Leonardo Lodato e la vita fra cielo e musica: «Vi racconto i sogni di 12 musicisti»

Libri e Fumetti In "Cielo, la mia musica!", edito dalla Fondazione Domenico Sanfilippo Editore, il giornalista de "La Sicilia" ha messo non semplicemente 12 interviste ad altrettanti musicisti siciliani - Bob Salmieri, Andrea Cantieri, Caterina Anastasi (Babil On Suite), Compagnia D'Encelado Superbo, Giuseppina Torre, Lello Analfino (Tinturia), Marian Trapassi, Mario Venuti, Paolo Buonvino, i Pupi di Surfaro, Roberta Finocchiaro e Rosalba Bentivoglio - ma soprattutto il racconto emotivo del bagaglio artistico, spirituale, culturale di questi artisti: «È un cielo che si confonde e interagisce con il mare e con la terra»

Dallo scorso 30 gennaio è in abbinamento con il quotidiano La Sicilia, e in libreria, un libro pubblicato dalla Fondazione Domenico Sanfilippo Editore, che ha segnato una svolta nella casa editrice. Nel già prestigioso catalogo della Fondazione, si evince nettamente la volontà di rinnovamento e siamo certi che siano partiti col piede giusto. Cielo, la mia musica!, scritto da Leonardo Lodato redattore capo della cultura e dello spettacolo del quotidiano La Sicilia, è il trionfo dell’eclettismo che lo stesso autore rappresenta, nella sua straordinaria capacità comunicativa e in quelle capriole al confine tra metafisica e tangibile, dove il sogno si interseca tra cielo, il confine invisibile che lo unisce al mare e la prima forma di comunicazione e di riconoscimento tra gli uomini: la musica. Perché il cielo è stato scelto come elemento cosmogonico primo, più che sostantivo, sempre primo, parrebbe quasi una banalità, dato che tra il mito e la contemporaneità, il suono, che crea armonie musicali, poteva primeggiare. Ma sono le parole del Lodato, che stupiscono, quando asserisce che «tutto nasce in una notte d’estate con il cielo stellato, la mia musica preferita e un calice di vino in mano. Voglio precisare, però, che il “cielo” di cui si parla nel libro non è circoscritto a ciò che vediamo ad occhio nudo, bensì il cielo come spazio dentro il quale fare navigare i nostri sogni, i nostri pensieri, i nostri ricordi e, perché no, i nostri incubi. È un cielo che si confonde e interagisce con il mare e con la terra». 

Ed ecco confermato quanto scritto prima, Lodato miscela e stupisce: perché il cielo è la sua musica? «Perché la musica, qualsiasi genere di musica, va verso l’alto. Sempre».  Tra sogni e vita quotidiana, dalla sinfonia dell’anima allo sospensione del giudizio, il giornalista palermitano di nascita ma catanese d’adozione intervista 12 musicisti siciliani che si mettono in gioco con il loro bagaglio artistico, spirituale, culturale, con un background alle spalle di emozioni che ogni essere umano ha di per sé unicamente. Gli intervistati sono il leader dei Milagro Acustico Bob Salmieri, Andrea Cantieri, la cantante dei Babil On Suite Caterina Anastasi, la Compagnia D’Encelado Superbo, la pianista Giuseppina Torre, Lello Analfino leader die Tinturia, Marian Trapassi, l’ex Denovo Mario Venuti, il compositore di colonne sonore Paolo Buonvino, i Pupi di Surfaro, Roberta Finocchiaro e Rosalba Bentivoglio. Un tredicesimo musicista ha scritto la prefazione del libro ed è Fabrice Quagliotti leader dei Rockets, la band che negli anni 80 inventò lo space pop. Chiedendogli in quale tra i musicisti ha riscontrato più briosità, ci ha detto che è meglio lasciarlo stabilire al lettore, perché «in fin dei conti è facile individuare chi è rimasto più o meno coinvolto nel progetto, chi si è lasciato andare veramente e chi è rimasto un po’ più fermo sui propri passi. Alla fine, però, tutti hanno risposto al progetto con lo stesso entusiasmo».

