Nino Giordano: «Giorgio La Pira, la democrazia operosa del profeta moderno»

Libri e Fumetti Lo scrittore messinese da anni diffonde il messaggio culturale del "sindaco santo", nato a Pozzallo, cresciuto a Messina e poi adottato da Firenze. Nell'ultimo libro "Un cristiano per la città sul monte. Giorgio La Pira", Giordano costruisce un itinerario che ripercorre le tappe della vita e della poliedrica attività di La Pira: «Ha combattuto per i valori umani con una forza ed energia alimentate dalla certezza della fede cristiana»

«Tutto è partito da un casuale incontro a Firenze con un mio amico: un ex collaboratore del professore La Pira, il dottor Gianni Conti.  Mi parlò degli anni da sindaco di Giorgio La Pira, delle sue scelte coraggiose e lungimiranti nella ricostruzione di Firenze, della sua vasta cultura. Cominciai a leggere molti dei suoi scritti. Una produzione vastissima, straordinaria, irripetibile nella sua varietà e nella sua unicità. Ne rimasi affascinato, entrai in sintonia con la sua sensibilità e la sua ricchezza intellettuale in tutti i campi del sapere. Decisi di dedicarmi alla conoscenza della sua personalità, scoprendo degli interessi culturali in comune – dalla Divina Commedia di Dante a San Tommaso d’Aquino, da Sant’Antonino Pierozzi al Beato Angelico -. Iniziai a studiare i suoi lavori per approfondirne il pensiero e per trasmettere alle nuove generazioni quei decisivi valori umani e cristiani ai quali Giorgio La Pira si ispirava, a cui oggi – grazie anche al professore – io mi ispiro». 

Giorgio La Pira

Così il messinese Nino Giordano, scrittore, docente in pensione, impegnato intellettualmente a portare il messaggio culturale di La Pira a livello nazionale ed internazionale, impegnato anche nel volontariato sociale, inizia a raccontare a Sicilymag come è nata la sua passione intellettuale e morale per La Pira.

Nino Giordano, foto Manganaro

Prima di entrare nel vivo del dialogo su La Pira, raccontiamo sinteticamente lo scrittore, l’insegnante e l’uomo Nino Giordano. Dalla Sicilia a Firenze, al ritorno a Nizza di Sicilia…
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Sono grato a Firenze, che mi ha aiutato a crescere intellettualmente e sul piano professionale. Nella città del sindaco santo ho insegnato come docente di Letteratura italiana e Storia nei licei per circa 40 anni e qui ho scoperto la passione e la bellezza della scrittura, cercando di privilegiare – nell’impostazione dei miei lavori – il genere letterario del dialogo, come una delle forme più dirette di comunicazione. Tornato a Nizza di Sicilia, il paese vicino al villaggio del Messinese in cui sono nato, da pensionato, ho deciso di offrire alla mia terra un contributo di idee e di esperienze personali e professionali, cercando di valorizzarne il patrimonio culturale ed artistico; e soprattutto di portare avanti progetti concreti per i nostri giovani a cui ho dedicato tutto il mio impegno di docente e di scrittore, operando nello spirito lapiriano».

