domenica 24 marzo 2019

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Sulle Madonie il più importante polo astronomico italiano

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Domenica 11 settembre al parco astronomico Gal Hassin di Isnello sarà inaugurato il grande planetario di Fontana Mitri, un polo didattico divulgativo aperto al pubblico e alle scuole. Il sito osservativo astronomico più alto d’Italia entro due anni ospiterà anche il prototipo dell’innovativo telescopio fly-eye che darà la caccia agli asteroidi potenzialmente pericolosi per la Terra


di Redazione SicilyMag

Un Parco Astronomico di importanza mondiale, il primo che nasce nel Sud Italia e che abbraccia l’intero Mediterraneo. E’ il Gal Hassin di Isnello, che unisce la stazione di ricerca, posta nel sito osservativo astronomico più alto d’Italia, al nuovo planetario aperto al pubblico e alle scuole. Un progetto di grande impatto per l’intero territorio delle Madonie, nel cuore della Sicilia: un investimento da 13 milioni di euro per far nascere il più importante polo astronomico italiano, su cui ha già messo gli occhi la comunità scientifica internazionale, prima fra tutte l’Agenzia Spaziale Italiana che su Monte Mufara (1.865 metri s.l.m.), a fianco del telescopio gigante del Gal Hassin, vuole montare il prototipo dell’innovativo fly-eye, strumento della classe 1 metro a grandissimo campo (49° quadrati), rivoluzionario, che servirà per dare la caccia agli asteroidi potenzialmente pericolosi per la Terra, per l’osservazione dei cosiddetti “detriti spaziali”. Se il progetto andrà in porto, GAL Hassin diventerebbe uno dei più importanti osservatori europei.

Gal Hassin, laboratorio astronomico all'aperto

E mentre si aspetta la definizione del telescopio – entro due anni a Monte Mufara sarà impiantato il telescopio riflettore della classe di 1 metro, del tipo “a grande campo” (circa 7 gradi quadrati), robotico e fruibile “in remoto”, ovvero studenti e studiosi di tutto il mondo potranno accedere alla ricerca astronomica collegandosi al centro operativo di controllo – domenica 11 settembre sarà inaugurato il grande planetario di Fontana Mitri, poco fuori il paese di Isnello, nel Palermitano. Un vero e proprio polo didattico divulgativo – aperto al pubblico e alle scuole -, dotato di un planetario digitale con una cupola di 10 metri di diametro; di una terrazza osservativa, con copertura mobile, dove sono montati 12 strumenti di osservazione, un radiotelescopio con parabola di 2,3 metri, un laboratorio astronomico all’aperto con orologi solari di vario tipo (Cerchio d’Ipparco, Plinto di Tolomeo, Rosa dei venti, Exhibit), un mappamondo monumentale con supporto ed asse di rotazione, un laboratorio solare in cui, tramite un eliostato, potrà essere proiettato su uno schermo il disco solare in tempo reale per la sua analisi. Naturalmente, del polo fanno parte sale con exhibit interattivi di vario tipo, un’esposizione dei principali tipi di meteoriti e due aule didattiche. Soprattutto le scuole, potranno partecipare a laboratori ed esperimenti sotto la guida degli astronomi. A servizio del Centro è stata realizzata anche una struttura ricettiva da 60 posti, per gli studenti che vorranno visitare il polo.

Gal Hassin, aula didattica interattiva

Il polo astronomico permetterà un’immersione a 360 gradi nel mondo dell’astronomia, anche (e soprattutto) per i non esperti, gli studenti, gli appassionati che potranno seguire sul campo il lavoro degli studiosi. Un progetto di grande qualità, molto atteso dalla comunità internazionale che ha espresso formale interesse: dall’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), all’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), poi l’Agenzia Spaziale Europea (ESA), l’Action Team on Near-Earth Objects (ONU), il Near-Earth Object Program Office (JPL-NASA), Istituto di Astronomia e Astrofisica della Eberhard Karls-Universitat di Tübingen (Germania) e il Dipartimento di Matematica, Gruppo di Meccanica Spaziale dell’Università di Pisa.

Gli occhi della comunità scientifica sono quindi puntati su Isnello e sul posizionamento del telescopio di monte Mufara che vedrà “la sua prima luce” entro due anni, commissionato all’“Officina Stellare” di Sarcedo (Vi), una giovane realtà che si è fatta apprezzare a livello mondiale per le sue tecniche innovative e che ha contribuito alla realizzazione del telescopio infrarosso a bordo dell’osservatorio volante Sofia (Stratospheric Observatory for Infrared Astronomy), progetto congiunto tra Stati Uniti e Germania. Con il telescopio di monte Mufara sarà possibile effettuare ricerche avanzate, dall’osservazione di pianeti extrasolari in orbita attorno a stelle vicine, al monitoraggio di stelle variabili e di nuclei galattici attivi, osservazioni fotometriche degli asteroidi Troiani e della Fascia Principale, monitoraggio dei detriti spaziali. Secondo l’astrofisico Giovanni Valsecchi “non ci sono attualmente nel continente europeo, e non ci saranno nel prevedibile futuro, telescopi con caratteristiche paragonabili a quelle dello strumento installato su Monte Mufara, che sarà adatto alla scoperta ed all'inseguimento di asteroidi pericolosi per la Terra”.

