Le frequentazioni letterarie di Acquaviva Platani, il borgo bucolico dell’emigrazione

Territori Il 20 giugno compirà 385 anni il paesino del Nisseno dove vissero Elio Vittorini (che lo cita in "Conversazione in Sicilia") e il Premio Nobel per la Letteratura Salvatore Quasimodo (che gli dedicò i versi di "Che vuoi, pastore d'aria?"). Una storia giovane che ha vissuto in grande scala il fenomeno dell'emigrazione (un museo locale lo ricorda). Adesso il borgo tenta il rilancio turistico con l'iniziativa delle case ad 1 euro e organizzando eventi nuovi come la Breccialfiorata del Corpus Domini

“E pensai Acquaviva molto lontano nello spazio, una solitudine in bocca al monte… e mia madre disse che era una terribile estate e che era una terribile estate significava non un’ombra per tutti quei chilometri, le cicale scoppiate al sole, le chiocciole vuotate dal sole, ogni cosa al mondo diventata sole”.

Acquaviva Platani in uno scatto suggestivo di Giuseppe Solazzo

Elio Vittorini

Così Elio Vittorini, il grande scrittore di Siracusa, nella sua opera più nota, Conversazioni in Sicilia, ricorda Acquaviva Platani dove aveva vissuto da fanciullo nella casa cantoniera data in uso al padre.

Salvatore Quasimodo

E pure suo cognato, Salvatore Quasimodo, Premio Nobel per la Letteratura nel 1959, da ragazzo visse nel centro del Nisseno, dal 1912 al 1913, nell’edificio della stazioncina ferroviaria a seguito del padre ferroviere, e immortala la piccola Acquaviva Platani scolpendo il suo nome nell’olimpo letterario con la lirica Che vuoi, pastore d’aria?: “Ed è ancora il richiamo dell’antico corno dei pastori, aspro sui fossati bianchi di scorze di serpenti. Forse dà fiato dai pianori d’Acquaviva, dove il Plàtani rotola conchiglie sotto l’acqua fra i piedi dei fanciulli di pelle uliva”. Poesia dove il grande poeta di Modica ritorna nella sua Acquaviva dell’infanzia, a quegli anni vissuti accanto al fiume che scorre ai piedi di colline battute dal vento di tramontana, cocuzzoli che punteggiano l’azzurro dove all’improvviso si leva il suono di un corno che proviene dai pianori circostanti”.

Un paese giovanissimo, 385 anni il 20 giugno

Borotalco di Salvatore Siracusa, la storia recente di Acquaviva Platani

Nonostante i suoi 385 anni di vita che andrà a compiere il prossimo 20 giugno, tutto sommati pochini e che annoverano Acquaviva Platani tra i comuni più “giovani” di tutta la provincia, pochi altri centri nel nisseno possono vantare tali prestigiosi richiami letterari. Di certo Acquaviva Platani è in assoluto il comune più svuotato dall’emigrazione, mai arrestatasi, a partire dagli anni Cinquanta, quando vantava perfino la presenza di una sala cinematografica e ben sette macellerie, come ha ricordato Salvatore “Totuccio” Siracusa, originario di Acquaviva e londinese di adozione, nel suo bel libro, Borotalco, pubblicato col suo nomignolo di Tizzo’ Tappariddru.

Uno scorcio natalizio di Acquaviva Platani, foto di Giuseppe Solazzo

Acquaviva Platani fu fondata nel 1635 dal nobile Francesco Spadafora che ebbe accordata dal viceré Ferdinando Afan de Ribera, duca di Alcalà, la licenza di “habitare” la baronia di Caccione e Michinese sita nella Val di Mazara, l’attuale Acquaviva. La concessione, richiesta nel 1634, venne accordata al barone previo consenso dei giurati e delle Segrezia di Sutera. La storia di questa cittadina spopolata dall’emigrazione è minuziosamente ricostruita nei libri di padre Alfonso Giannino, storico della città scomparso negli anni Novanta, e autore di testi fondamentali come Acquaviva Platani nella storia di Sicilia e nella vita nazionale e Civiltà acquavivesi-saggi di antropologia culturale, quest’ultimo pubblicato dall’amministrazione comunale in occasione del 350 compleanno della città.

Acquaviva Platani, foto di Giuseppe Solazzo

Una storia che si snoda in meno di quattro secoli, insomma, ma il territorio di Acquaviva risulta abitato fin da tempi remoti, come testimoniavano le tombe a rannicchiamento del neolitico di contrada Vignazze andate distrutte nei decenni passati. Padre Giannino su tali tombe scrive: “Erano intagliate a rettangolo su blocchi di pietra calcarea, per una lunghezza inferiore a quella normale di un uomo. Il rannicchiamento del cadavere ancora caldo evitava un lungo lavoro di scavo nella pietra calcarea, eseguito con pietra più dura, generalmente silicea”.

Grotte e grotticelle con l’interno levigato, ulteriore testimonianza di preistoriche tombe, sono ancora reperibili nelle contrade di Acquaviva. In contrada Santa Margherita esiste una tomba a “tholos”, con apertura rettangolare e incasso per incastrarvi la lastra di pietra ribaltabile. Le grotte a rannicchiamento vengono fatte risalire a circa 1400 anni prima di Cristo, ovvero a 3.400 anni fa. Tracce di successive civiltà (greche, romane, bizantine) testimoniano la presenza anche di tali popoli nel territorio dell’attuale Acquaviva.