Leonardo Lodato, foto Roberto Viglianisi

Ottima risposta ma non basta. Lo incalziamo: sulla scia della briosità chi ha visto tra i più entusiasti di entrare in questa antologia. «Qualcuno mi diceva “Chi? Io???, Sìììììììì, fantastico!!!”, altri “No, dai, io non sono cosa, chiama qualcun altro”» replica serissimo Lodato tanto da rapire l’attenzione ma scoppia subito dopo in una risata sconfessando quanto raccontato un istante prima: «Ovviamente scherzo. Te lo direi mai?». E giù a ridere. Ok, forse è il caso di cambiare registro. Chiedo a Leonardo Lodato se con questo libro viene segnata una svolta nel catalogo della Fondazione Domenico Sanfilippo Editore: «La DSE celebra quest’anno i 75 anni del quotidiano “La Sicilia”, un giornale che, come tutta la carta stampa, negli ultimi anni sta “subendo” cambiamenti impensabili. Questo libro, legato alla collana “Giornalismo e società”, vuole essere un passo in più verso un nuovo modo di intendere il mondo dell’editoria. Soprattutto, è la dimostrazione che questa antica istituzione chiamata giornale, vuole essere vicina ai giovani, capire e utilizzare un linguaggio più moderno, in costante cambiamento»

Tutto è chiaro, linguaggio moderno, giovani, cambiamento… rende bene l’idea della consacrazione del rilancio. Ecco perché dodici i musicisti, arditi e bravi, dodici come i mesi dell’anno. Ha forse associato un musicista per ogni mese? Lodato: «All’inizio avevo pensato di trovare dodici artisti nati ognuno in un diverso mese dell’anno ma l’operazione era piuttosto difficile e gli artisti identificati non rispondevano tutti alle esigenze del progetto. Non c’è una preferenza, potremmo suddividerli in stagioni, tre alla volta, magari proprio nell’ordine in cui compaiono. Il bello, però, sta nella possibilità, da parte del lettore, di giocare con questo libro, di scegliere di leggere prima la parte riguardante un artista che, magari, più gli aggrada. E’ bella l’idea di mescolare le carte, di confondere le acque. A mettere tutto in ordine, c’è tempo. A proposito del numero 12  posso regalare un rebus, c’è un’ulteriore opzione di gioco per chi legge il libro: abbinare ad ogni artista un segno zodiacale per poi scoprite quello reale…».

Lello Analfino anni fa disse che si trovò benissimo a lavorare con Salvo Ficarra, perché avevano lo stesso stile di vita a decorrere dal risveglio mattutino, a mezzogiorno circa. Come ha coniugato, quindi, Leonardo Lodato gli impegni personali con uno straordinario artista qual è la popstar agrigentina al fine di incontrarlo? I nostri dubbi trovano conferma: «Diciamo che con Lello non è stato facilissimo, lui è sempre super impegnato, io altrettanto. Ci siamo seduti in un pomeriggio di relativa calma. Dalla quiete e scattata subito la tempesta, quella delle sue parole, del suo modo di fare. Un ciclone che ha attraversato il cielo della mia, della nostra musica». Chi non si esalta, con i brani di Lello Analfino? Forse è proprio la tempesta delle sue parole la sua forza prima.

Leonardo Lodato e Paolo Buonvino

Un grande uomo fa ballare i sensi e le emozioni e ed ecco un altro grande uomo, di tutt’altra formazione, il maestro scordiense delle colonne sonore Paolo Buonvino, che scopriamo non ama molto viaggiare in aereo o forse non ama proprio il viaggio. È  sembrato che Lodato abbia pungolato Buonvino volontariamente, divertendosi pure, facendo risalire retaggi del “fastidio” sull’idea del volo, appunto, sulla sua paura di volare, per poi ripiegare su una possibile paura del viaggio. «Con Paolo Buonvino mi posso permettere di ridere e scherzare, è un grandissimo professionista ma ci conosciamo da talmente tanto tempo che non abbiamo limiti nella nostra follia. Ridiamo, scherziamo, ci insultiamo. Tutto, ovviamente, con quell’affetto da fraterni amici che ha sempre contraddistinto la nostra frequentazione. Paolo venne un giorno in redazione, proprio in viale Odorico da Pordenone a Catania, mandato da un amico comune, il mio collega Nello Scavo (oggi tra le firme di punta del quotidiano L’Avvenire) che allora era il nostro corrispondente da Scordia. Si presentò con una cassettina in mano con la registrazione di un’opera dedicata a San Francesco. L’ascoltai e scrissi subito una recensione. Anzi precisiamo, fu il primo articolo in assoluto che qualcuno dedicò a Paolo Buonvino. Avevo visto lungo. Da allora non si è più fermato ma ha conservato l’umiltà di allora. E proprio questo ne fa un grande artista. Un grande uomo».