Il Gal Hassin di Isnello

Perché Isnello? Agli inizi degli anni ‘70 gli astronomi italiani indicarono i monti delle Madonie e, in particolare, la sommità di Monte Mufara (Piano Battaglia) come il luogo ideale per osservare il cielo e, dunque, il posto adatto dove ospitare il telescopio nazionale. La limpidezza del cielo, la lontananza da fonti estranee o inquinanti (anche le luci delle città) rendevano Piano Battaglia assolutamente perfetto per scoprire galassie, analizzare stelle, perdersi nell’immensità dell’universo. E’ stata scelta dunque la sommità di Monte Mufara (quota 1.865 metri, il sito osservativo astronomico più alto d’Italia), per ospitare il nuovo telescopio del Gal Hassin , un investimento straordinario che è stato finanziato dal Cipe con sette milioni e mezzo di euro a cui se ne aggiungono altrettanti in strutture da parte del Comune e derivanti da ulteriori finanziamenti. Inoltre il Ministero dell’Università e della Ricerca ha recentemente assegnato un milione di euro all’INAF, per l’avvio delle attività di gestione del Gal Hassin. A breve verrà istituita la Fondazione di partecipazione Onlus che gestirà il Centro progetto (al fondatore promotore, il Comune di Isnello, si uniranno enti e istituzioni scientifiche, enti pubblici e persone giuridiche, pubbliche o private, italiane o straniere).E’ proprio sottolineando il progetto del Gal Hassin che l’Unione Astronomica internazionale, nel 2009, ha dato il nome “Isnello” all’asteroide 6168, tra Marte e Giove. E due anni fa, il nome “Pinomogavero” (dal nome del sindaco che ha fortemente voluto il progetto del Parco Astronomico) all’asteroide 4627 scoperto il 5 settembre 1985 da Henri Debehogne presso l'Osservatorio australe europeo (ESO, La Silla, in Cile). Il Gal Hassin non sarà slegato dal territorio, anzi: la sua nascita e crescita, oltre che riqualificare in termini di “cultura” un territorio regionale vasto, avrà inevitabili ricadute sul Isnello e l’intero comprensorio in termini di sviluppo durevole e sostenibile in aree di interesse paesaggistico. Un valore aggiunto per uno scenario naturale dalle eccezionali caratteristiche fisiche (meteo-climatiche, seeing, scarsissimo inquinamento luminoso) non riscontrabili in altre aree d’Italia. Senza contare che il lavoro di un piccolo comune come Isnello è un ulteriore passo nella delocalizzazione strategica.

Il Premio GAL HASSIN
Dal 2009, l’Amministrazione comunale di Isnello propone conferenze ed incontri con studiosi ed astronomi di caratura mondiale nell’ambito di una settimana di studi che si conclude con la consegna del Premio Gal Hassin: una targa che viene assegnata ogni anno ad uomini di scienza che si sono distinti nell’ambito della ricerca o della divulgazione delle scienze astronomiche. Tra i premiati, Margherita Hack e George Fitzgerald Smoot III, cosmologo a Berkeley, in California, Premio Nobel per la Fisica nel 2006.

