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Ultima di ottobre con i siciliani Buttafuoco e Crimi

Le letture consigliate da Salvatore Massimo Fazio

Blog Ivan Ruccione per Arkadia e Luca Ricci per La nave di Teseo, sono rispettivamente i libri copertina e contro copertina della settimana a vallo fra ottobre e novembre. Speciale eccellenze siciliane con Pietrangelo Buttafuoco e Margherita Crimi. Editrice in copertina, Edizioni Doheniane. Il ritorno della Bellovà per Miraggi, 'Verso il futuro' di Angelo Alù per Bonfirraro e Richard Lloyd Parry per ExOrma sono le sorprese inaspettate

Libri su libri di super qualità per l’ultima settimana di ottobre che include anche il 1° novembre. Bianca Bellová, straordinaria autrice che settembre scorso ha fatto il suo tour italiano, approdando anche  Palermo e a Sant’Agata Li Battiati, esce col nuovo romanzo, sempre pubblicato da Miraggi edizioni. Sorpresa ‘5 stelle’ per i tipi di Piemme Luigi Di Maio, dichiara il suo amore alla politica. Aldo Dalla Vecchia con “In nome di Maria. L’era defilippica della tivù”, edito da Graphe.it edizioni e Ivan Ruccione (Libro copertina) con “Tra le cose e gli altri”, Arkadia/Sidekar, sono i pezzi da non farsi mancare sul comodino dal 28 ottobre. Sempre l’ultimo giovedì ottobrino Marietti 1820 con tre libri di altrettanti autori, tra i quali spicca il nome della poetessa siciliana Margherita Crimi; EDB con altre tre pubblicazioni; La nave di Teseo, dove non possiamo non annunciare il nuovo romanzo del siciliano Pietrangelo Buttafuoco e il terzo volume della quadriologia delle stagioni di Luca Ricci, che presentaGli invernaliche abbiamo scelto come Libro contro copertina; Bonfirraro con il debutto nella casa editrice siciliana di un titolo davvero interessante sul futuro e Exòrma edizioni, chiudono i nostri consigli.

Di seguito tutti i libri consigliati.

In retroazione, i libri usciti lunedì 25 ottobre

Bianca Bellová, Romanzo senti/mentale, Miraggi

Romanzo senti/mentale” non è un romanzo e non è sentimentale! 24 ore, due persone, due luoghi, due incontri con la morte. Lui è messaggero di brutte notizie, lei deve mettere ordine nell’eredità… Strani eroi uniti dal loro sguardo nel passato, da cocci di memoria di esperienze condivise, che ognuno vede a modo suo. Cinici e vulnerabili. Volgari e teneri. Cercano la via verso se stessi e il loro mondo. Un racconto insolito, una sonda sorprendentemente profonda nel-l’inferno della perdita dell’innocenza, nella vita di chi è cresciuto alla fine del regime. Opera d’esordio di Bianca Bellová, Romanzo senti/mentale rivela già il germe ben riconoscibile della sua maestria espressiva.

L’autrice

Bianca Bellová (1970) è una delle autrici più affermate della Repubblica Ceca. Ha esordito nel 2009 con Sentimentální román (“ Romanzo sentimentale ”), ripubblicato in nuova edizione nel 2019, a cui ha fatto seguito nel 2011 Mrtvý muž (“ L’uomo morto ”), tradotto in tedesco, e due anni dopo Celý den se nic nestane (“ Non succede niente tutto il giorno”). Nel 2016 arriva il grande successo di critica e di pubblico de Il lago, tradotto in più di 20 lingue (in Italia in questa stessa collana) e vincitore nel 2017 di due importanti premi: il Premio Unione Europea per la Letteratura e il premio nazionale Magnesia Litera. Mona consacra la sua voce unica e inconfondibile, quella di un’autrice tra le più interessanti nel panorama letterario contemporaneo.

