Una retrospettiva onora il cinema di Margarethe von Trotta​

Visioni Alla Sala De Seta dei Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo, dal 18 al 26 aprile, la retrospettiva dedicata a Margarethe von Trotta che riceverà la cittadinanza onoraria

La rassegna “Le donne di Margarethe” a cura di Pina Mandolfo e Heidi Sciacchitano intende onorare Margarethe von Trotta proponendo alcuni tra i suoi film più significativi, specie quelli immeritatamente disattesi dai circuiti distributivi italiani, in una rassegna ospitata alla Sala De Seta Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo dal 18 al 26 aprile. In quest’occasione, il Comune di Palermo conferirà alla regista tedesca la Cittadinanza onoraria per l’impegno culturale e civile testimoniato, all’indomani delle stragi di mafia, con il pluripremiato film Il lungo silenzio.

 

Margarethe von Trotta

Margarethe von Trotta

Artista coraggiosa, intellettuale intransigente, in oltre quaranta anni di attività, Margarethe von Trotta non ha mai ceduto alle seduzioni dell’industria cinematografica stereotipata. Il suo cinema è politico, nel senso più alto, non ideologico, né consolatorio: un lucido sguardo sul mondo, capace di trasmettere fascino ed emozioni reali. Esponente di spicco tra quella compagine di grandi registi che negli Anni 70 furono i protagonisti del Nuovo Cinema Tedesco, già la sua prima produzione, tra gli anni ’70 e ’80 ( Il secondo risveglio di Christa Klages, Sorelle, Anni di piombo, Lucida follia, Paura e amore ), evidenzia i temi ricorrenti della filmografia di von Trotta. Il conflitto tra la sfera personale e quella pubblica, l’attenzione verso i personaggi femminili relegati nell’universo asfittico del sistema patriarcale, i cui antidoti sono la sorellanza, l’impegno civile fino al coraggio rivoluzionario. Dopo questa prima fase, la sua sapiente vena narrativa si allarga per far conoscere grandi figure femminili che altrimenti sarebbero destinate alle scorie della storia. E’ così che Hildegard von Bingen (Vision, 2013), Rosa Luxemburg (1986), Hannah Arendt (2012), o le donne coraggiose di Rosenstrasse (2003), sono arrivate al grande pubblico.

Il suo talento è stato legittimato dall’amore del pubblico e da numerosi riconoscimenti alla carriera, tra i quali: l’OCIC Award ad Honorem al Festival di Berlino del 1983, il Premio speciale per il 40° Anniversario della Repubblica Federale di Germania nel 1989, il premio Federico Fellini 2010 per l’eccellenza artistica al Bif&st di Bari. Innumerevoli, inoltre, sono i premi e le nomination conferiti alla sua produzione filmica. Nel corso della sua lunga carriera ha vinto, per citarne solo alcuni, quattro Golden Globe, due David di Donatello, Il Golden Camera tedesco, Il Leone d’oro a Venezia, Il Chicago International Film Festival, il Montreal Film Festival, Il Valladolid Film Festival, Il festival del Cinema di Taormina, Il Gran premio del Festiva di Creteil.

Il suo cinema è politico, nel senso più alto, non ideologico, né consolatorio: un lucido sguardo sul mondo, capace di trasmettere fascino ed emozioni reali. L’analisi della storia scava nel carattere dei suoi protagonisti, intrappolati in contraddizioni, ma pronti a slanci passionali e scelte radicali. Non è un caso se l’universo che ha voluto raccontare sia costellato da donne: “eroine” irriducibili ai cliché di tanta parte della letteratura e della cinematografia a firma maschile, silhouette evanescenti e incongruenti. Le donne di Margarethe sono costrette a indossare maschere, così come a disfarsene. La loro battaglia contro la società non è una dichiarazione narcisista, non nasce da puro egoismo, suggerisce una “via” femminile per ricomporre la realtà, nella speranza che l’azione produca mutamenti radicali in un mondo incapace di una salutare catarsi.

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