Gal Hassin, il nuovo Planetario

L’intero GAL HASSIN – Centro Internazionale per le Scienze Astronomiche comprende: Una stazione osservativa destinata alla ricerca (sommità di Monte Mufara)che ospiterà un telescopio riflettore dotato di uno specchio primario della classe del metro, a grande campo (circa 7 gradi quadrati) robotico e fruibile “in remoto”. La zona prevista per la localizzazione del telescopio è la sommità di Monte Mufara (Piano Battaglia), a quota 1.865 metri s.l.m. che risulta essere il sito osservativo astronomico più alto d’Italia. All’inizio degli anni ‘70 l’Astronomia italiana individuò Monte Mufara come il sito ideale per qualità di cielo dove collocare il telescopio nazionale. Con questo innovativo strumento di osservazione sarà possibile effettuare le seguenti attività di ricerca: Osservazioni astrometriche e fotometriche di near-Earth objects; Afterglow di gamma-ray e X-ray burst; Scoperta e osservazioni di pianeti extrasolari in orbita attorno a stelle vicine; Monitoraggio fotometrico multispettrale di stelle variabili e di nuclei galattici attivi; Osservazioni fotometriche degli asteroidi Troiani e della Fascia Principale; Monitoraggio dei detriti spaziali.Una stazione operativa e di controllo (contrada Mongerrati - Isnello). Una struttura destinata alla divulgazione e alla didattica (contrada Fontana Mitri) dotata di un planetario digitale e ottico meccanico, con cupola di 10 metri di diametro, e con una capienza di 75 posti. Una terrazza osservativa a copertura mobile con 12 strumenti di osservazione connessi a computer (2 telescopi riflettori Schmidt-Cassegrain da 280-mm f/10, uno in montatura altazimuthale e l'altro in montatura equatoriale; 2 telescopi rifrattori apocromatici da 150-mm f/8 in montatura equatoriale; un telescopio riflettore a grande campo, 400-mm f/4, in montatura equatoriale con campo corretto di circa 4° quadrati; 1 telescopio rifrattore apocromatico da 80-mm f/5; un telescopio Dobson 500-mm f/4,5; un telescopio Coronado per l’osservazione del Sole da 90 mm), due binocoli, uno da 150-mm semiapocromatico e uno da 100-mm apocromatico o ED, e due copie di strumenti storici (il telescopio rifrattore di Galileo e il telescopio riflettore di Newton). Del polo fanno parte anche un osservatorio solare, dotato di un eliostato che proietta l’immagine del disco solare in una camera buia, e un’antenna radiotelescopica parabolica di 2,30 metri di diametro. Una struttura museale aule didattiche “interattive” tramite exhibit (simulatori idonei a potere effettuare esperimenti pratici di fenomeni fisici e astronomici). Un laboratorio solare in cui, tramite un eliostato, potrà essere proiettato su uno schermo il disco solare per la sua analisi. Tramite uno spettrografo si potrà ottenere lo spettro della luce solare. Un laboratorio astronomico all’aperto con orologi solari di vario tipo, Plinto di Tolomeo, Torre delle Meridiane, Cerchio di Ipparco, Rosa dei venti, Scala delle grandezze e distanze planetarie e stellari, Scala del tempo, Parabole acustiche, Mappamondo monumentale con supporto ed asse di rotazione.

Monte Mufara

COME NASCE IL GAL HASSIN
Il complesso montuoso delle Madonie è tra i siti osservativi astronomici migliori d’Italia. Poco dopo la metà del secolo scorso il mondo astronomico italiano pensò di dotarsi di un telescopio nazionale della classe di 3 metri di diametro: si iniziò allora a cercare il luogo migliore dove costruirlo. Vista la sua posizione, la Sicilia permetteva una migliore visione del cielo australe, più interessante dal punto di vista astrofisico. La scelta era confortata dalle esperienze osservative etnee, iniziate alla fine dell’800 e riprese nei successivi anni ’50 con la costruzione dell’osservatorio M. G. Fracastoro sul versante sud dell’Etna, a 1.750 metri di quota. La scelta per il telescopio nazionale cadde quindi sulle Madonie, in particolare su Piano Battaglia, altopiano con un’altezza media di 1.600 metri che raggiunge quote vicine ai 2.000 metri. I sopralluoghi condotti nell’estate del 1971 dal personale dell’Osservatorio Astrofisico di Catania confermarono la bontà del cielo, le favorevoli condizioni ambientali e l’elevato numero di notti di “osservabilità”. Il cielo delle Madonie è caratterizzato da un forte scintillio delle stelle nei primi 90 minuti dopo il tramonto, poi le stesse appaiono come “stampate” nel cielo e solo quelle sotto i 30° dall’orizzonte palpitano appena. Non successe nulla, ma a distanza di quarant’anni un piccolo comune come Isnello si è messo in testa di costruire un osservatorio di livello mondiale.

Dalla sua ha le condizioni meteorologiche e di osservabilità del cielo: conta, in media, un terzo delle notti annue fotometriche (almeno sei ore continuative di cielo sereno), un terzo parzialmente fotometriche (almeno tre ore continuative di cielo sereno) ed un terzo non utilizzabili per copertura nuvolosa. Queste caratteristiche, assieme al trascurabile inquinamento luminoso, pongono il cielo delle Madonie ad un elevato standard di osservabilità professionale. Sono tutte condizioni alla base dello studio di fattibilità, negli anni ’90 - su spinta di Mario Di Martino, astronomo INAF – Osservatorio Astrofisico di Torino, che portò al primo finanziamento della CIPE e della Regione Sicilia per complessivi 250 milioni. Si passò quindi ad un primo progetto, nel novembre 2009, che ottenne il finanziamento da parte del CIPE di 7,5 milioni. Progetto poi rivisitato più volte e adeguato alle indicazioni espresse da Istituzioni scientifiche nazionali e internazionali.


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 05 settembre 2016
Aggiornato il 09 settembre 2016 alle 13:35





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