Ha dedicato diversi libri a Giorgio La Pira. Può sintetizzarne brevemente i contenuti per i lettori?
«Un cristiano per la città sul monte. Giorgio La Pira  per la LEF di Firenze è il frutto di un lungo lavoro di ricerca, arricchito da testimonianze inedite e da dialoghi riportati fedelmente dalla voce di persone che ancora oggi conservano un vivo ricordo del sindaco santo. Un itinerario che ripercorre le tappe della vita e della sua poliedrica attività: dall’esperienza di docente universitario di Istituzioni di diritto romano agli anni della Costituente, con un contributo fondamentale alla sua stesura; da sindaco di Firenze agli anni dell’impegno internazionale come presidente della Federazione delle Città Unite fino agli ultimi giorni della sua vita. In appendice viene proposto un vocabolario “lapiriano”. In precedenza su La Pira ho scritto anche I Santi in mezzo ai poveri , edito da Polistampa di Firenze. L’opera di San Procolo, chiamata la messa dei poveri, fu voluta da Giorgio La Pira nel 1934, dopo un colloquio ispiratore con Don Raffaele Bensi, suo padre spirituale e confessore. L’idea fondamentale era quella di riunire nella Chiesa di San Procolo e poi nella Badia fiorentina tutti i poveri e i più dimenticati della città di Firenze intorno all’Eucarestia domenicale. Un popolo intero: giovani, professionisti, deputati, professori universitari, con accanto persone sole ed abbandonate. Il libro è la ricostruzione, in maniera organica e cronologica, di piccole “omelie” pronunciate alla fine di ogni messa. Un appuntamento liturgico festivo nella quale, il professore, con semplicità disarmante, parlava a quell’uditorio speciale del Signore, della Chiesa, della Madonna, e dei Santi e, insieme, degli avvenimenti del mondo». 

E vi anche un testo da Lei curato su La Pira e la Costituzione. Come è strutturato?
«Un tema di rilevante importanza. Il titolo è  Giorgio La Pira e la Costituzione (pubblicato da LeF Di Firenze), con una prefazione di Ettore Bernabei e una postfazione di Paolo Maddalena. Giorgio La Pira fu incaricato dalla prima sottocommissione “dei diritti e doveri dei cittadini” di preparare la relazione sui principi relativi ai rapporti civili. In questo mio lavoro sono raccolti tutte le relazioni e gli interventi del professore, da cui emerge la sua eccezionale personalità: non solo come studioso del diritto, ma anche come cristiano ispirato da Dio, così come i suoi amici ‘costituenti’ Dossetti, Moro e Fanfani. “Il fine della Costituzione deve essere la persona umana” che ha “diritti imprescrittibili” perché non è “l’uomo per lo Stato ma lo Stato per l’uomo”, creatura di Dio».

La dimensione umana di La Pira, il suo itinerario da Pozzallo a Messina, a Firenze…
«Nasce a Pozzallo, città del Ragusano alla quale rimase sempre legato negli affetti familiari e amicali, ma è a Messina che è cresciuto sia da un punto vista culturale che spirituale.  A Firenze si laurea; ottiene la cattedra universitaria di Istituzione di diritto romano; è sindaco dal 1951 al 1957 e, poi, dal 1961 al 1965. Come sindaco di Firenze, oltre alle scelte tecnico-amministrative, mise il grande patrimonio della città di Firenze al servizio della pace, dell’unità e della civiltà del mondo. Forte della sua fede cristiana, iniziava le sue giornate con la preghiera del mattino che accompagnava alla comunione giornaliera. Era per lui fondamentale instaurare un dialogo con tutte le persone che incontrava e a cui si accompagnava per le strade o all’università: si rivolgeva ai più poveri e soprattutto ai giovani dando loro affettuosi consigli ed esortandoli a credere, con il suo contagioso sorriso, in Cristo risorto».

La casa messinese di Giorgio La Pira

(foto di Tony Frisina di Wikipedia in italiano – Trasferito da it.wikipedia su Commons., Pubblico dominio, Collegamento)

Giorgio La Pira a Palazzo Vecchio a Firenze

Può descrivere la figura intellettuale di La Pira?
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Già nei suoi scritti giovanili degli anni messinesi troviamo un sorprendente La Pira quindicenne scrittore di tragedie, di testi politici e di riflessioni sulle vicende storiche del tempo (1915-1922). Da professore di Istituzioni di Diritto Romano, ha insegnato che i diritti dell’uomo preesistono ad ogni istituzione; come sindaco ha inteso creare uno stretto rapporto tra politica e valori cristiani; come uomo di fede, ha coltivato in tutta la sua vita il sogno di un dialogo concreto tra tutte le religioni. Ha scritto con la sensibilità di un profeta moderno, vivendo pienamente nello spirito delle beatitudini evangeliche e combattendo per i valori umani con una forza ed energia alimentate dalla certezza della fede cristiana. Scrittore di straordinario spessore intellettuale ha svolto un numero impressionante di relazioni e di scritti, testimoniato dalla recente pubblicazione dell’Opera omnia di Giorgio La Pira da parte della Fondazione Giorgio La Pira di Firenze».