I libri in uscita martedì 26 ottobre

Luigi Di Maio, Un amore chiamato politica, Piemme

Quello che si legge nelle pagine di questo libro è un Luigi Di Maio inedito, capace di tenere insieme il saggio politico e il racconto autobiografico: i valori di riferimento, i dubbi maturati, le paure più recondite, le vittorie e le sconfitte più eclatanti, la voglia di rivincita di un ragazzo del sud, gli errori che non ripeterebbe. A soli 35 anni Luigi Di Maio è oggi uno dei principali protagonisti della politica italiana: è stato il vicepresidente del Consiglio e della Camera più giovane d’Italia, ha guidato tre importanti ministeri e ha contribuito in prima persona alla formazione degli ultimi tre governi italiani, inoltre è stato anche il capo politico del Movimento 5 Stelle nel periodo di maggiore trasformazione. Quello che si legge nelle pagine di questo libro è un Luigi Di Maio inedito, capace di tenere insieme il saggio politico e il racconto autobiografico: i valori di riferimento, i dubbi maturati, le paure più recondite, le vittorie e le sconfitte più eclatanti, la voglia di rivincita di un ragazzo del sud, gli errori che non ripeterebbe. E poi, i retroscena dei due governi Conte e del governo Draghi, il suo rapporto con Grillo, Casaleggio e Conte; il futuro del Movimento. E ancora: il padre, la madre, gli insegnamenti del professore di liceo che lo ha reso ligio e preparato; le pesanti accuse fatte dai suoi avversari. Un amore chiamato politica è il ritratto veritiero e a cuore aperto di un giovane leader, ma anche quello di un uomo alle prese con un mestiere bello e difficile, pieno di insidie, dove il successo si mischia all’invidia e le gelosie alla rivalsa.

Aldo Dalla Vecchia, In nome di Maria. L’era defilippica della tivù, Graphe.it edizioni

Nella storia quasi settantennale della televisione italiana, Maria De Filippi costituisce un’eccezione e un unicum per una serie di ragioni oggettive: presentatrice, autrice, produttrice dei propri programmi (e non soltanto quelli); in onda tutti i giorni della settimana nell’intera stagione tivù (e in orari diversi), con una serie di appuntamenti diventati tra i più longevi e amati del palinsesto, da Amici a C’è posta per te, passando per Uomini e Donne; sulla cresta dell’onda ininterrottamente da tre decenni (il suo debutto in video è nel 1992 con il talk Amici, il sabato pomeriggio su Canale 5). In occasione delle sue prime 60 primavere, e alla vigilia dei 30 anni dal debutto, In nome di Maria ripercorre la carriera, unica non soltanto in Italia, di una “presentatrice per caso” che è diventata la regina del piccolo schermo, senza se e senza ma: dal debutto in un programma di cui era autrice (la prima edizione era presentata da Lella Costa), fino all’attuale, inscalfibile status di Queen Mary, alla guida di un regno che non conosce tramonto, come chiarisce il sottotitolo di questo saggio: L’era defilippica della tivù.
«Questo libro ha il pregio di restituirci un quadro d’assieme della televisione a marchio De Filippi. Lo fa con lo stesso spirito e la stessa professionalità con cui può essere costruito un buon programma di intrattenimento: convoca le voci più autorevoli e le riflessioni più interessanti sulla “TV di Maria” e le propone in un percorso che ci restituisce l’evoluzione, oltre che l’unicità, del caso. Inutile aggiungere che fra queste voci c’è frequentemente quella della stessa Maria De Filippi, che nelle interviste dimostra un livello altissimo di riflessività sul proprio lavoro. C’è poi lo sguardo dell’autore Dalla Vecchia, la sua competenza di professionista che attraversa l’intrattenimento TV da tre decenni: è la sua voce e il suo sguardo che ci guidano attraverso gli spazi circolari di C’è posta per te, le ibridazioni di genere e la capacità di autorinnovamento di un format/non-format come Amici, la porosità sociale e culturale di Uomini e Donne» (dalla prefazione di Massimo Scaglioni).

L’autore
Aldo Dalla Vecchia (Vicenza, 1968) è autore televisivo e giornalista da oltre trent’anni. Vive a Milano con i gatti Assunta, Carmelina e Amerigo. Ha firmato programmi come Target e Verissimo, e ha collaborato con Corriere della Sera e TV Sorrisi e Canzoni. Da un lustro è il coordinatore editoriale di Mistero Magazine. Tra i suoi libri ricordiamo i romanzi Rosa Malcontenta e La consapevolezza di te. Con la Graphe.it edizioni ha pubblicato Mina per neofiti, Viva la Franca, Trionfo d’amore, l’eBook Vasco l’investigacane (che ha inaugurato la collana Flavia, dedicata al giallo con un pizzico di leggerezza), e Le avventure di Amerigo Asnicar, il primo di una serie sulle investigazioni nel mondo del jet set.

