Matera, da «vergogna nazionale» a capitale europea della cultura

Globetrotter Il viaggio del catanese Christian Scifo nella città dei Sassi, gli edifici rupestri patrimonio Unesco. Evacuate nel 1952, dopo il duro intervento di Palmiro Togliatti, a causa delle misere condizioni di vita, le case grotta sono state convertite in musei. Nell'anno del riconoscimento europeo, la cittadina lucana ospita numerosi eventi, tra cui una mostra di Salvador Dalì

I miei viaggi sono sempre ispirati da qualcosa che succede nella mia vita: un servizio che vedo in televisione, un articolo che leggo su un giornale, il posto in cui è ambientato un libro o un film. Il 2019 è stato, da un punto di vista mediatico, l’anno di Matera, capitale europea della cultura insieme alla cittadina bulgara di Plovdiv (prima di oggi a me sconosciuta).
È da tempo che mi stimolava l’idea di visitare Matera e la Basilicata, regione che non avevo mai considerato come meta turistica (mea culpa!) e questo mi è sembrato sicuramente l’anno giusto per farlo. Anche sull’onda emotiva di vari film tra cui La Passione di Cristo e Basilicata coast to coast, ho pensato quindi di sfruttare un weekend lungo per farci un salto.

L’organizzazione del viaggio inizia con la mia rituale ricerca di un volo low cost che mi permetta di raggiungere l’agognata meta. Trovo il volo che fa per me: un fantastico Catania-Bari a cui seguirà viaggio in macchina fino a Matera (60 km) con un amico che vive proprio nel capoluogo pugliese. A seguire vado sul mio portale di riferimento per le prenotazioni alberghiere e trovo per il mio budget una pittoresca (anche se si rivelerà un po’ umida, ma fa parte del gioco) sistemazione in camera doppia con bagno in una grotta adiacente all’affascinante chiesetta di S. Biagio. Ottima posizione ai margini della zona dei Sassi (del sasso Barisano per l’esattezza) e buona colazione preparata dai 2 proprietari che scopriremo essere simpatici e cordiali, come tutti i lucani con cui interagiremo.

L'altopiano della Murgia visto dai Sassi

L’altopiano della Murgia visto dai Sassi

Mi aspetto grandi cose: i Sassi, le case-grotta, le chiese rupestri e poi i vari eventi e le svariate mostre organizzate in occasione della nomina a capitale europea della cultura. Tutti quelli che ci sono già stati mi parlano di Matera e dei Sassi come un luogo magico, passato da “vergogna nazionale” (come la definì Palmiro Togliatti nel 1948) a patrimonio dell’Unesco nel 1993 (e alla designazione come capitale europea della cultura per il 2019 avvenuta nel 2014). La sua storia è interessantissima: è una delle città più antiche del mondo, in quanto all’essere abitata in maniera continuativa. A Matera tocca infatti il terzo posto dopo Aleppo in Siria e Gerico in Cisgiordania. Tra le 10 città più antiche ancora abitate anche Atene, Damasco, Varanasi e Gerusalemme. A pensarci fa impressione!

Bene, parto alla volta di Bari e, dopo avere raggiunto il mio amico Marco, andiamo in macchina a Matera. I soli 60 km che dividono le 2 città si percorrono in più di un’ora a causa della connessione ancora tutta in corso di ampliamento/miglioramento, primo indizio che si sia iniziato tardi a spendere i fondi europei, erogati in virtù della nomina a capitale della cultura. Bari è l’aeroporto vicino più importante da cui raggiungere Matera e mi sembra logico pensare che il miglioramento dell’accesso alla città da Bari dovesse essere la prima opera da realizzare. Le solite disfunzioni che caratterizzano il nostro Bel Paese!

Veduta dal Sasso barisano

Veduta dal Sasso barisano

Giunti a Matera, facciamo il check in nel nostra magnifica casa grotta del neolitico (a detta del proprietario Giuseppe) con conchiglie fossili sul tetto (secondo me e Marco applicate da Giuseppe stesso in fase di ristrutturazione per aumentarne il fascino). Restiamo comunque contenti della scelta, che si rivela assolutamente all’altezza delle nostre aspettative, ed usciamo per iniziare l’esplorazione dei Sassi di sera in cerca anche di un posto dove andare a mangiare. La zona dei Sassi e della Civita ci appare come un presepe, un insieme di case raggruppate in un ordine meticoloso, in cui il pavimento di un’abitazione corrisponde spesso al tetto di quella sottostante e mi riporta alla mente un po’ le immagini di Modica di notte… spettacolare, affascinante, magica con la sua lieve foschia.
Troviamo un posto carino in cui cenare e iniziamo a provare la gastronomia lucana, fatta di pasta con il famoso peperone crusco (si tratta di un peperone rosso dolce che viene essiccato e fritto per pochi secondi in olio, e che per lo sbalzo di temperatura diventa “crusco”, cioè croccante), salumi e carni locali, il tutto innaffiato da dell’ottimo aglianico lucano. Esperienza positiva anche in termini di gentilezza del personale.