Nei suoi studi si è concentrato anche sulla sfera spirituale e religiosa di La Pira. Profeta od apocalittico?
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Da Bossuet ad Ozanam, attraverso il recupero della tradizione mistico-ascetica dei grandi ordini monastici, La Pira fu terziario domenicano e terziario francescano, e la sistematica intelaiatura della filosofia scolastica tomista, con un costante riferimento alla Summa Teologica di San Tommaso, La Pira maturò negli anni tra le due guerre una concezione del mondo come storia sacra di salvezza, che negli anni ’50 ampliò con gli apporti di Mounier e di Maritain. Una visione teocratica della “città celeste”, derivata dall’influsso del pensiero cattolico francese e dalle opere di Blondel. Questo profeta della Speranza, afferrato come l’apostolo Paolo dal Risorto, era un innamorato del Signore. Viveva come sentisse accanto a sé la sua presenza: misticamente abitava in Cielo, ma operava in modo tenace e coraggioso nel presente».

Giorgio La Pira, uomo di fede e azione sociale

Una questione molto attuale è quella del cattolicesimo democratico di La Pira. Come si estrinsecava nel suo impegno politico e sociale?
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Per La Pira l’impegno politico è un impegno di umanità e di santità. “Oggi, se si vuol bene alla gente, bisogna fare politica”; rispondeva così a chi criticava il suo impegno nella politica, considerando questa una “scelta d’amore e di riconciliazione”. In un articolo L’attesa della povera gente (del 15 aprile 1950) nella rivista Cronache sociali  metteva in evidenza – riprendendo il pensiero di John Maynard Keynes – la contraddizione economica insita nella disoccupazione “è un consumo senza corrispettivo da produzione, è, perciò, uno sperpero di forze produttive”. Per ottenere la piena occupazione è necessario che lo Stato non solo favorisca l’iniziativa privata, ma intervenga direttamente con un piano organico di investimenti pubblici. “Sia lo Stato che i privati –affermava Giorgio La Pira –  devono spendere secondo piani finalizzati alla massima occupazione ed al soddisfacimento dei bisogni essenziali dell’uomo».

La Pira ed il cattolicesimo democratico, quanto sono ancora attuali?
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Con il suo carisma ha saputo trasformare in risultati concreti, progetti apparentemente impossibili, assumendo su di sé responsabilità gigantesche, scegliendo di volta in volta l’interprete di riferimento più adatto come mezzo per conseguire il risultato finale: un autentico cattolicesimo democratico, fatto per servire, non per essere servito, non confessionale; una vera democrazia pluralista. Una democrazia operosa, sostanziosa, fatta di opere sociali rilevanti destinate ad elevare, con la casa e con il lavoro, la dignità della persona umana. “Una vera democrazia, senza negare la libertà, non può negare ai più poveri fra i membri di una comunità l’essenziale imprescindibile per vivere”».