Giovedì 28 ottobre esce il libro copertina: “Tra le cose e gli altri” di Ivan Ruccione, Arkadia

La raccolta di racconti di Ivan Ruccione è un’elegante e densa prova di scrittura che sceglie la forma letteraria di micronarrazioni o microfinzioni dalla forte carica evocativa. Seguendo il solco della tradizione americana, dove l’autore è stato già chiamato più volte a pubblicare per prestigiose riviste del settore, Ruccione produce delle istantanee folgoranti che fermano la fugacità di gesti e situazioni con una vena a tratti poetica, singolare e originale. Le microstorie sono raccontate con una lingua fantasiosa e immaginifica in cui i protagonisti sono degli outsider fagocitati da esistenze comuni, da un flusso quotidiano che da un lato tende ad appiattire, e che dall’altro, invece,Ruccione soccorre immediatamente a nobilitare con il suo personale piglio visionario che si traduce il più delle volte in prosa asciutta, trafittiva ed efficace. Le short stories racchiudono piccoli mondi emotivi, esperienze esistenziali, pensieri in carne e ossa, condensati in frasi secche e definitive, destinate a essere lette e rilette con il gusto di una metrica accattivante e contemporanea.

L’autore
Ivan Ruccione è nato a Vigevano nel 1986. Suoi testi sono apparsi su “Nazione Indiana”, “Poetarum Silva”, “Altri Animali”, “Pastrengo”, “Cattedrale”, “Formicaleone”, “La morte per acqua”, “Sulla quarta corda” e in alcune riviste americane, cartacee e online, tra cui “AGNI” (della Boston University). È autore di A fuoco vivo (Miraggi, 2017) e Troppo tardi per tutto (Augh!, 2019, prefazione di Helena Janeczek). Gestisce “Mirino”, un lit-blog di scritture brevissime in prosa.

Gli altri libri in uscita giovedì 28 ottobre

Charles Taylor, Modernità al bivio L’eredità della ragione romantica, Marietti 1820

Mai pubblicati prima d’ora in italiano, i tre testi di Charles Taylor che aprono questo libro si intitolano “La poetica romantica”, “Forza e senso, le due dimensioni irriducibili di una scienza dell’uomo” e ” La spiritualità della vita e la sua ombra”. Segue un’ampia e anch’essa inedita conversazione con Paolo Costa che si configura come una sorta di bilancio dell’eredità intellettuale del filosofo canadese, con un duplice risvolto: auto interpretativo e di supervisione critica. Alle risposte di Taylor fanno da controcanto undici brevi interventi dei principali interpreti internazionali della sua opera.

L’autore
Charles Taylor (1931), filosofo canadese, professore emerito alla McGill University di Montréal, si è occupato di filosofia politica, filosofia delle scienze sociali e storia del pensiero, offrendo contributi originali nel campo del comunitarismo, del cosmopolitismo e dei rapporti tra religione e modernità, in particolare sul tema della secolarizzazione. E’ membro dell’American Academy of Arts and Sciences. Tra le sue pubblicazioni: Hegel e la filosofia moderna (il Mulino 1984), Il disagio della modernità (Laterza 1994), Gli immaginari sociali moderni (Meltemi 2004), Radici dell’io (con Jürgen Habermas, Feltrinelli 1993), Multiculturalismo. Lotte per il riconoscimento (Feltrinelli, 2001) e L’età secolare (Feltrinelli, 2009). Paolo Costa è ricercatore al Centro per le Scienze Religiose della Fondazione Bruno Kessler di Trento, ha pubblicato La ragione e i suoi eccessi (Feltrinelli 2014) e ha curato testi di Hannah Arendt, André Comte-Sponville, Martha Nussbaum, Harvey Cox e Anthony J. Carroll.

Renato Barilli, Manierismo contro età moderna. Shakespeare, Cervantes, Molière e Racine, Marietti 1820

La modernità di cui parlano i manuali scolastici è un periodo troppo esteso, non privo di fratture e di salti di qualità, tanto che converrebbe articolarlo in varie fasi.  In questo originale contributo a una storia della cultura, Renato Barilli rovescia la successione delle etichette e considera Shakespeare il massimo interprete del Manierismo. Il moderno, al contrario di ciò che pensava Vasari per le arti visive, viene dopo, ed è questione che riguarda il Seicento, con il Don Chisciotte di Cervantes a fare da apripista, dando scacco matto alle rimanenze tardo-medievali e introducendo nel modo più radicale e perentorio le istanze del realismo e della verosimiglianza. Se Shakespeare appare come il campione incontrastato del Manierismo, le motivazioni del Seicento più avanzato trovano espressione soprattutto in Francia, dove si agita la querelle des anciens et des modernes. Anche se, in definitiva, assistiamo a una conciliazione, poiché i grandi autori francesi qui esaminati, Molière e Racine, guardano ai classici dell’antichità greco-romana, ma sono pronti a reinterpretali secondo un’ottica improntata ai canoni tipici della modernità.