I Sassi

I Sassi

Il giorno dopo iniziamo il vero e proprio giro della città tramite una visita guidata di tre ore (ci sono diverse agenzie a Matera che organizzano questi tour guidati) con partenza da Piazza Vittorio Veneto, nella zona della Piana, per passare attraverso il sasso Barisano, quello Caveoso e la Civita. Si tratta delle 4 zone principali in cui si articola il centro storico. La nostra guida, un ragazzo pugliese molto preparato, ci affascina con la storia della città, il cui primo insediamento risale a circa 10.000 anni fa, partendo dall’epoca preistorica, all’età classica, al Medioevo fino ad arrivare all’ottocento e al novecento. Wow! Non mi dilungo in dettagli e particolari, ma mi soffermo solo sull’aspetto che più mi ha colpito: i Sassi, cioè le case grotta scavate nel tufo (roccia calcarenitica tipica dell’altopiano della Murgia) e in parte spesso ampliate con estensioni in costruzione, sono stati abitati fino agli anni ‘50 (Matera divenne capoluogo di provincia nel 1927), nonostante le condizioni poco salubri degli stessi e i grossi problemi fognari (i quali da soli meriterebbero un’estesa trattazione che non può essere oggetto di questo mio racconto di viaggio). Nel 1948 nasce la questione dei Sassi di Matera, sollevata prima da Palmiro Togliatti (il quale dichiara Matera “vergogna nazionale”, responsabilizzando il governo italiano di non essersi occupato dei materani ed averli lasciati nell’abbandono più totale), e poi da Alcide De Gasperi. I Sassi diventano il simbolo nazionale dell’arretratezza e del sottosviluppo del meridione d’Italia.

Una veduta notturna dei Sassi

Una veduta notturna dei Sassi

Per cercare di capire meglio quello che era il modus vivendi all’interno dei Sassi, basta citare lo scrittore Carlo Levi che nel suo Cristo si è fermato ad Eboli, parlando dei Sassi di Matera, scrive: “Dentro quei buchi neri dalle pareti di terra vedevo i letti, le misere suppellettili, i cenci stesi. Sul pavimento erano sdraiati i cani, le pecore, le capre, i maiali. Ogni famiglia ha in genere una sola di quelle grotte per abitazione e ci dormono tutti insieme, uomini, donne, bambini, bestie. Di bambini ce n’era un’infinità. nudi o coperti di stracci. Ho visto dei bambini seduti sull’uscio delle case, nella sporcizia, al sole che scottava, con gli occhi semichiusi e le palpebre rosse e gonfie. Era il tracoma. Sapevo che ce n’era quaggiù: ma vederlo così nel sudiciume e nella miseria è un’altra cosa. E le mosche si posavano sugli occhi e quelli pareva che non le sentissero coi visini grinzosi come dei vecchi e scheletrici per la fame: i capelli pieni di pidocchi e di croste. Le donne magre con dei lattanti denutriti e sporchi attaccati a dei seni vizzi, sembrava di essere in mezzo ad una città colpita dalla peste”.

Negli anni ‘50 vengono stanziati fondi per costruire la “nuova Matera” in cui fare trasferire i Materani, in seguito alla qual cosa i Sassi si svuotano e iniziano a vivere un trentennio di abbandono e degrado da cui cominceranno a venir fuori negli anni ‘80 grazie ad una legge nazionale che promuoverà il loro recupero.
Nel 1993 i Sassi di Matera vengono dichiarati patrimonio della cultura dall’Unesco per via del loro sistema di raccolta e distribuzione dell’acqua, costituito da un sistema di vasche di raccolta, cisterne, tubi e condotti che permettevano appunto la raccolta e la distribuzione dell’acqua da una casa all’altra. Un’opera ingegneristica eccezionale!