Più grande dell’uomo c’è solo la donna, perché ha un plus: lo genera! Senza lei, il mondo non esisterebbe e in “Cielo, la mia musica!” le donne, meravigliose ugole, fibrillanti mani che danzano su pianoforti, straordinarie e riflessive, belle e brave animali da palcoscenico (sono di parte perché di “una” che ho ritrovato nel libro, sono innamorato tour court) ha chiacchierato e dato quel plus che è loro. Non ho resistito e subito sono andato al dunque raccontandogli che una voce mi scatenò qualcosa di simile al rapimento mistico e sensuale, una voce che non aveva un volto: Caterina Anastati voce dei Babil On Suite – ripeto sono di parte – perché sono strepitosi tutti i membri della band fondata dalla stessa col polistrumentista Salvo “Dub” Bruno. Paragonerei ad una leonessa Caterina Ananstasi, ascoltate il suo ruggito, un vero animale da palco. «Che Caterina sia una leonessa non c’è dubbio – replica Lodato -. Ma leggendo bene tra le righe dell’intervista ci si accorge che è una ragazza forte sì ma con le fragilità di chiunque abbia la sua età, di chiunque abbia voglia di fare bene il proprio mestiere. Ho intitolato il capitolo a lei dedicato “Tutta donna”, un omaggio a lei, al suo essere e a tutte le donne che lottano come leonesse in questo mondo che non riesce a scrollarsi di dosso questo maschilismo becero e controproducente».

Leonardo Lodato e il suo libro

E ancora donne, e ancora livelli altissimi, con Rosalba Bentivoglio, icona del jazz, ma non solo, della nostra Sicilia: quante altre domande si sarebbero potute fare alla musicista catanese per scoprire il proprio lato da improvvisatore tipico del jazzista? E poi ancora la pianista vittoriese Giuseppina Torre e la blues rocker etnea Roberta Finocchiaro, quanta bellezza in quello che è stato riportato nei capitoli a loro dedicati. «L’improvvisazione mi appartiene e appartiene ai miei studi musicali adolescenziali. Con Rosalba Bentivoglio non hai bisogno di sotterfugi. Lei è una donna libera. La lasci parlare e lei spazia in tutto, ti legge nella mente, risponde alle tue domande prima che tu possa farle, ti prepara una tazza di tè prima che tu possa posare gli occhi sulla sua teiera, si siede al piano prima che tu possa chiederle di suonare qualcosa. Quando studiavo sax, il mio maestro mi diceva che avevo un suono alla Joe Henderson. Credo che Rosalba gli somigli molto, non spreca mai il suo fiato. Quanto a Giuseppina e Roberta, una donna da una parte e una ragazza dall’altro, una pianista la prima e una cantautrice la seconda, sembrano così dolci eppure sono due terremoti (se può esistere aspetto positivo di questo fenomeno naturale così devastante). La prima, con il suo ultimo disco “Life book” ha deciso di scrollarsi di dosso un passato ingombrante. La seconda viaggia solitaria ad una velocità inimmaginabile. Lo confesso, le adoravo prima ma dopo queste interviste mi sono innamorato di loro (artisticamente parlando, s’intende)».

Leonardo Lodato con Giuseppina Torre e Salvatore Daniele Pidone, foto Roberto Viglianisi

Tornando indietro più volte mi sono accorto che quel cielo che intende il giornalista palermitano forse non è stato inteso come romanticheria, ma come qualcosa ancor più al di sopra. Come nel caso di Andrea Cantieri, musico e pittore catanese, che osserva il cielo e si chiede perché non si trova li piuttosto che qui sulla terra. All’opposto ci sta il maestro Buonvino che, come detto, non vuole proprio starci in cielo tanto che dice al suo amico Leonardo che se gli avesse chiesto di fare questa intervista in aereo un gavettone non glielo avrebbe tolto nessuno. È il cielo, e mi spiego la scelta del titolo ancora una volta,  probabilmente ha una accezione positiva in ogni caso, sia per i sognatori, sia per i materialisti: «Sì, siamo tutti sotto questo cielo e ci stiamo più o meno bene».