L’autore
Renato Barilli è tra i maggiori esperti di arte e letteratura contemporanea. Ha fatto parte del Gruppo ’63 con Eco, Arbasino, Balestrini, Del Buono, Guglielmi, Manganelli, Sanguineti e diretto il Dipartimento di Arti visive dell’Università di Bologna, dove ha a lungo insegnato. Con Marietti 1820 ha pubblicato Una mappa delle arti nell’epoca digitale (2019) e Filosofi all’alba del contemporaneo (2020).

Luigi Bettazzi, Sognare eresie. Fede, amore e libertà, EDB

«Il 9 dicembre 2019, papa Francesco ha ricevuto in Udienza il Seminario Regionale di Bologna, che celebrava i suoi cent’anni. Nel suo discorso il Papa, dopo aver salutato i presenti e ringraziato il cardinale Zuppi per il suo discorso, ha voluto ricordare monsignor Bettazzi, “quasi coetaneo del Seminario”. In realtà, sono nato nel 1923, ed ero stato alunno di quel Seminario dal 1938 al 1942, insegnante dal 1950 al 1963.
Ho approfittato dell’incontro per offrire al Santo Padre copia del mio ultimo libro Il mio Concilio Vaticano II. Prima, durante e dopo, essendo rimasto l’ultimo Padre conciliare italiano vivente. Un vescovo importante del Vaticano ha commentato con una battuta sorridente: “Sarà una delle sue solite eresie”. L’ho presa bene pensando che la parola “eresia” originariamente, dal greco, significa “scelta”, preferenza».

L’autore
Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea, ha partecipato a tre sessioni del concilio Vaticano II ed è stato presidente nazionale e internazionale di Pax Christi. Laureato in Teologia alla Pontificia Università Gregoriana e in Filosofia all’Università di Bologna, è stato nominato vescovo ausiliare di Bologna nel 1963. Per EDB ha pubblicato diversi libri, tra i quali: Vescovo e laico? Una spiegazione per gli amici (42011), Viva il papa, viva il popolo di Dio! (2013); Il mio Concilio. Prima, durante, dopo (2019); Aprirsi agli altri, aprirsi a Dio. Ragione, intelligenza, fede nella nostra vita (2020).

Dario Cornati, Il Nome divino e l’incanto del vivere, EDB

L’ampia scena che fa da sfondo a questo studio è quella dell’attuale riscoperta del sacro nel contesto pubblico e privato. L’interesse più specifico riguarda invece la ricerca di un nucleo antropologico di base, riconosciuto come principio condiviso del sentimento religioso del senso. A questo fine il volume si impegna, fin dall’apertura del sipario, ad intercettare il «cuore» – ma si potrebbe anche dire, il logos e l’ordo – di tale esperienza universale, concentrandola attorno alla figura della nominazione di Dio. Dopo aver illustrato il valore storico e la debolezza congenita dei modelli teorici alternatisi sul campo di una valutazione critica della prassi religiosa (naturalismo, positivismo, critica dell’ideologia, fenomenologia), il piano di lavoro assume le questioni giudicate per lo più fondamentali. Che cosa identifica e subito distingue l’esperienza religiosa della giustizia e della verità dell’esistere da altre figure intenzionali del senso? Dove si insedia il suo principio, eticamente inconfondibile? Come si accende quella forma dell’adesione emozionata e convinta alla vita di Dio, che coltiva la sua espressione soggettiva e comunitaria, affettiva e concettuale, simbolica e pratica, nelle espressioni del vissuto religioso e spirituale? E, infine, come si forgia con le parole che contano e i segni che valgono un rapporto autentico con la dismisura del sacro?

L’autore
Dario Cornati insegna Metafisica dell’amore, Filosofia della religione e Teologia fondamentale alla Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale e all’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Milano. Di recente ha pubblicato: L’amore che tutto compie. Verità e giustizia di agape in Hans Urs von Balthasar (LEV 2018) e «Ma più grande è l’amore». Verità e giustizia di agãpè (Queriniana 2019).