casa grotta di Casalnuovo

casa grotta di Casalnuovo

Il territorio di Matera ha una piovosità molto bassa e l’approvvigionamento dell’acqua è stato uno dei più grandi problemi che l’uomo ha risolto qui in modo strabiliante. Il piccolo e incostante torrente Gravina, che scorre nel canyon intorno all’altopiano su cui sorge Matera, non poteva fornire il necessario apporto d’acqua. Non restava, quindi, che imbrigliare l’acqua piovana e quella che si condensava con l’umidità notturna. Le abitazioni dei quartieri antichi presentavano, e presentano ancora oggi, una serie di raccordi canalizzati tra una casa e l’altra. Durante le piogge l’acqua si raccoglieva in pozzi e cisterne collocati all’interno delle varie abitazioni. L’acqua poteva essere canalizzata o dall’esterno, attraverso un sistema di pendenze ben studiato, o internamente, quando uno o più canali provenienti dal livello di scolo superiore conduceva le acque piovane nella cisterna interna tramite un convogliamento di vasi comunicanti.

Durante la visita dei Sassi vediamo le vestigia di tale sistema con i pozzi e le cisterne, alcune delle quali ipogee. Visitiamo la casa grotta di Vico Solitario, una casa sotterranea che è un vero e proprio museo etnografico in cui è rappresentato il modo di vivere nei Sassi fino agli anni ’50: il letto fatto con il pagliericcio, il comò i cui cassetti inferiori fungevano da letto ai figli più piccoli, gli attrezzi per la coltivazione mescolati ai normali strumenti casalinghi e gli spazi in cui mucche, pecore e capre vivevano insieme alla famiglia.

La casa grotta di Vico Solitario

La casa grotta di Vico Solitario

Nel tour vediamo anche le affascinanti chiese rupestri della Madonna de Idris e San Giovanni in Monterrone, che formano un unico complesso all’interno di un masso roccioso del sasso Caveoso. Nell’Alto Medioevo, infatti, le comunità monastiche che giunsero a Matera dall’oriente e dall’occidente trovarono nelle abitazioni troglodite l’ambiente idoneo per creare, scavando nel tenero tufo, chiese e cenobi. Queste chiese rupestri, spesso in parte ipogee, con i loro affreschi (anche se a volte non molto ben conservati) mi fanno pensare alle bellissime chiese rupestri di Goreme, visitate in Cappadocia alcuni anni fa.

L'interno della Cattedrale di Matera

L’interno della Cattedrale di Matera

Nella visita guidata arriviamo anche alla Civita, il nucleo più antico dell’abitato nella parte più alta del promontorio, che domina e divide il Sasso Barisano ed il Sasso Caveoso. La Civita è caratterizzata dal Duomo, edificato sulla sua acropoli, dai resti delle torri Metellana, Quadra e Capone, che la cingevano, e dai bei palazzi nobiliari. La Cattedrale del 1200 è in stile romanico-pugliese con una facciata su cui spicca il rosone simboleggiante la ruota della fortuna, al suo interno si trova il bell’affresco bizantino della Madonna della Bruna, patrona della città che viene festeggiata il 2 luglio con una suggestiva (a detta della guida e del mio amico Marco che l’ha vista) processione.
Dopo la visita guidata continuiamo a gustare le prelibatezze lucane con fave e cime di rapa (le fave vengono servite sotto forma di purea) e involtini di maiale rivestiti da pancetta e accompagnati dal favoloso pane di Matera, di cui potrei mangiare pagnotte intere… è buonissimo. Assolutamente da provare!

Il convento di Sant'Agostino

Il convento di Sant’Agostino

Nel pomeriggio continuiamo a girare per i fatti nostri e andiamo a vedere un bellissimo esempio di albergo diffuso ricavato nelle grotte. Si tratta di un hotel 4 stelle affascinantissimo. I ragazzi che lo gestiscono ci mostrano le aree comuni e ci raccontano un po’ la storia dei luoghi e del loro recupero… ne ammiriamo estasiati il risultato. Prima di ritornare al nostro b&b visitiamo un paio di mostre fotografiche che fanno parte degli eventi di Matera 2019 Open Future (questo è il pay off scelto per l’anno della capitale della cultura europea) e che sono ospitate all’interno dell’ex-ospedale S. Rocco… niente di eclatante ma non male.