Leonardo Lodato e Lemmy Kilmister

Come Lemmy Kilmister, il compianto leader della band heavy metal Motörhead, la band preferita in assoluto dal nostro Leonardo: Lemmy è più il cielo o più la musica per Lodato? «E’ la mia vita», risponde emozionato e quasi commosso, per l’amico che non c’è più ma che pulsa ancora nel cuore di milioni di fan e ovviamente nel ricordo di un amico caro quale è Leonardo. L’unicità di Lemmy Kilmister, amico e prim’ancora idolo: c’è in ogni musicista del libro qualcosa che lo riporta alla mente? «Ogni artista ha una sua unicità. No, credo che, almeno per me, che Lemmy sia stato davvero unico e paragonabile a nessun altro. Più che ad un musicista, al limite, lo paragonerei ad un altro artista che mi ha sempre attratto: Carmelo Bene». Un cielo stellato può dare forza e grinta per superare le noie della vita? O solo la carica di Lemmy Kilmister riesce a sortire queste reazioni? «Rispondo con un’altra provocazione, i versi iniziali del brano “Motörhead”: “L’alba, il lato sbagliato del giorno / Euforico e distante seimila miglia / Non so per quanto sono rimasto sveglio / Ho raggiunto una condizione meravigliosa / E non ne ho abbastanza / Sai che è la roba giusta / Sale come i prezzi a Natale / Motörhead, puoi chiamarmi Motörhead, alright!»

Leonardo Lodato sub

Di quella linea di confine che all’orizzonte spesso li miscela in un celeste che non definisce più chi uno e chi l’altro, dove sta meglio Leonardo Lodato, sub patentato, a meno 100 metri subacquei dove il rumore del silenzio avvolge e ovatta emozioni, o in una poltroncina aerea in attesa di raggiungere la meta agognata? Perché non “Mare, la mia musica!”, piuttosto che “Cielo”? «Sono due stati mentali differenti. Se proprio devo scegliere, preferisco stare 100 metri sotto il mare (possibilmente un po’ meno di cento). Quando metto la testa un centimetro sotto il pelo dell’acqua è come se switchassi per ritrovarmi in un’altra dimensione. Lì sotto ho il controllo di me stesso e di tutto quello che mi accade intorno. Quando viaggio con la testa tra le nuvole, mi affascina guardare fuori dal finestrino, mi perdo in quella vastità di azzurro eccitantissima. Eppure sono solamente un passeggero. Il viaggio, in ogni caso, è ciò di più bello che possa esistere, conoscere, scoprire, visitare. Portasi dentro ricordi, linguaggi, odori, suoni che valgono più di qualunque scatto fotografico».

Impossibile parlando di musica non parlare del recente Sanremo 2020, festival dove il trionfo delle sfumature rap è emerso parecchio: non è che Junior Cally potrebbe essere l’alter ego capitolino del rapper catanese l’Elfo? E poi ci sono due dei dodici musicisti di “Cielo, la mia musica!” che si potrebbero accoppiare per farla finire a lite come è accaduto a Sanremo tra Bugo e Morgan? Lodato: «Oh, Jesus and Mary Chain! (mia tipica espressione di stupore che fa morire dal ridere mia moglie), non mi sembra proprio che nel libro ci siano personaggi paragonabili a Morgan e Bugo. Quest’ultimo lo conoscevo poco, Morgan l’ho sempre ammirato per la sua preparazione e conoscenza musicale. Mi sono innamorato di lui sentendogli suonare (e cantare) “Ma come hai fatto” di Domenico Modugno, mi ha fatto rivalutare questo brano e questo grande artista figlio del Sud. Mi infastidisce, però, il suo modo di fare, di essere così autodistruttivo, poet maudit “de noantri” solo per attirare su di sé l’attenzione a tutti i costi. Morgan è un’occasione sprecata. Mi piacerebbe fare certe domande a Morgan e mi aspetterei risposte intelligenti capaci di stimolare profonde riflessioni. L’Elfo è ancora un’artista emergente? Non direi. Più che di alter ego parlerei di una squadra nutrita di giovani artisti che ben rappresentano la società in cui viviamo».

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