Quasimodo e La Pira

Nel suo libro “Un cristiano per la città sul monte”, vi sono anche pagine sul rapporto intellettuale ed umano tra La Pira e Quasimodo. Come nacque questo dialogo e quali furono i tratti salienti?
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Salvatore Quasimodo, nato a Modica il 20 agosto 1901, e Giorgio La Pira nato a Pozzallo il 9 gennaio 1904, porteranno in dono due diverse vocazioni: la poesia – Totò – e la fede cristiana – Giorgio. Si conobbero all’istituto fisico-matematico “Antonio Maria Jaci” di Messina: il primo frequentava il corso per geometri; il secondo, quello per ragionieri. Vissero in fraternità gli anni successivi al terremoto di Messina del 1908, coltivando l’amore per la cultura: la domenica, nella baracca di Rinaldo Danti, con altri amici leggevano Dante, Platone, la Bibbia, Tommaso Moro e Tommaso Campanella, Erasmo da Rotterdam, e gli scrittori russi, specialmente Dostoievskij. Figli della sensibilità e della generosità del mare nostrum, furono legati da un’amicizia e un affetto che durò per tutta la loro vita. Da una parte Quasimodo alla ricerca della fonte della sua poesia; dall’altro La Pira che aiutò il suo amico a trovare nella fede cristiana la radice di un rispetto per l’uomo e la radice della parola che si comunica. Da una parte Quasimodo che scrive a La Pira: “(…) di te mi aspetto un po’ di speranza e la parola dello spirito”; e dall’altro La Pira che si rivolge al suo grande amico: “Dovresti fare degli studi teologici… abituati a fare ogni mattina un quarto d’ora di meditazione, per esempio sul Vangelo”. Non tutti sanno che uno dei lavori più preziosi di Quasimodo è stata la traduzione del vangelo di San Giovanni».

Può raccontare degli aneddoti curiosi sugli incontri di La Pira con alcuni grandi personaggi del Novecento?
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Nel gennaio del 1956 il re del Marocco Maometto V aveva visitato Firenze, incontrando il sindaco, il quale restituì la visita nel mese di luglio. Il re, mentre ammirava Firenze dal Palazzo Michelangelo, disse a La Pira: “Chiami tutti i popoli mediterranei in questa città e li faccia unire e pacificare”. Il consiglio di Maometto V venne accolto e il primo Colloquio Mediterraneo si tenne a Palazzo Vecchio dal 3 al 6 ottobre 1958. Successivamente si svolsero altri tre Colloqui mediterranei. Nel 1959 al poeta senegalese Leopold Sedr Senghor, sostenitore di Euroafrica, si esprime in questi termini: “Abbiamo favorito Nasser ed i popoli nuovi del mondo nuovo di Asia e Africa: ma per sottrarli all’attrazione atea ed attirarli nell’orbita teologica. Per mostrare loro il volto dell’Occidente autentico: quello cristiano. Nel 1961 La Pira, accompagnato da Citterich, si recò dal primo ministro egiziano Nasser che lo accolse dicendogli: “Professor La Pira, benvenuto l’amico dei tempi difficili. Lei ha impedito, nel 1956, assieme al professor Fanfani, che ci bombardassero da Occidente più di quel che hanno fatto”. E successivamente invitò il primo ministro israeliano Ben Gurion a pregare assieme a Nasser nella moschea della Roccia a Gerusalemme: “Sedetevi attorno ad un tavolo. Lei gli offre un caffè con qualche goccia di latte perché non sia nervoso e parlate direttamente  delle vostre questioni”».

