mercoledì 24 luglio 2019

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Momenti di parole

Incontri. E la felicità secondo Schopenhauer

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Di punto in bianco decise di fare una cosa che appena dieci giorni prima il solo pensiero l’avrebbe fatta inorridire, scandalizzaree degradare nella dignità. Pensò infatti di iscriversi ad un sito di incontri per persone sole...


di Daniela Robberto

Quasi senza neanche accorgersene si ritrovò anziana; e se il dramma della vecchiaia è il sapere che esiste naturalmente un solo modo per superarla, pensò come rendere migliore l’inesorabile corso del “Nilo che sta ormai arrivando al Cairo”. Vivere nell’assoluta incertezza del futuro la preoccupava non meno di dubitare della certezza delle cose vissute i cui ricordi non bastavano a colmare la sua mente, sfumati e traditori com’erano ormai diventati. Tutto il passato diventava opalescentemente fluido come una lastra di vetro ammollata dal tempo. Di punto in bianco, decise di fare una cosa che appena dieci giorni prima il solo pensiero l’avrebbe fatta inorridire, l'avrebbe scandalizzata e degradata nella dignità. Pensò infatti di iscriversi ad un sito di incontri per persone sole.

Foto www.circolodarti.com

Inforcati gli occhiali entrò in punta di piedi in un universo a lei sconosciuto. I social d’incontri, diversi nel nome ma sostanzialmente identici nel significato ruffiano, offrivano primi piani di volti sorridenti, ammiccanti. Scrutando la ridicola collezione, coglieva in ognuno dei volti i meschini indizi di solitudini, di infelicità di comportamenti predatori celati dietro maschere sorridenti. Foto antiche e o più recenti ma sostanzialmente scelte tra quelle riuscite meglio erano postate con la titubanza di chi si pone dal lato dell’osservatore estraneo per orientare la considerazione e la scelta in quell’affollamento quasi cimiteriale; ma non erano morti, erano suoi coetanei che consegnavano residui di speranze e carcasse più o meno acciaccate alla vaga chimera di una relazione fraudolenta, di una finta amicizia temporanea. Le piacque quell’ondeggiare tra le increspature di una realtà fantasiosa di un catalogo dove personaggi, finito il vecchio modo di approcciarsi all’altro sesso, si offrivano ad epiloghi sconosciuti con le loro storie segnate nei tratti dei volti e degli sfondi di cui era intrigante cercare ed immaginare le cronologie, le ambientazioni.

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Proprio me? Pensò guardandosi nello specchio che aveva posato sul tavolo della cucina che, favorito nella luce, nel suo lato d’ingrandimento utilizzava la mattina per tirare con la pinzetta i peli bianchi che le crescevano veloci e rigogliosi sul mento nella sua prebarba senile. Lo specchio da tavolo saggiamente non oltrepassava mai il collo, primo delatore dei segni più evidenti dei decenni trascorsi.

Escher, Mano con sfera riflettente (Autoritratto allo specchio)

Per la foto avrebbe pensato dopo; adesso era capire come rispondere al questionario conoscitivo e come presentarsi: non voleva essere eccessivamente spiritosa, ma neanche troppo seriosa, non doveva fare trapelare qualcosa che potesse essere scambiato per alterigia nel sapere sbandierando hobby come il leggere o peggio lo studiare, né tantomeno risultare così cinica quanto le veniva di rispondere che cercava un amico per putrefarcisi insieme. Pensò che in fondo non si cambia mai: utilizzò infatti lo stesso sistema che usava con i fogli che accompagnavano il primo utilizzo di lavatrice o frullatore, cioè cominciò a leggere con finta attenzione le istruzioni per poi buttarle all’aria e procedere, come aveva fatto sempre nella vita, per tentativi ed errori. Mentì spudoratamente su età, altezza e peso, minimizzando su come le sue attraenti rotondità giovanili si fossero trasformate in esuberanti deposito di grasso, nicchiò sul suo diradamento dei capelli, l’incertezza dell’alitosi e una probabile quasi certa tendenza al russamento notturno, ma anche diurno, quando trasaliva sul divano svegliata da se stessa. Ma queste erano cose private, quasi intime e sicuramente anche quel Marcello, sessantenne che postava 4 foto, di cui una a cavallo, nell’altra sempre a cavallo ma di un grossa motocicletta, in un’altra giocava a tennis e nell’ultima si tuffava da un alto trampolino, sicuramente russava e trovava il tempo per scaccolarsi con lo sguardo perso nel vuoto. Ma veramente voleva trovare qualcuno con cui dividere la sua splendida solitudine? Veramente voleva perdere il suo assoluto arbitrio di “sdivacarsi” sul divano per nutrirsi in libertà di un pasto consumato come gli antichi romani distesa mentre si godeva con libertà l’arte di un film scelto nella più assoluta scelta dittatoriale?

Umberto Boccioni, Beata solitudo sola beatitudo (particolare)

Per la prima volta da mesi si sentì bene perché comprese che il suo non era un disincanto pessimistico piuttosto una filosofica idea di benessere. Di Schopenhauer condivise il concetto di felicità: questa nasce dall’idea che tutto il tormento sta nel volere, per cui la vera saggezza di vita è quella che si ritrova nella quantità indispensabile di volere, per cui “tanto più il confine è stretto tanto più si è felici!”
Aveva compreso! Cliccò sulla crocetta di chiusura del sito d’incontri dell’anime affannate, oscurandole definitivamente, e relegandole al giro di coda scelto per loro da Minosse.

In più pensò: aveva risparmiato i trenta euro per l’iscrizione e si sentì leggera come una piuma.


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 01 luglio 2019




Daniela Robberto

Questi sono i miei racconti. Nata a Messina nel lontano 1955, figlia femmina e, a detta dei miei (e quindi è sicuro) non troppo desiderata, di una coppia disastrosamente poco affine per luogo di nascita, carattere, studi, obiettivi nella vita, ambizioni... mia madre e mio padre. E devo forse a tali diversissime fonti genetiche la mia curiosità ed una personalità fortemente complessa ed agitata, che mi spinge a scrivere su ciò che più mi colpisce, che più mi intriga. Ho fatto per anni un lavoro facendomelo piacere, anche se non era il mio ma, alla fine sono abbastanza contenta di come mi è andata, e soprattutto della mia formazione perché quando devo descrivermi, come in questo caso, o quando penso a me stessa, alla mente mi sovviene subito il mio nome, poi che dovrei dimagrire e poi che sono biologa. Sono su facebook.


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