La sera facciamo l’immancabile giro notturno per la città, preparandoci al giorno seguente. Non ho ancora detto che nell’anno della capitale europea della cultura, a Matera è stata inaugurata una bellissima mostra su Dalì che durerà l’intero anno. La mostra è stata allestita nel Complesso rupestre di Madonna delle Virtù e San Nicola dei Greci e l’abbiamo in programma per l’indomani, ma durante il giro notturno vediamo alcune enormi sculture di Dalì che sono disseminate per la città. Di fronte alla sede della mostra (in pieno sasso Barisano) si trova un evocativo orologio disciolto che rappresenta la fluidità del tempo, l’elefante trampoliere o elefante spaziale in piazza Vittorio Veneto e il pianoforte danzante in piazza S. Francesco d’Assisi. In realtà nelle adiacenze della chiesa della Madonna delle virtù ci sono anche altre interessanti e suggestive sculture daliniane che conferiscono alla città un tocco surrealistico assolutamente unico.

Salvador Dalì - La fluidità del tempo

Salvador Dalì – La fluidità del tempo

Il giorno seguente, splendida ed inaspettata domenica di sole, lo dedichiamo innanzitutto a vedere la mostra di Dalì intitolata “La persistenza degli opposti”, che si articola in quattro temi: il Tempo, gli Involucri, la Religione e le Metamorfosi. Sono presenti quasi esclusivamente sculture, ma nella parte finale anche svariate opere grafiche, di cui qualcuna molto interessante. La mostra è veramente bella e resa ancora più suggestiva dalla cornice in cui è stata allestita. Merita veramente la pena vederla.

Matera: Reportage di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Matera, reportage fotografico di Christian Scifo

Christian Scifo, autore del reportage fotografico su Matera

All’uscita visitiamo la chiesa rupestre di S. Pietro barisano all’interno della quale vediamo la mostra “Aion nei Sassi”, in cui la scultrice brasiliana Louise Manzon affronta il tema della migrazione attraverso il Mediterraneo e del ruolo delle donne nel fenomeno migratorio. La mostra è interessante e coinvolgente sia da un punto di vista estetico, che emotivo ed è resa ancora più godibile dalle didascalie esplicative che illustrano in maniera semplice e chiara il messaggio delle opere. Scrivo questo perché spesso mi capita di vedere mostre di arte contemporanea che sono solo “fuffa”; in questi casi noto il patetico arrampicarsi sugli specchi di chi si occupa dell’allestimento della mostra per cercare di dare un senso, almeno apparente, a ciò che vedono i visitatori. Ecco che le didascalie che illustrano tali opere concatenano tante belle parole a comporre frasi senza nessun senso reale, che non sortiscono altro effetto se non quello di indispettirmi ulteriormente. Non è questo il caso di “Aion nel Sassi”, le cui opere esposte nascono da una necessità comunicativa vera dell’artista.

La chiesa rupestre di San Pietro barisano

La chiesa rupestre di San Pietro barisano

Dopo un pranzo veloce con Cialledda, la tipica insalata materana a base di pane raffermo, e un’ottima birra artigianale locale, continuiamo il giro per i Sassi visitando la Casa grotta di Casalnuovo e la cripta di S. Andrea. Entriamo in vari negozi di artigianato e gastronomia che riempiono i Sassi, parliamo con i proprietari, tutti molto gentili, che ci spiegano vari aspetti delle tradizioni artigianali e culinarie lucane e di Matera e alla fine e non resisto all’acquisto del fischietto tipico di Matera. Si chiama cucù e l’abbiamo iniziato a vedere ovunque dal primo momento del nostro arrivo in città. Lo voglio a casa mia.

I cucù, tipici fischietti materani

I cucù, tipici fischietti materani

Prima di lasciare Matera decidiamo di recarci sull’altopiano della Murgia che la fronteggia, per avere una visione di insieme dei Sassi al tramonto. Non rimaniamo delusi: una miriade di luci e lucine puntellano le case, le chiese, i campanili e le stradine del centro storico e “l’impressione presepe” raggiunge il suo apogeo. A questo punto siamo pronti a ritornare a casa con questa bellissima immagine cartolina negli occhi e con un’ultima riflessione nella mente… Dopo 10.000 anni oggi il modo di abitare Matera è cambiato: pochissimi materani risiedono nei Sassi (pittoreschi, ma umidi e scomodi), la cui quasi totalità è destinata a ricezione turistica, ristorazione e negozi di artigianato tipico. Si può considerare veramente, quindi, che i Sassi siano ancora abitati o in realtà è stato ormai interrotto il loro reale uso abitativo? Si apre il dibattito.

Veduta di Matera dall'Altopiano della Murgia

Veduta di Matera dall’Altopiano della Murgia

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