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La scelta in un minuto

Blog In un minuto, il calice amaro dello spot UsigRai dice tutto sulla questione della violenza sulla donna, che è un problema di soli uomini. “Un uomo ha sempre una scelta”, sibilava a sé stesso, Zack Mayo, l'ufficiale e gentiluomo celebrato dal cinema. Scegliamo sempre di essere uomini, in ogni minuto

Un minuto secco, amaro, preciso. Come un punto a fine pasto, un sorso distillato. Lo spot dei giornalisti Rai contro la violenza sulle donne è così: il bicchierino forte, a fine pasto, che piace tanto a noi uomini. Certo, alcuni scelgono il rutto. Altri il sonno. Ma è sempre una questione di scelta, essere uomini o no.

Quando ero ragazzo, nelle sale si proiettava un film che ora fa parte della storia del cinema, in cui Zack Mayo imparava dal suo istruttore, il sergente Foley (che valse l’Oscar a Louis Gossett jr.), a diventare uomo. “Un uomo ha sempre una scelta”, sibilava a sé stesso, Zack, che sarebbe diventato ufficiale, e soprattutto gentiluomo.

Su Repubblica di domenica scorsa, i genitori del nuovo fenomeno del tennis, Yannick Sinner, spiegavano a Giampaolo Visetti cosa sia importante per loro: “A noi però preme che Yannick impari come si diventa una persona, anche dedicandosi a una passione”.

La campagna 2019 UsigRai (sindacato dei giornalisti Rai) contro la violenza sulle donne

Occorrono modelli? Certamente, ecco quindi le responsabilità di chi è esposto, nei comportamenti e nelle parole che si scelgono per comunicare, soprattutto pigiando con le dita sui tasti dei social. E’ sempre una scelta, anche per questi ultimi: ministri e leader di partiti.

Ci si può fermare e guardare lo sfondo dell’umanità, l’arte per esempio, e leggere Paulo Coelho per capire come “in ogni istante della nostra vita abbiamo un piede nella favola e l’altro nell’abisso”, e dunque avere sempre a che fare con la scelta. Oppure spostare la testa più in alto, o più intorno, e osservare la natura, dove gli animali non hanno scelta, ma dove si può percepire l’essenza di noi stessi. Il sogno di Frans Lanting, uno dei più grandi fotografi naturalisti del mondo, è quello della danza finale, in cui tutti gli esseri viventi, originari di un solo antenato, ballano insieme, uniti. I suoi scatti, che fanno parte del progetto Life, vogliono svegliare la coscienza dell’uomo per tendere a questo orizzonte: l’Unione. Perché, se riavvolgiamo la bobina di tutto, decine di miliardi di anni fa, Tutto era Uno, un punto di dimensioni più piccole di un atomo e di massa infinita, in cui non c’era distinzione tra un ciglio e una stella, una pupilla e una margherita, una zanzara e un oceano, un uomo e una donna. Ecco, non c’è distinzione tra dare uno schiaffo e riceverlo, affondare il coltello nella carne della propria donna e farlo a sé stessi. Si muore assieme, e uccidiamo anche chi ci vuol bene e rimane. Perché l’unione non si taglia con nessuna lama.

Ecco perché in un minuto, questo calice amaro dice tutto sulla questione della violenza sulla donna, che è un problema di soli uomini. Smettiamola di confondere il desiderio con l’amore, il possesso con l’amore, l’abbandono con l’amore. Questa cosa, che è il motore cosmico, può essere immediatamente declinata con la libertà di scelta, da parte di lei, e col saper scegliere il bene suo, da parte nostra. Dimostriamole fino in fondo, oltre il tempo che verrà dietro alle sue spalle decise, oltre la porta chiusa sul nostro dolore di non saperla più sedurre, che l’abbiamo amata. E scegliamo sempre di essere uomini, in ogni minuto.

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