Gérard Daucourt, Preti spezzati, EDB

«Un prete va a pezzi quando perde le sue relazioni essenziali: con Dio, prima di tutto, poi con il vescovo e con i confratelli, nonché con i collaboratori e gli amici laici. La rottura è quindi presentata come carenza, o impoverimento grave, della dimensione relazionale, in ragione della quale finiscono per essere minati l’equilibrio e la stabilità umana e spirituale del prete, talvolta con esiti dolorosi, o anche drammatici per lui stesso e per le persone che gli sono intorno.
Il libro di mons. Daucourt può essere considerato come la raccolta delle riflessioni di un Padre che ama i suoi figli, soprattutto quelli più sofferenti e derelitti, un vescovo che pone un’accorata preoccupazione per le fatiche e le rotture a cui la vita e il ministero dei preti possono andare incontro, accanto a una passione gioiosa e incessante, anche negli anni della maturità, per il dono del sacerdozio, da lui ricevuto oltre cinquant’anni fa.
Mi sia consentita un’ultima immagine. Un prete a pezzi può essere considerato come uno specchio rotto, che non riflette più un’immagine intera e non è più in grado di svolgere il proprio compito naturale; d’altra parte, anche un solo pezzo di quello specchio, se recuperato, ripulito e messo nella giusta posizione può tornare a rendere un servizio prezioso in un modo nuovo». (Dalla Prefazione del cardinale Pietro Parolin)

L’autore
Gérard Daucourt, vescovo emerito di Nanterre, in Francia, ha lavorato al Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani. Tiene esercizi spirituali per sacerdoti, vescovi, diaconi, religiosi e laici in Francia, Svizzera e Italia. Dal 2019 gestisce una Casa di accoglienza e di accompagnamento per preti.

Pietrangelo Buttafuoco, Sono cose che passano, La nave di Teseo

Il ritorno al romanzo di uno dei più originali scrittori del nostro tempo: un divorzio all’italiana che si trasforma in un moderno Faust al femminile. Nel secondo dopoguerra il barone di dubbia nobiltà Rodolfo Polizzi sposa Ottavia principessa di Bauci e la porta con sé, a Leonforte, un paese dell’entroterra di Sicilia. In quell’estate del 1951 dove, poco lontano, sull’isola di Vulcano Roberto Rossellini s’innamorava di Ingrid Bergman e, a Capo d’Orlando, gli zii di Ottavia Lucio Piccolo con i fratelli Casimiro e Agata Giovanna ricevevano il jet set internazionale, a casa del candido Rodolfo e della sua tirannica madre arrivava Lucy Thompson, la compagna di college della moglie a svegliare i trascorsi di gioventù nella cerchia di Sir ALieister Crowley.
Sotto gli occhi della signorina Lia, entusiasta testimone di una stagione elettrizzante, mentre il barone Polizzi si ammala e la principessa si lascia sedurre da un capomastro, l’intera Leonforte si trasforma in un pandemonio. Ma qualche anno dopo Carlo Delcroix, un eroe soldato – cieco e mutilato – la spinge a una scelta cruciale, ma forse vana.

Bernard-Henri Lévy, Sulla strada degli uomini senza nome, La nave di Teseo

Dalla Nigeria al Kurdistan siriano, dai confini dell’Ucraina alla Somalia, da Lesbo all’Afghanistan: una raccolta di saggi sulla guerra, la fratellanza, l’eroismo, il sacrificio e il dovere di uno scrittore. Un’idea diversa del mondo: utopia o possibilità? Cos’è il genere umano? La sua unità è minacciata dall’ascesa dei sovranismi e degli egoismi? Cosa ne è stato dell’ideale della fratellanza? Perché andare così lontano per mostrarlo quando la miseria è già visibile a ogni angolo nelle nostre strade? La guerra è, per caso, piacevole? Perché Don Chisciotte è ridicolo? Cosa ci dicono oggi Achille, Ettore? Cos’è la gloria? E l’eroismo? E perché rischiare la vita quando si abita in una zona protetta?
Queste sono solo alcune delle domande sollevate da Bernard-Henri Lévy in questa raccolta di saggi e articoli che ci porta, seguendo le tracce dell’autore, dalla Nigeria di Boko-Haram al Kurdistan iracheno e siriano, sulla linea del fronte dove si combattono Russi e Ucraini, nella Somalia abbandonata all’illegalità e alle bande islamiste, nel cuore martirizzato del Bangladesh, nei campi della miseria di Lesbo fino all’Afghanistan che preparava il ritorno dei talebani.
Otto reportage sulla scia della tradizione di Joseph Kessel, Graham Greene, Ernest Hemingway o Romain Gary e un saggio in cui Lévy spiega cosa spinge un filosofo ad andare in capo al mondo a testimoniare di guerre dimenticate o ignorate; che cosa dei sogni internazionalisti dei suoi padri gli sembra ancora valido e degno di essere tramandato; e come il gusto per l’avventura, nella tradizione – mescolate insieme – di Cendrars, di Byron a Missolungi, o, senza dubbio, di Malraux, lo animi sin dalla giovinezza.

