Un’anteprima dei cru di Tenute Orestiadi introduce la 40ª edizione delle Orestiadi di Gibellina

Calici & Boccali In occasione del 40° festival “Le Orestiadi di Gibellina” sono state presentate le nuove annate non ancora in commercio dei due cru di Tenute Orestiadi: “Il Bianco di Ludovico” 2018 e “Il Rosso di Ludovico” 2016, unitamente al primo spumante Metodo Classico

In occasione del 40° anno del festival “Le Orestiadi di Gibellina” sono state presentate le nuove annate non ancora in commercio dei due cru di Tenute Orestiadi. Si tratta de “Il Bianco di Ludovico” 2018 (Catarratto e una quota di 10% Chardonnay) e “Il Rosso di Ludovico” 2016 (Nero d’Avola oltre al 10% di Cabernet Sauvignon), unitamente al primo spumante Metodo Classico, futuro 32 mesi, che ha affinato fin oggi solo 24 mesi sui lieviti, da uve Carricante provenienti dai vigneti della zona di Gibellina vecchia, proprio pochi metri sopra il “Cretto” di Alberto Burri, straordinaria opera di land art, costruito tra il 1984 e il 1989 sulle macerie di una Gibellina rasa al suolo dal terremoto della Valle del Belìce del 1968.

A condurre la masterclass Luigi Salvo, giornalista e sommelier, e Giovanni Manzo, enologo di Tenute Orestiadi.

Metodo Classico Brut 2018
Il vitigno Carricante coltivato in altitudine sulle colline di Gibellina caratterizza questo vino rifermentato in bottiglia, sboccato per l’occasione della presentazione con 24 mesi sui lieviti, terminerà il suo percorso raggiungendo i 32 in bottiglia.
Dall’intenso perlage di finezza e persistenza, mostra colore paglierino luminosissimo. Il naso è freschissimo con nette sensazioni di crosta di pane, floreali di acacia, fruttate di pera e pesca bianca, agrumi ed erbe aromatiche. In bocca la spina acidica è ben presente, il suo lungo finale è caratterizzato da ritorni minerali.

Il Bianco di Ludovico riserva 2018
Composto da Catarratto 90%, Chardonnay 10%, le vigne si trovano proprio a Gibellina vecchia, vicino al cretto di Burri, ad un’altitudine che supera i 600 metri sul livello del mare, e godono di grandi escursioni termiche.
Dopo la vendemmia manuale si compie una criomacerazione a 4 gradi per 4 ore, si procede con la pressatura soffice a cui segue una fermentazione nata da lieviti spontanei, che dura 20 giorni a temperatura controllata. Solo a questo punto Cataratto e Chardonnay si incontrano, seguono 6 mesi di affinamento sui lieviti con due bâtonnage a settimana. Per i successivi 6 mesi metà del vino affina in tonneaux di rovere francese, metà in acciaio.
Nel bicchiere ha luminoso colore paglierino, sfodera un naso ricco di fiori di tiglio e gelsomino, sensazioni fruttate fresche di mela, pera, susina, note di erbe mediterranee e agrumate, accenni di pietra focaia. Sorso fresco e pieno, di calibrata sapidità e lunga persistenza aromatica intensa.

Il Rosso di Ludovico riserva 2016
Nasce dal vitigno principe siciliano Nero d’Avola per il 90% e dall’internazionale Cabernet Sauvignon per il 10%, allevati a 600 mt di altitudine su terra nera franco-argillosa a Nord-Est della vecchia Gibellina, una zona nel quale il vento crea un microclima ideale che genera elevate differenze di temperature tra il giorno e la notte.
Il vino affina per 4-6 mesi in acciaio e successivamente per 16-18 mesi in barrique di rovere francese. Completa l’affinamento in bottiglia per circa 12 mesi.
Nel calice ha colore rubino concentrato con riflessi porpora, effonde sensazioni di rosa rossa, mirtilli, more, gelsi neri e spezie, deliziosi sentori di liquirizia, tabacco ed erbe aromatiche.
L’assaggio è ricco di frutta, cioccolato e nel lungo e fresco finale di note balsamiche.

Tenute Orestiadi
Una storia di forza, di orgoglio propositivo, di passione. Da qui parte il racconto di Tenute Orestiadi, nate nel 2008 nel cuore della Valle del Belìce, a Gibellina in Sicilia, dove profumi e colori mediterranei si intrecciano col mito e con l’arte. Trasformando in energia l’ardua risalita dopo un momento storicamente ed economicamente complesso, il terremoto del 1968, l’intera valle è diventata polo culturale e di dialogo per l’area del Mediterraneo. Fil rouge della ricostruzione lo stretto rapporto tra agricoltura ed arte, che diviene tratto identitario dell’azienda. Nel 2018, grazie alla condivisione di valori e al medesimo amore per il territorio, inizia una collaborazione con “La Gelsomina” realtà sull’Etna.

Un insieme di terroir unici, quelli di Gibellina e della Valle del Belìce, caratterizzati da una pluralità di suoli, da specifici microclimi e da differenti altitudini che generano vini frutto di passione e dedizione, oltre che di una profonda conoscenza della Valle e delle sue micro peculiarità. È questo il vero punto di forza dei vigneti coltivati all’interno della Valle del Belìce. Qui terra rossa, bianca e nera si incontrano, si avvicinano fin quasi a sfiorarsi, donando la giusta sfumatura di colore per ogni varietale, dipingendo paesaggi unici e permettendo a chi si dedica allo studio dei suoli di trovare le terre più vocate per ciascuna cultivar.

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