Lei è impegnato a far conoscere in maniera più approfondita la figura di La Pira, a far vivere il ricordo dell’uomo e del suo pensiero. E trasforma la memoria del grande siciliano anche in opera di volontariato. Cos’è “Il movimento Giorgio La Pira per il Mediterraneo”?
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Con la speranza che dal Mediterraneo (“il nostro Lago di Tiberiade” come il professor La Pira lo aveva chiamato) sorga una rinascita per riscoprire in Cristo l’umana fraternità, nel concerto delle “fedi abramitiche” e nel rispetto della dignità umana troppe volte offesa, l’Associazione Movimento Giorgio La Pira per il Mediterraneo – ufficializzata il 23 marzo 2018 presso l’Arcidiocesi di Agrigento in presenza del Cardinale Metropolita Francesco Montenegro – incentiva la conoscenza del pensiero e della testimonianza del professor Giorgio La Pira, soprattutto tra le nuove generazioni, e orienta nella scuola e nell’azione sociale la formazione secondo l’umanesimo cristiano proposto dalla Chiesa nella centralità della persona e della famiglia e delle aggregazioni naturali di base. Ponendo attenzione alle esigenze primarie della vita privilegiando gli ultimi secondo la gerarchia delle beatitudini evangeliche: difendendo i diritti dei singoli e dei gruppi sociali secondo la legge naturale divina e promuovendone i doveri, con strumenti pacifici nonviolenti; riscoprendo il valore umano di una economia legata alla natura nel primato della carità, quella “economia di comunione” segnalata dal Papa; combattendo tendenze totalitarie e presenti anche in democrazie incuranti del pluralismo di base; per garantire da ogni sfruttamento i soggetti più deboli. Tale iniziativa potrà dare al Sud un contributo notevole non solo culturale ma anche economico-sociale, tale da meritare la più ampia considerazione dagli operatori economici». 

Giorgio La pira e i giovani

Fra i suoi progetti di volontariato cultural-sociale vi è quello di portare l’energia rinnovabile in Camerun. Qual è la genesi di questa idea?
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Marie Anne Molo è una suora laica, originaria del Camerun, venuta in Italia diversi anni fa con l’obiettivo di studiare e acquisire le competenze per poi tornare in Camerun per impegnarsi nella promozione dello sviluppo dell’area rurale da dove proviene. Secondo la missionaria non dobbiamo dimenticare che in Africa mancano i beni essenziali e se si rischia la vita per arrivare in Occidente è solo una questione di sopravvivenza. “In molte zone rurali dei paesi africani – spiega- mancano i servizi essenziali per vivere, come l’acqua potabile e l’illuminazione. Non esiste uno stato sociale, i cittadini non hanno diritto ad alcun servizio da parte dello Stato, tutto è a pagamento: l’istruzione, la copertura sanitaria. Il lavoro manca e si vive di sussistenza e di vendita di prodotti agricoli. Chi non ha la casa, vive dove capita. La libertà di stampa non esiste, in molti Stati scrivere un articolo di politica significa essere uccisi, in Camerun si finisce a volte in prigione. I servizi per i disabili non ci sono, una pensione sociale non esiste”. Partendo da questa riflessione di suor Maria Anne Molo, nel mio ruolo  di coordinatore del Movimento Giorgio La Pira per il Mediterraneo assieme a due lapiriani doc, il tecnologo Filippo Arpaia e l’ingegnere Giuseppe Miceli di Arca Energy, abbiamo dato vita ad un progetto: La Luce del prof. Giorgio La Pira arriverà anche nel Camerun. Ispirandoci alla concretezza di La Pira abbiamo realizzato un sistema fotovoltaico e stiamo raccogliendo la somma necessaria (circa 1.800 euro) per spedire questo prototipo in Camerun, dove una equipe di esperti locali verificherà la possibilità di applicazione presso alcuni villaggi rurali del paese africano. Sono interessati a questo progetto altre comunità di altri paesi africani, che ci hanno chiesto di aiutarli in modo concreto. Per il progetto Camerun siamo in una fase finale. E presto lo presenteremo».

A quali nuovi libri ed opere sta lavorando?
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Dopo aver pubblicato Il diario ritrovato di S. Tommaso d’Aquino… per fare cristiana la mente, un mio dono alla gioventù avida di conoscenza per avvicinare ai giovani la figura ed il pensiero di Tommaso d’Aquino che di La Pira è sempre stato ispiratore e maestro, sto lavorando su due sceneggiature: una sulla vita di San Francesco di Paola, santo europeo ed una su Il giovane La Pira; e sto portando a termine con Fabrizio Maestrini “La Commedia in italiano d’oggi – Il Paradiso”, edito da LEF di Firenze, che segue le pubbicazioni dell’Inferno e del Purgatorio».

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