Renato Minore, Ogni cosa è in prestito, La nave di Teseo

Renato Minore ci consegna con Ogni cosa è in prestito un’opera che ne conferma la fedeltà al verso e che fa sue le tante possibilità di uno sguardo sempre innamorato della parola. E se le parole, se i versi non fossero altro che la misura di ogni nostra insufficienza? Se non fossero altro che l’indicazione del peso specifico di ogni nostra incertezza e di ogni nostra coscienza d’incompiuto? Come in un mulinello che prende a vorticare nell’acqua, prima piano, a larghi giri, e poi sempre più velocemente, così le poesie che Renato Minore raccoglie in questa sua autoantologia raccontano ogni vita a partire da una vita: perché se ogni cosa è in prestito, lo è anche il dolore e il nome di ciascuno. L’io lirico inventa e rimpasta tutto, è chiaro, e però questo libro, che fa il punto su cinquant’anni di scrittura di quella che Giuseppe Pontiggia considerava una delle voci italiane più sicure e originali, schiude le porte su di un vero e proprio catalogo di momenti di pura esistenza. Fedele al suo sguardo sempre innamorato della parola, Minore plana sull’amore, sull’infanzia, sulla solitudine, sulla memoria, sulla consistenza organica delle nostre percezioni, e lo fa senza trascurare vere e proprie carezze a Marilyn Monroe, Giacomo Leopardi, Ennio Flaiano, Jacques Lacan e Kikuo Takano.
Un cahier contemporaneo, questo di Minore, che può anche essere il racconto di bruciante attualità degli ultimi tempi di pandemia, nel silenzio appartato di ogni nostra esitazione e anche di ogni nostra colpa.

Edwad Carey, Observatory Mansions, La nave di Teseo

Torna il libreria il debutto letterario di Edward Carey, un caso editoriale internazionale alla sua uscita, che viene ora riproposto in una nuova edizione con un’introduzione inedita dell’autore. Le illustrazioni sono opere dello stesso autore.
“Carey ha una sorprendente immaginazione. Questo è un romanzo di straordinaria originalità” (Patrick McGrath)
“Il miglior romanzo gotico del XXI secolo” (Jeff VanderMeer)
Nel centro di una città, in quella zona abitata da gente con un po’ troppo denaro, c’è un parco. Al centro del parco c’è un piedistallo sprovvisto di statua. Ogni mattina prende il suo posto una statua di carne, coperta di vernice bianca da capo a piedi, immobile creatura di immacolata bianchezza che si anima per un attimo quando apre gli occhi per soffiare una bolla di sapone all’indirizzo di chi le offra il proprio obolo. Maestro dell’arte dimenticata dell’immobilità, Francis Orme vive nel condominio di Observatory Mansions, la cui cupola, che una volta ospitava un osservatorio, è ormai priva di telescopi e ridotta a ostello per i piccioni. Come accadrà alle altre bizzarre creature che abitano il condominio e sembrano sprigionate da fiabe strane e lugubri – un portiere sibilante, un vecchio professore dai mille odori, una donna-cane –, tutte impegnate nell’arduo compito di assentarsi da se stesse e di impedire alla realtà di strapparle alla solitudine che pure detestano, l’incantesimo che imprigiona Francis nel suo isolamento sarà spezzato dall’arrivo di una nuova inquilina.

