«L’isolotto di Capo Passero andrebbe protetto» parola di ricercatori

I♥green Lo sostengono i ricercatori dell'Università di Catania e Palermo autori dello studio “Floristic and Vegetation Changes on a Small Mediterranean Island over the Last Century” che hanno comparato la vegetazione rilevata da Pirola nel 1965 e la situazione attuale

L’isolotto di Capo Passero nel Siracusano presenta grandi peculiarità floristiche e vegetazionali e allo stesso tempo una notevole vulnerabilità che può causare estinzioni o declino delle popolazioni di specie vegetali e alterazione degli habitat in situazione di stress.
Lo rivela lo studio dal titolo “Floristic and Vegetation Changes on a Small Mediterranean Island over the Last Century” pubblicato nei giorni scorsi sulla prestigiosa rivista scientifica Plants a firma dei ricercatori Saverio Sciandrello, Salvatore Cambria, Gianpietro Giusso del Galdo, Pietro Minissale, Gianmarco Tavilla e Antonia Cristuado del Dipartimento di Scienze biologiche, geologiche e ambientali dell’Università di Catania, Riccardo Guarino del Dipartimento di Scienze e Tecnologie biologiche chimiche e farmaceutiche dell’Università di Palermo e Salvatore Pasta del CNR – Istituto di Bioscienze e BioRisorse e del Dipartimento di Ingegneria dell’Università di Catania.

La vegetazione sull’Isola di Capo Passero

Nell’articolo viene presentato lo studio della flora e della vegetazione dell’isola, una delle tre punte della Sicilia/Trinacria, frutto del lavoro dei ricercatori dei due atenei che per diversi anni hanno studiato il sito che annovera ben 269 taxa di piante vascolari, per lo più mediterranee e alcune endemiche della costa iblea, come Limonium syracusanum, mentre altre sono molto rare come Cichorium spinosum specie est mediterranea, presente in Sicilia solo in quell’area.
«Uno studio comparato della vegetazione tra quella rilevata da Pirola nel 1965 e la situazione attuale sulla base di cartografie appositamente elaborate con i moderni strumenti GIS che hanno evidenziato come la splendida macchia a palma nana sia tuttora presente e sostanzialmente integra, mentre la vegetazione psammofila ha subito una significativa regressione dovuta a fenomeni di naturale erosione e alla pressione antropica come calpestio estivo sulla parte sabbiosa dell’isola – spiegano i ricercatori -. Specie vegetali che, sotto stress, potrebbero estinguersi e per questo motivo richiede una pianificazione e attuazione di adeguate azioni di conservazione. Già 50 anni fa, Pirola ne raccomandò la stretta tutela e nel 1995 fu istituita la Riserva naturale “Isola di Capo Passero”, poi cancellata nel 1998 dal Tar dopo una lunga controversia legale».

«Fortunatamente l’applicazione della Direttiva Habitat ha consentito di garantire la tutela dei valori naturalistici dell’isola e, dopo la proposta nel 1995 di Sito di Interesse Comunitario, quest’area è stata designata come Zona Speciale di Conservazione nel 2017 – aggiungono i ricercatori -. La mancanza di un ente gestore per questo sito Natura 2000 non consente l’attuazione di politiche gestionali che mirino a salvaguardare i valori naturalistici come la regolamentazione dell’accesso dei visitatori e la creazione di percorsi per i turisti stagionali per ridurre il calpestio e per un controllo sull’eradicazione delle poche specie di piante vascolari aliene presenti».
«Oltre all’isola anche la vicina costa di Portopalo di Capo Passero possiede un eccezionale valore botanico, ma anche geologico e paleontologico per la sua ricchezza di fossili, i calcari risalenti al Cretaceo e le vulcaniti più antiche della Sicilia – spiegano i ricercatori -. Di particolare importanza per l’aspetto storico-culturale anche il castello dell’isola, la tonnara e i resti di impianti per la lavorazione del pesce di epoca romana sulla costa adiacente. Valori naturali e storico-culturali che necessitano di una maggiore protezione da parte delle istituzioni locali. Recentemente sono state promosse azioni per consolidare la costa rocciosa con danni alle comunità vegetali costiere del promontorio e che prevedono l’introduzione di specie aliene altamente invasive come Carpobrotus spp., una pianta che dovrebbe essere estirpata o monitorata per evitare l’introduzione sull’isoletta».
Gli autori dello studio suggeriscono «grazie alle solide basi scientifiche fornite presenti nella ricerca, l’allargamento dei limiti della ZSC alla costa prospicente l’isola, così da includere le popolazioni di Cichorium spinosum e la macchia a palma nana anche là presenti, l’ampliamento del sito Natura 2000, la designazione di un organo di gestione qualificato e l’acquisizione dell’isola come proprietà pubblica per garantire una migliore gestione del territorio e la conservazione dei suoi valori naturalistici e del patrimonio culturale nel suo insieme che ha avuto origine, come in altri siti del Mediterraneo, dall’armonioso equilibrio tra uomo e natura».

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