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"La Passione" diretta da Pietrangelo Buttafuoco coinvolge tutta Ostuni

Oltremare

Il 26 e il 27 marzo l'Opera Paese riscritta dallo scrittore siciliano, che vede la partecipazione di Mario Incudine, coinvolgerà 300 persone tra figuranti e musicisti per raccontare il sacrificio di Cristo, ma anche le strade, le piazze e i balconi della cittadina pugliese


di Redazione SicilyMag

La Passione di Cristo rivive a Ostuni la Domenica delle Palme e il lunedì santo coinvolgendo l’intera città bianca, sotto la direzione di Pietrangelo Buttafuoco e la partecipazione di Mario Incudine, cantastorie e maestro concertatore. È un’Opera Paese quella riscritta dallo scrittore, che il 26 e il 27 marzo, dalle 20 in poi, coinvolgerà non solo 300 persone tra figuranti e musicisti per raccontare il sacrificio di Cristo, ma anche le strade, le piazze, i balconi delle case nel percorso di 500 metri che si snoderà da piazza della Libertà alla cinta muraria, trasformata nel “Monte del Cranio”, palcoscenico di un’inedita Via Crucis.

Pietrangelo Buttafuoco e Mario Incudine

La sfida dell’associazione culturale Terra, formata da un intraprendente gruppo di giovani di Ostuni capitanati da Beppe Moro, era quella di dare una nuova prospettiva alla tradizionale Passione, la rappresentazione vivente della crocifissione morte di Cristo, che vanta una lunga storia in città. L’opera di Buttafuoco è pensata come una voce unica tessuta da una coralità fatta di silenzi, fiati, sospiri, troccole, pelli di tamburo, quello che Incudine definisce “il suono di Ostuni” e che inevitabilmente attinge al dialetto pugliese e richiama quello siciliano.

Oltre alla task force dei 40 tecnici fra sarti, falegnami, costumisti, questa Passione regge sulla braccia robuste dei musicisti della banda di Ceglie Messapica, i cantori del CorOstuni, il coro del bambini Passione junior, i gruppi folk Città di Ostuni e La Stella, le confraternite del Carmine, del Purgatorio, della Madonna dei Fiori, dello Spirito Santo, dell’Immacolata di Santa Maria della Stella. I tre protagonisti (Felice Prudentino in Gesù, Marina Buongiorno nel ruolo di Maria Addolorata e Matteo Pacifico in Pilato) dialogheranno con tutti gli altri interpreti della Passione (Carmelo Greco è Caifa, Antonio D’Ippolito è il soldato romano Ammazzatopi, Giuseppe Francioso è il suonatore di tromba Chiancanedda, Nicoletta Narracci è Maria Maddalena, Francesca Galizia è la Veronica, Angelo Barnaba è Pietro, Salvatore Tanzarella è Barabba, Oronzo Morelli è il buon ladrone, Adriano Bagnulo è il ladrone cattivo, Mimmo Valente è Barbaro Biondo, Giuseppe Convertini è Lamia e Antony Sathees Viji è Simone di Cirene) attraverso la mimica propria dei pupi siciliani, prendendo voce e canto dal puparo-cantastorie Incudine.

Richiamato dalla banda musicale di Ceglie Messapica e invocando insistentemente “Misericordia”, il popolo si radunerà nella piazza per assistere all’interrogatorio di Pilato a Gesù, che attinge da Il Maestro e Margherita di Michail Bulgakov e prende vita grazie all’accorato cunto di Incudine. Si procede al suono di tamburi e troccole in processione verso il luogo della crocifissione, tra atmosfere mistiche e sognanti, scandendo le stazioni della Via Crucis con canti e racconti e preparandosi a intonare un Gloria corale, cantato anche dai bambini, che anticipa la radiosa domenica di resurrezione.

Nel finale, Buttafuoco attinge ad Anatole France e propone un Pilato che afferma di non ricordare Gesù Cristo (“una provocazione – spiega lo scrittore – contro la perdita del senso del sacro che ci circonda”) e restituisce quell’intimità invocata alla morte del figlio di Maria sulla croce velando l’altura del Golgota con un drappo nero di 300 metri quadrati che, come sottolinea lo stesso autore, “tutto ricopre, nasconde, rinchiude”.


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 19 marzo 2018
Aggiornato il 26 marzo 2018 alle 13:09





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