Stefano Vicario, Il re degli stracci, La nave di Teseo

Un romanzo d’esordio da leggere tutto d’un fiato, una storia di tradimento e riscatto, una Roma noir in cui indagano un clochard senza passato e un magistrato fuori dagli schemi. L’avvocato Andrea Massimi condivide con il fratello maggiore Giorgio lo studio legale ereditato dal padre. Tanto Andrea è infedele, vanesio, imprevedibile, quanto Giorgio è un uomo tutto d’un pezzo, rispettabile e  dalla moralità granitica. Una sera Andrea viene travolto da una tragedia indicibile: la moglie e la figlia vengono uccise nella loro casa mentre lui si trova con l’amante. Andrea, disperato e perseguitato dai sensi di colpa, rifiuta il suo mondo agiato per vivere da barbone insieme a un gruppo di senzatetto in un vagone abbandonato alla Stazione Termini di Roma.
In quell’esistenza tra gli ultimi, Andrea trova una sorta di pace, fino a quando non riconosce al polso di una trans un braccialetto che aveva regalato alla moglie e decide di far luce su quella notte che aveva cercato di dimenticare. L’indagine di Andrea – aiutato dagli amici clochard e da Anna, un sostituto procuratore che conquista la sua fiducia, mentre il fratello si vergogna ancora di lui – è un viaggio pieno di sorprese tra poliziotti corrotti e personaggi di insospettabile umanità, sullo sfondo di una città che forse non osiamo immaginare.

Richard Lloyd Parry, Fantasmi dello tsunami nell’antica regione del Tohoku, Exòrma edizioni

Richard Lloyd Parry, corrispondente per «The Times» residente a Tokyo, ha viaggiato per anni nel Tohoku, la regione colpita dallo tsunami l’undici marzo 2011, visitando le comunità devastate. L’indagine dell’autore si concentra in particolare sulla tragedia avvenuta nella scuola elementare di una piccola comunità chiamata Okawa, vicina alla foce del fiume Kitakami che ha visto morire 74 dei 78 bambini presenti nell’edificio; c’è chi non è riuscito a riconoscere la nipote di dieci anni estratta dal fango, sfigurata dalla furia degli elementi. Sono persone taciturne, un po’ enigmatiche, che sopportano in silenzio.
Alcuni si affidano a medium nella speranza di localizzare i resti non ancora recuperati dei loro cari, continuando a scavare per mesi e anni. Dopo il disastro, il Tohoku si affolla di fantasmi e si moltiplicano gli avvistamenti.
Il libro racconta anche le lunghe e complesse conseguenze della tragedia, le richieste di risarcimento, il disfacimento delle famiglie superstiti, la crisi socialenei villaggi, i fallimenti delle autorità locali e del governo centrale di fronte alle necessità imposte dall’emergenza. Il Tohoku è stato a lungo considerato un’estrema periferia geografica e culturale, un luogo dove sciamane cieche si riuniscono ancora ogni anno presso un vulcano chiamato Monte della Paura. Nell’antichità, la regione era un famigerato regno di frontiera, di barbari, folletti e freddo pungente. Ancora oggi rimane un luogo remoto, marginale, misterioso, associato a un dialetto impenetrabile, a una spiritualità arcaica, esotica anche per il giapponese moderno.
Lo scenario è archetipico: il fiume Kitakami è largo e potente. Aironi, cigni e alzavole vivono tra i fitti letti di canne che crescono lungo i suoi argini, raccolte ogni anno per fornire paglia a templi e santuari. Verdi colline sono separate l’una dall’altra da valli coltivate e ai margini delle risaie sorgono i villaggi. Sullo sfondo, nel nebbioso orizzonte, appaiono la laguna e il mare. Un luogo dove fattoria e foresta, acqua dolce e salata, natura e umanità sono da sempre in equilibrio.
L’estate dopo lo tsunami era già avanzata, quando sentii parlare di una piccola comunità sulla costa che aveva subito una tragedia. Si chiamava Okawa; giaceva in una piega dimenticata del Giappone, sotto le colline e tra le risaie, vicino alla foce di un grande fiume. Ho viaggiato in questo luogo oscuro, vi ho trascorso giorni e settimane. Negli anni che seguirono, mi sono imbattuto in molti sopravvissuti e storie dello tsunami, ma è stato a Okawa che sono sempre ritornato. Ed è stato lì, alla scuola, che alla fine ho potuto farmi un’idea.

Angelo Alù, Viaggio nel futuro, Bonfirraro

Ritorneremo alla normalità “pre-Covid” o stiamo per essere proiettati verso una nuova inedita era? Quale sarà l’impatto delle tecnologie sulla vita delle persone? Nonostante un significativo incremento degli utenti di Internet ormai prossimo a raggiungere la soglia di 5 miliardi, resta critica la percentuale di “analfabetismo digitale” destinato a provocare nuove forme di povertà e discriminazione sociale. Il mercato digitale offrirà nuove opportunità occupazionali o aumenterà il tasso di disoccupazione? L’era tecnologica determinerà il definitivo crollo degli attuali sistemi democratici? L’Intelligenza Artificiale stravolgerà il progresso umano con l’avvento di Cyborg, robot e algoritmi predittivi in apprendimento automatico? Poiché le (presunte) certezze di oggi potrebbero diventare i problemi di domani, sarà necessario applicare soluzioni totalmente diverse rispetto a quelle attuali per prepararsi al cambiamento nel modo più flessibile possibile cavalcando l’onda dell’innovazione digitale che farà comunque il suo corso. Soprattutto in un periodo di crisi, occorre fare tesoro di alcune indispensabili lezioni per l’immediato futuro.

