e dell’Ikebana, della ricerca della perfezione estetica in tutti i campi, della cerimonia del tè con la sua lentezza, eleganza e precisione dei movimenti, del grande rispetto della popolazione verso i beni pubblici, dell’ammirevole organizzazione e della quasi assenza di criminalità. L’iper-modernità e la frenesia della vita qui si uniscono e contrappongono ad un mondo di tradizione e lentezza, che mi piacerebbe riuscisse a prendere il sopravvento.

Nara, giardino Yoshiki - ph Christian Scifo


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 25 gennaio 2019
Aggiornato il 28 gennaio 2019 alle 22:18





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