Le colline che fanno da contorno ad Acquaviva Platani, foto di Giuseppe Solazzo

Ma come nasce questo insolito e nome? Scrive ancora padre Giannino: “Un giorno il principe a cavallo, era in giro per il suo feudo e i dipendenti gli indicavano le sorgenti più vicine, che egli aveva un certo progetto per la mente. Ora egli poteva sapere quant’acqua ci fosse nello staso che da duecent’anni si trasmetteva nella sua famiglia, perché ovunque si scavasse venivan fuori polle d’acqua limpida e viva. Quant’acqua! Quant’acqua! disse a sera alla principessa. Chiamiamo Acqua Viva il nostro villaggio. Vi piace questo nome Donna Lucrezia? E la principessa con un sorriso: bello veramente bello questo nome! Chiamiamo Acqua Viva la nuova terra. Sarà un nome per tutti augurale. E così più tardi, il duca di Alcalà fece scrivere nella pergamena: la stessa Terra vogliamo che denominata e chiamata Acqua Viva“.

Il fiume Platani a Acquaviva Platani, foto di Giuseppe Solazzo

Da Acquaviva nel mondo

Silvester Stallone e Joe Ricotta nel ristorante londinese “Nonna’s kitchen” di questultimo

Seppure povera di risorse turistiche, Acquaviva sorge in posizione bucolica, adagiata in collina, a distanza di pochi chilometri dalla Ss 189 Palermo-Agrigento, sulla strada che porta a Mussomeli e al castello Manfredonico-Chiaramontano. Non molto distante neppure da Sutera, pittoresco borgo di origine medievale dove ogni anno si allestisce il suggestivo Presepe Vivente.

Acquaviva ospita un originale quanto misconosciuto museo dell’Emigrazione. E proprio parlando di emigrati, i più ignorano che il nome di questo paese venne pure esportato con successo in Gran Bretagna dove si commercializza un’acqua naturale che sgorga in Scozia.  Quell’acqua di proprietà di famiglie d’origine acquavivesi, si chiama appunto Acqua Viva, come questo paesino spopolato dall’emigrazione dove ancora oggi è possibile gustare delizioso formaggio pecorino primo sale, ricotta freschissima, tuma, dolci alle mandorle, pane di casa, e acquistare profumato olio extravergine dalle eccellenti proprietà organolettiche.

Museo dell’Emigrazione

Qui, a fronte di meno d’un migliaio di abitanti, vi sono oltre quattromila tra nativi e originari di Acquaviva che risiedono nelle comunità di Forbac in Francia e a Wooking in Inghilterra dove i figli di questa terra hanno fatto fortuna. Basti citare Joe Ricotta, che nel suo rinomato ristorante londinese “Nonna’s kitchen” ospitò finanche la star hollywoodiana Sylvester Stallone. O alla famiglia Alfano emigrata negli anni Sessanta e da cui sono venuti fuori imprenditori enogastronomici di successo che nella terra di sua maestà imbottigliano quell’acqua da fonte naturale a cui, come ricordato prima, hanno dato il nome del proprio paese natio. E tra gli altri figli la cui memoria va ricordata, questa terra annovera la Medaglia d’oro al valor militare, ovvero l’eroico carabiniere Giuseppe Plado Mosca, il celebre violinista Maestro Francesco Isacco (rinomati i suoi attacchi della Norma), mons. Cosimo Lanza, canonico della Chiesa metropolitana di Siracusa e prelato domestico di Sua Santità, lo storico Sac. Alfonso Giannino che tanti volumi sulla storia cittadina ha lasciato in eredità ai posteri.

Di recente, anche Acquaviva Platani ha aderito al progetto Case1euro e sta riscoprendo forme di turismo alternativo organizzando da alcuni anni, a giugno, la Breccialfiorata del Corpus Domini.

La Breccialfiorata del Corpus Domini ad Acquaviva Platani, foto di Giuseppe Solazzo

Breccialfiorata di Acquaviva Platani

Breccialfiorata di Acquaviva Platani, foto di Giuseppe Solazzo

Commenti

Post: 0

SicilyMag è un web magazine che nel suo sottotestata “tutto quanto fa Sicilia” racchiude la sua mission: racconta quell’Isola che nella sua capacità di “fare”, realizzare qualcosa, ha il suo biglietto da visita. SicilyMag ha nell’approfondimento un suo punto di forza, fonde la velocità del quotidiano e la voglia di conoscenza del magazine che, seppur in versione digitale, vuole farsi leggere e non solo consultare.

Per fare questo, per permettere un giornalismo indipendente, un’informazione di qualità che vada oltre l’informazione usa e getta, è necessario un lavoro difficile e il contributo di tanti professionisti. E il lavoro in quanto tale non è mai gratis. Quindi se ci leggi, se ti piace SicilyMag, diventa un sostenitore abbonandoti o effettuando una donazione con il pulsante qui di seguito. SicilyMag, tutto quanto fa la Sicilia… migliore.