L’autore
Dottore di Ricerca in Giurisprudenza. Attivista per i diritti digitali. Membro del Consiglio di Internet Society Italia e Coordinatore dell’Osservatorio nazionale Giovani e Internet di ISOC Italia. Studioso dei diritti di Internet. Ha fondato l’Associazione Generazione Ypsilon nel 2013. Divulgatore digitale, autore di ricerche e report di monitoraggio in materia di trasparenza e Open-Gov. Promotore della Petizione 0755/2013, per il riconoscimento del diritto di accesso ad Internet nel trattato europeo. Scrive in riviste su temi legati all’innovazione digitale. Speaker in numerosi workshop, eventi e convegni.

Libro contro copertina/1: “Il popolo dei bambini. Ripensare la civiltà dell’infanzia” di Margherita Rimi, Marietti 1820

Riconoscere la «civiltà dell’infanzia» è stata una delle conquiste fondamentali della cultura umana. Tuttavia, accanto a ciò che gli adulti hanno pensato e realizzato per i più piccoli – dagli asili alle scuole, dalla colonie alle ludoteche – esiste una «civiltà dei bambini» che scardina le convinzioni di genitori, insegnanti ed educatori. Questo libro si propone di spostare l’attenzione proprio sui bambini come tali, sulle loro caratteristiche e peculiarità – spesso in conflitto con il mondo regolato e impostato dai più grandi – su come e perché si possano definire un “popolo”, depositario di una “civiltà” specifica, di cui il gioco è l’emblema. La riflessione si articola attraverso un dialogo serrato tra le scienze e le arti, in un incontro tra saperi che può illuminare, nella sua insospettabile ricchezza, un patrimonio di saperi da rivalutare.

L’autrice
Margherita Rimi, poetessa, medico e neuropsichiatra infantile, svolge da anni in Sicilia un’intensa attività per la cura e la tutela dell’infanzia e dell’adolescenza, per la quale ha ricevuto nel 2017 il premio Piersanti Mattarella e un riconoscimento da Unicef Italia. Tra le sue pubblicazioni: Era farsi. Autoantologia 1974-2011 (Marsilio 2012), Nomi di cosa – Nomi  di persona (Marsilio 2015), La civiltà dei bambini. Undici poesie inedite e una intervista (Libreria Ticinum 2015) e Una lingua non basta. Contributi su poesia e infanzia (People&Humanities 2018).

Libro contro copertina/ 2, “Gli invernali” di Luca Ricci, La nave di Teseo

Il terzo tassello della quadrilogia delle stagioni, un romanzo dal ritmo indiavolato, ricco di dialoghi fulminanti, capace solo come Ricci sa fare di scavare nelle ragioni più profonde che muovono gli uomini e le donne. Un editore rifiuta il romanzo di uno scrittore: niente di male, se editore e scrittore non fossero anche amici per la pelle e testimoni di nozze dei rispettivi matrimoni; un esordiente viene tenuto a battesimo da un importante e temuto critico letterario: tutto bene, se l’esordiente non si frequentasse con la ex moglie del critico; una scrittrice di romanzi rosa va a letto con il suo agente letterario: ammissibile, se scrittrice e agente non si incontrassero a colazione proprio con il marito di lei, un onesto lavoratore nel ramo della “fibra ottica” senza alcuna propensione per l’arte. E questo girotondo di personaggi che appartengono al famigerato quanto avventuroso mondo del terziario culturale non potrebbe andare in scena se non durante la “barzelletta seria” che è l’inverno romano. Un tempo li si sarebbe chiamati con ossequio “intellettuali”, oggi li guardiamo con tenerezza mentre tentano di sfangarla, tra idealismo e problemi pratici, tradimenti e atti di fede, illuminazioni e ottenebramenti. In una Roma incorniciata dalle finestre dei locali e delle case dentro cui si sverna, che “se non esistesse non andrebbe inventata”, si consuma un’impietosa schermaglia dialettica che riguarda le passioni, i sentimenti, gli affetti: la posta in gioco come sempre è la vita.

Non esistono amici migliori dei libri!

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